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L'olio di pesce può alleviare i sintomi della SM
Uno studio americano ha rilevato che gli acidi grassi Omega-3 contenuti nell'olio di pesce possono migliorare i sintomi nei pazienti affetti da SM.
Degli Omega 3 fanno parte l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA) che influenzano le proteine del sangue chiamate matrix metalloproteinasi-9 (MMP-9) prodotte dal sistema immunitario dei pazienti affetti da SM.
Il nuovo studio, condotto dai ricercatori dell'Oregon Health & Science University e dal VA Medical Center di Portland, ha coinvolto dieci pazienti cui sono stati somministrati 9.6 grammi di olio di pesce al giorno. Dopo tre mesi di trattamento, i ricercatori hanno rilevato una diminuzione del 58% nei livelli di MMP-9 prodotti dal sistema immunitario dei pazienti, mentre i livelli di EPA e DHA nelle membrane dei globuli rossi dei pazienti hanno subito un sostanziale aumento.
Fonte: National Womens Health Information Center 25/08/2007 (www.fondazioneserono.org)
Si ricorda, inoltre che gli omega 3 come l'olio di fegato di merluzzo, contengono vitamina D (vedi articolo più sotto)
L'ormone della gravidanza potrebbe fermare o invertire la progressione della Sclerosi Multipla (3/2007)
Un ormone secreto in elevate quantità durante la gravidanza, potrebbe fermare o invertire la progressione della sclerosi multipla e altri tipi di patalogie che causano la demielinizzazione: la scoperta grazie a uno studio condotto da un gruppo di ricercatori canadesi dell'Università di Calgary e pubblicato nell'edizione di febbraio di Neuroscience. La prolattina, l'ormone ipofisario che stimola la trasformazione gravidica della mammella, sembra stimolare anche la produzione di mielina, il che spiegherebbe il perché la SM di solito va in remissione durante la gravidanza. Il dottor Samuel Weiss, che ha condotto la ricerca, dice che sebbene sia noto come durante la gravidanza il sistema immunitario non distrugga la mielina e che tuttavia nessuno studio precedente ne aveva realmente esaminato i meccanismi. I ricercatori hanno scoperto gli effetti di rimielinizzazione della prolattina sui topi in gravidanza e hanno poi confermato la loro scoperta iniettando l'ormone in topi femminili non gravidi già campionati per la Sclerosi Multipla. L'ormone ha simulato gli effetti dell'elevato livello di prolattina nella gravidanza, con il risultato di una nuova produzione di mielina. Gli agenti che promuovono la rimielinizzazione saranno utili non solo per la SM ma anche per altre malattie neurologiche come le lesioni al midollo spinale. I ricercatori hanno identificato il primo esempio conosciuto di meccanismo biologico innato per la generazione di mielina nel sistema nervoso centrale dell'adulto. La prolattina è prodotta nel pituitario anteriore dagli oligodendrociti ed è presente a livelli variabili sia negli uomini che nelle donne. Durante la gravidanza, l'ormone è sintetizzato e liberato a livelli da 10 a 20 volte il normale.
Fonte: Psychiatric Times 22/02/2007 (www.fondazioneserono.org)
Terapie fisiche complementari nella SM (2006)
L'AISM (Associazione italiana sclerosi multipla) ha pubblicato un opuscolo che parla delle terapie alternative che operano a livello fisico e che possono essere utili per la sclerosi multipla
Per scaricarlo clicca QUI
Alti livelli di vitamina D associati a basso rischio di sclerosi multipla (3/2007)
Livelli di vitamina D ad alto dosaggio possono ridurre il rischio di SM (L'olio di fegato di merluzzo contiene la vitamina D). Questo è il risultato di uno studio coordinato da Ricercatori dell'Harvard School of Public Health di Boston, negli Stati Uniti, che ha verificato l'esistenza di un'associazione tra i livelli di 25-Idrossivitamina D ed il rischio di sclerosi multipla.
Fonte: Neuro2007 (da sclerosionline.net)
Un imponente studio pubblicato su Jama, la rivista ufficiale dei medici americani, conferma la già nota relazione fra Sclerosi Multipla ed esposizione al sole. Come già rilevato in anni di ricerche scientifiche, l'incidenza della malattia diminuisce nelle popolazioni più vicine all'equatore e aumenta se ci si sposta verso nord ma non c'è nessun nesso con le caratteristiche genetiche della popolazione. I risultati pubblicati sulla rivista americana arrivano ad una conclusione netta: più è alto il livello circolante di vitamina D e più è basso il rischio di SM. Per questo studio sono stati effettuati, tra il 1992 e il 2004, sette milioni di prelievi di sangue sul personale militare americano e sono stati identificati 257 casi di sclerosi multipla. Altri studi sperimentali confermerebbero le ipotesi: un supplemento di vitamina D sia in animali che umani può proteggere dall'insorgenza della malattia e analogie si riscontrano in altre malattie autoimmuni di tipo Th1 quali il diabete di tipo I e l'artrite reumatoide. La vitamina D, infatti, contrasta la produzione di sostanze infiammatorie del circuito immunitario Th1 stimolando invece la produzione di sostanze dei circuiti opposti (il Th 2 e il Th 3).
