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Floriterapia di Bach e alimentazione un perfetto connubio per la salute (Maurizio Lupardini) *

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La quasi totalità della popolazione mondiale al giorno d'oggi soffre di problemi legati ad una alimentazione non adeguata. Da una parte la malnutrizione, dall'altra la sovralimentazione che stringe in una morsa, non solo metaforica, la cosiddetta civiltà del benessere. Tra questi due estremi le statistiche dicono che circa il 40% delle persone pur potendo avere cibo adeguato sia in termini di qualità che di quantità vivono con questo un rapporto di odio-amore arrivando ad alimentarsi comunque in maniera disfunzionale. Ciò che scaturisce da questa iniziale riflessione è che il cibo da primaria fonte di piacere, quale esso era e deve rimanere, può divenire causa di malessere fisico e/o psichico.

Il peso in eccesso così come l'eccessiva magrezza, le difficoltà nel controllo dell'alimentazione, così come l'incipiente problema della gestione di quelle che vengono chiamate intolleranze alimentari, in una non trascurabile percentuale, sottendono ben più gravi problemi legati al fisiologico atto del mangiare. Solo per ricordane alcuni citiamo l'obesità, l'anoressia, la bulimia, l'ortoressia, il binge eating disorder e le allergie alimentari.

Tali difficoltà denotano una relazione con il cibo che possiamo definire "disfunzionale". Molto spesso, infatti, non è l'alimento ad essere dannoso per l'organismo quanto la relazione che l'individuo ha con il cibo. In una società come la nostra, dove non sembrano esservi materialmente limiti qualitativi e quantitativi alla scelta della "dieta perfetta", è la persona stessa che sembra punirsi facendo del suo regime alimentare il peggior nemico. In un mondo dove ogni cosa è "acquistabile" ciò che sembra non essere in vendita è proprio la libertà di scegliere come rapportarci al cibo.

Perché succede tutto questo? Come è possibile che una fonte di piacere quale il cibo possa mutarsi in una sorgente di dolore? Quale base eziologica è presente in un approccio dannoso all'assunzione di alimenti?
Una risposta univoca a queste domande ancora non è stata trovata e probabilmente la soluzione è ancora di là da venire. L’approccio corretto alle problematiche alimentari deve infatti essere per necessità "multifattoriale e cioè medico-biologico, psicologico e sociologico, mitico, storico, antropologico ed etnologico" (E. Costa et al. 2008). Deve inoltre tenere in evidenza le prime esperienze del bambino con il cibo. Nell'adulto la relazione con il cibo non mantiene che le vestigia della portata originaria che essa ha per il lattante. Per il neonato, infatti, il cibo non è ancora distinto dal proprio essere, dalla madre e dall'ambiente ed è possibile affermare che il mondo degli affetti, delle interazioni, delle relazioni viene via via a costruirsi proprio grazie al rapporto funzionale o disfunzionale che l'individuo in formazione stabilisce con ciò che lo nutre.

L'importanza associata ai primi gesti del nutrirsi, proprio in virtù della valenza simbolica e archetipica che questo porta con sé, diviene chiaro nell'espressione delle problematiche "adulte" legate al cibo. Molto spesso quest'ultime sottendono meccanismi di difesa che cercano di riconquistare i tempi e gli spazi del mondo infantile quale fonte di gratificazione di una "realtà" che non è in grado di fornire quelle immediate rassicurazioni personali.
Il termine relazione è quindi l'elemento cardine dove possono trovare origine problematiche legate al cibo, siano esse di minor rilevanza clinica ovvero di marcata gravità.

