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Clematis alcune rilfessioni (Eduardo H. Grecco)

macrolibrarsi un circuito per lettori senza limiti

Continuiamo il nostro viaggio tra i 12 guaritori attraverso le parole del dr. Grecco. Ho raccolto e tradotto i post sull'essenza floreale che lui ha pubblicato sul suo profilo Facebook e che sono molto interessanti per approfondire, riflettere e scoprire aspetti più nascosti di ogni essenza.

Ciò che è emerso da Clematis l'ho diviso in varie parti, cercando di darne un titolo che ne riassumesse il contenuto. Cliccando sul titolo potete andare a leggere direttamente la parte di vostro interesse, oppure leggere tutto l'articolo scorrendolo di seguito. Buona lettura! Antonella Napoli


Riflessioni su Clematis

    Secondo o terzo fiore scoperto?

    Il Maestro Julian Barnard, è convinto che non è possibile assicurarsi se successivamente ad IMPATIENS, Bach prepara prima MIMULUS o CLEMATIS.

    Nel suo libro, "Fiori di Bach. Forma e funzione"osserva che "senza un chiaro rapporto del dott. Bach non potremo essere sicuri quale rimedio è stato il successivo. Potrebbe essere stato MIMULUS o CLEMATIS". Tuttavia, per ragioni legate alla sua logica del processo della scoperta dei rimedi floreali, opta per dare priorità a CLEMATIS rispetto a MIMULUS. Testualmente dice: "e, quindi, dà il via libera al suo terzo rimedio floreale: MIMULUS".

    D'altra parte, Nora Weeks commenta, in "Le scoperte del Dr. Edward Bach", "Quell'anno(si riferisce al 1928) ha trovato e approfondito un terza pianta, la Clematide selvatica...." Nonostante il fatto che Barnard ritiene che non dovremmo dare troppa importanza a questa questione, l'ordine di scoperta dei Rimedi floreali di Bach ha un senso di cui è bene tener conto. Così, per esempio, se consideriamo che la paura è l'impronta della memoria del dolore, avrebbe un senso che MIMULUS sia successivo ad IMPATIENS.

    Comunque, un altro aspetto è che, la prima volta che Bach prepara CLEMATIS, lo fa con i semi e con il metodo di frantumazione omeopatico. È possibile immaginare che, nel 1930, lo prepara nuovamente, questa volta con il fiore e il metodo solare. Allora, forse, la priorità è stata, IMPATIENS, CLEMATIS e MIMULUS, anche se le ultime due fioriscono un po' prima della prima. Ho sollevato questo punto in modo che ognuno tragga le proprie conclusioni e, nel frattempo, ci dedichiamo ad osservare CLEMATIS.
    Sognare ad occhi aperti

    Senza dubbio, CLEMATIS, è un rimedio che, nella sua tipologia, si trova sulla sponda opposta del suo predecessore IMPATIENS, tanto quanto l'inverno lo è dell'estate e l'acqua del fuoco. Di fronte all'intenso desiderio di inghiottire la vita, proprio di IMPATIENS, si innalza la poca voglia di vivere di CLEMATIS, davanti all'attività e alla praticità di uno, la passività e l’essere sognante, dell'altro.

    Tuttavia, accade che, in tutte le polarità, c'è un aspetto in comune e, qui, è il desiderio - di entrambi i personaggi - di stare da soli. Le ragioni sono diverse ma il risultato è lo stesso. Se la crudeltà sembra essere nella natura di IMPATIENS, come l'indifferenza in CLEMATIS, entrambi i difetti portano all'allontanamento degli altri dalla loro vita. Inoltre, è possibile chiedersi: l'indifferenza non è una forma sofisticata di crudeltà? Anche se nella condotta dell'altro non esista un'intenzione malsana, come ci sentiamo quando qualcuno ci tratta con indifferenza? Forse, per questa ragione Bach mette come virtù da sviluppare, per questa personalità, la bontà. Dopo tutto, "la cosa preoccupante non è la malvagità dei cattivi, ma l'indifferenza dei buoni" (Martin Luther King)

    Ogni volta che mi è possibile, preferisco viaggiare in treno, senza che siano importanti le distanze da percorrere. La ragione è che, seduto su uno dei suoi sedili, cullato dal movimento che imprime la sua andatura, e vedendo passare, davanti ai miei occhi, paesaggi diversi e fugaci, sono solito abbandonarmi ad una migrazione immaginaria, attraverso gli spazi e angoli dei miei sogni.
     
