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Ansia: la fobia, l'ipocondria, l'attacco di panico e il disturbo ossessivo compulsivo - Uno sguardo dalla clinica floreale (parte 1/2) Raul Perez - Fiori per l'anima

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Ansia: la fobia, l'ipocondria, l'attacco di panico e il disturbo ossessivo compulsivo - Uno sguardo dalla clinica floreale (parte 1/2) Raul Perez

Approfondiamo > 2004-2009

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INTRODUZIONE
L'oggetto di questo lavoro è portare un approccio dal punto di vista della clinica floreale, su questi disturbi così frequenti nelle visite quotidiane e che - per lo meno nel nostro paese - occupano un importante spazio in pubblicazioni e note giornalistiche in mezzi radioifonici e televisivi.
Ugualmente, sempre di più, sorgono istituzioni che si specializzano nell'affrontare questi problemi, offrendo differenti punti di vista per il loro trattamento.

Assistiamo ad una "scoperta", in larga misura reclamizzata mediáticamente, di questi quadri clinici, che sono sempre esistiti, e sono ben conosciuti nella psicopatologia. Tutti questi malesseri  sono compresi nel gruppo dei Disturbi d’Ansia come classificati dal D.S.M - IV, (ndr. quarta versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, in inglese Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders - appunto DSM - pubblicato dall' American Psychiatric Association (APA) nel 1994). (…)

Con la terapia floreale possiamo contare su eccellenti strumenti per il trattamento dei disturbi di ansietà. Tuttavia, pochi pazienti e, ancor meno professionisti della salute mentale, tengono in considerazione queste possibilità. Nonostante ciò, perfino con la terapia floreale, dobbiamo essere cauti ed effettuare una corretta analisi, senza affrettarci.

Faccio questo commento, perché molti pazienti si autodiagnosticano "attacchi di panico", magari influenzati dalle informazioni che circolano diffuse dai mezzi di comunicazione, invece che con una corretta diagnosi. In altre occasioni capita che siano diagnosticati da medici clinici che li etichettano con un titolo affrettato e quello che è peggio, prescrivono psicofarmaci che queste persone consumano praticamente tutta la vita, anche, in molti casi, quando i sintomi sono già spariti. Il pretesto che questi pazienti utilizzano è che "nel dubbio" continuano ad utilizzare il farmaco, dando vita in questo modo ad una doppia assuefazione: fisica e psicologica.

Ci troviamo anche con pazienti che da molto tempo soffrono di manifestazioni reali di fobia, ipocondria, DOC (disturbo ossessivo compulsivo) o attacco di panico e non hanno avuto una diagnosi corretta, e per questo il loro trattamento è inadeguato o inesistente.
Sebbene ci sono numerose essenze floreali nei diversi sistemi del mondo che permettono di affrontare la paura e l'ansietà in tutte le loro dimensioni, voglio centrarmi su un altro aspetto della personalità di questi pazienti che sembra essere passata inosservata non solo ai terapeuti floreali in generale, bensì anche agli "specialisti del settore" che affrontano questa problematica con terapie convenzionali.

È un aspetto che, per la sua importanza, ci deve fare girare lo sguardo nella direzione in cui deve incentrarsi il trattamento per questo tipo di paziente, dato che la paura, il panico o l’ansietà estrema sono un sintomo che sebbene sia da considerare, normalmente non è altro che una cortina di fumo che occulta il nucleo centrale del problema. Questo tema al quale mi riferisco, può spiegare il perché, pure utilizzando correttamente le essenze floreali per la paura e l'ansietà, il paziente non verifica sempre il miglioramento atteso.
Al principio, quando cominciai a mettere in pratica queste osservazioni (circa dodici anni fa), credevo che questo fattore si presentasse solo in alcuni casi e che non era, pertanto, una regola da generalizzare. Tuttavia, la ripetizione sistematica dello stesso, fece in modo che cambiassi opinione e mi decidessi a illustrarlo, in principio ad alcuni colleghi e, in seguito, scrivendo questo lavoro che oggi pongo alla vostra considerazione.
Come vedremo di seguito, questa analisi che presento, non è qualcosa di difficile da scoprire, ma tuttavia, non ho mai sentito alcun commento su questo aspetto e quando i terapeuti che si dedicano a questi temi spiegano le caratteristiche dei tormenti si limitano a descrivere i sintomi e sensazioni che i pazienti manifestano.

