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Effetto burn out: i famigliari degli anziani con demenza (Attilia Lazzari*) - Fiori per l'anima

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Effetto burn out: i famigliari degli anziani con demenza (Attilia Lazzari*)

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Quali sono gli effetti collaterali della demenza senile è dato saperlo, ma non sempre è facile per un famigliare accettare e adeguarsi alle nuove esigenze delle persone anziane con problematiche di deterioramento cognitivo.  Soprattutto ai giorni nostri, le prospettive di vita sono molto aumentate e non sempre si invecchia in salute ed autonomia.

La prospettiva di vita si innalza sempre più tanto che anche le istituzioni riconoscono a torto o a ragione la possibilità che nonostante l’età avanzata sia possibile richiedere alle persone un impegno lavorativo costante e duraturo. L’innalzamento di questi valori ha consentito che sempre più a lungo sia possibile pensare alla sopravvivenza e alla qualità della vita delle persone anziane ampliando anche le problematiche e le necessità delle famiglie in materia di assistenza,  e gestione dei propri cari. Parlo esattamente di gestione dal momento in cui avere una persona anziana a casa ha significato iniziare a relazionarsi con problematiche importanti come deterioramento cognitivo, demenza tipo Alzheimer, Alzheimer o deterioramenti fronto-temporali. Parole che sono diventate bagaglio culturale delle famiglie che con non poche difficoltà si sono trovate ad affrontare situazioni complesse, a volte senza un significativo supporto. Un mondo completamente nuovo questo, in cui accogliere il proprio famigliare che “improvvisamente” cambia.  L’effetto che l’invecchiamento può determinare sul cervello, e le relative conseguenze fisiologiche, determinano una notevole alterazione del comportamento delle persona tanto da modificare l’impatto di altre patologie come per esempio la depressione, sull’intera personalità dell’individuo. I famigliari si trovano così, a relazionarsi con persone “improvvisamente” a loro sconosciute nonostante siano i propri padri e le proprie madri.

Come immaginare il mondo che viene a definirsi nella vita della persona che si occupa di un anziano con demenza?


Certamente può non essere una esperienza semplice: è un mondo fatto di confusione, la confusione dell’anziano i cui ricordi, le cui immagini, le persone ed il significato delle parole perdono progressivamente consistenza e utilità. E’ una quotidianità in cui ci si può trovare di fronte improvvisamente fatti del passato, spesso fantasmi o fantasie lontane apparentemente senza senso che animano i timori e le paure dei propri cari. Non è facile per un familiare, dover imparare da capo a conoscere la persona che ha di fronte, così lontana, così diversa da ciò che ha rappresentato nella propria vita, persecutore o assente che fosse. Può non essere semplice comprendere il nuovo linguaggio, i nuovi gesti, le nuove necessità o le richieste che il proprio familiare fa in questa fase della propria esistenza. A volte diventa un linguaggio fatto di comunicazioni implicite che non arrivano, di bisogni apparentemente espressi apertamente ma che non vengono detti, più spesso solo pensati, magari brevi istanti.

I famigliari si sentono impotenti e spesso frustrati dall’impossibilità a gestire la situazione poiché si cerca di rispondere ad una difficoltà del fare con una rassicurazione,  senza comprendere a pieno ciò che sta accadendo, il definirsi di un nuovo mondo tutto da interpretare e comprendere. Mentre si trovano diverse risposte sociali a queste esigenze, case di cura, case alloggio che accettano persone non più abili pur non essendo predisposte a farlo, aiuti alla famiglia come le badanti, rimane spesso nei famigliari una profonda frustrazione derivata non tanto dal carico economico e di cura della persona, quanto dal fatto di non riconoscere più l’altro e spesso di dover accudirlo senza aver risolto magari conflitti e contrasti che si sono trascinati nel tempo.

Possiamo immaginare del carico di stress che coinvolge una famiglia nel momento in cui dovrà occuparsi di una persona con queste problematiche? Non stimo parlando esclusivamente di un anziano, ma di una persona con specifiche problematiche spesso correlate all’età, in termini medici del tutto comprensibili e legittime, ma non sempre facili da accettare.

Non è inusuale che un famigliare possa manifestare rabbia nei confronti dell’anziano, frustrazione per il timore di essere limitato nella propria vita nella gestione delle diverse problematiche. O ancora non è difficile riconoscere il rifiuto del cambiamento soprattutto nei confronti di un genitore considerato come un mito, al quale si faceva riferimento per la risoluzione di ogni problema.

