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Astrologia e psicologia a confronto. Il pensiero di c. G. Jung e André Barbault (Enzo Barillà)

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Nel corrente anno 2011 ricorre il cinquantenario della scomparsa di C. G. Jung e, contemporaneamente, il 1 ottobre André Barbault ha compiuto la bella età di 90 anni.
La circostanza mi ha indotto ad accostare ancora una volta l’uno all’altro il nome di questi Maestri per verificare come e quanto il pensiero di Jung sia travasato negli scritti di Barbault e nello stesso tempo in che misura lo psicologo svizzero sia stato nel corso della sua lunga vita attratto dall’astrologia. Giova anche ricordare che essi hanno, sia pure fugacemente, incrociato le penne nel 1954, come attesta l’epistolario di C. G. Jung.
Sempre dall’epistolario apprendiamo che il grande psicologo era già dal 1911 coinvolto in ricerche astrologiche, poiché scrive a Sigmund Freud quanto segue:

Al Prof. Sigmund Freud 12 – VI – 1911
… Di sera sono molto impegnato con l’astrologia. Sto facendo dei calcoli oroscopici per rintracciarvi il grado di verità psicologica. Fino adesso ci sono alcune cose strane che a Lei sicuramente devono sembrar incredibili. Nel caso di una signora, il calcolo delle costellazioni dava un’immagine caratterologica molto specifica con vari eventi precisi, ma che non appartenevano a lei, ma a sua madre; da lei tale caratteristica corrispondeva perfettamente. La signora soffre di un fortissimo complesso materno. Devo dire che nell’astrologia un giorno si potrà scoprire una grande parte della conoscenza di modi intuitivi che è finita nel cielo. Sembra per esempio che i segni zodiacali sono immagini caratteriali, cioè simboli della libido, che rappresentano le caratteristiche libidiche tipiche…

In una missiva di diversi anni dopo, Jung propone una concezione che non subirà più sostanziali mutamenti, e che manterrà fino alla fine della sua vita.

Al dott. L. Oswald 8 – XII – 1928
… Lei fa bene a supporre che io considero l’astrologia come un movimento simile alla teosofia che cerca di accontentare la irrazionale bramosia di conoscenza, portandoci però su una strada errata. L’astrologia si trova davanti alle porte dell’università, vedi il caso di un professore di Tubinga che si è sviato per l’astrologia e che ha tenuto un corso di astrologia all’università di Cardiff l’anno scorso. L’astrologia non è semplicemente una superstizione ma contiene certi dati di fatto psicologici (come anche la teosofia) che non sono di poca importanza. L’astrologia in verità non ha niente a che fare con gli astri, ma è la psicologia millenaria (5000 anni) dell’antichità e del medioevo. Purtroppo in questa lettera non posso fornire prove o spiegazioni. … Ma in tutti quei campi strani c’è qualcosa che vale la pena di conoscere e che oggigiorno il razionalismo velocemente ha messo da parte. Questo "qualcosa" è la psicologia proiettata…

Secondo il Maestro svizzero, l’astrologia nasce quindi nella psiche umana e viene oggettivata sulla volta celeste mediante il meccanismo della proiezione. Nel corso del seminario Visioni (protrattosi dal 1930 al 1934) Jung, evidentemente sentendosi libero di manifestare in modo informale il proprio pensiero, si rivolge ai suoi allievi come segue:

È come se l’anima umana fosse costituita di qualità provenienti dalle stelle; sembra che le stelle abbiano delle qualità che s’inseriscono bene nella nostra psicologia. Ciò accade in ragione del fatto che, originariamente, l’astrologia era una proiezione sulle stelle della psicologia umana inconscia. In ciò vi è una conoscenza stupefacente, che consciamente non possediamo, del funzionamento inconscio che appare in primo luogo nelle stelle più remote, le stelle delle costellazioni zodiacali. Sembra che ciò che possediamo, come conoscenza più intima e segreta di noi stessi, sia scritto nei cieli. Per conoscere il mio carattere più individuale e più vero devo frugare i cieli, non riesco a vederlo direttamente in me stesso… [Jung procede poi a fare specifici riferimenti alla sua genitura, che dimostra di conoscere assai bene. N.d.A.] Probabilmente, dunque, esiste qualche collegamento, nell’inconscio dell’uomo, con – si potrebbe dire – l’universo. Ci deve essere qualcosa nell’uomo che è universale; in caso contrario egli non avrebbe potuto fare una proiezione simile, non potrebbe leggere sé stesso nelle costellazioni più remote. Non si può proiettare qualcosa che non si possiede; qualsiasi cosa si proietti in qualcun altro è dentro di sé, si trattasse pure del diavolo stesso. Il fatto che proiettiamo qualcosa sulle stelle significa quindi che possediamo qualcosa che appartiene anche alle stelle. Facciamo veramente parte dell’universo… Giacché si fa parte del cosmo, qualsiasi cosa si faccia dovrebbe essere in armonia con le leggi del cosmo stesso.

