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Chicory: tra l'invidia e l'ammirazione (Eduardo Grecco) - Fiori per l'anima

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Chicory: tra l'invidia e l'ammirazione (Eduardo Grecco)

Approfondiamo > 2004-2009

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Un tratto essenziale di Chicorysi vede nell'amore tra le persone, poiché c'insegna il valore della vicinanza, il contatto e l'attenzione in una relazione affettiva interpersonale. Questo movimento di imparare a trovare e conoscere l'amore dentro noi fluendo verso l'altro, costituisce un'esperienza elevata, nel senso, che ci allaccia col fatto che l'evoluzione e la crescita si producono solo in relazione al fatto che i vincoli sono l'essenza dell'esistenza e, in questo senso, il Chicory risulta un eccellente maestro per il Water Violet.

A tutti è conosciuta la parte vulnerabile del Chicory: la sua possessività, il suo attaccamento, l'iperprotezione con la quale nasconde l'ansia di dominare l'altro, la sua paura della perdita, l'esclusione ed il rifiuto, il suo affanno nel farsi vedere e il suo protagonismo. Così che non insistiamo su questi aspetti bensì ci riferiamo a certe emozioni, specialmente l'invidia e la sua polarità emozionale: l'ammirazione che c'è nel cuore del Chicory, una ragnatela che gli impedisce di costruire una vita indipendente a partire da se stessi. È questa la ragione per cui quello che fanno è permanente e viene solo dall'invida o dall'ammirazione, dall'oscurità nel parlare male di altri o di riverirli, dal confronto o dall'accettazione, ma mai dal centro di loro stessi.

L'invidia di Chicory

L'invidia conserva una stretta relazione con la gola ed il Chicory è tanto un ghiottone ostinato specialmente di dolci commestibili come di elogi e riconoscimenti che sono come cioccolatini per il suo ego. Tanto affanno per la cosa zuccherata nasconde una fonte di amarezza che lo porta ad invidiare quello che gli altri hanno, fanno o sono, senza capire il fatto che in questo semplice atto stanno mostrando di riconoscere inconsciamente il valore dell'altro. Si invidia solo quello che si considera prezioso; solo lui cerca di distruggere e screditare quello che lo stupisce.

All'invidioso lo colpisce la prosperità, la felicità ed il successo degli altri. Il benessere altrui lo irrita, lo angoscia e l'esaspera. Vuole impadronirsi di tutto quel valore, perché dietro l'invidia può riconoscersi la presenza di una appassionata e smisurata avidità che WILLOWsviluppa solo a partire da una percezione impersonale ed il Chicory in relazione a qualcuno che ama o ammira. In modo che, l'invidia, può essere considerata come il lato sinistro dell'ammirazione e che l'invidioso svolge la sua azione di fronte all'abbandono, al sentire di essere nessuno tra gli altri e, coi suoi attacchi, quello che cerca è giustamente questo: riconoscimento, essere qualcuno, stare nello scenario, occupare il posto di chi vuole distruggere coi suoi attacchi invidiosi.

È per questo che la Psicologia insegna ampiamente, che dietro l'invidia ci sono forti incapacità spirituali, complesso di inferiorità, insicurezza, egocentrismo, capriccio, infantilismo e, soprattutto, una mancanza di speranza di raggiungere quello che si invidia.

Di fronte a questa condizione uno dei meccanismi invidiosi che il Chicory sviluppa è la malevolenza della parola: parlare male di un altro, tentare di distruggerlo e squalificarlo utilizzando informazione della sua vita privata, non rispettando l'intimità altrui, distorcendo la realtà, tentando di allontanare le amicizie che gli altri hanno tra di loro, cercando di disunire e separare.

