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Alcuni scritti di E. Bach - Fiori per l'anima

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Alcuni scritti di E. Bach

Approfondiamo > 2004-2009

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Da "Essere se stessi"
Non ti è mai venuto in mente che Dio ti abbia dato un'individualità? Eppure egli certamente l'ha fatto. Egli ti ha dato una tua propria personalità, un tesoro da essere custodito come il tuo vero te stesso. Egli ti ha donato una vita da condurre, che tu e solo tu dovresti condurre; Egli ti ha dato un lavoro da eseguire, che tu e solo tu puoi fare; Egli ha posto in questo mondo te, un essere divino, un figlio di se stesso, per imparare come diventare perfetti, per acquistare tutta la conoscenza possibile, per crescere gentile e benevolo, e per essere d'aiuto agli altri.

E ti è mai venuto in mente come mai Dio si rivolga a te, e ti parli della tua propria individualità, e del tuo proprio lavoro, di come guidare la tua nave autentica al suo corso? Egli ti parla tramite i tuoi desideri reali che sono gli istinti della tua anima. Come potrebbe egli d'altronde parlarti?

Se noi ascoltassimo e obbedissimo solamente ai nostri desideri, non influenzati da nessun'altra personalità, noi saremmo sempre ben diretti, noi saremmo sempre ben guidati, non solo lungo il sentiero che ci conduce verso il nostro progresso e perfezionamento, ma anche per rendere la nostra vita estremamente utile e d'aiuto agli altri.

Così è proprio il fatto che siamo influenzati dai desideri altrui che ci allontana dal nostro lavoro e sciupa il nostro tempo. Cristo non avrebbe mai compiuto la sua missione se si fosse lasciato convincere dai suoi genitori, e noi avremmo perso un esercito di aiutanti del mondo tipo Florence Nightingale e tanti altri se questi avessero acconsentito ai voleri altrui non rimanendo fedeli ai desideri del proprio cuore.

tratto dal libro: Le opere complete - Edward Bach - Macro



Da "Guarisci te stesso" (IV capitolo) Edward Bach

La mancanza di individualità (cioè, permettere che nella personalità ci siano delle interferenze che le impediscono di conformarsi alle esigenze dell'Io Superiore) è un fatto di grande importanza nell'insorgere della malattia. Poiché ciò avviene spesso nei primi anni della nostra vita, è opportuno considerare il vero rapporto esistente fra genitore e figlio e fra maestro e allievo.
Il compito dei genitori consiste fondamentalmente nel privilegio - che in realtà potrebbe essere considerato un privilegio divino - di permettere a un'anima di entrare in contatto con questo mondo al fine di compiere la sua evoluzione. Se compresa nel modo giusto, non c'è probabilmente occasione migliore di questa offerta al genere umano: poter essere lo strumento della nascita fisica di un'anima e prendersi cura della giovane personalità nei primi anni della sua esistenza sulla terra.
L'atteggiamento dei genitori dovrebbe consistere essenzialmente nel dare al nuovo venuto il più completo orientamento spirituale, psicologico e fisico, senza mai dimenticare che quel piccolo essere è un'anima individuale venuta sulla terra per acquisire una sua esperienza personale nonché una sua consapevolezza, secondo i dettami del suo Io Superiore. Pertanto, sarebbe bene lasciargli tutta la libertà che gli occorre per potersi evolvere senza ostacoli.

Il compito dei genitori è un servizio divino che va assunto con lo stesso impegno, se non maggiore, di ogni altra missione a cui si dovesse essere chiamati. Essendo un compito che richiede sacrificio, occorre tenere presente che non si deve mai esigere nulla in cambio dal figlio, poiché l'unico obiettivo è quello di dare, e dare amore, tenera protezione e appoggio, finché l'anima non prenderà sotto la sua guida la giovane personalità.
Fin dai primi anni si insegneranno al bambino l'indipendenza, l'individualità e la libertà e lo si incoraggerà il più possibile a pensare e ad agire da solo. Ogni controllo paterno dovrà poi essere abbandonato progressivamente, man mano che si svilupperà nel figlio la capacità di autogestirsi. In seguito, nessuna soggezione né falsa idea di dovere nei confronti dei genitori dovranno ostacolare i dettami della sua anima.