Riecheggia nel brano l’antica idea della corrispondenza tra l’uomo e il cosmo, già formulata dai greci Anassimene, Empedocle, Democrito e Platone. Concezione che Jung manterrà fino alla più tarda età, che esprime lucidamente nel seguente brano di Presente e futuro (1957):

Egli [Jung si riferisce all’uomo contemporaneo, N.d.A.] ha perduto da lungo tempo la soccorrevole concezione medievale per cui l’uomo è un microcosmo, quasi un’immagine rimpicciolita del grande cosmo, benché l’esistenza della sua psiche che abbraccia e condiziona tutto il mondo dovrebbe farlo riflettere. Quale essere psichico, non solo egli porta instillato nel suo interno il concetto di macrocosmo, ma se lo ricrea incessantemente e in modo sempre più ampio. Egli ha in sé una corrispondenza col grande mondo, sia grazie alla sua attività cosciente riflessiva, sia grazie alla sua natura istintiva, ereditaria e archetipica, che lo collega al mondo che lo circonda.

Seguendo il pensiero del Maestro svizzero col trascorrere del tempo, si nota un progressivo affinamento della propria impostazione, e a un certo punto della sua opera introduce un deciso e chiaro abbinamento tra la sua concezione di archetipo e l’antica scienza degli astri. Leggiamo infatti in Riflessioni teoriche sull’essenza della psiche (1947/1954):

Egli [Jung si riferisce a Paracelso, N.d.A.] considera la psiche oscura come un cielo notturno disseminato di stelle, un cielo in cui i pianeti e le costellazioni di stelle fisse sono rappresentati dagli archetipi in tutta la loro luminosità e numinosità. Il cielo stellato è infatti il libro aperto della proiezione cosmica, del riflesso dei mitologemi, degli archetipi appunto. In questa visione astrologia e alchimia, le due antiche rappresentazioni della psicologia dell’inconscio collettivo, si danno la mano.

A onor del vero, tale concetto si trovava già abbozzato in un precedente saggio (1927/1931) in cui, en passant, Jung afferma testualmente che "Così si spiegano le influenze stellari sostenute dagli astrologi; esse non sono altro che percezioni introspettive incoscienti dell’attività dell’inconscio collettivo." (La struttura della psiche)
Restava ora solo da definire il significato dell’oroscopo. Nel 1950 viene dato alle stampe Aion: ricerche sul simbolismo del Sé, una delle opere maggiori di Jung. Il libro pullula di riferimenti astrologici che non è possibile qui commentare. Ai nostri fini, basterà riportare quanto segue:

Il senso fondamentale dell’oroscopo consiste nel fatto che, determinando le posizioni dei pianeti nonché le loro relazioni (aspetti) e assegnando i segni zodiacali ai punti cardinali, esso dà un quadro della costituzione prima psichica e poi fisica dell’individuo. L’oroscopo rappresenta dunque in sostanza un sistema delle qualità originarie e fondamentali del carattere di una persona e può essere considerato un equivalente della psiche individuale.(1)

Siamo finalmente arrivati al dunque: secondo Jung, l’oroscopo può essere considerato una mappa della psiche (2) e come tale la utilizzava in presenza di casi particolarmente difficili.(3)

Verifichiamo adesso se il punto di vista della migliore dottrina astrologica, a mio avviso rappresentata dal francese André Barbault, sia ricollegabile – in quale misura e con quali punti di contatto – alla visione junghiana dell’astrologia.
Questo Autore, sin dal tempo della pubblicazione, nel 1961, di De la psychanalyse à l’astrologie (trad. it.: Dalla psicanalisi all’astrologia, 1971) afferma:

La carta del cielo natale è unica e rappresenta una costellazione specifica di cui il soggetto è il punto focale: niente di meglio per indicare che l’astrologia contribuisce appunto ad affrontare lo studio dell’uomo sul suo terreno particolare e che quest’oggetto viene visto al centro del suo stesso universo. Il cielo natale è dunque adatto a rappresentare la specificità di un essere individuale, le strutture proprie di quest’essere particolare e le leggi a cui risponde nel quadro generale della sua specie.