Questa condotta non si riduce solo "al dire" bensì, anche, a mettere in bocca della persona invidiata commenti su altri, generalmente negativi, così per fomentare sfiducia, antipatia ed avversione. E, quando non riesce a trovare "scheletri" negli armadi, cioè storie sulle quali fondare i suoi attacchi invidiosi, li inventa psicopáticamente. Allora, fronteggiamo, per dirlo con una metafora astrologica, un Chicory che ha un VINEnel suo ascendente. Allo stesso modo, quando nasconde l'invidia dietro una causa, nella quale si offre come salvatore o riscattatore, ci vediamo un Chicory con ascendente VERVAIN. Immaginiamo questa triade floreale come funziona nel complesso.

Allora, il Chicory è un pettegolo, un'allegra comare, un introverso che vuole avvelenare ed intorbidire le opere altrui mediante la sua parola. Le opere sono amore e non buone ragioni, diceva mia nonna. Tutti gli esseri umani hanno luci e ombre ma il Chicory si blocca e si fissa solo nelle oscurità dell'altro, poiché, a causa della sua miserabile condizione di incapacità, proietta fuori il suo proprio inferno personale.

L'invidia, come emozione Chicory, reclama reliquie, trofei, vittime sui quali sostenere la sua identità. La sua impotenza che lo fa ammirare e modellare con gratitudine l'altra persona, lo fa poi ritornare affannoso ed attivo con le sue distorte intenzioni. Ma sarà felice solo quando potrà seppellire con le sue azioni la virtù altrui. Mai l'avidità dell'invidia Chicory potrà (benché lo tenti), mostrare un'altra cosa che la sua propria povertà personale.

La cura dell'invidia

Esiste una tradizione sull'invidia che consiste nel considerarla come una forma di odio e pensarla come un'azione aggressiva che è il riflesso della distruttività che alloggia in quella persona nel suo interno.

Tuttavia, la distruzione dell'altro, dei suoi risultati o delle sue opere, non è la finalità ultima dell'invidia. Quello che si tratta realmente, in questa emozione, è l'imperiosa esigenza di cancellare un specchio che, guardandoci, ci produce molto dolore. Perché? Perchè quello specchio ci confronta con quello che desideriamo e non siamo o non fummo capaci di realizzare, in modo che, distruggere l'altro è il mezzo per rompere questo testimone ed estirpare la presenza di una verità che duole: occhio non vede, cuore non sente. Messa così l'invidia non indica solo amarezza, odio, rabbia, rancore, bensì penuria, impotenza, disperazione e carenza.

Danneggiare, offendere, parlare male dell'altro, con questo Chicory scarica in scoppi il suo dolore e, contemporaneamente, mette in evidenza il suo sentimento negato di inferiorità davanti all'altro. Per lui, la sola esistenza dell'altro è motivo sufficiente per percepirsi umiliato e cerca di evitare di essere cosciente di questo.

La cura di questa emozione nagativa consiste nel riconoscere la mancanza di questo tratto e la sua relazione con episodi infantili dei quali la situazione attuale è solo una ripetizione. Per questo, Chicory offre un aiuto importante e ci permette di scoprire che nella stessa energia inadeguata dell'invidia c'è la sua penitenza e la sua virtù. Dopo tutto l'energia invidiosa è quella che, trasformata, serve da base al processo di modellamento che permette di incorporare la cosa preziosa che l'altro ha e farlo diventare parte nostra. La conseguenza è la gratitudine: "non importa quello che è successo in passato tra noi, da te ho imparato e per questo motivo sono grato."

Quando osserviamo l'azione di questa essenza in questa direzione, possiamo scoprire anche che noi, i terapeuti, non siamo esenti dall'invidiare, non solo i nostri colleghi, maestri e le loro varietà ammirabili, bensì proprio i nostri pazienti. L'invidia, come qualunque altra emozione, è una strada ed una maestra poderosa nel sentiero dell'evoluzione che ci segnala la presenza di un desiderio che è rimasto da compiere. La domanda è se si tratta di un desiderio dell'Anima o una necessità della personalità. In quest'ultimo caso appare come un attaccamento per essere annichilito, nel primo come un mandato di vita che ci manca realizzare.


liberamente tradotto da Antonella Napoli tratto dal sito www.laredfloreal.com

 
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