La paternità è un ruolo che, nella vita, passa dall'uno all'altro uomo e consiste essenzialmente nel dare aiuto e protezione, per un periodo limitato, trascorso il quale il genitore dovrà ces ogni suo sforzo e lasciare l'oggetto delle sue premure libero di procedere da solo. Non si dimentichi che il ragazzo, di cui possiamo diventare tutori temporanei, potrebbe essere un'anima più elevata e più antica di noi e anche spiritualmente superiore; quindi, l'autorità e la protezione dovrebbero limitarsi agli effettivi bisogni della giovane personalità.
La paternità è un dovere sacro, di carattere temporaneo, che si trasmette di generazione in generazione. Non è altro che un servizio e non pretende in cambio alcun obbligo da parte del giovane, il quale deve essere lasciato libero di evolversi a suo modo, per poter poi svolgere lo stesso compito nel giro di pochi anni. Egli non dovrebbe pertanto subire nessuna restrizione, né avere degli obblighi o degli impedimenti familiari, consapevole del fatto che il ruolo che è stato già di suo padre e di sua madre potrà diventare in futuro una sua missione da compiere nei confronti di un'altra persona.

I genitori devono guardarsi particolarmente da qualsiasi tentazione di plasmare la giovane personalità secondo le proprie idee e i propri desideri; devono trattenersi dall'esercitare qualunque forma di autorità inopportuna, e dall'esigere favori in cambio di quello che è solo un loro dovere naturale e un privilegio divino, cioè poter aiutare un'anima a prendere contatto con questo mondo. Ogni desiderio di voler controllare o plasmare la giovane vita per motivi personali denota una terribile forma di avidità che non va mai incoraggiata, perché, se questo sentimento dovesse mettere radici nel giovane padre o nella giovane madre, li porterebbe a essere in seguito dei veri vampiri. Qualsiasi minimo desiderio di dominio va frenato al suo insorgere. Bisogna rifiutare di essere schiavi di questa bramosia che ci spinge a possedere gli altri; bisogna coltivare in noi l'arte di dare, e svilupparla finché non avremo eliminato, attraverso il sacrificio, ogni traccia di azione opposta. L'educatore deve sempre tenere presente che il suo compito consiste semplicemente nel guidare il giovane, dandogli l'opportunità di apprendere le cose del mondo e della vita. In questo modo, ogni bambino potrà assorbire la conoscenza a modo suo e scegliere, istintivamente, tutto ciò che gli sarà necessario per la sua realizzazione. Ancora una volta suggeriamo di dare nulla di più che delle cure premurose e una guida, affinchè il giovane sia in grado di acquisire le conoscenze di cui ha bisogno.

I figli devono ricordare che il ruolo dei genitori, emblematico del potere creativo, è una missione divina che tuttavia non richiede nessuna limitazione al loro sviluppo e nessun obbligo che possa ostacolarli nel percorso e nel lavoro dettati loro dallo Spirito. È impossibile valutare le indicibili sofferenze, le inclinazioni ostacolate e lo svilupparsi di caratteri dominatori che la mancata osservanza di tale orientamento causa alla società in cui viviamo. Quasi in ogni famiglia genitori e figli costruiscono delle prigioni per motivi assolutamente falsi e per un'idea sbagliata del rapporto genitore-figlio. Queste prigioni chiudono la strada alla libertà, intralciano il percorso e impediscono lo sviluppo naturale della persona, arrecando infelicità a tutti coloro che ne sono coinvolti, mentre i disturbi fisici, psichici e nervosi che affliggono queste persone costituiscono certamente un'alta percentuale delle malattie del nostro tempo.
Non si ripeterà mai abbastanza che ogni anima incarnata si trova quaggiù al fine specifico di acquisire esperienza e saggezza e, quindi, di perfezionare la propria personalità, seguendo un percorso ideale tracciato dall'anima. Non importa quale sia il rapporto che ci lega l'uno all'altro, se di marito e moglie, di genitore e figlio, di fratello e sorella, o di padrone e servo.

