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Australian Bush flowers

Sturt desert pea (Australian Bush flower)

Nome: Clianthus formosus

 

Cresce nelle zone desertiche e presso i laghi salati dell'Australia meridionale o in zone secche e aride di altre parti del continente australe. I fiori crescono in mazzolini da 4 a 5 fiori sono di colore rosso intenso e brillante con un centro scuro e lucente, lunghi 7/10 cm. E' una leguminosa ed i suoi semi possono fiorire anche dopo mezzo secolo. Germinano con particolare difficoltà e spesso questo accade perchè vengono sottoposti ad una forza vigorosa come quella derivata dal fuoco o dall'acqua bollente.

Per questo è indicato per le ferite profonde che serbate nell'animo da molti anni. E' l'essenza per i traumi profondi, tristezza e sofferenza a livello emozionale. Il fiore libera dai ricordi tristi e dona una rinnovata motivazione e forza per andare avanti

Persone che hanno nel cuore una grandissima pena e la conservano da molto tempo, senza poterla risolvere. Vecchi dolori come ferite che non sono sanate, generalmente causate per la perdita di una persona cara. Di fronte alla sofferenza, l'interiorizzano e piangono in silenzio. Frequentemente, l'accumulo di emozioni non elaborate deviano in patologie corporali, specialmente respiratorie e polmonari.
A livello emozionale hanno la sensazione che oramai non si può fare niente, che nessuno può aiutarli un sentimento di qualche cosa di irreparabile, impossibile da risolvere. Hanno difficoltà per chiedere aiuto. Pena, depressione, dolore psichico.

E' un fiore che agisce molto velocemente, aiuta nella depressione, malinconia, angoscia acuta, il dolore emozionale attuale o vecchio che non ha più lacrime. Aiuta a disperdere i ricordi tristi di lontani dolori e vecchie ferite.

Le leggende aborigene basate sullo Sturt Desert Pea riguardano tutte il dolore, la tristezza e la perdita. Si narra di un giovane, forte e valoroso Wimbaco Bolo che fugge con la bella Purleemil, la sposa promessa di Tirtha, un vecchio malvagio e codardo. I due trovano rifugio presso un gruppo di cacciatori di un'altra tribù, che erano accampati nelle vicinanze di un grande lago dell'interno.
Il padre di Wimbaco era nato in tale tribù e ne era stato il capo. I cac­ciatori si resero conto che questa meravigliosa coppia avrebbe potuto dare alla luce figli con le stesse doti di forza, come quella di Wimba­co, e di bellezza, come quella di Purleemil, perciò respinsero la richie­sta della tribù di Tirtha di consegnare Purleemil allo stesso Tirtha, cui diedero invece la possibilità di combattere contro Wimbaco per la mano di Purleemil. Tirtha rifiutò vigliaccamente l'offerta e lasciò in pace la coppia.
L'anno seguente portò grande felicità a Wìmbaco e a Purleemil, con la nascita di un bel bambino che divenne l'orgoglio e la gioia della tribù. Wimbaco cacciava e costruiva giocattoli per il figlio, che era de­stinato a diventare il capo della tribù, mentre Purleemil, nota per i suoi canti attraverso i quali canalizzava gli spiriti, ne apprendeva di ancora più belli dalla tribù ospitante. Questi canti raccontavano solita­mente del figlioletto, che sarebbe vissuto in eterno, conosciuto come la più bella creatura delle pianure interne.
L'anno successivo la tribù di cacciatori ritornò al lago che si trovava vicino alla tribù di Tirtha. Purleemil cantava nuovi canti che parlava­no della malasorte imminente annunciatale dagli spiriti, ma l'orgo­glioso e coraggioso Wimbaco non volle ascoltare le suppliche della donna di abbandonare quella terra. Mentre i giorni trascorrevano feli­ci nel nuovo accampamento, le paure di Purleemil svanirono, venne­ro dimenticate e gli avvertimenti degli spiriti cessarono. Una notte, mentre la tribù dormiva, Tirtha e i suoi uomini, che ave­vano atteso pazientemente l'occasione propizia, si avvicinarono dì soppiatto e attaccarono l'accampamento. L'intera tribù venne uccisa e Tirtha si concesse il piacere di trapassare con la sua lancia Purleemil e il figlio. Tirtha e il suo seguito di guerrieri lasciarono le vittime ab­bandonate al suolo.
L'anno seguente ritornarono e trovarono il lago prosciugato e pieno di sale. Gli uomini che accompagnavano Tirtha fuggirono impauriti, ma lui rimase, desiderando ancora esultare di fronte ai resti dei suoi nemici. Al posto delle ossa, però, trovò tantissimi fiori rosso brillante che coprivano il luogo del massacro. Non aveva mai visto fiori cosi belli prima di allora. Mentre se ne stava seduto a osservarli intensa­mente, una lancia dal cielo lo prese e lo sollevò e una voce gridò, bia­simandolo per le sue azioni cattive e per il sangue che aveva versato: il sangue dì Wimbaco, di Purleemil e del figlio, che era fluito in un unico corso, e che poi era ricomparso nei fiori rossi. "Il loro sangue vivrà per sempre", gli fu detto. "Fiorirà in eterno lun­go le pianure spoglie dei laghi salati, che sono le lacrime prosciugate degli spiriti dei canti".
La voce disse a Tirtha che sarebbe rimasto seduto per sempre, pagan­do così per la sua opera vigliacca. Quindi la lancia lo trafisse al suolo. Il bellissimo fiore rosso - la meraviglia delle pianure occidentali - è no­to ora con il nome di Sturt Desert Pea, ma per le tribù antiche era il fiore del sangue. Tutt'oggi per molti aborigeni esso simboleggia il sangue degli antenati, versato per due secoli durante la colonizzazione bianca.

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foto tratta da: www.australiaplants.com

BIBLIOGRAFIA:

 

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La floriterapia non è una terapia medica, ed i fiori non sono farmaci e non hanno alcun effetto biochimico sull'organismo, ma agiscono solo sugli stati d'animo a livello emozionale in quanto non contengono particelle attive. Tutti gli esperimenti di autocura, interruzione o di riduzione arbitraria del dosaggio di farmaci prescritti, condotti al di fuori del controllo medico, ricadono esclusivamente sotto la responsabilità di chi li effettua.

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