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L’intimità evitata (Eduardo H. Grecco) - Fiori per l'anima

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L’intimità evitata (Eduardo H. Grecco)

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Ci sono alcune persone con marcata tendenza ad evitare di essere coinvolti e compromettersi  o che rifiutano l’intimità per le implicazioni che comporta. Ma ce ne  sono altre nelle quali si unisce il desiderio di godere di una relazione piena e, allo stesso tempo, il timore della vicinanza e dell'intimità.
 
Quali sono le radici di questa condizione? Non si possono esaurire ma, spesso, accade che l’affidarsi in maniera eccessiva ad altri ha condotto alla delusione e all'umiliazione. E la paura che questo si ripeta porta la persona ad proteggersi e chiudersi all'amore. Questo schema si modella nei primi anni di vita. L' assenza di esperienze costruttive nella prima infanzia, rafforza disposizioni precedenti e il risultato è che l'incontro con altre persone, invece di essere motivo di piacere, diventa fonte di angoscia e di paura del tradimento. Questa dinamica ci fa pensare a varie essenze floreali che possono aiutare a risolvere tale trappola emozionale.

Ma non voglio fermarmi ora nello sguardo prescrittivo, a cui sicuramente tutti avranno pensato, ma a riflettere sull’evitamento dell’intimità in AGRIMONY, WATER VIOLET, MIMULUS, VERVAIN e IMPATIENS. Non sono gli unici ma cominciamo da lì.
 
Evitare l'intimità è un comportamento normale di ogni essere umano indipendentemente dal proprio tipo floreale e, potremmo passare in rassegna  ciascuno dei Dodici guaritori rispetto a questo problema. Ma voglio concentrarmi solo sui fiori citati.

L' intimità emotiva, per alcune persone, provoca insicurezza e angoscia e per difendersi dal dolore che questi sentimenti generano possono scegliere diverse strategie. Una di queste è quella che usa il AGRIMONY che sembra essere disponibile a condividere il suo mondo interno in apparenza quando, in realtà, nasconde dietro una maschera, quello che gli accade. È interessante osservare AGRIMONY da questa prospettiva e immaginare la lacerazione a cui è soggetta la sua coscienza. Il suo tentativo originale è non condividere il suo patire, avendo cura, in tal modo che l'altro non soffra per il suo dolore. C'è un vero atto di protezione che non è altro che una esclusione dall'altro dalla sua vita, meccanismo che riproduce il rifiuto e l'umiliazione che può aver subito nell'infanzia e che lo ha portato a costruire un meccanismo di difesa contro l'angoscia che gli causa la vicinanza. Come evita la vicinanza? Negando l'accesso all'altro alla sua vita privata, a ciò che realmente accade, lo preoccupa e gli fa male. Tuttavia, il suo comportamento esterno è altro e permettere immediatezza e vicinanza affettiva scoprirebbe quello che in realtà succede nel proprio mondo personale: l'immagine di non essere degno, di non meritare. Questo significa non permettere all’altro di conoscermi, non vedere il vero ritratto di Dorian Gray, che guarda in luoghi remoti e celati del’identità. Non riesce a rendersi conto che l’intimità sarebbe la strada verso la propria redenzione. Che aprirsi a un dialogo sincero e onesto, lasciare uscire i torrenti di affetto che si raccolgono dietro ad una muraglia difensiva, è il sentiero della propria guarigione. L’intimità, in AGRIMONY, porta fuori il tormento angosciante che definisce la sua essenza e, per questo, impedisce che questa si verifichi nella sua vita.
 
Immagina che la propria identità sia di un essere tormentato e se lasciasse penetrare l’intimità nella sua vita il tormento scomparirebbe, quindi teme che smetterebbe di essere. Identificato con il tormento, non crede di vedere nell'esistenza di qualcosa di più.
 