Noi pecchiamo contro il Creatore e contro i nostri simili se, sulla spinta di sentimenti personali, ostacoliamo l'evoluzione di un'altra anima. Il nostro unico dovere consiste nell'obbedire ai dettami della coscienza, la quale, nemmeno per un istante, accetta di essere dominata da un'altra personalità. Ognuno ricordi che il suo Spirito ha stabilito per lui un compito preciso che egli deve eseguire, anche senza averne piena consapevolezza. In caso contrario, causerà un inevitabile conflitto fra Spirito e personalità - conflitto che si manifesterà conseguentemente in disturbi fisici. Un individuo potrebbe sentire di dedicare la propria vita a una sola persona; in tal caso, prima di farlo, egli dovrà avere l'assoluta certezza che questo è il dettame del suo Spirito, e non la suggestione esercitata su di lui da un'altra personalità dominante, oppure da false idee di dovere che lo sviano dal retto percorso.

È bene non dimenticare mai che noi veniamo sulla terra per vincere delle battaglie, per acquistare la forza di resistere a coloro che vorrebbero controllarci e per raggiungere quello stadio in cui riusciremo tranquillamente a compiere il nostro dovere, senza lasciarci scoraggiare né influenzare da nessuno, sempre solo guidati dalla voce del nostro Io Superiore. Per molti, la più grande battaglia avverrà nell'ambito della loro stessa famiglia, in cui prima di ottenere la libertà di conseguire altre vittorie nel mondo, dovranno svincolarsi dalla volontà negativa di qualche congiunto.

Ogni essere, sia adulto che bambino, il cui compito in questa vita consiste in parte nel liberarsi dall'autorità dominante di un'altra persona, dovrebbe ricordarsi i seguenti punti: in primo luogo, che il suo potenziale oppressore va considerato alla stessa stregua di un avversario sportivo, semplicemente come una persona con la quale stiamo giocando il gioco della Vita, senza, la minima traccia di amarezza. Infatti, se non fosse per tali avversari, non avremmo mai l'opportunità di sviluppare il nostro coraggio e la nostra individualità; secondariamente, le vere vittorie della vita avvengono attraverso l'amore e la dolcezza e, in un contesto simile, non bisogna ricorrere a nessuna forma di violenza. Se ci si evolve, seguendo con fermezza la propria vocazione, mostrando simpatia, gentilezza e, possibilmente, affetto o, meglio ancora, amore nei confronti dell'avversario, si arriverà col tempo al punto di poter seguire serenamente e tranquillamente la voce della coscienza senza subire la minima interferenza esterna.

Chi aspira a dominare gli altri ha bisogno di molto aiuto per rendersi conto della grande verità universale dell'Unità e per comprendere la gioia della Fratellanza. Essere privi di questa consapevolezza significa essere privi della vera felicità nella vita. È quindi nostro dovere aiutare queste persone con tutti i mezzi di cui disponiamo. Una debolezza da parte nostra, che permette loro di aumentarne l'influenza negativa, non potrà aiutarle in alcun modo. Un rifiuto deciso, ma gentile, di sottometterci alla loro autorità e lo sforzo di far loro comprendere la gioia di dare le aiuterà, invece, lungo il ripido cammino della vita.
La conquista della libertà, dell'individualità e dell'indipendenza richiederanno il più delle volte tanto coraggio e tanta fede. Ma, nelle ore più buie, quando la vittoria sembra pressoché impossibile, ricordiamoci sempre che i figli di Dio non hanno nulla, da temere, che i nostri Spiriti ci affidano solo compiti che noi siamo in grado di svolgere. Infine, con il nostro coraggio e con la fede nella Divinità che è in noi, arriveremo alla meta.

tratto dal libro: Le opere complete - Edward Bach - Macro


 
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