La medicina di Bach: una medicina della coscienza (M.L. Pastorino) - Fiori per l'anima

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La medicina di Bach: una medicina della coscienza (M.L. Pastorino)

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Riassunto. I rimedi floreali di Bach costituiscono una medicina con ipotesi, regole di applicazione clinica e risultati osservabili. Queste ipotesi, insieme a quelle di Burr, Bowlby e Langer ci portano a concludere che gli stati mentali sono il segno cosciente di un certo stato dell’organismo e che non vi è relazione di causa-effetto, ma un unico processo energetico, localizzato nella coscienza. All’osservazione clinica notiamo che i Fiori agiscono sulla coscienza e non solo sulla consapevolezza. Il paziente è un sistema e il Fiore dovrà essere prescritto indipendentemente da dove verrà percepito. Questa medicina richiede che il terapeuta sviluppi l'intuizione e una profonda comprensione degli stati mentali. I Fiori sono un potente mezzo di trasformazione, una medicina evolutiva, se con evoluzione intendiamo un ampliamento della coscienza.

Si è così tanto parlato e scritto sul sistema Bach che da qualche anno ho deciso di smettere di insegnare e di scrivere sull'argomento. Vorrei ringraziare comunque gli organizzatori di questo Convegno per l'invito: sono venuta perché avevo piacere di conoscervi, dato il consenso avuto dal mio libro in Italia.
Non ho mai considerato i rimedi floreali come simpatici fiorellini inglesi che equilibrano le emozioni come se fossero solo d'aiuto spirituale o complementari ad altre medicine più "profonde o serie". Li ho sempre considerati facenti parte di un sistema medico, tant'è che ho intitolato il mio libro "La Medicina Floreale di Edward Bach”.

La floriterapia di Bach ha le caratteristiche di una medicina e in quanto tale ha le sue ipotesi, le sue regole di applicazione clinica ed i suoi risultati osservabili. Molti colleghi suppongono, dal momento che ho lavorato intensamente con questi rimedi nella pratica psichiatrica, che abbia scoperto molte cose a proposito dei Fiori in questi ultimi anni.

Effettivamente è così, ma oggi più che raccontarvi ciò che ho scoperto su questa enigmatica medicina, preferisco spiegarvi quali sono state le ipotesi di partenza quando lavoravo con i fiori e le osservazioni cliniche che ho man mano messo a punto.

Le ipotesi di Bach in cui ho trovato supporto per applicare i Fiori, sono scritte nel libro, ma le ricorderò brevemente.
La prima ipotesi dice: "... la malattia è immateriale nella sua origine", cioè ha origine nel campo energetico umano (campo energetico già prospettato da altre medicine come l'Omeopatia, l'Antroposofia, l'Agopuntura, ecc.) e la cui esistenza è stata dimostrata definitivamente con metodi positivi dagli esperimenti di Harold Saxton Burr, neuroanatomico dell’Università di Yale, compiuti tra il 1935 e il 1946. Negli anni 70 Burr pubblica il suo libro "Blueprint for Immortality" di cui cito questo paragrafo: "... ci sono ormai strumenti che rivelano che l’uomo e tutte le forme viventi sono organizzati e controllati da campi elettromagnetici che possono essere misurati e topograficamente riconosciuti con precisione. Pur essendo più complicati sono della stessa natura dei campi più semplici conosciuti dai fisici moderni. Ubbidiscono alle stesse leggi. Simili ai campi dei fisici, formano parte dell’organizzazione dell'universo e sono influenzati dalle vaste forze dello spazio. Questi campi elettrodinamici sono invisibili e intangibili ed è difficile visualizzarli, ma possono avvertirci attraverso le alterazioni della forma, prima dei sintomi reali".

Ravits, prestigioso allievo di Burr, ha realizzato studi sui campi - L (definiti così da Burr, Life Fields, campi vitali) nella patologia mentale e in soggetti sotto ipnosi.

Riferisce: "Tanto l’attività emotiva quanto gli stimoli coinvolgono la stessa energia. Emozione è equiparabile ad energia".

L’emozione è quindi l’espressione di uno stato energetico dell'organismo. Non esiste una relazione di causa-effetto tra l’emozione in squilibrio e patologia ma esse sono correlate.

Vediamo la seconda ipotesi di Bach: la malattia è il risultato di un conflitto tra l’anima e la personalità. Ciò si esprime in termini energetici attraverso una differenza frazionale tra il corpo fisico-emotivo, da un lato, e quello spirituale dall’altro, manifestandosi come conflitto a livello psichico.