È quasi ovvia la spiegazione su WATER VIOLET che rifugge l'intimità. Questa affermazione ha i dovuti chiarimenti e sfumature. In realtà, WATER VIOLET, rifugge dall'intimità con chiunque. E ' vero che alza un muro dietro cui si rifugia, per evitare che gli altri arrivino fino a lui. Ma, anche, non è meno vero che trasforma l'intimità in un evento sacro. Vediamo entrambi gli aspetti.
Il timore di essere inghiottito, quella minaccia alla propria identità personale che lo pervade e che gli impedisce di concepire come qualcosa di naturale la polarità distanza-vicinanza propria della vita. Una polarità che è sostenuta nella autonomia individuale e nel riconoscimento che esistere è coesistere, che la relazione è legata tanto all'esistenza quanto alla solitudine.
Nel suo mondo, WATER VIOLET, immagina che ci sia un completo antagonismo esclusorio tra “stare con sè" e "stare con un altro". Stare con un altro costituisce una possibile perdita dell’Essere, la possibilità che l'altro gli possa consumare la propria individualità e ostacolare il processo di evoluzione. Questo lo conduce all'isolamento, a vivere il mondo relazionale come uno spazio privo di piacere e quindi privo di motivi per interagire. L' assenza di una vera e propria reciprocità vincolare diventa un dato clinico singolare.
Di fronte a questo atteggiamento, c'è dell’altro. Altro che spiega la solitudine nella quale si veste WATER VIOLET. In questo senso, la solitudine, per lui, è una pratica, una prima fase di preparazione per relazionarsi da una prospettiva rituale. Per lui, una relazione è un incontro sacro, un legame di anime che può solo verificarsi nell'ambito di determinati contesti non comuni, non quotidiani, speciali, unici. In questo modo, l’evitamento dell’intimità, non e ' un rifiuto o una paura del contatto ma, al contrario, un approccio "religioso" per andare verso l'altro. Come se relazionarsi fosse un sacramento.
 
Ci sono diverse letture su IMPATIENS. Una di quelle che mi piace di più mette in scena la mancanza di pazienza come un'incapacità di fare progetti a lungo termine. La conseguenza, sul tema che stiamo affrontando, evitare l’intimità, è che, IMPATIENS, non rimane il tempo sufficiente per costruire un rapporto, per aprirsi all’intimità.
Non sono sicuro che questo sia per paura, ma, magari, per Tempus fugit... Il tempo vola, scappa, si volatilizza, sfugge tra le mani. E con questa idea che il tempo è una successione di molti istanti, che il tempo è effimero, che non si può "perdere tempo", il che  implica nel processo inconscio di questo fiore, che "il tempo si perde". Così, vediamo come IMPATIENS, si sta difendo, con difficoltà e ansia, dal dolore di una perdita. Quale? Vediamo.
Se il tempo è fugace, anche tutto quello che facciamo nel suo corso scade, allo stesso modo come finisce ogni momento successivo. L'impossibilità di IMPATIENS di vedere il tempo ciclico, e non come qualcosa di lineare, condanna a questo personaggio l'impossibilità di realizzare progetti e costruirsi lui stesso come un progetto dell’evoluzione e di saper aspettare che le cose accadano nel loro momento. Un'evoluzione che accade, dall’inizio alla fine, sul telaio delle relazioni.
Orbene, non finisce tutto qui. Non potendo aprirsi all'eternità, l'eterno ritorno del tempo, IMPATIENS, svaluta quello che fa, niente riesce a colmare e calmare la sua inquietudine. E, la crudeltà con la quale, a tratti, cerca di allontanare l'altro dalla sua vita, riflette, anche se lui non lo sa, la sua profonda insicurezza. Più che paura dell'intimità, in IMPATIENS, c'è un profondo vissuto di mancanza di valore che compensa con il fare tutto "da solo", in un modo efficiente e rapido. L' intimità non è solo condividere ma condividersi, sapere vivere al ritmo dei processi della vita. IMPATIENS sente che non ha nulla di buono di sé da dare. La perdita IMPATIENS è quella di un'immagine preziosa di sè che il tempo gli ruba.
 
“Desidera difendere la propria libertà, tuttavia, non ha il coraggio di rompere con i suoi legami” Questa è un'affermazione di Bach sul MIMULUS, singolare e molto ricca di senso che vorrei approfondire un po' a partire da una convinzione: per avere vera intimità affettiva è necessario essere libero.
Avere intimità significa condividere le vicinanze affettive della persona con cui stiamo. Avvicinarci a lei, cancellare le distanze immaginarie e mantenere le reali, comprendere che il "noi" si costruisce con la presenza dell'Io-tu, dualità che non sparisce nella relazione.
 