L'essere umano, come già affermato dal filosofo greco Aristotele, è un animale sociale e per vivere non può fare a meno di relazionarsi. Dapprima con se stesso, successivamente con il mondo a lui esterno, con gli altri, con la società. Una sana relazione con se stessi e l'altro, non può avere inizio se non vi è dapprima un dialogo con il proprio Sé: se non si ha coscienza di ciò che si è, degli obiettivi e delle personali potenzialità cosi come delle difficoltà e dei limiti che ogni essere umano porta come costrutto della propria persona.
Al giorno d'oggi però il dialogo sopra ricordato risulta irto di difficoltà proprio in considerazione del fatto che l'individuo, prima di interrogare se stesso, è portato ad ascoltare ciò che l'altro si aspetta dei lui. In questo modo ci si allontana da ciò che realmente si è, assumendo delle forme che falsificano il vero Sé e che fanno diventare l'essere umano un simulacro di modelli imposti dalla società presente.

In un periodo culturale e sociale dove il contenuto di ciò che si è, viene al secondo posto rispetto a come si appare, è naturale che sul corpo e attraverso di esso vengano a canalizzarsi e a manifestarsi i disagi interni che non riescono ad esprimersi altrimenti. Se il corpo diviene il bersaglio preferito di disequilibri psichici è logico aspettarsi, come in realtà avviene, che il cibo in quanto elemento che è in grado di modificare proprio l'aspetto fisico sia lo strumento con il quale cercare, molte volte in maniera disfunzionale, una illusoria soluzione a tali problematiche.

Il modo in cui ci si alimenta e ciò che si mangia è, infatti, strettamente correlalo alla cultura e all'epoca in cui si vive. Se da un lato i mass media espongono la civiltà d'oggi a tentazioni alimentari di ogni natura con immagini di bevande e cibi che "stuzzicano" il palato, dall'altra gli stessi canali propongono dei modelli di magrezza e di perfezione estetica e fisica difficilmente raggiungibili. Il corpo o meglio la sua immagine estetica, divengono uno strumento fragile su cui investire le più ampie aspettative di accettazione e riconoscimento personale e sociale ma nello stesso tempo dove vengono scaricate anche profonde problematiche emozionali.

Proprio questo stretto legame tra alimentazione e vita emozionale, che come abbiamo precisato in precedenza ha come base le modalità relazionali sperimentate durante la prima infanzia, è la causa principale del perché, in molti casi, le diete falliscono.
L’abbuffarsi o il rifiutare il cibo dipendono quasi sempre da un disequilibrio interno, da forme d'insicurezza, da stati di abbattimento del tono dell'umore, insoddisfazione, solitudine, stress, ansia, etc.. La vittoria nei confronti di una scorretta alimentazione deve, allora, necessariamente passare attraverso un riequilibrio dei sentimenti e delle emozioni che intervengono nella nostra relazione con il cibo. Solo attraverso un ordine interno nella nostra sfera affettiva ed emozionale saremo in grado di ridefinire a nostro vantaggio il rapporto con l'atto del mangiare.

Diviene allora indispensabile quando si vuole approcciare correttamente una problematica alimentare osservare e conoscere l'atteggiamento mentale con il quale il paziente affronta il suo rapporto con il cibo. Un aiuto che al giorno d’oggi non può essere sottovalutato visti i risultati ottenuti, viene dall'impiego, nella gestione delle problematiche legate al peso, del sistema terapeutico che prende il nome di Floriterapia di Bach. Tale forma d'intervento, individuata dal medico Gallese Edward Bach negli anni '30 è stata riconosciuta, a partire dagli anni '80, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, quale utile strumento per favorire il benessere dell'individuo. In ambito alimentare la Floriterapia di Bach ha permesso di intervenire sia in situazioni di difficoltà che di franca problematicità nei confronti del cibo consentendo al paziente di definire con chiarezza il suo rapporto nei confronti dell'alimentazione.


