Impatiens, alcune riflessioni (Eduardo H. Grecco) - Fiori per l'anima

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Impatiens, alcune riflessioni (Eduardo H. Grecco)

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Iniziamo il nostro viaggio tra i 12 guaritori attraverso le parole del dr. Grecco. Ho raccolto e tradotto i post sull'essenza floreale che lui ha pubblicato sul suo profilo Facebook e che sono molto interessanti per approfondire, riflettere e scoprire aspetti più nascosti di ogni essenza.

Ciò che è emerso da Impatiens l'ho diviso in varie parti, cercando di darne un titolo che ne riassumesse il contenuto. Cliccando sul titolo potete andare a leggere direttamente la parte di vostro interesse, oppure leggere tutto l'articolo scorrendolo di seguito. Buona lettura! Antonella Napoli


Riflessioni su Impatiens



Alleviare e guarire il dolore

Ci troviamo al pari di Bach, all'inizio di un lavoro. Il suo, molto più complesso e impegnativo del nostro. Una vera avventura di scoperta, una scoperta rivoluzionaria e che ha messo tutto in discussione e ha fornito un valore significativo alla storia dell'arte terapeutica. Il nostro compito è un'impresa molto più modesta, volta a cercare di decifrare gli algoritmi non manifesti dell'opera floreale di Bach.
 
Un lavoro che inizia con un rimedio che cercava alleviare e guarire il dolore. Cioè, un inizio che prende in considerazione l'esperienza di partenza degli esseri umani alla nascita: il dolore. "L' indicazione per l'uso, è un dolore penoso e molto acuto, non importa la causa..." (Bach).
 
Il dolore, in generale, si intreccia con il trauma dell'esperienza della perdita del corpo della madre. Un'impronta che resta impressa nel nostro organismo, come un marchio cruciale che forgia il modello di qualsiasi perdita successiva. Sicuramente il dolore, è stato anche un compagno di vita per Bach. Quindi, nulla rispetto al dolore gli era estraneo, un'esperienza che lo seguirà dalla nascita fino alla fine dei suoi giorni. Nora Weeks, testimonia queste circostanze in vari tratti della sua vita.
 
Bach, per esempio lo ha detto in un'occasione: "per tutta la mia vita il mio corpo ha subito qualche forma di dolore e di disagio e la pena". Dante Alighieri, ha scritto "chi conosce il dolore, conosce tutto". Senza dubbio, e anche se non è necessario passare in rassegna i mali di cui ha sofferto Bach, che sono stati molti, quando si studia il rimedio floreale IMPATIENS, alla luce della vita del suo scopritore, si può dire che"Ogni uomo assomiglia al suo dolore" (André Malroux). Un dolore che è stato la guida di Bach verso il suo destino, un dolore che ha agito in lui come una "medicina" che lo ha aiutato a dedicarsi al suo cammino e realizzare la sua vocazione.
 
 
Il 4 agosto 1935 Bach scriveva in uno dei suoi libretti: "nessun uomo sarebbe un leader tra gli altri, per un certo periodo di tempo, a meno che non fosse più esperto dei suoi seguaci nel suo campo particolare di conoscenza ; sia nell'esercito, nell'arte di governare o in qualsiasi cosa. Pertanto, questo significa che per essere un leader nonostante i problemi, le difficoltà, la malattia, la persecuzione, ecc., il leader deve avere una conoscenza maggiore, un'esperienza più intima, di quella che i suoi seguaci che, Dio non voglia, non dovranno sopportare mai" In poche parole, Bach ci sta dicendo che, per essere terapeuta, bisogna conoscere il dolore. Forse, lui si è trovato di fronte alla alternativa di accettare, vivere e imparare dal dolore o anestetizzarlo e io opto per la prima parte, quasi come una scelta esistenziale, senza lamentele o resistenze. "Se avessi la possibilità di scegliere tra l'esperienza del dolore e il nulla, sceglierei il dolore" (William Faulkner)
 
