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Il coraggio di vivere; Claustrofobia relazionale; Alchimia (Mimulus 2/5) Eduardo H. Grecco - Fiori per l'anima

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Il coraggio di vivere; Claustrofobia relazionale; Alchimia (Mimulus 2/5) Eduardo H. Grecco

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Vediamo oggi, MIMULUS, da un altro punto di vista. Tra parentesi, da una prospettiva che Bach esorta. C' è una sorta di contrasto in queste personalità: delicate, morbidi, vulnerabili e, al contempo, decise e risolte, capaci di superare ciò che temono; temerari e attenti; timidi e nervosi e, anche, pieni di coraggio e creativi. In questo senso, Bach osserva l'abilita di queste persone per "... alzarsi e affrontare le difficoltà della vita quotidiana ". Qui c'è qualcosa di importante da evidenziare: la vita quotidiana.

Magari, in MIMULUS, non sono le sfide incredibili, quelle che lo fanno cadere nella paura, ma quelle quotidiane, consuete, abituali e stabili. Giustamente, tutto ciò che detesta VERVAIN, in MIMULUS produce paura e, in WATER VIOLET, indifferenza. Questa condizione, nella quale si rifugia MIMULUS, è, tuttavia, il sentiero per il quale cammina per imparare la tenerezza, la compassione, l’empatia, l’indulgenza e l’armonia. Il coraggio di fronte al quotidiano non è un problema minore della vita. ROCK ROSE si blocca in ciò che è inaspettato e sorprendente mentre, MIMULUS, sprofonda in ciò che è prevedibile e ordinario. MIMULUS teme quello che ha la forma e nome, ASPEN tutto quello che manca di questo: ciò che non ha forma ed è innominabile.
 
Il temperamento coraggioso non consiste nella mancanza di paura, ma nell'avere la lucidità per affrontarla, con la convinzione che uno cade per imparare a rialzarsi. Se si guarda la sequenza della scoperta di Bach, si avverte, con un certo stupore, che la crudeltà IMPATIENS si salda con la bontà che sviluppa CLEMATIS e l'indifferenza CLEMATIS con la compassione che fa crescere MIMULUS. E, così, potremmo continuare anche ROCK ROSE, come se ci fosse un filo che lega i difetti di un fiore con la virtù del seguente, nella serie temporale della scoperta di ciascuno. Comunque, tornando alla questione del coraggio di fronte al quotidiano, tanto di MIMULUS che di VERVAIN, mi sembra opportuno ricordare una frase di Lao Tzu, per distinguerlo da quel valore di fronte a ciò che non è quotidiano: "Un uomo coraggioso fuori osa morire; un uomo coraggioso dentro osa vivere." in questo consiste la base dell'apprendimento che ci lega a MIMULUS: avere il coraggio di vivere. Non è poca cosa.

Il timore di rimanere intrappolato in ciò che è definito, ciò che ha la forma, ciò che si può individuare e nominare, una realtà con confini vissuta come prigione, posiziona, MIMULUS, davanti al lavoro di cercare di essere libero all'interno di queste condizioni dell’esistenza. Per lui, questa è una verità: la terra e il corpo non sono facilitatori che gli consentono di radicare, ma limiti che non lo lasciano respirare.
   
Questo fa sì che, letteralmente, MIMULUS, tema di vivere nella materialità terrena. Questa è un mondo che l'opprime e dal quale voler scappare. I sensi non sono, allora, fonte di esperienza ma di paura. Il suo lavoro evolutivo consiste nel riconoscere e avere accesso ai segni e alle forme della vita e muoversi all'interno di essi con libertà. In breve, occupare il palco della carnalità e del contesto fisico, nel quale l'anima deve convivere per imparare, e pensare che questa circostanza non limita il processo né racchiude la personalità, in cui abita, in griglie che rendono impossibile la sua crescita. Che la materia non è un muro che separa, ma un ponte che collega. La stessa cosa che succede in questo piano, succede in quello delle relazioni.
 