La terza ipotesi, ci dice Bach, è la comprensione dell’unità di tutte le cose. Questa è una classica ipotesi esoterica che hanno sostenuto i mistici di tutti i tempi e di tutte le culture, e forse i fisici moderni. Burr afferma lo stesso concetto quando dice che i campi - L sono una parte dell’organizzazione dell’uni verso e sono influenzati dalle vaste forze dello spazio.
Questo significa che anche se abbiamo la sensazione di essere separati, di vivere nel mondo della "luce frantumata" come viene detto nei RigVeda, siamo legati energeticamente all'universo.

E per ultima la quarta ipotesi esposta chiaramente nel seguente paragrafo di Bach: “Essendo la mente la parte più delicata e sensibile dell'organismo, in essa compaiono più chiari che nel resto dell'organismo la genesi e lo svolgersi della malattia. Si utilizza, dunque, l’osservazione della mente come guida per conoscere i rimedi necessari".
L’emozione o stato mentale è quindi per Bach il fenomeno e non la causa della patologia.
Non mi ammalo al fegato perché provo odio: l’odio è l’indizio visibile di una alterazione energetica invisibile (fatta eccezione per il veggente), di una alterazione energetica che lega il fegato da un lato e l'odio nella coscienza dall’altro. L’odio è la punta dell'iceberg.

Questa ipotesi di Bach è coincidente con quella di Burr: emozione equivale a energia. Coincide anche con ciò che dice Bowlby
Bowlby è uno psicanalista inglese, ormai deceduto, con cui ho studiato a Londra e che è stato mio maestro.
Bowlby quando si riferisce nell'ambito della sua teoria dell’attaccamento agli affetti, ai sentimenti, e alle emozioni, dice citando il filosofo delle scienze Susan Langer: "Le emozioni o sentimenti sono la valutazione intuitiva che opera il soggetto di uno stato dell’organismo, degli impulsi che lo portano ad agire e delle situazioni ambientali che affronta. Il fenomeno comunemente descritto come sentimento consiste in realtà nel fatto che l’organismo sente qualcosa, cioè "qualcosa" viene sentito. Ciò che è sentito è un processo all'interno dell'organismo".

Questa linea di pensiero, dice Bowlby ci conduce al nucleo della concezione di Langer: “Il fatto di venire sentito è una fase del processo stesso”.

Quindi, in sintesi, le emozioni o stati mentali nel lessico di Bach (che oggi verrebbero chiamati stati di coscienza) sono il correlato nella coscienza, visibili all'osservatore, di uno stato dell'organismo, o, nei termini di H. Burr di uno stato energetico della forma.

Sia per Langer che per Bach e Burr non esiste una relazione di causa-effetto tra emozione in squilibrio nella coscienza e un determinato stato patologico. È invece un processo unico, energetico, visibile solo nella coscienza.
Mi sono soffermata su queste ipotesi, mi scuserete, perché la non comprensione di ciò che è una emozione è la causa responsabile del fatto che i Medicinali di Bach non siano stati considerati come una medicina in quanto tale. Seppur questi concetti sono noti nell'ambito della scienza, i medici e coloro che usano il sistema Bach, considerano l’emozione un qualcosa che si sovrappone all'organismo senza essere parte di esso. Per cui all’organismo malato si applicano certe medicine mentre per le emozioni, come se esse fossero una cosa aggiunta, i Fiori. Questa posizione è erronea.
Nel farci guidare dall'emozione in squilibrio vogliamo agire su tutto l'organismo attraverso i medicinali floreali. Quando parlo di organismo, mi riferisco sia al corpo fisico che a quello energetico.

Con queste ipotesi ho cominciato a lavorare con i Fiori nel 1981. All'inizio ho seguito le istruzioni del Centro Bach che indicava che era da prescriversi il medicinale di accordo all'emozione conscia del soggetto.
Ho verificato, in questa fase, che effettivamente i rimedi modificavano gli stati mentali in squilibrio descritti da Bach ed il loro correlato organico.

Ma presto mi accorsi che se continuavo a lavorare in questo modo avrei dovuto mettere a tacere la percezione degli stati mentali inconsci in cui mi aveva molto allenata la personale lunga pratica della psicanalisi.