    Sognare ha il fascino, non solo di non avere limiti, ma di consentire che l'immaginazione si faccia carico della direzione assoluta della nostra avventura. Ci permette di arrivare a quello che sorprende, sfiorare l’inaudito, lasciarci accarezzare da ciò che è fortuito e imprevedibile e abbracciare l'illimitato. Ora, a scrivere questo post su CLEMATIS, è venuto a trovarmi, per un momento, quella stessa sensazione carezzevole che promette la fantasia. È che, uno degli elementi solidi del sogno, è il fatto che, sognare, è un processo che ci fa vivere in uno stato di completezza, di non aver bisogno di niente altro di ciò che esiste all'interno del proprio mondo. Lì, in quel territorio, c’è tutto.
     
    Sognare non richiede appartarsi dal mondo nel modo in cui lo fa IMPATIENS perchè non lo disturbino gli altri. Nell'illusione si ha tutto, perfino tutti gli altri. Si può creare, anche, tutte le figure e le situazioni che reclamano gli affetti e vivere quello spazio come qualcosa di reale. La realtà ha un senso in quanto è diventata un luogo interno, un universo in cui si vive.

    E questa rinuncia al mondo esterno, in CLEMATIS, si percepisce dalla perdita di ciò che procura piacere, interesse e gioia. Così che, in questo fiore, il sogno è destinato a ricreare il passato smarrito, non tanto a immaginare un nuovo futuro. Così, le visioni CLEMATIS cercano di recuperare, in maniera fantastica, il passato. Nel 1931 scrive Bach di un paziente: "lo stato sognatore, il vivere completamente nel passato e la mancanza di interesse per il presente, indicavano CLEMATIS."

    Di tutti i testi di Bach, su questo fiore, uno dei più sostanzioso, per la sua comprensione, è quello che scrive nel 1933, "La storia di CLEMATIS". Questo racconto aiuta a scorgere molti temi clinici di questo rimedio, in particolare, il vero filo emotivo che include il sogno, la bontà. Indifferenza, grazia, passato, dipendenza e idealizzazione. Qui abbiamo la maglia intima di CLEMATIS, alla quale bisognerebbe aggiungere un certo tipo di polarità: "dunque hanno due fasi: l'estasi, nel rapporto con gli ideali e, nella malattia, la calma rassegnata." (Bach).
    Bontà, indifferenza

    Eckhart Tolle dice che " non possiamo costringerci a diventare buoni sforzandoci di esserlo, ma trovando la bontà che dimora in noi per farla uscire". Secondo Bach spetta a CLEMATIS svolgere questo compito, visto che non nasciamo buoni. Per un'assoluta necessità di sopravvivenza, la nostra prima tendenza naturale è l'egoismo. Essere buoni è fare del bene, procedere verso la giustizia, ma è anche essere indulgente verso l'altro. " la bontà è, in questo modo, quell'atteggiamento che esalta ciò che già esiste di buono nell'altro". (Mario Satz).

    È curioso che Bach, contrastando le polarità, che da secoli l'etica andava sostenendo, affronta la bontà non con la malvagità, ma con l'indifferenza. L' indifferenza, è uno stato affettivo nel quale cadiamo spinti da altri o da circostanze avverse della vita, in questo caso specifico, per la perdita di tutto quello che si amava. Dice Bach, su CLEMATIS: “Non hanno grande attaccamento alla vita, che per loro non rappresenta granché. Mostrano poca resistenza alla malattia e sembra che non abbiano paura della morte, né che desiderino migliorare. Sono tranquilli, calmi, rassegnati alla malattia, non per paziente coraggio, ma per indifferenza. "

    Una delle più belle descrizioni sulla indifferenza che ho letto, la fornisce il maestro Mario Satz: " Sprovvisti di ogni interesse, gli indifferenti sono esseri che hanno speso i loro doni di partecipazione cordiale e calorosa e mancano di risparmi che supportino le spese che contengono i momenti interessanti”. E questa prospettiva, sommata a quella di Bach, ci mostra, da una parte, che l'indifferenza ci allontana della solidarietà e che, dall'altra, si differenzia, significativamente, del distacco.
     
    È vero che, il rifugio nella fantasia, pone CLEMATIS come bloccato in un certo luogo individuale, nel quale, gli altri quasi non esistono per lui e lui quasi non esiste per gli altri. Il suo desiderio è voler stare con quelli che sono andati " vi sorprende che voglio andare? Vedete, ho concentrato i miei pensieri sulle cose terrene, sulle persone terrene e loro se ne vanno, allora volevo seguirli. Voglio solo prendere il volo e stare dove stanno loro." (Bach), e questo è uno dei motivi per cui, CLEMATIS, più che voler morire desidera smettere di vivere.