In questo modo, quando qualcuno di questi pazienti legge qualche articolo o guarda un programma televisivo dove si menziona la sua problematica, immediatamente si "identifica" con le parole degli oratori.
Ancora di più, quando gli specialisti parlano delle "cause" sottostanti a queste manifestazioni, hanno l'abitudine di minimizzare la sfera psicologica, preferendo parlare di "alterazioni dei neurotrasmettitori cerebrali...", fino "all'incidenza genetica". Tutti questi fattori possono esercitare la loro influenza sulle modificazioni della condotta e - nel caso delle alterazioni chimiche - del funzionamento cerebrale, e questi possono essere "compensati" con un farmaco adeguato. Normalmente si consiglia, parallelamente, un trattamento psicologico individuale o di gruppo, preferibilmente con una terapia cognitiva.

È ovvio che non si può scartare l'incidenza dei fattori genetici e/o alterazioni neurochimiche in nessun tipo di disturbo umano. Ma bisogna anche avere chiaro che l'organismo non può fare niente per sé stesso. In altre parole: al cervello non gli è capitato di cominciare a secernere determinati neurotrasmettitori, o inibire la produzione di altri, per proprio conto e senza motivo alcuno. Questo succede per qualcosa, e quel qualcosa, quel senso (in tutte le malattie), può essere scoperto e compreso conoscendo in profondità la storia dell'individuo. Da lì il valore della messa a fuoco "clinica" e dell'intervista, strumento fondamentale di ogni processo diagnostico.
Ogni persona sia quando soffre che quando è felice, genera cambiamenti chimici (ormonali), rilevabili nell'organismo.   
Inoltre, se la maggioranza di questi disturbi si riduce a squilibri nella chimica cerebrale, bisogna domandarsi perché un'innumerevole quantità di pazienti consumano per anni ed anni gli psicofarmaci prescritti senza ottenere alcun miglioramento.

Nel lavoro clinico con questo tipo di pazienti ho trovato sempre e senza eccezione, oltre alla paura, all’ansietà, al tormento mentale e/o a circostanze esterne che hanno potuto scatenare questi sintomi, tratti profondamente accentuati di possessività, carenza affettiva, sentimenti di esclusione e solitudine. In altre parole, una vera "dipendenza affettiva." Se parliamo nel linguaggio floreale di Bach, (la persona più conosciuta da tutti noi), ciò ci riporta a problematiche strettamente
CHICORYHEATHER- HOLLY.
Questo si può controllare semplicemente, facendo una storia clinica dettagliata, ed inoltre prestando attenzione alle frasi che pronuncia il paziente, dato che sono assolutamente rivelatori della costellazione affettiva dominante.

FONDAMENTI TEORICO-CLINICI

Le carenze affettive in tutte le loro forme di manifestazione, si possono trovare continuamente nelle consultazioni quotidiane. Per questo i pazienti utilizzano una gran varietà di meccanismi che, nella parte più profonda, ci riportano a questo tema. La maggioranza di essi sono ampiamente conosciuti e scoperti a tutti coloro che si dedicano alla terapia floreale o alla psicologia clinica. Citerò alcuni esempi, come l'utilizzo di malattie o sintomi isolati per ottenere attenzione e pena; proiettare la colpa sugli altri per non diventare responsabili dei propri atti e, inoltre, per avere influenza su essi e manipolarli; l'avere bisogno di qualcuno per parlare esclusivamente dei propri "terribili problemi" che sono molto più importanti di quelli del resto delle persone, etc.
Fino a qui, niente di nuovo. Noi terapeuti floreali lavoriamo quotidianamente con questo tipo di paziente. Io normalmente ringrazio gli altri sistemi floreali, successivi a Bach, che ci forniscono altre essenze per lavorare queste situazioni affettive che risultano un compito pesante per i tre fiori direttamente legati a questa problematica dal sistema Bach:
CHICORY- HEATHER- HOLLY, (le essenze dell'amore). Di esse solamente, potrebbe iscriversi un libro intero.
Dopo avere presentato il tema oggetto del presente lavoro, voglio focalizzarmi su vari punti di vista teorici e clinici.