Se un paziente non riferiva di sentire rancore, ma io lo percepivo tra le righe del suo discorso, nei suoi gesti o nelle sue associazioni, dovevo considerare questa percezione.
Un giorno ho deciso di staccarmi dalla pretesa ortodossia e ho iniziato a prescrivere il medicinale lasciandomi guidare da ciò che la mia coscienza percepiva.
Questo l’ho già detto nel mio libro: "se il Fiore è nel campo della coscienza del terapeuta bisogna prescriverlo”.
Questa posizione non viene a invalidare l’indicazione di Bach di agire per livelli: succede spesso che lo stato mentale inconscio sia nascosto ma non necessariamente da un altro stato mentale che corrisponde ad un altro fiore.
Farò un esempio: una paziente venne ala mia osservazione lagnandosi di alcuni disturbi fisici e dell’atteggiamento della sorella che, secondo lei, era molto gelosa e possessiva. Io mi accorsi che in realtà era lei ad essere gelosa e possessiva. Non le dissi nulla ma le prescrissi Chicory. Tornata un mese dopo mi riferì di sentirsi meglio fisicamente e mi chiese: "Sa di cosa mi sono accorta?" No, le risposi. Aggiunse “Mi sono accorta che la gelosa e possessiva non era mia sorella, ma io".
Mi sono congratulata con lei, dicendole anche che si era risparmiata cinque anni di analisi.

Questo è stato uno dei primi casi in cui iniziai a rendermi conto che i fiori agivano ampliando la coscienza.
Il soggetto se ne accorgeva.
È ovvio che per cogliere questa prospettiva l’interrogatorio e l’osservazione clinica devono essere molto accurati, tanto nel primo colloquio come nei successivi.

Se abbiamo indicato un fiore per uno stato mentale non conscio, il primo effetto dell’azione del medicinale è allargare la coscienza, come nel caso appena descritto, In questo caso lo stato Chicory non era nascosto da un altro stato che corrispondeva ad un altro fiore, ma come direbbe uno psicanalista, c’era una proiezione: attribuiva alla sorella una caratteristica che invece le apparteneva. Non c’è un Fiore per la proiezione e non è necessario che ce ne sia uno, perché questa ipotesi appartiene ad un altro modello per la comprensione della psiche.

In questo caso lo stato Chicory era presente nel racconto della paziente, nell'argomento. Direi che la circondava una vibrazione Chicory un'atmosfera Chicory.
Assunta la medicina, la coscienza trovò la sua giusta collocazione. Se invece il soggetto è conscio del suo squilibrio, succede che i pazienti descrivano l’azione dei Fiori con frasi come: “il rancore è più piccolo, o è più lontano, o è in sordina, o è dietro".

Quando mi sono accorta di questa azione dei Medicinali ho iniziato una ricerca su altri stati di coscienza: la coscienza onirica, la coscienza delirante, il sogno ad occhi aperti o eventualmente stati alterati di coscienza. Prescrivo il Fiore in qualsiasi di questi stati che percepisco.

Nel secondo colloquio interrogo molto accuratamente i diversi livelli di coscienza e specialmente i sogni apparsi immediatamente dopo l’assunzione del Fiore, perché offrono sempre una chiave importante per il processo terapeutico.

Farò alcuni esempi. Una signora di 40 anni, sposata e madre di quattro figli, chiese aiuto per i difficili rapporti con il marito e le difficoltà nella gestione dei figli. Si inizia una terapia con i Fiori. Viene ogni quindici giorni. Il marito era un uomo aggressivo, dittatoriale e poco affettuoso. I figli presentavano tendenze psicopatiche ed erano anch’essi aggressivi.

La signora era caratterialmente una combinazione di Chicory + Vervain + Oak. Arrivato il momento in cui lo stato Chicory si rese ben evidente, glielo prescrissi a otto dosi quotidiane.
Quindici giorni dopo raccontò questo sogno: lei prendeva uno sturalavandini e si accingeva a stasare uno scarico di sicurezza in un luogo allagato. Nell'applicare lo sturalavandino fuoriuscivano enormi ragni e l’acqua cominciava a scorrere.
Da quel sogno in poi la paziente iniziò un franco miglioramento.

Questo sogno non è stato interpretato simbolicamente. Devo chiarirlo perché è nota la mia precedente formazione psicoanalitica e non vorrei si pensasse, come alcuni credono, che io faccio psicoanalisi applicando i Fiori. Tutt’altro, non faccio alcuna interpretazione simbolica. Semplicemente il sogno è la rappresentazione in immagini, nella coscienza onirica, di una modificazione vibrazionale in qualche parte del campo energetico e in quanto tale è curativa, come lo è stato in questo caso.

Un altro esempio: una collega che conosce i Fiori ha una figlia di circa 7 anni, che aveva paura dei gatti. Iniziò a sognare dei gatti enormi che la minacciavano. La madre le somministrò Rock Rose, che è la medicina per gli incubi. La bambina continuò a sognare gatti, ma ogni notte i gatti diventavano più piccoli fino a ridursi a un punto nero, per poi scomparire definitivamente. Quando ho ascoltato questo caso, spontaneamente ho detto: “i gatti sono passati dall’altra parte”, ma da quale altra parte? Non lo so. C'è un altro lato dello specchio? Sono questi i casi che ci segnalano una via di ricerca della coscienza.”