COS'È LA FLORITERAPIA DI BACH
II medico Gallese Edward Bach ( 1886-1936) fu il primo dell'era moderna ad individuare e sistematizzare le proprietà terapeutiche delle essenze floreali. Figura per molti versi leggendaria nel campo dell'immunologia, dell'alimentazione biologica, dell'omeopatia negli anni ‘30, scopri 38 rimedi ognuno dei quali corrispondente ad una specifica condizione di disagio quale ansia, insicurezza. paura, rabbia, aggressività, solitudine, preoccupazione eccessiva, gelosia e così via. Assunti oralmente sotto forme di gocce ovvero attraverso creme, questi preparati agiscono riequilibrando stati d'animo alterati o loro correlati somatici, inducendo un graduale ma profondo cambiamento nell'atteggiamento mentale e psicologico che la persona ha nei confronti della problematica presentata. In tal maniera non viene data attenzione solo al disagio o all'aspetto sintomatico della malattia bensì al paziente inteso nella sua globalità psicofisica.

Tale approccio al paziente e alla sua malattia è in accordo con quanto ormai da diversi anni la Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), una branca della scienza biomedica tra le più attente all'integrazione di nuovi e sempre più accurati mezzi diagnostici e terapeutici, interpreta la presa in carico della persona sofferente. Il modello scientifico della PNEI prevede, infatti, di cogliere l’individuo in una rete di relazioni integrando gli interventi terapeutici. Il termine impiegato per descrivere tale approccio è proprio quello di medicina integrata. Cosi come afferma Bottaccioli (2008) "non è mettere insieme più terapie non convenzionali giustapponendo saperi e strumenti, ma è vedere la persona nella sua interezza. E’ quindi un modo di guardare l’essere umano innanzi tutto nelle relazioni bidirezionali psiche-sistemi biologici".

Una corretta diagnosi/comprensione della malattia, oltre ad essere effettuata impiegando le più opportune indagini cliniche, strumentali e di laboratorio deve tener conto e mettere in primo piano come la persona vive quel suo stato di malessere. La prognosi sarà sicuramente diversa se un paziente sarà collaborativo e impiegherà ogni risorsa per cercare di guarire al confronto di un malato che ha ormai "tirato i remi in barca "mostrandosi con atteggiamento passivo alle cure prescritte dal medico. La floriterapia, così come la PNEI, pone il valore dell'atto medico quale pratica umana rivolta al benessere completo dell'individuo approfondendo la rete di relazioni tra la complessa psicobiostruttura dell’essere umano.
Un approccio terapeutico come quello floriterapico che tiene in considerazione la relazione medico-paziente-malattia e che ha come primo obiettivo il recupero dell'ordine interno del paziente stesso, perseguito attraverso la consapevolezza del disagio psicoemozionale di quest'ultimo, offre enormi possibilità d'intervento sia in termini preventivi che terapeutici. La floriterapia quindi in un momento storico nel quale la medicina sembra riappropriarsi del bagaglio umanistico che sottende un corretto atto medico viene presa in considerazione quale strumento terapeutico valido e aderente al concetto olistico di cura.

LA FLORITERAPIA NELLE DIFFICOLTÀ LEGATE AD UN PERCORSO DI RIEDUCAZIONE ALIMENTARE : LA DIETA.
Come prima accennato molte, se non quasi la totalità, delle difficoltà legate al mantenimento o al ripristino di una corretta igiene alimentare sottendono origini di natura psicoemozionale. Nel presente lavoro affronteremo essenzialmente quelle problematiche che possono sorgere quando una persona si accinge a modificare un assetto alimentare apprestandosi a "seguire una dieta" descrivendo alcuni fiori di Bach che si sono rilevati particolarmente utili nel l'affrontare e gestire ad esempio la cosiddetta "fame nervosa", l'inizio di una nuova dieta, il blocco del peso, la difficoltà a non ricadere in vecchie e deleterie abitudini, etc..

Le situazioni elencate pur non arrivando a forma di franca e grave patologia sono sicuramente quelle di più frequente riscontro da parte dell'operatore sanitario nei confronti di chi a lui si rivolge per "ridefinire" il rapporto con il cibo. Per quanto attiene ai Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA). proprio in considerazione della loro complessità diagnostico-terapeutica, verranno trattati nello specifico in una prossima pubblicazione.