Invece, fondersi non è condividere intimità, è dipendenza. Evitarla non è essere liberi, ma impauriti. La simbiosi non permette differenziazione, separazione, intimità. In quello spazio non si condivide intimità, ci si divora. All'altro estremo, il rifiuto del "noi", non è prendersi cura dell'individualità ma un'incapacità di sentirsi libero all'interno di un impegno affettivo.
Unirsi nell’intimità è accettare, allora, che l'altra persona con cui stiamo, sia autonoma, che con lei condividiamo spazi in comune ma che, ognuno, ha i propri. Che comunicazione e riservatezza non sono opposizioni, che i limiti sono necessari ma non si tratta di confini, che ognuno, in una coppia, segue un percorso personale tanto quanto comune.
Tuttavia, raggiungere intimità nel rispetto dell'autonomia è un cammino nel quale possono apparire paure. Paura di rimanere imprigionati, di perdere il controllo, che nel mostrare le mie vulnerabilità mi feriscano, di essere esposto all'abbandono, al rifiuto, all'umiliazione, alla svalutazione...
In MIMULUS, la paura è la causa che lo porta ad evitare l'intimità. Ma, inoltre, è possibile mettere insieme un gioco nel quale sembra che partecipi ma che, in realtà rimane molto lontano ed entra nella dipendenza. Dipendere impedisce di condividere l’intimità, dato che, affinché ciò avvenga, le persone devono essere in grado di decidere della propria vita e senza compromessi.
 
 
Non sono una persona che si aggrappa a dogmi ma, neanche, ho un particolare senso critico su di loro. Non è una questione di credo ma semplicemente che attualmente  non ho sufficiente volontà per discutere sul loro valore. Forse, prendere tanto VERVAIN mi ha portato a sviluppare questo atteggiamento ma, anche, ad affrontare i demoni che questa essenza nasconde. E uno di loro, è la paura della perdita.
Temere di perdere quello che si ama e allontanarsi dall'amore per non dover rimpiangerlo. Questa è una dinamica interna che conduce le persone, immerse nell'esperienza stessa di questo fiore, a preferire di evitare di essere coinvolti, a rifuggire l'intimità pur di non subire il dolore incommensurabile, che i naufragi amorosi, le rotture e i distacchi provocano.
Questo basterebbe per giustificare la validità dei motivi che incoraggiano VERVAIN a schivare l’intimità e, allo stesso tempo, per rendere più presentabile questa condotta. Ma qui non si tratta di dimostrare nulla per rimediare ad un comportamento che è necessario trasformare, perché, in un modo o nell'altro, questo percorso finisce per  distruggere la persona che lo percorre e facendo soffrire a coloro che lo circondano.
Tuttavia, il modo come VERVAIN schiva e sfugge dall’intimità non smette di avere il suo fascino. Come immaginare con l'entusiasmo che dispiega a qualsiasi ora, che gli manchi interesse per la persona con la quale, in realtà, non si arrende?
 
È difficile credere che eviti l’intimità quando sembra travolto da un profondo affetto e da progetti relazionali intensi. La maggior parte delle persone non vedono che dietro l'abile seduzione, che in modo naturale dispiega, si nasconde la ferita dell’abbandono.
Arrendersi all’intimità realmente è, per VERVAIN, allora, un compito di vita. Attaccarsi, quindi, rappresenta un lavoro significativo, un cambiamento esistenziale. È per questa ragione, forse, il fatto che spesso molte persone VERVAIN di solito si legano con persone CHICORY. Dunque, chi meglio di qualcuno CHICORY per insegnare l’attaccamento? Mentre per CHICORY il timore della perdita è un piacere masochista, per VERVAIN è la testimonianza di un abbraccio che non osa dare.
 
 
Articolo tratto da https://www.facebook.com/eduardohoracio.grecco
Liberamente tradotto da Antonella Napoli
Le parti in neretto non sono dell'autore, ma le ho inserite per una più veloce e scorrevole lettura
 
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