 
Bach nel 1934 commenta che le persone IMPATIENS sono "... irritabili, scontrose, disinteressate, impazienti", ma, sicuramente, un elemento importante in queste è che "... preferiscono lavorare e pensare da soli, in modo che possono fare tutto alla propria velocità" ossia che optano per allontanarsi dalla gente. E, questa citazione di Bach, ne è un esempio del fatto che, il dolore, è un'esperienza che fa in modo che colui che la subisce, si chiuda e ripieghi su se stesso e rifugga dal mondo e dagli altri. Il dolore genera questo ripiego naturale, accompagnato da un'altra reazione coerente con IMPATIENS: finché dura, la persona non guarda al resto della sua esistenza, non c'è nulla di più nella sua vita che il dolore, si verifica che tutto si accelera, in modo che il soffrire passi in fretta.
 
 
Tuttavia, nei "Dodici guaritori", un breve testo del 1933, Bach ci apre un'altra dimensione. Lì dice: "IMPATIENS è un grande dolore provocato dall’ostruzione di un canale che dovrebbe lasciare entrare luce e verità spirituali.." frase che non solo fa pensare che il dolore provenga da una resistenza all'opera divina su di noi, ma il fatto che c'è un dolore che proviene da Dio e che la sua presenza nella nostra vita è un processo che, come Paolo di Tarso, nella seconda lettera ai Corinzi, si trasforma in apprendimento: "Il dolore che proviene da Dio produce Il pentimento che conduce alla salvezza..." forse, è bene utilizzare quella vecchia differenza tra sofferenza e dolore e immaginare che in IMPATIENS si aprono entrambe le esperienze: quella del soffrire come prodotto di una opposizione al lavoro dell'anima (dolore involutivo) e quella del dolore come uno cesello che forgia la personalità per renderla conforme agli interessi di apprendimento del nostro Sè superiore (dolore evolutivo).
 
E, questo presuppone che, assumere IMPATIENS, non solo calma il dolore ma dà la coscienza del suo significato nella nostra vita. Il dolore, allora, possiede una grande capacità di apprendimento. Ci rende persone migliori, più compassionevoli, favorisce l'introspezione e ci dà la visione rendendoci conto che la vita è un percorso di apprendimento e che tutto quello che ci succede avrebbe un senso. Stefan Zeweig, scrittore austriaco del quale ho alcune ragioni di credere che Bach abbia letto alcuni dei suoi libri, spiega che "Ogni scienza viene dal dolore. Il dolore cerca sempre la causa delle cose..." e, a questo si dedicò Bach, a scoprire la vera causa dell'ammalarsi.


Il dolore e la crudeltà

Bach stabilisce una connessione dell' IMPATIENS con la crudeltà: “Spesso ciò è provocato da qualche crudeltà della natura" (1933)
 
Mi sono chiesto molte volte, per la ragione che non esistano molte riflessioni su questo legame, nelle pubblicazioni su questo rimedio. Bach nel testo "Libera te stesso" (1932), oltre a opporre al difetto dell'impazienza, la clemenza, osserva quanto segue su IMPATIENS: "Sei uno di coloro che sanno che in profondità, nella loro natura, c’è ancora una traccia di crudeltà; quando sei importunato e tormentato trovi difficile non serbare un po’ di rancore? Dentro di te hai ancora il desiderio di usare la forza per convertire l’altro al tuo modo di pensare: sei impaziente e quell’impazienza ti rende talvolta crudele: nella tua natura rimangono tracce dell’inquisitore? Se è così, stai cercando di raggiungere la capacità di perdonare e la gentilezza squisita. Quel bellissimo fiore malva, Impatiens, che cresce ai margini di alcuni ruscelli gallesi, ti aiuterà lungo il cammino con la sua benedizione