Fonte : La Repubblica - Salute 22/02/2007
Esiste una relazione tra stress e ricadute nei pazienti affetti da SM (8/2006)
Gli eventi acuti, ma non lo stress cronico, precedono le ricadute: una alta frequenza di stress corrisponde a un elevato rischio di ricaduta, in particolare se associato a un basso punteggio di disabilità e all'essere di sesso maschile. Le ricadute nella sclerosi multipla erano quindi favorite da un'alta ricorrenza di stress acuto, nel caso di pazienti che utilizzavano l'assistenza sociale ed erano nati in Australia, ma non c'è correlazione tra lo stress cronico, la malattia, e i fattori demografici, psicosociali o legati allo stile di vita e le ricadute. Gli autori dello studio hanno confermato l'ipotesi di bidirezionalità del rapporto tra patologia e stress: l'evento stressante precede le ricadute e le ricadute precedono il picco di stress. Non sono stati però riscontrati fattori che possano influire indirettamente nel rapporto tra stress e ricadute.
CONCLUSIONI: Gli eventi stressanti impattano in piccola parte sulle ricadute nella sclerosi multipla. È il numero e non l'intensità degli eventi stressanti ad essere più importante. Questo suggerisce che i pazienti affetti da sclerosi multipla dovrebbero evitare situazioni capaci di generare numerosi eventi stressanti. Uno stress cronico non è indice di ricaduta in futuro. Gli uomini e in particolare quelli con un inizio di malattia molto precoce sono più esposti alle ricadute. I pazienti affetti da sclerosi multipla dovrebbero essere incoraggiati a ridurre i tempi di stress acuto durante i periodi di maggior sforzo. Inoltre i pazienti dovrebbero anche sentirsi tranquilli riguardo lo stress provocato dalla malattia che non aumenta il rischio di ricadute.
Fonte: Multiple Sclerosis, 2006; Aug, 12 (4): 453-75
Alcuni pazienti con sclerosi multipla presentano bassi parametri ematici di ferro.
Report anedottici ed uno studio con un singolo paziente hanno indicato che la supplementazione di ferro può risultare benefica in questi individui.
Il ferro ed il pathway di metilazione folato-vitamina B12 sembrano svolgere un importante ruolo nella rigenerazione della mielina.
Uno studio ha determinato lo stato del ferro, del folato e dell'omocisteina nei soggetti affetti da sclerosi multipla.
Nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente, la concentrazione plasmatica di ferro è risultata correlata in modo significativo con l'età alla diagnosi.
Fonte:
Neuro2006 (da sclerosionline.net)
L'Acido Lipoico nel trattamento della sclerosi multipla (2005)
L'Acido Lipoico è un antiossidante che ha mostrato una certa efficacia nel trattamento dell'encefalomielite autoimmune sperimentale.Uno studio, coordinato da Ricercatori dei Veterans Affairs Medical Center a Portland, ha valutato la farmacocinetica, la tollerabilità e gli effetti dell'Acido Lipoico per os sulla metalloproteinasi MMP-9 e sulla molecola di adesione ICAM-1 solubile nei pazienti con sclerosi multipla.I risultati di questa ricerca hanno indicato che l'Acido Lipoico è generalmente ben tollerato e sembra in grado di ridurre i livelli plasmatici di MMP-9 e di ICAM-1 solubile.L'Acido Lipoico può risultare utile nel trattamento della sclerosi multipla, inibendo l'attività della metalloproteinasi della matrice MMP-9 ed interferendo con la migrazione delle cellule T nel sistema nervoso centrale.
Fonte: Neuro2005 Yadav et al, Mult Scler 2005; 11: 159-165
Trattamento della sclerosi multipla in corso di gravidanza (2004)
La gravidanza è associata a stabilità clinica della sclerosi multipla e talvolta a miglioramenti. Durante i primi 3 mesi post-partum si osserva, invece, un aumento significativo delle recidive. La storia gestazionale non ha influenza sulla disabilità nel lungo periodo e la sclerosi multipla non sembra influenzare la gravidanza o la salute del bambino. Ad eccezione del Metotrexato e della Ciclofosfamide, la maggior parte dei farmaci che sono impiegati regolarmente nel trattamento della sclerosi multipla, possono essere somministrati nelle donne in gravidanza. L'uso materno di Azatioprina non è associato ad un aumentato rischio di malformazioni congenite, anche se talvolta si possono osservare alterazioni dell'immunità fetale, ritardo nella crescita intrauterina e prematurità. La Ciclosporina non è teratogena, ma può essere associata a ritardo di crescita e a prematurità. La gravidanza dovrebbe essere evitata nelle donne trattate con Metotrexato per la sua capacità a provocare aborto e per il rischio di causare malformazioni fetali. La Ciclofosfamide è teratogena negli animali, ma studi di popolazione non hanno dimostrato in modo conclusivo la sua teratogenicità negli esseri umani. Sono scarse le informazioni sulla sicurezza del Glatiramer, Mitoxantrone, Interferone–beta– 1a ed Interferone–beta–1b. Le donne affette da sclerosi multipla non vanno incontro a maggiori complicanze durante la gravidanza rispetto alle donne sane. La modalità del parto deve essere decisa solo in base a criteri ostetrici. Nelle pazienti con sclerosi multipla può essere effettuata con sicurezza sia l'anestesia generale, che l'anestesia spinale o epidurale.
Fonte: Neuro2004 (da sclerosionline.net) Ferrero S et al, Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol 2004; 115: 3-9)