Chicory, Centaury, Heather: Una questione di sopravvivenza (Ricardo Orozco ) - Fiori per l'anima

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Chicory, Centaury, Heather: Una questione di sopravvivenza (Ricardo Orozco )

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Leo l'appassionante libro di Daniel Goleman, L’Intelligenza sociale [1], parlando del dolore al rifiuto, cita un articolo apparso sull'importante rivista scientifica Science [2] in cui si afferma che la sofferenza causata dal rifiuto sociale - e più concretamente potremmo parlare del rifiuto emozionale - si registra nella stessa localizzazione cerebrale del dolore fisico (la corteccia cingolata anteriore).

Allo stesso modo, la paura anticipatoria del rifiuto può essere vissuta come un'angosciosa e dolorosa sensazione di allarme, di pericolo.
Gli autori dello studio postulano che: "(…) Il rifiuto, evoca una minaccia primordiale importante per il cervello (…) L'integrazione in un gruppo era essenziale per la sopravvivenza dell'uomo preistorico, perché l'esclusione poteva significare una sentenza di morte, esattamente come quando oggigiorno il mammifero umano si vede obbligato a sopravvivere in mezzo alla natura. (…) Il centro del dolore può avere sviluppato questa sensibilità all'esclusione sociale come un segno di allarme che molto probabilmente stimola la necessità di ricostruire la relazione minacciata (…)"

Sviluppando questa constatazione, Goleman aggiunge: "Questa scoperta dà senso alle metafore che normalmente usiamo quando ci riferiamo al dolore generato per il rifiuto - come avere il cuore spezzato o i sentimenti feriti - che indica la natura fisica della sofferenza emozionale."

Questa scoperta delle neuroscienze mi sembra molto interessante quando la gente capisce la sofferenza così iperemozionale di Centaury, Chicorye Heather[3] naturalmente molto differente da quello che sentirebbero Water Violet e Clematis, se di fiori tipologici continuassimo a parlare. Interessante, dunque, constatare la poca affezione alla vita che hanno questi due ultimi, oltre alla loro poca capacità di provare paura in diverse situazioni della vita fisica.

Centaury, Chicory e Heather, necessitano più di nessun altro del riconoscimento e dell’amore dell'ambiente per sopravvivere. In loro tutto questo è qualcosa di primordiale, istintivo, letterale. Per questo motivo la paura del rifiuto, dell'abbandono, della sostituzione, genera un allarme simile a quello causato da qualunque minaccia per la vita fisica. Davanti a ciò reagiscono con ansietà ed angoscia, meccanismi di allerta fisiologici progettati per non soccombere, che non fanno altro che aumentare la loro sofferenza invece di proteggerli, come tanti meccanismi di difesa ingannevoli, ed orientarli verso rapporti di dipendenza estremamente penosi e contemporaneamente verso forme molto diverse di patologia.

Ma un'altra constatazione interessante della neuroscienza moderna, è la maniera nella quale per diverse strade sta dimostrando l'unione e l'indivisibilità tra emozione, mente e corpo, cosa da cui ci ha avvertito Bach da tempo e, molto prima di lui, tutti coloro che hanno applicato una visione olistica dell'essere umano e quindi della medicina.

Tuttavia, la medicina allopatica è sorda, non solo a terapie come quella nostra, che sarebbe  un passaggio, bensì ad ogni tipo di scoperta scientifica in settori come per esempio quella  menzionato della neuroscienza. È sorprendente la quantità di studi scientifici a cui fa riferimento per esempio Goleman, (sia in "Intelligenza Emozionale" che in "Intelligenza Sociale"), realizzati in università e perfino apparsi in riviste tanto prestigiose come Science, Nature [4] e simili, su come le emozioni influenzano la mente e il corpo e perfino come influenzino l’insorgere di malattie.

Ma per me la cosa più interessante di tutto è vedere come il lavoro di Bach non solo anticipava tutto quello che si vedrà nei decenni successivi, ma come strutturava un sistema terapeutico tanto estremamente sottile all'imprescindibile integrazione di mente, emozione, corpo ed anima. Requisito imprescindibile se vogliamo veramente capire qualcosa di come funzioniamo.


[1] 2006. Ed. Rizzoli.
[2] Naomi Eisenberg y Matthew Lieberman: Why Rejection Hurts: A Common Neural Alarm System for Physical and Social pain. Science, 87 (2004), pag 294-300.
[3]  In realtà potremmo aggiungere a questa trilogia Agrimony, per la parte in cui c’è la paura del conflitto inerente al rifiuto. Quello che succede è che però non può considerarsi come un stato di "iperaffettività" come nei tre precedenti.
[4] solo per riflettere la grandezza dell'importanza di queste pubblicazioni, basti dire che ogni studio che appaia su esse passa automaticamente a considerarsi come scientifico a tutti gli effetti ed in tutte le latitudini.


Tratto dal sito ricardoorozco.com
Liberamente tradotto da Antonella Napoli

Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 001355428886
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