Inoltre, "Se accettiamo che l’astrologia consenta un’interpretazione attendibile della natura umana, ciò implica per conseguenza, che essa può anche informarci sul futuro dell’uomo: poiché il carattere è un fattore del destino. (La prévision de l’avenir par l’astrologie, 1982; trad. it. L’astrologia e la previsione dell’avvenire, 1983).
Qui Barbault sottolinea un punto che ci sta particolarmente a cuore: il concetto di destino astrologico è equivalente al destino studiato dalla psicoanalisi.

Il sistema del destino astrologico non può esser dunque che della stessa essenza del destino scoperto dalla psicoanalisi. Il tessuto di questo destino non è altro che la sostanza dello psichismo profondo, la materia vivente dell’individuo portatore del suo personale sistema di tendenze, artigiano che seguiamo nel suo percorso mentre svolge il filo dei giorni per tessere con le sue mani, lucide o cieche, il tessuto della sua esistenza, e che solo il distacco del tempo trascorso può chiarire (idem).

Se Jung afferma:
"Ma nella psiche umana ci sono molte cose che non sono state acquisite, perché la mente umana non nasce come tabula rasa…"
Barbault dal canto suo scrive:
"Il dogma fondamentale dell’astrologia concentra tutte le possibilità del futuro nel punto iniziale che è l’istante in cui inizia la vita, poiché nel germe sono incluse tutte le potenzialità destinate a compiersi nel corso dell’esistenza, con l’impronta istantanea del destino che si fissa all’inizio naturale della vita rappresentato dal concepimento." (ibidem)
E tuttavia sia l’idea di destino riscontrabile nel pensiero di Jung che in quello di Barbault consentono ampio spazio alla libertà del soggetto, purché questi si renda disponibile ad ascoltare in piena consapevolezza le istanze provenienti dal profondo. Si entra qui nel concetto di processo d’individuazione, che tanta importanza riveste nella psicologia di C. G. Jung.

Jung:
"è questo il processo d’individuazione. È diventare ciò che si è, compiere il proprio destino e tutte le specificità che ci vengono date in forma germinale; è il dispiegarsi del germe, la realizzazione dello schema primitivo con cui si è nati." (Visioni)
avendo però cura di sottolineare:
«È ovvio che soggettivamente si abbia una grande differenza se si sa quel che si sta vivendo, se si comprende quello che si fa e se ci si dichiara responsabili di quello che ci si propone di fare o che si è già fatto, oppure, al contrario, non avvenga nulla di tutto ciò. Quale sia la differenza tra la coscienza e l’assenza di questa, l’ha espresso in maniera molto completa una frase di Cristo: "Se sai quello che fai, sei beato, ma se non sai quello che fai sei esecrando e un trasgressore della Legge."» (Risposta a Giobbe).
E Barbault sottolinea la necessità di uniformare e armonizzare le scelte dell’Io con le istanze dell’inconscio, per diventare ciò che si è.
"In fin dei conti, vivere a un livello superiore non vuol dire far trionfare a tutti i costi il libero arbitrio, separandosi dalla propria verità profonda, ma ritrovare liberamente sé stessi nella propria totalità diurna e notturna. Diventare ciò che si è vuol dire unirsi nel modo più integrale con il proprio cosmo interiore, vuol dire vivere la condizione più completa di un essere realizzato, microcosmo integrato al macrocosmo nella più ricca risonanza." (ibidem)
"Ma soprattutto, se la previsione astrologica così intesa è la migliore, in quanto più concreta realizzazione del motto socratico "conosci te stesso" (con questa apertura alla propria verità che è già in sé piena di risorse), essa oltretutto contribuisce a realizzarsi al massimo mediante l’accesso al vertice della propria piramide in cui diventare ciò che si è diventa uno stato di perfezione. (L’astrologia e la previsione dell’avvenire).
Chiudo queste note nella convinzione di aver portato argomenti idonei a dimostrare la perfetta sintonia tra l’impostazione astro-psicologica barbaultiana e il pensiero junghiano, e volentieri riporto lo scambio epistolare risalente al 1954.