L'INIZIO DELLA "DIETA" CON LA FLORITERAPIA
I cambiamenti della vita più o meno definitivi, più o meno importanti, chiedono all'individuo uno sforzo di volontà per abbandonare vecchie modalità comportamentali ed acquisirne delle nuove. Una nuova situazione affettiva così come un viaggio o una vacanza necessitano sempre di una benché minima ridefinizione del proprio campo d'azione. Scegliere di voler iniziare una dieta non è da meno. Il nuovo regime alimentare, porta con sé una differente consapevolezza di ciò che si è e del percorso che si vuole intraprendere per arrivare agli obiettivi prefissati. Un approccio diverso nei confronti del cibo, richiede sempre un notevole investimento di impegno e progettualità. Tale impegno assorbe un considerevole quantum di energie. Queste, intatti, sono orientate a favorire il distacco da dannosi schemi, abitudini fisiche, ambientali e psichiche legate al cibo e, nello stesso tempo, facilitare l'acquisizione di nuovi comportamenti alimentari. La tentazione di ritornare sui propri passi, pur di non rinunciare alle pseudo-rassicuranti abitudini, è forte.

In questi casi il fiore WALNUT(Juglans regia - Noce) aiuta nel passaggio da una precedente situazione ad un'altra. Il Noce è un albero grande e maestoso con il tronco robusto e una chioma folta che protegge, con la sua ombra, chi vi trova riparo. Il senso di protezione che l'albero del Noce evoca, anche in termini simbolici, è ciò che lo rende cosi importante nelle situazioni in cui la persona vuole o è costretta a cambiare ed avverte la necessità di proteggersi da "interferenze esterne" che si intromettono/oppongono alle decisioni prese. WALNUT porta con sé un forte potenziale orientato al cambiamento e alla trasformazione. Facilita la reazione di adattamento ad ogni situazione nuova della vita. Rafforza la determinazione e mantiene ciò che si è deciso per il proprio benessere personale. WALNUT è indispensabile soprattutto all'inizio di una dieta in quei casi in cui il paziente si dimostra titubante, ovvero sente che alla decisione di modificare le proprie abitudini alimentari oppone ostacoli, consci o inconsci, che rendono difficile l'intraprendere un percorso rieducativo alimentare. Lo Juglans Regia (WALNUT) è quindi utile all'inizio di una dieta sia per mantenere la determinazione ad andare avanti sia anche per evitare che i diversi consigli gratuiti fomiti da parenti o amici in merito al tipo da alimentazione da seguire, devino l'interessato da un vero piano di rieducazione alimentare studiato per lui e aderente ai suoi bisogni nutrizionali.

In alcuni casi può essere necessario associare a Walnut il fiore CENTAURY(Centaurium umbellatum - Centaurea - Cacciafebbre). La pianta dove nasce questo fiore, può essere alta dai 10 ai 50 cm, con un fusto eretto e quadrangolare. Presenta una rosetta di foglie alla sua base, delle foglie di forma oblunga con una fitta fioritura a mazzetti di colore rosso o rosa con calice di forma tubulare ed una corolla con cinque petali. Cresce essenzialmente in campi asciutti ed in radure nelle zone montane e marittime fino ai 1300 metri. Il rimedio è indispensabile in chi, pur iniziando la dieta con le migliori intenzioni, riesce con difficoltà a mantenere le decisioni prese. CENTAURY è per chi non riesce a resistere a lungo alle tentazioni perché si lascia trascinare dagli inviti alle "libagioni" di amici e parenti. Ciò deriva dalla loro tendenza ad essere facilmente influenzabili e quindi a dimenticarsi dei personali propositi. E’ classico di queste persone accondiscendere, per eccessiva remissività, a mangiare o a bere in situazioni conviviali, anche controvoglia, in maniera sproporzionata a quanto dovrebbero. Questi possono arrivare a sperimentare forti sensi di colpa per il loro atteggiamento ma la loro determinazione è così debole da soccombere al confronto con gli altri. Il fiore dona alla persona una maggiore sicurezza interiore e, soprattutto, facilita il processo di autonomia consentendo di essere maggiormente consapevoli e fermi nelle scelte prese e soprattutto non più dipendenti dalle richieste altrui.