Un altro esempio: ad un collega omeopata, e quindi ottimo testimone dell'esperienza, gli cadde dell'alcool sugli occhi in un incidente domestico. Afflitto dal dolore assume medicine omeopatiche, si applica un ane-stetico, prende Rescue Remedy e finalmente mi telefona per chiedere se pensavo ad un altro Fiore da prendere. Gli prescrivo Elm da prendere ogni cinque minuti. Trascorsi alcuni giorni si riprese pienamente. Gli domandai quali osservazioni aveva fatto con Elm. Mi rispose: "È stato molto curioso, il dolore perdurava ma io ero in un altro lato e la sofferenza diminuiva.
Nella pratica clinica ci sono molti esempi di questo tipo che evidenziano che questi innocenti fiorellini silvestri agiscono sulla coscienza.

L'altra area in cui possiamo osservare l'azione dei Fiori è il comportamento significativo. Spesso il cambiamento avviene prima nel comportamento e solo dopo il soggetto se ne rende conto. L'osservazione di questo fenomeno mi ha fatto intensificare l'interrogativo riguardante sia la gestione che il soggetto fa del proprio mondo, sia il tipo di risposta che dà agli stimoli esterni. Nel processo terapeutico si interviene affinché il soggetto si renda conscio di questo cambiamento.

La terza area da esplorare è l'ambiente del soggetto. Dobbiamo ricordare che la terza ipotesi di Bach è "la comprensione dell’unità di tutte le cose". Seppure questa frase possa avere delle risonanze poetiche, ha, invece, una chiara espressione energetica: siamo uniti al nostro mondo circostante. Vi darò due esempi. Un bambino di circa 7 anni è condotto alla mia osservazione perché ha problemi di comportamento scolastico. È violento, percuote i compagni e ha un atteggiamento aggressivo in genere. Gli indico i fiori per questi stati mentali, Holly + Vervain + Cherry Plum + Impatiens.

Un mese dopo il bambino torna con sua madre che mi riferisce che sta meglio ma continua ad essere aggressivo. Le domando allora chi è il violento in famiglia e lei rapidamente risponde: il padre. Ho consigliato a tutta la famiglia di assumere Holly, compreso il bambino, oltre agli altri Fiori che avevo già indicato. Dopo tre mesi la madre mi chiamò per dirmi "la famiglia è cambiata totalmente, compreso il bambino".

Questo significa che bisogna cercare di percepire il fiore presente nell' ambiente del soggetto. Uno psicoterapeuta famigliare troverebbe molto naturale questa prospettiva. Dall'ottica di questa medicina energetica e della coscienza io credo ci fosse una vibrazione o atmosfera Holly in quella famiglia che si esprimeva nella coscienza del padre e del bambino.

Un altro esempio: una paziente di circa 40 anni soffre di neurodermite alla bocca e agli occhi. L'avevo vista in successive occasioni in cui situazioni difficili (divorzio, crisi economica, ecc.) le provocavano questa lesione. Con i Fiori il quadro sintomatico spariva. Torno ad interrogarla e mi racconta che la figlia dodicenne era molto angosciata con pensieri riguardanti la fine del mondo, idee fantastiche e terrificanti sul mondo. Poiché era una bambina sana abbiamo ipotizzato che avesse visto qualche programma alla televisione o qualcosa di simile.
Ma mentre la madre parlava, io pensai ad Aspen. Lo prescrissi. Arrivata a casa la paziente legge il mio libro e subito mi telefona: "Ma io non ho paura" mi dice.
“Non importa", le risposi, "prenda Aspen." Ciò che io avevo osservato era la vibrazione Aspen che la figlia esprimeva, che la circondava. Era un'atmosfera Aspen, una nube di Aspen. Così iniziò a curarsi la sua neurodermite.

Si potrebbe riassumere quanto succede dicendo che vedo il paziente nel suo mondo come un sistema e che, in qualsiasi parte del sistema io scorga il Fiore, è motivo sufficiente per prescriverlo.

Devo evidenziare l'importanza del fatto che la percezione del terapeuta non si riduce al piano mentale-intellettivo ma è il risultato dello sviluppo della intuizione.