La lettera è tratta da "C. G. Jung" – Briefe II edite, a cura di Aniela Jaffé e Gerhard Adler per i tipi di Walter Verlag AG, Olten, 1980. La traduzione dal tedesco è mia.

André Barbault era il Vice presidente del Centro Internazionale di Astrologia di Parigi. Egli rivolse a Jung le seguenti domande:

1) Quale relazione vede tra astrologia e psicologia?
2) Come possono essere circoscritte tali relazioni: fisiche, causali o sincroniche?
3) Come si pone di fronte al fatto che gli astrologi presumono che esista un campo psicologico sin dalla nascita, mentre l’eziologia delle nevrosi viene spiegata dagli psicoanalisti sulla base di esperienze infantili molto remote?
4) L’astrologia suggerisce il concetto di un tempo qualitativo nell’universo. Riconosce il suo ruolo nella psiche individuale (problema dei cicli e transiti)?
5) Ha notato, nel corso del trattamento analitico, che tipiche fasi di stasi o di progresso coincidono con determinate costellazioni astrologiche, ad es. transiti?
6) Quale è la sua principale critica agli astrologi?
7) Quale nuovo ordinamento riterrebbe desiderabile per l’astrologia ?


26/5/1954


Monsieur André Barbault
Parigi


Monsieur,

prima di tutto desidero scusarmi se rispondo con così grande ritardo alla Sua lettera del 19 marzo; ciò è dovuto al fatto che ero o in ferie o ammalato. Inoltre la mia tarda età purtroppo non mi consente più di adempiere tutti gli impegni, così come io desidererei.
Ecco le risposte alle Sue domande.

1) Il rapporto tra astrologia e psicologia
Ci sono molti esempi di sorprendenti analogie tra costellazioni astrologiche e fatti psichici, o tra oroscopo e predisposizione caratteriale. Fino ad un certo grado sussiste perfino la possibilità di una previsione, per esempio riguardo l’effetto psichico di un transito.
Ci si può aspettare con un grado di probabilità sufficientemente alto che una determinata situazione psichica sia accompagnata da una analoga configurazione astrologica.
L’astrologia consiste di configurazioni simboliche, come l’inconscio collettivo, del quale si occupa la psicologia. I pianeti sono gli "dei", simboli delle forze dell’inconscio (in prima linea, accanto ad altri).

2) Il modus operandi delle costellazioni astrologiche
Mi sembra che si tratti in primo luogo di quel parallelismo o di quella "simpatia" che io chiamo sincronicità, cioè la concordanza acausale che caratterizza i rapporti non spiegabili dal punto di vista causale, come ad esempio la precognizione, il presentimento, la psicocinesi e anche ciò che si indica come telepatia. In quanto la causalità è una verità statistica, esistono eccezioni di natura acausale che appartengono alla categoria di eventi sincronistici (non "sincronici"). Essi hanno a che fare con il "tempo qualitativo".

3) La mia posizione riguardo l’ipotesi astrologica di un campo psichico esistente sin dalla nascita e riguardo la spiegazione psicoanalitica dell’eziologia delle nevrosi attraverso le prime esperienze dell’infanzia.
Lo specifico effetto (patogeno) delle prime esperienze di vita si basa da un lato sugli influssi ambientali e dall’altro sulla predisposizione psichica, cioè sulla ereditarietà che, a quanto pare, si può dimostrare nell’oroscopo. Sembra come se l’oroscopo corrispondesse ad un determinato istante nel dialogo degli dei, cioè degli archetipi psichici.