Dice Ricardo Orozco nel suo "Manual para Terapeutas Avanzados", del sistema Bach, riferendosi a CHICORY:  "... Questo è un esempio, non l'unico, di come un fiore del sistema rompe un schema di gruppo, (Gruppo I di Bach, "della paura"), per specializzarsi in un aspetto tematico dello stesso. In questo caso CHICORY trascende la divisione paura conosciuto/sconosciuto, (MIMULUS- ASPEN), per farsi carico di questa paura affettiva. In qualsiasi caso la paura CHICORY è  rivolta verso la solitudine affettiva, il perdere influenze e fedeltà, il finire rimanendo solo...." E più avanti, riferendosi alla diagnosi differenziale tra CHICORY -HEATHER, aggiunge: "... Un aspetto differenziale importante è la mancanza di selettività nella selezione di interlocutori affettivi, che è quello che dimostra la drammaticità dello stato HEATHER quando sta al 100%. CHICORY, ancora può permettersi di scegliere con chi aprire i propri modelli, mentre HEATHER ha perso ogni meccanismo di autocontrollo; ha bisogno di attenzione immediata di checchessia."

"La paura della solitudine di CHICORY, si trasforma in panico in HEATHER." "... I CHICORY normalmente soffrono di un numero di malattie superiore alla media. La malattia gioca per essi un importante carta nella richiesta di attenzioni. Può servire anche da manipolazione e nel loro caso, di colpevolizzazione verso altri. In qualche modo facilita l'autocompassione, tanto presente in CHICORY. Naturalmente tutti questi meccanismi sono incoscienti e vengono motivati con il non sapere chiedere affetto in una forma più positiva."
Più avanti dice: "HEATHER, è il campione degli ipocondriaci." Conosciuta da tutti, è la tendenza ad esagerare del paziente HEATHER, che, come dice Mechthild Scheffer: "fanno montagne di un granello di sabbia."
María Luisa Pastorino, fa un commento simile riferendosi al fatto che HEATHER, deve aggiungersi nel trattamento dell'ipocondria, a patto che si osservi che questo è un mezzo del paziente per ottenere compagnia in forma permanente.

Nella mia esperienza, tutti i pazienti ipocondriaci che ho avuto l'opportunità di trattare in quasi quindici anni di lavoro con essenze floreali, presentavano tratti CHICORY-HEATHER, senza eccezione.  
E precisamente questo quadro clinico, consistente nella paura di soffrire di qualche malattia (organica), terribile che possa causare la morte, è uno dei temi principali nella "causa" della maggioranza dei sintomi fobici, attacchi di panico e/o disturbi ossessivo compulsivi. Ciò si verifica nel considerare che la maggioranza di questi pazienti si sono sottoposti ad innumerevoli studi clinici, (poiché uno non basta loro perché può essere realizzato male) che dimostrano incontrovertibilmente l'assenza di tali temute malattie.

Qual’ è allora il motivo per cui, nonostante la "buona notizia" che significherebbe per qualunque persona la non esistenza della malattia temuta, questi pazienti reagiscono negativamente?, come se "avessero bisogno" della malattia. Alcuni arrivano perfino ad offendersi ed ad arrabbiarsi, perché non sono compresi, (tratti tipicamente CHICORY-HEATHER), e dicono che, nonostante i risultati negativi degli esami, "hanno qualcosa".
La maggioranza di questi pazienti sanno che la loro paura non ubbidisce a nessuna causa razionale, tuttavia quando si presenta loro credono che "la fine sia imminente" e che potrebbe sopravvenire la morte, nonostante che un’infinità di volte hanno avuto la stessa sensazione e questo non è mai successo. Generalmente, questi episodi "di morte imminente" durano 30 - 40 secondi, ed in altri casi, minuti.

Quando ero studente di psicologia ricordo un professore di psicoanalisi che normalmente ci diceva:
"... Non esiste in realtà la paura alla morte, questo è una forma mascherata di paura della vita..."
Effettivamente, nella maggioranza di questi quadri clinici può apprezzarsi una mancanza assoluta di protagonismo nelle situazioni più elementari della vita: maturità, indipendenza, responsabilità, (soprattutto in persone giovani), che normalmente affidano questi ruoli a figure significative del loro ambiente che finiscono "per farsene carico" (il compagno, in altri casi i genitori, amicizie vicine e, molte volte, la figura materna).
Quella "paura della vita", con tutto quello che implica, con le sue sfide, con l’arrischiarsi e il compromettersi, compito del quale nessuno è esente, è la "vera paura" di questi pazienti.

Si sa che il principale meccanismo fobico è l’evitamento. Per mezzo dei meccanismi di difesa della personalità, questi conflitti si proiettano su altri temi che dissimulano la vera paura centrale con cui risulterebbe insopportabile avere a che fare in forma permanente.
Così, muovendosi verso altre tematiche, all’inizio possono essere evitati, con una forma più "comoda", benché dopo, come si rileva in ogni fobia, il circolo si va chiudendo e la reiterazione dei sintomi si aggrava (ritorno della cosa repressa).
Un aspetto importantissimo in relazione a questi sintomi, lo costituisce il "beneficio secondario della malattia" che viene dato per la "comprensione, affetto ed appoggio", delle persone  care alle quali va diretta questa richiesta incosciente.