È la necessità di sviluppare l'intuizione, la causa per cui, secondo me, non è conveniente per coloro che desiderano lavorare con la Medicina di Bach, leggere tanti libri o frequentare tanti corsi (voi avrete osservato che Bach scrisse soltanto un piccolo libro, e Chancellor, dal cui libro tutti abbiamo imparato, scrisse un unico libro). Si corre il rischio che l'eccesso di concettualizzazione mentale venga a ostruire lo sviluppo dell'intuizione, strumento indispensabile per avvalersi di questo sistema. Ricordiamo che Bach im-piegò il metodo intuitivo e paranormale per scoprire le proprietà terapeutiche dei suoi Fiori.

L'altra strada di ricerca da prendere in considerazione è la comprensione degli stati mentali che Bach descrisse. Si riesce a farlo leggendo con attenzione le descrizioni del suo libro "I Dodici Curatori e altri Rimedi".

Anche se quanto ho appena esposto è piuttosto ovvio, in genere non tutti hanno questo atteggiamento ed osservo la tendenza a leggere di più ciò che altri hanno scritto su Bach che ciò che egli stesso scrisse. È necessario cogliere l’essenza dello stato mentale.

Vi darò un esempio. Un collega mi disse che aveva iniziato a usare un altro sistema floreale perché in Bach mancava un Fiore per l’avarizia. Gli risposi che invece il fiore c'era e mi domandò quale fosse. Chicory o Vine, gli dissi: entrambi sono stati mentali di controllo dell'oggetto e questo oggetto può essere il danaro. Lo stato Chicory per esempio, è uno stato centripeto, in cui l'energia va verso il soggetto. Quando si assume il Fiore si capovolge questo senso e la persona si distacca o abbandona l'oggetto di possessione.
Ci sono persone che hanno abbandonato il fumo con Chicory.

In un' altra occasione una persona mi disse che non c'era un fiore per i bambini capricciosi. Risposi che quel Fiore è Vervain, perché Bach dice che le persone con quello stato mentale “hanno idee fisse che cambiano difficilmente”. Questo è ciò che chiamiamo ostinazione, testardaggine o, nei bambini, capricci. Le descrizioni di Bach evidenziano una percezione molto profonda della psicologia umana, per cui bisogna leggerle con attenzione ed estrarne l'essenza.

Per concludere, sono le modificazioni della sfera spirituale che si osservano nelle persone che assumono i Fiori la cosa più sorprendente di questa medicina

Quando parlo di cambiamenti spirituali non penso che i pazienti vedano angeli con trombe che scendono dal cielo, ma penso a cambiamenti nelle qualità dello spirito.

I pazienti sono più liberi, perdono la frivolezza, abbandonano le cose superflue della vita, sviluppano la loro intuizione e non sono tanto attaccati ai valori materiali.

II fatto che i Fiori di Bach agiscano modificando la vibrazione della nostra base energetica e quindi amplifichino la coscienza e cambino la condotta è una potente arma di trasformazione e cambiamento.

È una medicina evolutiva, se intendiamo per evoluzione l’amplificazione della coscienza. Non sono molte le persone nella nostra cultura che vogliano fare questo processo, ma, per coloro che sono ricercatori ambiziosi di uno sviluppo della propria personalità, essa costituisce una medicina di elezione.
Per il terapeuta è una medicina esigente perché richiede una osservazione attenta, un accurato interrogatorio ed un permanente sviluppo dell’intuizione, immaginazione, deduzione ed analogia.

Dodici anni fa avevo già scritto nel mio libro che questa è una medicina semplice, una medicina delicata e una medicina superiore. Continuo a pensarlo. È semplice (non facile) perché esistono pochi stati patologici, (soltanto trentotto), pochi elementi terapeutici, (trentotto) e perché agisce a livelli presimbolici.

È delicata perché agendo sulla coscienza elimina soavemente gli stati patologici ed è superiore perché comprende l'uomo nella sua totalità: agisce sulla sua coscienza che è quanto di più elevato l’uomo possieda aprendolo verso un mondo di alti valori spirituali.
Bach ci ha insegnato che ciò che è nella coscienza è nel corpo e Shakespeare che "siamo fatti della materia dei sogni".

Letteratura
1. BACH E. : Heal Thyself, Essex, England, Da-niel Company Lid, 1979.
2. BACHE.: The Twelve Healers and Other Re-medies, Essex, England, Daniel Company Ltd., 1979.
3. BOWLBY H.: Attachment and Loss, The Ho- garthPress, London, 1973.
4. BURR H. : Blueprint for Immortality, Daniel Company Ldt, 1972.


Dr.ssa Maria Luisa Pastorino Specialista in Psichiatria BUENOS AIRES ARGENTINA

Articolo tratto da “La medicina Biologica” 3/1997 pag. 49-53

Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 001355428886
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