Crudeltà , cattiva intenzione, desiderio di usare la forza, tracce di inquisitore, tutte queste parole mi sembrano che meritano un posto nella comprensione della prima essenza che Bach prepara. Quando ero uno studente universitario di psicologia, ho letto una frase del Marchese De Sade che, a suo tempo, mi ha incuriosito: "La crudeltà, ben lontana dall'essere un vizio, è il primo sentimento impresso in noi dalla Natura". E, quasi nello stesso periodo, leggendo "L'arte di amare", di Erich Fromm, ne trovai un'altra, così sconvolgente come la precedente: "La crudeltà stessa è suscitata da qualcosa di più profondo: il desiderio di penetrare il segreto delle cose e della vita".

Annotate entrambe le frasi su un quaderno e, anni dopo, ho potuto aggiungere una terza, questa volta di Friedrich Nietzsche: "La crudeltà è spesso il segno di una insoddisfazione interiore che desidera di essere narcotizzata" non so molto bene cosa scaturirà da questi ricordi ma ho la certezza che permettono di rispolverare aspetti di IMPATIENS, forse, un po' trascurati. Per il momento, mi hanno fatto ricordare una frase di Bach: "per esempio, un paziente soffre di dolore perché esiste della crudeltà nella sua natura. Può sopprimere questa qualità suggerendosi costantemente: "non sarò crudele", ma questo significa una lotta lunga e faticosa, e nel caso si ottenga di eliminare la crudeltà, resterebbe  un vuoto, uno spazio. Invece, se il paziente si concentra sul lato positivo, sviluppa la compassione e lascia che quella virtù invada la sua natura, la crudeltà si sostituirà senza alcun sforzo supplementare e diventerà impossibile in modo permanente essere crudeli."  Essere buono, allora non è un atto eroico ma frutto della nello sviluppo di un'abitudine. Cioè, prodotto di una pratica quotidiana.
 
La crudeltà è il risultato di un disamore precoce, che affonda la sua impronta, non solo nella storia personale o costellare, bensì in quella di tutta l'umanità. La clinica mostra che, la crudeltà, spesso utilizzato come vendetta, gelosia, invidia e risentimento e credo che varrebbe la pena esplorare questi aspetti nella personalità IMPATIENS per ampliare l'orizzonte di comprensione che abbiamo oggi su di lui.

Bach stabilisce l'idea che, la radice del dolore della persona IMPATIENS, potrebbe risiedere in una caratteristica crudele della sua natura. Come se il dolore fosse la conseguenza, qui, di un certo comportamento tirannico e crudele. Lo so che esagero con i miei aggettivi, ma vi chiedo un po ' di “pazienza” allo stesso modo che, per alcune persone, la crudeltà genera rifiuto, si può osservare, anche, come, dalla comprensione psicologica, la riluttanza ad atti di questo tipo funziona come una diga per contenere una tendenza a realizzarli. Non è che manchi desiderio, ma si blocca e reprime. Morale, pudore, schifo, senso di colpa, vergogna, agiscono come risorse che lasciano un impulso distruttivo e promuovono l'adattamento sociale della persona. Considerato da un punto di vista differente, l'aumento della crudeltà è, in realtà, una diminuzione della compassione.
  
Fromm, ci insegna che solo gli esseri umani possiedono la capacità di provare piacere nell’ "... annientare un essere vivente senza nessuna ragione né motivo che distruggerlo. Solo l'uomo sembra essere distruttivo al di là del difendersi o di ottenere ciò di cui ha bisogno" e poi aggiunge che, la paura e il dolore, sono sentimenti inquietanti e che la gente è disposta a tutto per liberarsene. Questo vale anche per l'angoscia. Davanti a lei, per nasconderla alla propria coscienza, si può ricorrere alle droghe, sesso e alcool (scappatoia AGRIMONY), la compagnia (scappatoia HEATHER), l’iperprotezione "giustificata" (scappatoia CHICORY), il sogno (scappatoia CLEMATIS), la ricerca della giustizia (scappatoia VERVAIN e VINE) ma, uno dei percorsi più efficaci e potenti per togliersi di dosso l'angoscia, è la via dell'aggressività e della crudeltà (scappatoia IMPATIENS).