4) Il tempo qualitativo
Ho usato un tempo questo concetto, però l’ho sostituito con l’idea della sincronicità, come una analogia alla simpatia o alla corrispondentia (la sympatheia degli antichi) o alla armonia prestabilita di Leibniz. Il tempo consiste di nulla. È solo un modus cogitandi di cui ci si serve per esprimere e per formulare il flusso delle cose e degli eventi, così come lo spazio non è altro che un modo per descrivere l’esistenza di un corpo. Se non succede niente nel tempo e non si trova alcun corpo nello spazio, allora non esiste né tempo né spazio. Il tempo è sempre ed esclusivamente qualificato dagli eventi, come lo spazio dall’espansione dei corpi. Perciò il "tempo qualitativo" è una tautologia e non significa niente, mentre la sincronicità (non il sincronismo) esprime il parallelismo e l’analogia degli eventi in quanto essi siano acausali. Il "tempo qualitativo" è a sua volta un’ipotesi che vuole chiarire il parallelismo degli eventi nei concetti di causa ed effetto. Ma in quanto il tempo qualitativo è solo un flusso delle cose ed inoltre "niente" quanto lo spazio, questa ipotesi conferma solo la tautologia: il flusso delle cose e degli eventi è la causa del flusso delle cose etc.
La sincronicità respinge la causalità quale spiegazione della analogia degli eventi terrestri con le costellazioni astrali (con l’eccezione della deviazione dei protoni solari e del loro possibile influsso sugli eventi terrestri). La nega specialmente in tutti i casi di percezione extrasensoriale (EXP), specialmente nella precognizione, poiché è inimmaginabile che si possa percepire l’effetto di una causa inesistente o non ancora esistente.
Ciò che si può constatare con l’aiuto dell’astrologia è l’analogia degli avvenimenti terrestri con le costellazioni astrali, ma non la causa o effetto di una serie di eventi in relazione agli altri (la stessa costellazione significa ad esempio per la stessa persona una volta una catastrofe ed un’altra un raffreddore … ).
Tuttavia il problema dell’astrologia non è per nulla semplice.
Esiste questa deviazione dei protoni solari nelle congiunzioni, opposizioni e quadrati da una parte e in trigoni e sestili dall’altra ed il loro influsso sulla radio e molte altre cose.
Non sta a me giudicare quanto significato deve essere attribuito a questa possibilità. Ad ogni caso, la posizione dell’astrologia è unica fra i metodi intuitivi, e ci sono ragioni di dubitare della teoria causale da una parte e dell’esclusiva validità dell’ipotesi sincronicistica dall’altra.

5) Ho spesso osservato che una fase psichica chiara e ben definita od un corrispondente evento era accompagnata da un transito (soprattutto aspetti negativi di Saturno o Urano).

6) La mia principale critica agli astrologi.
Se posso permettermi di esprimermi su un argomento a me conosciuto solo superficialmente, direi che l’astrologo non sempre comprende le indicazioni solo come una possibilità.
L’interpretazione è talvolta troppo letterale e troppo poco simbolica ed è anche troppo personale. Lo zodiaco ed i pianeti non forniscono alcuna indicazione personale ma sono dati di fatto oggettivi ed impersonali. Inoltre, interpretando le case dovrebbero essere prese in considerazione diverse chiavi di lettura.

7) È certo che l’astrologia ha molto da offrire alla psicologia, ma ciò che quest’ultima può offrire alla sua sorella maggiore è meno visibile. Per quanto io possa giudicare, sarebbe a vantaggio dell’astrologia se si rendesse conto dell’esistenza della psicologia, soprattutto della psicologia della persona e dell’inconscio. Sono abbastanza sicuro che si possano imparare alcune cose dal suo metodo dell’interpretazione del simbolo. Si tratta dell’interpretazione degli archetipi (degli dei) comune alle due arti, e delle loro reciproche relazioni. Soprattutto la psicologia dell’inconscio si occupa della simbolica archetipica.

Spero di avere risposto alle Sue domande.

Je vous présente, monsieur, l’expression de mes sentiments distingués

Carl Gustav Jung



Note
1) Sottolineatura mia
2) "La psiche dunque consiste di due sfere integratesi ma contrastanti nelle loro qualità: la coscienza e il cosiddetto inconscio. Il nostro Io partecipa di ambo i campi." (Jolande Jacobi, La psicologia di C. G. Jung, Paolo Boringhieri, Torino, p. 17, 18). "Un certo strato per così dire superficiale dell’inconscio è senza dubbio personale: noi lo chiamiamo «inconscio personale». Esso poggia però sopra uno strato più profondo che non deriva da esperienze e acquisizioni personali, ma è innato. Questo strato più profondo è il cosiddetto «inconscio collettivo». … I contenuti dell’inconscio collettivo sono i cosiddetti «archetipi»." (C. G. Jung, Gli archetipi dell’inconscio collettivo, Opere, Vol. IX/1, p. 3, 4)
3) "Quando mi riesce difficile classificare un paziente, lo mando a farsi fare l’oroscopo; l’oroscopo corrisponde sempre al carattere del paziente e io poi lo interpreto psicologicamente." (C. G. Jung speaking, Princeton university press, Princeton, New Jersey, p. 462)
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Articolo tratto dal sito: www.armonics2zero.it
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