In alcuni casi anche se si è fermi e convinti nella propria decisione di intraprendere un nuovo percorso alimentare può capitare di essere sul punto di "rovinare tutto". E’ una sensazione di tensione interna molto forte. E’ come se una forza spingesse la persona fino ai confini di una situazione che, se lasciata andare, può diventare dannosa per la propria persona. La coscienza di ciò che potrebbe accadere, se si mettessero in atto i propositi presenti nella mente, è un qualcosa che va contro la propria persona. "È il classico caso del paziente che dice "sa dottore ho fatto ciò che lei mi ha detto per tutta la settimana, ma quando sono uscito con gli amici ho iniziato ad assaggiare il cibo qua e là e non mi sono più riuscito a fermare. Ho rovinato in poche ore tutto ciò che ero riuscito a fare per me".

In questi casi il rimedio da prescrivere è CHERRY PLUM (Prunus cerasifera - Mirabolano - Visciola). Ciò per riequilibrare lo stato di apprensione interna che è presente nel soggetto. CHERRY PLUM è un bellissimo albero cespuglioso dai luminosi fiori bianchi. In Europa è il primo albero che fiorisce ed è possibile osservare la prima fioritura anche a partire dalla metà di febbraio. Il rimedio agisce in particolar modo nelle situazioni in cui il paziente sente di essere ad un passo dal perdere il controllo. CHERRY PLUM diviene il fiore da prescrivere nelle situazioni sopra ricordate e soprattutto nei casi in cui il cibo è vissuto come se fosse una ''droga" della quale non si può fare a meno e se ne abusa fino a distruggersi nel corpo e nella mente. Il Prunus Cerasifera si rileva un insostituibile alleato per tutte quelle persone che tendono a sopprimere le loro emozioni (impulsi) fino a quando avvertono la sensazione di essere arrivati sul punto di scoppiare. In questi casi è di certo più salutare "cedere alla tentazione" senza perdere il controllo della situazione, piuttosto che trattenere ogni impulso e andare in pezzi. Le persone che necessitano di CHERRY PLUM sono tendenzialmente molto controllate in quanto hanno paura a lasciarsi andare e si sforzano continuamente di trattenere le proprie emozioni. Ecco  allora che una piccola cessione ad una tentazione alimentare può causare la "rottura" di questo ipercontrollo arrivando a veri e propri eccessi con caratteristiche bulimiche. Tale comportamento può associarsi ad altri comportamenti, altrettanto negativi per la persona, quali la smodata assunzione di alcool, fumo o altre sostanze voluttuarie. In tutti questi casi, e in chi ha difficoltà a comprendere che uno sgarro alla dieta non significa necessariamente dover perpetuare nell'errore, CHERRY PLUM esplica un'azione di scarico di tensione a favore di un equilibrato controllo del proprio comportamento.