Ora, è difficile immaginare che qualcuno crudele abbia la capacità di apprezzare valori come, pazienza, libertà, rispetto per la vita, amore, unità, tenerezza, gentilezza, considerazione.... e, cosa fondamentale, la clinica insegna che la crudeltà crea dipendenza e, proprio come l'impazienza, cresce con il passare del tempo. Questo spiegherebbe la difficoltà manifestata, della personalità IMPATIENS, di modificare il suo comportamento poco tollerante, teso e incapace di aspettare, nel corso di un trattamento. Con questo tipo floreale il compito è lungo, duro e mai semplice. La coscienza è un po' assonnata. Allora, come osserva Clive Staples Lewis, "Dio sussurra e parla alla coscienza attraverso il piacere, ma urla attraverso il dolore: il dolore è il suo megafono per svegliare un mondo assonnato".


Perdono e clemenza

IMPATIENS sviluppa la virtù del perdono, pazienza o clemenza, secondo il testo di Bach che scegliamo. La clemenza è definita come la moderazione compassionevole nell'applicazione della giustizia e, secondo Cicerone, è una virtù grazie alla quale, l'anima, che è piena di odio nei confronti di una persona, si trattiene con benevolenza e indulgenza, indugiando nell’agire secondo ciò che originariamente sente. In altre parole, la clemenza modera l'odio, placa le tempeste della gelosia amara e del rosso gigante emotivo della rabbia.

In generale, molti pensatori vedono come simili le virtù della clemenza e della mitezza e collocano entrambe, opposte alla crudeltà. La cosa interessante è che, al pari della compassione, queste virtù, che simpatizzano e sono solidali con la sofferenza degli altri, si sviluppano e crescono a partire dal proprio dolore. Come se il dolore fosse un grande maestro che accompagna IMPATIENS per trasformare la propria irascibilità nella pratica del perdono. Allo stesso modo, la compassione, il cui maestro è stato il dolore, "... si impara a perdonare nella vita solo quando, a nostra volta, abbiamo bisogno di perdonarci molto" (Jacinto Benavente). Dopo tutto, aver peccato, ci permette di sentire vera empatia per i peccati degli altri.

Ma perché a IMPATIENS costa essere empatico e vedere favorita la compassione nella sua vita? Daniel Goleman, commenta: "L' egocentrismo, in tutte le sue forme, ostacola il costituirsi dell'empatia e ci impedisce anche, di conseguenza, sperimentare anche la compassione. Quando la nostra attenzione si centra su noi stessi, il nostro mondo si contrae, mentre i nostri problemi e preoccupazioni assumono dimensioni minacciose. Quando, al contrario, concentriamo l'attenzione sugli altri, il nostro mondo si espande. In quest'ultimo caso, i nostri problemi si dirigono verso la periferia della nostra mente e sembrano rimpicciolirsi, con il conseguente aumento della capacità di stabilire un contatto con gli altri, cioè di agire senza crudeltà".

Allora, questa scelta di IMPATIENS verso la solitudine, o per meglio dire, quel rifiuto del noi, dello stare insieme con il prossimo, porta come conseguenza naturale, una sorta di incapacità di essere clemente, tollerante, paziente e compassionevole. Questo ha una sua logica, poiché questo è ciò che la sua anima vuole che impari. E la vita ci pone sempre sulla riva opposta del luogo dove dobbiamo arrivare.