 

Esiste, al suo interno, una profonda paura nello stabilire legami personali di intimità. MIMULUS possiede una certa "claustrofobia" relazionale. Mentre le interazioni che rimangano in superficie possono essere tollerate, il problema inizia quando la partecipazione affettiva crescente gli chiede di partecipare e impegnarsi. Soffre il "noi" come una catena che gli provoca sgomento e che, pertanto, vuole fuggire. Per questo, preferiscono "... stare da soli e tranquilli" (Bach). Un altro aspetto di questo tema è il fatto che gli altri, anche i più intimi, li innervosiscono per la loro "... avversione a parlare e a essere interrogati ..." (Bach), in funzione, anche, di una sorta di incapacità di "... lottare per la propria individualità personale..." (Bach) e di difendere la propria indipendenza.
 
Questo lo porta non solo ad allontanarsi e isolarsi socialmente ma, come AGRIMONY, fare "... qualsiasi cosa per evitare la discussione". (Bach)
Così vediamo come i primi tre rimedi che Bach studia, condividono una trama comune: preferiscono stare soli, discostarsi dal mondo. Le ragioni di ognuno sono diverse ma l'introversione è comune. Tuttavia, in MIMULUS, c'è una sfumatura di sensibilità e debolezza che fa in modo che l'ambiente esercita, in lui, un'azione offensiva, da cui ha bisogno di proteggersi anche se soffre di questo stato in silenzio e senza combattere.
 
La prima volta che Bach preparò MIMULUS fu nel 1928. Tuttavia, questo non è ancora un rimedio floreale, in quanto, lo elabora con il  sistema di frantumazione omeopatica, come con IMPATIENS e CLEMATIS. Questa questione pone una serie di punti interrogativi sulla natura stessa dell'azione del rimedio preparato in questa modalità, e sul resoconto che fece Bach all'epoca sul fiore, ancora valido a posteriori, quando già potenzia il fiore con il metodo solare. Penso che questo sia significativo, dato che, altrimenti, non si vedrebbe l'importanza del cambiamento di tecnica nell'elaborazione delle essenze che Bach incorpora a partire da maggio 1930, né il valore che gioca, in tutto questo, il sole e la rugiada. In quella stessa linea dobbiamo insistere sul fatto che ci troviamo in un momento cruciale del passaggio di Bach, dall'approccio omeopatico a quello alchemico. Non è un argomento secondario e basta leggere "Alcune considerazioni sulla malattia e la guarigione" (1930) affinché questa prospettiva, e le sue implicazioni, siano esposte.
 
Il primo a cui ho sentito parlare del legame alchemico di Bach fu nel 1982  Richard Katz, ma la sua opera, in relazione a questo punto, si è concentrata sugli aspetti della preparazione delle essenze e non sul sistema floreale di Bach nel suo insieme. Ad essere sincero, non posso affermare che Richard non abbia approfondito l'argomento ma, per quanto ne so, mi sembra che il suo percorso di ricerca si è concentrata su quello che ho già detto che, per inciso, è uno sviluppo, di per sé, significativo.
 

Il Maestro Luis Jiménez e io, credo che siamo stati i primi a insistere sulla realtà alchemica dell'opera di Bach. Una realtà che non è possibile ridurre a un metodo di preparazione di rimedi, né ad un legame storico con una genealogia terapeutica, ma bisogna estendere sia alla visione cosmica di Bach come alla sua proposta dell’arte di guarigione. Rimedi, dottrina e metodo di guarigione, tutto in Bach, è necessario immaginarlo alla luce della tradizione alchemica. Il maestro Yabir, che ha lasciato questa terra qualche anno fa, ci ha offerto, a suo tempo, la possibilità di costruire il ponte tra Bach e l'alchimia. Ma fu il maestro Luis Jiménez che ha concretizzato lo sviluppo di un modello integrale alchemico dei fiori di Bach.
 
Vedo che il mio interesse per la storia mi ha fatto deviare la riflessione di oggi su MIMULUS ma, a mia discolpa, posso affermare che questo rimedio rappresenta una svolta fondamentale nella costruzione dell'opera di Bach. Non è solo il terzo rimedio ma il portico d'ingresso alla nascita della serie dei rimedi floreali il cui gesto si può riassumere così: la rugiada del fiore, immerso in acqua, esposto al sole.



Le riflessioni di E.H. Grecco su Mimulus:
Scritti tratti da https://www.facebook.com/eduardohoracio.grecco?fref=ts Liberamente tradotto da Antonella Napoli - Le parti in neretto, i titoli e la formattazione non sono dell'autore, ma le ho inserite per una più veloce e scorrevole lettura

6/2017

 
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