Nei casi in cui non si riesce a controllare l'impulso alle "abbuffate "Cherry Plum può essere associato a ROCK ROSE
(Helianthenum nummulariurn - Eliantemo), un altro fiore dei 38 rimedi del dott. Bach. ROCK ROSE è un fiore costituito da un calice e da 5 petali di color giallo-oro. Preferisce crescere nei prati, nel sottobosco e in luoghi rocciosi fino a 1800 metri d'altitudine. E’ un fiore che si apre solo alla luce del sole.
Se volessimo scomporre il meccanismo della "grande abbuffata"sarebbe schematicamente possibile dividerlo in due parti: la prima, tipica di CHERRY PLUM dove predomina la paura di perdere il controllo della situazione (es.: "sono sul punto di cedere… Se lo faccio so che non riuscirò a fermarmi e mangerò tutto"). La seconda, caratteristica di ROCK ROSE, dove ormai si è passati all'azione in maniera però caotica e senza una finalità. La persona può arrivare ad ingurgitare ogni cosa in diverse quantità senza un ordine o una regola. E’ questo un atteggiamento auto aggressivo, agito attraverso l'atto del mangiare, che molte volte sottende tensioni che nulla hanno a che fare con il cibo ma che di questo si "nutrono "e trovano un disfunzionale "sfogo emotivo". I fiori maggiormente indicati in molte situazioni di dipendenza psicologica dal cibo quando sembra che non sia possibile "vivere" senza assumere un determinato cibo, sono il già conosciuto CHERRY PLUM e anche RED CHESTNUT (Aesculus carnea - Ippocastano rosso).

RED CHESTNUT
definito la "pianta rustica"è un grosso albero alto tra i dieci e i 30 metri. Il tronco, dalla corteccia rosso brunita (da cui il nome Ippocastano rosso) è piuttosto corta e, molto spesso, contorto. Il fiore ha un corto calice e petali clavati con una frangia di colore rosa intenso o chiaro. La fioritura si ha nel periodo aprile - maggio. L'Aesculus carnea e il fiore classico per modulare l'ansia che prende la persona quando all'inizio di una dieta "sente" che senza quel cibo non è possibile stare. La classica frase è "se lei mi leva la pasta io non saprei proprio come fare" oppure "mi tolga tutto ma la cioccolata proprio no. Non riesco proprio ad immaginarmi di poter stare senza".
All’inizio di una riabilitazione alimentare, soprattutto in quegli individui che hanno fatto dell'alimentazione un'espressione del loro modo di essere, è difficile "staccarsi" da uno o più alimenti (es. : carboidrati). Quell'alimento è diventato parte della persona: vive in simbiosi con lui e senza di esso non è possibile andare avanti. Oggigiorno tale coazione all'assunzione di un particolare alimento e conosciuta come food craving. Questo è un intenso desiderio di consumare un cibo specifico al di là del senso di fame. I cibi che più frequentemente danno questo tipo di compulsiva assunzione molto spesso sono quelli con alti livelli di glucosio, come il cioccolato, le creme dolci ovvero tutte quelle sostanze o alimenti che contengono alte percentuali di zuccheri raffinati. La coppia CHERRY PLUM e RED CHESTNUT agisce riducendo il senso di compulsione nei confronti degli alimenti "proibiti" e nello stesso tempo aiutando il paziente nel processo di disassuefazione dall'/dagli alimento/i.

Diversa è la sensazione di chi dice di avere la "fame ansiosa". E’ quella fame che non ha delle basi biologiche, ma chi l'avverte si sente inquieto, apprensivo come se avesse "un buco allo stomaco" che non riesce a colmare e procura ansia e costante tensione emotiva. E’ la classica persona che cerca di placare lo stress mangiando. In questi casi MIMULUS(Mimulus guttatus - Mimmolo giallo), piccola pianta erbacea che cresce ai bordi delle strade o dei torrenti di montagna, preferibilmente in luoghi umidi, rappresenta il rimedio adeguato. Nonostante il suo aspetto delicato ha delle forti radici che lo mantengono ben ancorato al suolo. Il MIMULUS trova la sua miglior espressione nei casi in cui un comportamento alimentare errato origina da situazioni di disagio emotivo che facilitano l'assunzione continua, anche se a volte in piccole quantità, di cibo quale strumento per gestire o sfogare la "tensione accumulata". Le  riunioni d’ufficio, gli incontri sociali con persone non conosciute cosi come tutte quelle situazioni che pongono la persona a sostenere il giudizio altrui vengono in alcuni casi gestiti con continui "stuzzichini" che "tengono occupata la mente e non fanno pensare a quello che sta succedendo". In questi casi MIMULUS placa lo stato di "nervosismo" sotteso a queste situazioni rimodulando così un approccio alimentare orientato non a soddisfare il palato bensì a gestire situazioni di c.d. "fobia sociale". Il Mimolo giallo si rileva molto utile anche nei casi di somatizzazioni dell'ansia legata alle situazioni sopra ricordate o ad altre di pari intensità emotiva. Nel periodo adolescenziale MIMULUS aiuta i ragazzi ad uscir fuori dallo stato d'ansia e dall'insicurezza tipica di questo periodo senza che essa venga mascherata e gestita attraverso un’alimentazione eccessiva ma soprattutto errata qualitativamente (es: fast food, junk food, etc.).