Mancanza di tempo

Ci sono diverse letture su IMPATIENS. Una di quelle che più mi piace è quella in cui si dà rilievo alla mancanza di pazienza come un'incapacità di fare progetti a lungo termine. In relazione all’inclinazione che questo tipo di persone hanno di evitare l'intimità, dobbiamo considerare il fatto che, IMPATIENS, non rimane tempo sufficiente in un vincolo per instaurare una relazione, per aprirsi alla fiducia che permetta di stabilire un legame affettivo.

Non sono sicuro che questo succeda per paura. Sì, forse, lo è per il motivo del tempus fugit... il tempo vola, scappa, evapora, sfugge tra le mani. E con questa idea che il tempo è successione di molte ore, che il tempo è fugace, che non si può "perdere tempo", rimane coinvolto nel processo inconscio di questo fiore, che " il tempo è perso ". Così, vediamo come IMPATIENS, si sta difendendo, con fretta e ansia, del dolore di una perdita. Quale? Vediamo.

Se il tempo è fugace, anche tutto quello che facciamo nel suo corso decade, esattamente come finisce ogni ora successiva. L' impossibilità che IMPATIENS veda il tempo, non come qualcosa di lineare ma ciclico, condanna a questo personaggio alla incapacità di creare progetti e costruire se stesso come un progetto dell’evoluzione, di sapere aspettare che le cose accadano a proprio tempo. Un'evoluzione che accade, da cima a fondo, nel telaio delle relazioni.


Mancanza di intimità e gioia
 
Ora, non finisce tutto qui. Non potendo aprirsi all'eternità, all'eterno ritorno del tempo, IMPATIENS, svaluta quello che fa, niente di ciò che fa riesce a colmare e calmare la sua inquietudine. E la crudeltà con la quale, a momenti, allontana l'altro della sua vita, riflette, anche se lui non lo sa, la sua profonda insicurezza. Più che paura dell'intimità, IMPATIENS, c'è una profonda vissuto di mancanza di valore che compensa con il “ fare tutto da solo", in modo rapido ed efficace. L' intimità non è solo compatire ma compatirsi, sapere vivere nel ritmo dei processi della vita. IMPATIENS sente che non ha niente di buono di sé da dare agli altri. La perdita IMPATIENS è quella di un'immagine preziosa di sè, che il tempo ruba. Dal suo punto di vista il tempo lo divora tutto.

Come è di solito la persona IMPATIENS? Rapida, veloce, forte, ansiosa, strutturata, impositiva, isolata, tesa, esplosiva, angolare, chiusa, entusiasta, spinta da comportamenti inaspettati e rari, con una certa difficoltà a controllare il suo temperamento, impaziente, irascibile, lunatica, intollerante, sprezzante e individualista . È sufficiente questa descrizione? Credo che non gli rende giustizia perché l'unica cosa che mette in risalto sono gli aspetti negativi della sua manifestazione lasciando da parte il polo opposto: gentilezza, grazia, rilassamento, capacità di attesa, compassione, suscettibile di generare fiducia, morbidezza, liberazione di tutto lo stress, pace che proviene dalla sua capacità di perdonare, (così come in CLEMATIS deriva dalla indifferenza) staccato, lontano da ogni desiderio e disperazione e completamente aperta a permettere che la luce dell'anima scorra nella sua vita. Quest'ultima è un'immagine ben diversa da quella che ci ha abituato la letteratura floreale.
 
Tuttavia, mi sembra che se rileggiamo il testo di Bach, del 1930, “Alcune considerazioni fondamentali sulla malattia e la guarigione”, ci sono alcune questioni che ci aiuterebbero ad approfondire altri aspetti di IMPATIENS che, inoltre, sono poco considerati.