La "sicurezza affettiva" per questi pazienti, rimane costituita da questa "protezione" del loro ambiente intimo che riassicura quella sete di affetto e, contemporaneamente, permette di "confermare" l'appoggio affettivo di coloro su cui si conta.
Tuttavia, i pazienti adulti che manifestano questa necessità, non maturano né crescono emozionalmente grazie a questo tipo di appoggi. E questo perché le loro domande sono realizzate da un luogo immaturo (infantile), della loro personalità, dove sono rimasti bloccati.  Sono "bambini" emozionalmente parlando.

Inoltre, quanto prima, il paziente ritorna "rafforzato" dagli atteggiamenti di iper-protezione delle persone che lo circondano, (ci sono molti aspetti dei tratti CHICORY) ed utilizza questi stessi meccanismi nuovamente per chiedere attenzione ed affetto. Non può esserci un trattamento adeguato, così si entra in un circolo vizioso da cui non c’è via di uscita
Al bambino, può essergli dato "tutto" senza chiedere niente in cambio. Possiamo ricordare che il Dr. Bach riferendosi a questo tema diceva che: "la paternità era un lavoro sacro, ma temporaneo."  
Se osserviamo la condotta di alcuni bambini con manifestazioni fobiche, in una certa misura "normali", secondo la tappa della vita in cui transitano, potremo osservare come l'abbraccio materno, (essenzialmente), calma la paura notturna, o quello che fa irruzione attraverso un incubo. In altre parole: l'amore è il gran addetto alla cura della paura (e potremmo dire anche di tutte le altre sofferenze). Se il bambino si sente contenuto, protetto e "nutrito" le sue paure svaniscono, crescerà sicuro e fiducioso e, quando sarà adulto, sarà responsabile di sé stesso.

Tuttavia, il tempo di ricevere protezione ed attenzioni, è passato, è già lontano per questo tipo di pazienti che pretendono di rimanere nella posizione infantile, di chiedere e chiedere, senza riuscire a soddisfarsi mai e non diventando responsabili degli atti che esige la vita adulta. E’ risaputo che nonostante le carenze di cui tutti possiamo soffrire, le personalità CHICORY -HEATHER sono "insaziabili." Cioè, soffrono ancora di insoddisfazione anche ricevendo quell'affetto tanto cercato e ciò è dovuto all'incapacità di "metabolizzare" adeguatamente i sentimenti che si ricevono dagli altri.
Per tale motivo, possiamo cogliere come questo tipo di pazienti, sono arrivati ad un'età adulta che possiamo definire come "incompleta ed immatura" con le loro pesanti carenze affettive, le quali sicuramente davanti ad altre circostanze nuovamente si manifesteranno -in maniera sempre perentoria – e dovranno orchestrare meccanismi indiretti per riassicurarsi l'ottenimento del contenimento affettivo, ricorrendo a condotte regressive.

La paura, nelle sue diverse manifestazioni, è una via straordinaria per fare questo tipo di richieste, soprattutto se altre manifestazioni sintomatiche non risultano oramai tanto efficaci. Nei bambini che ho citato come esempio, è in qualche modo comprensibile l’esecuzione di questi meccanismi, dato che stanno sviluppando la loro personalità ed è fattibile perciò osservare fino ad un certo punto questa condotta.
In molti casi i pazienti CHICORY-HEATHER manifestano un altro tipo di sintomi fisici o psichici che sono reali e risultano loro sufficienti per esercitare il loro dominio e le loro richieste.

Ma nel paziente ipocondriaco, questa speranza di "trovare" una malattia per tali fini svanisce per il risultato delle diagnosi, allora deve ricorrere alla sua fertile immaginazione e alle paure per "cambiare sintomi" o "creare una nuova preoccupazione", sempre basata sull’auto-accentratura.
Può apprezzarsi con facilità come il paziente ipocondriaco migliora in compagnia delle persone a lui più care o di una compagnia che risulti significativa per lui. Al contrario, se vive solo, o se chi lo è venuto a visitare deve andare via, "casualmente", può cominciare a sentire qualche tipo di malessere.

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liberamente tradotto da Antonella Napoli tratto dal sito www.laredfloreal.com

 
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