Si è visto come l'approccio ad un'alimentazione corretta ed equilibrata, sia il risultato di una relazione sana con il cibo conseguenza di un dialogo interiore chiaro e, soprattutto, comprensibile a se stessi. La tendenza ad alimentarsi in maniera inadeguata come abbiamo già in precedenza sottolineato, nasce ed è sostenuta, nella quasi totalità dei casi, da disagi interni all'individuo che spingono a cercare nei "piaceri" o meglio "dispiaceri" della tavola, quelle sicurezze e rassicurazioni che difficilmente il quotidiano sembra donare.
Lavorare sulla sfera emotiva ed affettiva diventa allora un imperativo nonché il primo intervento da attuare per sostenere o riacquistare quell'indispensabile consapevolezza per avviare una nuova definizione delle nostre abitudini alimentari. Sulla consapevolezza agisce proprio il sistema del dott. Edward Bach chiamato da lui stesso floriterapia.

I fiori operando sulla consapevolezza, sulla coscienza e sulla comprensione di sé stessi e su come l'individuo si rapporta con il cibo, contribuiscono a dare il giusto significato all'alimento. Questo allora non diviene più una prigione dalla quale liberarsi né un amante bramato del quale non se ne può fare a meno e si eccede nel volerlo. Il cibo, e l’atto di alimentarsi, non diviene più l'elemento sul quale confluiscono disagi psico-fisici di diversa natura ma toma ad acquisire il ruolo di nutriente del corpo e della mente, dell'anima e della persona. I fiori che abbiamo ricordato sono un esempio di come anche in situazioni che, pur non definendo patologiche, possono creare situazioni di disagio che alterano in maniera significativa la qualità della vita di una persona. L'impiego della floriterapia nell'alimentazione ovvero nelle problematiche alimentari potremmo dire che agisce operando in maniera "eziologica". La floriterapia non conta le calorie ma tiene invece in massima considerazione le risonanze affettive legate al cibo e all’alimentazione (M.E.Campanini. 2008). È con queste che si deve avviare il dialogo affinchè ciò che ci nutre non sia un nostro nemico bensì quell'amico, che sin dai primi vagiti ci "coccola" e ci accompagna nel lungo viaggio della nostra vita. Nei prossimi articoli affronteremo gli altri periodi legati ad una rieduca/ione alimentare descrivendo di volta in volta i fiori che hanno ricevuto maggior credito per la gestione delle problematiche affrontate.


*Dr. Maurizio Lupardini
Medico-Chirurgo Specialista in Psichiatria – Psicoterapeuta
Docente dell’Accademia Internazionale di Nutrizione Clinica (A.I.Nu.C.), dell’Associazione Medica Italiana di Floriterapia (A.M.I.F.) dell’Associazione Italiana di Omotossicologia e Terapie Integrate (A.I.O.T.)
Articolo tratto da Armonia e Salute Naturale - Maggio - Giugno 2010


 
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