    Ma, tuttavia, si tratta di una fuga dalla vita, più che un incontro con chi è rimpianto nella fantasia. La sua idealizzazione fantasmagorica non è una collisione che è utile a dare ragioni per interessarsi a vivere, come accade in VERVAIN, dove la chimera è una fuga "verso la vita", con il desiderio di imporre condizioni e l'utopia di un mondo da costruire.
    Irrealtà, sogni ed estasi

    A volte non siamo abbastanza chiari nello spiegare alcuni aspetti di CLEMATIS. L'immagine che quasi tutti i libri di "Fiori di Bach" trasmettono, è di una persona persa nella fantasia come se vivesse su una nuvola, scollegata dalla realtà. Tuttavia, ci sono alcuni lati di questa personalità che ci fanno guardare le applicazioni di questo fiore da posti molto diversi da quelli con cui, solitamente, si identifica. Nel 1931, Bach porta alla luce un interrogativo in "Alcune considerazioni fondamentali sulla malattia e la guarigione " in cui mette, come archetipo di CLEMATIS, "L' estatico".

    Questo nome fa riferimento a qualcuno che vive in modo frequente, in estasi. Immagino che Bach usa questa immagine nel senso di riferirsi ad una persona confusa, preda dell’irrealtà, che si dimentica di tutto il resto, alienata nel suo mondo e dormiente. Seguendo quell’idea Bach commenta, nel testo citato, che quel fiore è "Per coloro che si fanno governare dai sogni, che vivono   negli ideali, ma fanno poco sul piano pratico. Spesso amano i libri e si   perdono nelle letture, specialmente in gioventù". Tuttavia, più avanti, aggiunge qualche riga particolarmente curiosa: "Si lasciano trascinare da movimenti patriottici o religiosi, facendosene assorbire momentaneamente e trascurando i loro doveri ordinari. Sposteranno rapidamente la loro attenzione da un progetto all’altro "

    Caspita, un CLEMATIS eccitato o precipitoso? Un CLEMATIS instabile? In questo stesso libro Bach ci parla di sette principi: Potere, Conoscenza intellettuale, Amore, Equilibrio, Servizio, Saggezza e Perfezione spirituale e aggiunge che "gli errori in ciascuno dei sette principi produrranno i seguenti tipi:
     
    1. Potere: Tiranno Autocrate Sensazionalista
    2. Intelletto: Mago Distruttore Mordace
    3. Amore: Inquisitore Odio Rabbia
    4. Equilibrio: Estatico Banderuola Isterico
    5. Servizio: Farisaico Egoista Vanitoso
    6. Saggezza: Agnostico Stolto Buffone
    7. Perfezione Spirituale: Entusiasmo Puritano Monaco "

    Bach collega, allora l’Estatico con CLEMATIS e chiaramente attribuisce a questo archetipo, la virtù o principio dell'equilibrio, punto che si rafforza quando lo mette nella stessa linea (vedi tabella) del banderuola e dell’isterico o quando afferma che è " il rimedio che fornisce stabilità...". È singolare come, allora, approfondendo gli scritti di Bach, si trovano perle cliniche come questa.
    La comunicazione e la dipendenza

    Tanto IMPATIENS, che MIMULUS come CLEMATIS, per diverse ragioni, sono personalità che preferiscono il soliloquio prima di partecipare ad una corale, il silenzio prima che il dialogo. Tuttavia, con CLEMATIS, accade qualcosa di misterioso che c'è, anche, con una certa aria simile, in WATER VIOLET. Quel "qualcosa" intrigante è una considerazione clinica, che sono in grado di rendere visibile, solo usando parole in prestito: "Ho chiuso la mia bocca e ti parlo in mille modi silenziosi ". (Rumi)

    Quello che voglio dire è che, allo stato di astrazione CLEMATIS, il raccoglimento nel suo mondo interiore popolato di scenari e personaggi idealizzati, non vuol dire, necessariamente, una chiusura della comunicazione, ma l'apertura verso una forma di espressione più legata al transpersonale che al personale, allo straordinario che all’ordinario, al mistico che al profano, all’etereo più che al denso, al metafisico più che a al fisico. Così, come la velocità è la forma di estasi di IMPATIENS, e il dogma la fiamma per il VERVAIN, il sogno lo è per CLEMATIS. Attraverso questo processo psichico, questo fiore esplora mondi sottili (" so quanto bramiamo intraprendere il volo per regni più meravigliosi”... Bach).