In questo lavoro, Bach, accentua cinque aspetti del rimedio. Il primo, è l'associazione con l'archetipo dell’Entusiasta, una delle cose che condivide con VERVAIN. Il secondo, il tema del dolore che non è uno qualsiasi, ma acuto e severo (più tardi aggiungerà "penosissimo"). In terzo luogo, l'iscrizione qui, che è anche la ricetta giusta per la "sofferenza mentale acuta" e intenso. Il quarto, che comporta un'interessante proposta di Bach, "E' utile in quelle persone che si stanno sforzando grandemente di vincere qualche qualità sbagliata (a prescindere dal loro stato apparente). Da qui l'intensità del dolore quando temono un fallimento". E lo segnalo in modo speciale, perché non smette di essere questo, un aspetto della capacità di resilienza degli esseri umani. Quella capacità di dare una risposta positiva di fronte ad un evento negativo. E, infine, il fatto che Bach ritiene che questo rimedio dia pace, alla persona che lo prende, e accelera il suo recupero.

Di fronte a una persona profondamente IMPATIENS ho la sensazione che una parte del dramma della propria vita è non rendesi conto che "la gioia e il dolore non sono come l'olio e l'acqua, ma che coesistono". (José Saramago) O, come due secoli prima George Sand lo espresse con: "Dio ha messo il piacere così vicino al dolore che molte volte si piange di gioia". Sarà così? Julian Barnard, sembra convinto che Bach rientrava nel tipo IMPATIENS. Non importa se è giusto o meno. La verità è che se una persona controlla la vita di Bach vede come accanto al dolore c'è il piacere. Nora Weeks racconta nel suo libro " Le scoperte del Dr. Edward Bach ", come nonostante la grande sofferenza che l’affliggeva era sempre pronto a "... dare gioia e felicità al prossimo..." è come se lui avesse imparato, per esperienza, che la sofferenza ed il piacere non si escludono. Che non è la malattia che ci toglie la gioia, ma siamo noi che permettiamo che lei ce la rubi.


La pazienza

La persona IMPATIENS è qui, sulla terra, per imparare la pazienza, non solo con gli altri, anche con se stesso. Deve sviluppare la capacità di saper attendere il ritmo naturale della crescita delle cose, a rendersi conto che l'eccellenza non è nel raggiungimento degli obiettivi, ma nel vivere pienamente il processo. Tutto nella vita ha la propria cadenza e bisogna imparare a rispettarla. Una persona si svela come IMPATIENS quando è ansioso, veloce ed efficiente in ciò che fa, molto mentale e intollerante con gli altri (sia per la loro lentezza, inefficienza o semplicemente perché svolgono le cose in modo differente da lui), o si mostra impossibilitato nel sapere aspettare. Per lui la vita ha un passo lento.

Prendere questo rimedio produce una serie di cambiamenti significativi. Siamo di nuovo:
1.   pazienti con gli altri e, quindi, tolleranti e comprensivi,
2.   allevia il nostro dolore,
3.   rilassa la mente e il corpo,
4.   dissipa l'ansia,
5.   ci rende più ricettivi ai vari processi di vita e a non imporre i nostri criteri ma rispettare la diversità di come le cose si svolgono secondo la loro natura,
6.   ci permette di essere tolleranti con i nostri processi personali e di conseguenza, ad imparare a comportarci bene con noi stessi e accettarci per come siamo,
7.   favorisce la socializzazione e la capacità di raggiungimento di intimità e empatia,
8.   ci libera del sentimento di frustrazione quando le cose sono in ritardo o ci vengono impedite
9.   ci permette di raggiungere un sonno ristoratore, eliminare contratture muscolari e migliorare le alterazioni funzionali digestivi, cardiache e respiratorie.


Forse una buona frase che ci aiuterebbe a meditare su questo fiore, è quella che scrivesse Alejandra Pizarnik: "Niente più idiota dell'esperienza del tempo attraverso gli orologi, eppure sono qui: temendo che mi si faccia tardi".
Scritti tratti da https://www.facebook.com/eduardohoracio.grecco?fref=ts    9/1/2017
Liberamente tradotto da Antonella Napoli - Le parti in neretto, i titoli e la formattazione non sono dell'autore, ma le ho inserite per una più veloce e scorrevole lettura



Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 001355428886
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