Questi cambiamenti possono di fatto determinare un impatto dirompente sull’equilibrio non solo della persona ma anche di tutta la famiglia. Infatti persone che potevano essere considerate ancora autosufficienti, con degli interessi  o una vita sociale presente, possono trovarsi in breve tempo a pesare completamente sulla famiglia. Depressione, cambiamenti del ritmo sono veglia, diversi disturbi di tipo cognitivo  sono una serie di effetti sfavorevoli che comprometto la normale quotidianità delle persone anziane. Questi cambiamenti sono spesso accompagnati da una varietà di ulteriori sintomi. Da un punto di vista psichico spesso la persona anziana con demenza  ha la concreta impressione di vedere, sentire altre voci, la presenza di persone di famiglia decedute da diverso tempo. Queste percezioni risultano indiscutibili, e può essere spesso necessario per i famigliari smettere nel tentativo di convincerli dell’impossibilità di dette impressioni. Ancora i parenti più stretti possono  provare un profondo disagio nel dover confrontarsi con i deliri dell’anziano, che con le loro convinzioni spesso articolate e complesse, mettono alla prova la resistenza e l’accettazione dei famigliari. Il tutto reso ancor più complesso dal carattere persecutorio e di rovina che questi deliri portano con sé. La gelosia ad esempio è uno degli aspetti più comuni che si manifesta nel rapporto con i diversi figli o tra i coniugi che accudiscono il paziente e che spesso mettono a dura prova i rapporti di collaborazione e vicinanza. Tra i diversi sintomi con cui i famigliari sono chiamati a destreggiarsi troviamo anche gli stati depressivi, o al contrario l’euforia che caratterizzano la generale labilità del tono dell’umore e che caratterizzano anche l’andamento della giornata. Spesso questi cambiamenti d’umore lasciano il posto alla generale apatia che caratterizza con il passare del tempo, l’umore dell’anziano con demenza. Il generale disinteresse per la quotidianità, il rifiuto di intraprendere attività che nel passato rappresentavano fonte di interesse e gratificazione, appiattiscono il rapporto quotidiano poiché il famigliare si sente completamente caricato di ogni istante della vita della persona, vive come profondamente deprimente la difficoltà al coinvolgimento nelle diverse attività nonostante poi spesso è a lui che l’anziano demanda, la decisione del da farsi.

Non sono da sottovalutare  tutti quei comportamenti bizzarri che possono invece mettere i famigliari in imbarazzo proprio perché inattesi o difficili da gestire. Tra quelli di maggior impatto sono i comportamenti sessuali piuttosto disinibiti della persona anziana con demenza il cui comportamento non risponde a regole di condotta condivisibili ma evidenza una generale incapacità a inibire alcuni stimoli  o fantasie che gli passano in mente proprio in quel momento e che per lo stesso principio, devono e possono, essere soddisfatti.

Maggiormente prevedibili sono i cambiamenti del ritmo sonno-veglia. In questa dimensione si assiste spesso a delle vere e proprie inversioni del giorno e della notte. La notte viene scambiata per il giorno per cui l’anziano cerca di effettuare tutti quei comportamenti tipici: alzarsi, vestirsi, sistemare le proprie cose nella camera o in casa, aprire le persiane, accendere le luci e svegliare gli altri per iniziare la giornata. Il giorno scambiato per notte:  il sonno si fa irresistibile ed ogni istante si sente la necessità di dover dormire o riposare.

Tra i comportamenti sintomatici abbiamo anche cambiamento delle condotte alimentari per cui la persona anche se dichiara di non aver fame continua a mangiare anche più del solito, manifesta difficoltà a ingoiare alcuni alimenti che verranno puntualmente intercettati nonostante i vari tentativi di mimetizzarli come ad esempio la carne o il pesce. Un’ulteriore cambiamento si può riscontrare nella attività motoria generalmente afinalistica e ripetitiva.  La persona inizia un’attività e subito dopo si dimentica la sua intenzione oppure cammina per casa con un chiaro disorientamento poiché non sa cosa deve fare e spesso come. Questi comportamenti sintomatici tipici della demenza nell’anziano rappresentano il carico maggiore in termini psicologici che il famigliare si trova a dover gestire: un lento logorio che li coinvolge profondamente trascinandoli nella medesima distorsione cognitiva, nella medesima depressione.

Bibliografia
AAVV , Le competenze e le funzioni dello psicologo nell’ambito degli interventi alle persone affette da demenza e ai loro familiari, a cura della Direzione generale Sanità e politiche sociali Regione Emilia Romagna, 2000

AAVV, La stimolazione cognitiva per il benessere delle persone con demenza, linee di intervento, a cura della Direzione generale Sanità e politiche sociali Regione Emilia Romagna, 2000

Coffey C.E., Cummings J.L., Manuale di neuropsichiatria geriatria, Cic ed. 2001
Innocenti I., La neuropsicologia, Centro HT., 2008

Roose P.S., Sackeim H., A., Depressione nell’età senile, CIC ed., 2006


*Attilia Lazzari Psicologo Psicoterapeuta di Latina. Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Dipendenze


Articolo tratto da: http://www.benessere4u.it

 
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