    È un fiore che ci fa capire che, molte volte, " siamo così occupati a fare cose per raggiungere scopi con valori esterni, che ci dimentichiamo che il valore interno, l'estasi che è associata con la vita, è l'unica cosa che conta." (Joseph Campbell). In modo che ciò che comprendiamo e valutiamo come una rottura della connessione con il mondo è, in realtà, una dinamica in cui, CLEMATIS, si rifiuta di adattarsi all'esterno per dedicarsi a cercare di adattarsi a se stesso. E, allora, in questa posizione, quello che sopraggiunge non solo si riduce ad essere un movimento di introversione, ma si trasforma in una vera e propria svolta "insistenzialismo", così diverso, comunque, dall’esistenzialismo di VERVAIN.

    Qui mi risuona una frase di Bach, del 1933, su CLEMATIS: "vi sorprende che voglia andarmene? Vedete, ho concentrato i miei pensieri sulle cose terrene, sulle persone terrene e loro se ne vanno, quindi volevo seguirle. Voglio solo prendere il volo e andare dove sono loro. Potete farmene una colpa? I miei sogni, il mio ideale, il mio amore. Perché non dovrei stare con tutte queste cose e cosa potete offrirmi di meglio? Io non vedo niente. Mi offrite solo freddo materialismo, una vita sulla terra con tutte le sue difficoltà e dispiaceri, e il mio sogno, il mio ideale rimane lì lontano. Mi rimproveri che lo segua?"certo è che, prima di volare bisogna imparare a mettere radici, prima di trascendere bisogna trattenersi per questo Bach commenta :" so quanto bramiamo di intraprendere il volo per regni più meravigliosi, ma fratelli del mondo Umano, prima compiamo il nostro dovere e non solamente il nostro dovere, ma anche la nostra gioia (piacere),..."

    Un punto che è bene sottolineare, della personalità CLEMATIS, è il suo modo di relazionarsi. Bach ci osserva che " Hanno la tendenza ad attaccarsi troppo ad altre personalità, mettendosi sotto il loro potere; questo avviene in modo volontario e senza paura, e potrebbe essere accompagnato da un affetto profondo e dal desiderio di non venire mai separati. La personalità più forte potrebbe usare la sua influenza in modo negativo durante la vita; oppure, dopo la morte, esercitare un richiamo sul partner: per questo il paziente non lotta contro la malattia. " se ci fermiamo un po' su questa caratterizzazione ciò che appare come rilevante

    In primo luogo, è il fatto che, CLEMATIS, crea relazioni stabili, robuste e permanenti, tutto differente da quella passeggere di IMPATIENS. Allo stesso modo di, WATER VIOLET o MIMULUS, anche CLEMATIS costruisce un legame, in modo lento e progressivo. Il suo punto critico è la dipendenza, la consegna volontaria della sua autonomia all'altro che ama, e la facilità nel modo in cui accetta di essere manipolato da questo.
     
    Interessante anche di CLEMATIS è il diminuito apprezzamento che ha per la vita, che si traduce nel poco valore che dà alle cose materiali, la scarsa disponibilità che manifesta nel guarire, quando sta male ("... poco desiderio di vivere ", Bach), l'assenza di spirito di sopravvivenza (argomento interessante per collegare con WILD ROSE), la mancanza di paura della morte, l'aridità e la disconnessione affettiva e il non essere motivati a partecipare e impegnarsi con la vita ed il presente.

    Tuttavia, ci sono altri argomenti curiosi come la necessità che hanno, le personalità CLEMATIS, di dormire molte ore e la tendenza alla pigrizia, che ci indica il suo naturale orientamento a staccarsi legami terreni e della terra stessa. Ciò comporta, in modo naturale, una connessione debole con il corpo e con tutti gli aspetti della corporeità propria e altrui. A proposito "... come bambini estranei al mondo intorno a loro, vivono all'interno del recinto delle proprie menti. Con la testa tra le nuvole, mostrano l'aria di distacco giovanile. Cercando di portarli alla dimensione dei viventi potremmo dire “ ehilà! C'è qualcuno laggiù?" (Julian Barnard)
     
    Se ora guardiamo CLEMATIS come rimedio apprezziamo che genera una grande capacità di essere presenti nel presente, di contatto profondo con il corpo, la terra e la vita, di essere responsabile dei compiti che l'anima è venuto a rivelare e, in particolare, di contatto profondo con il mondo spirituale senza, per questo, smettere di avere i piedi in contatto con la realtà
    Scritti tratti da https://www.facebook.com/eduardohoracio.grecco?fref=ts    17/1/2017
    Liberamente tradotto da Antonella Napoli - Le parti in neretto, i titoli e la formattazione non sono dell'autore, ma le ho inserite per una più veloce e scorrevole lettura



     
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