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Willow - Il perdono (Antonio Pérez Sicilia)

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"Per coloro che hanno sofferto a causa delle avversità o della sfortuna e trovano difficile accettarlo, senza lamentarsene e senza provare risentimento, poiché giudicano la vita in base al successo. Sentono di non avere meritato una prova così grande, lo trovano ingiusto e ne sono amareggiati. Spesso accade loro di provare un interesse minore verso quelle cose della vita che prima facevano loro piacere." Edward Bach.

È difficile classificare approssimativamente le 200 varietà di Salice che crescono in Europa, poiché l'impollinazione reciproca rende confusa la definizione dei limiti tra le distinte specie. Il Salix vitellina ha foglie lanceolate verde scuro ed è facile da riconoscere per i suoi rami di colore giallo tuorlo d’uovo. Il nome latino di specie, "vitellina" significa "come il tuorlo."

Come tutte le specie di salice è dioica, che vuol dire che esistono esemplari di entrambi i sessi. È di crescita rapida traboccante di vitalità. Basta solo mettere dei rami tagliati nel suolo affinché mettano radici. Nonostante ciò, muore tanto rapidamente quanto cresce. Il legno pallido e soffice marcisce con facilità lasciando dietro sé tronchi nei quali si annida una variopinta fauna.
Secondo Culpeper è univocamente lunare. Sotto il segno dell’astro più prossimo alla Terra si inquadra tutto quello che cresce e muore rapidamente, tutta le cose morbide, putrefatte, flessibili, acquose e ricettive. Sono "lunatici" i posti paludosi, i bordi dei fiumi e le fonti dove cresce il genere Salix, (dal celtico sale = prossimo, iris = acqua). I suoi rami con cui si fabbricano ceste di vimini, flessibili e carenti di durezza saturnina, sono anch'esse "lunatiche".

Il Salice, come albero lunare, appartiene alla dea Bianca, la dea delle fonti e della Luna, governatrice del destino. La mitologia relaziona questo albero con la dea dei defunti, Perséfone, con la terribile malefica Hékate e con le naiadi, ninfe delle fonti, fiumi e laghi che, come figlie del mondo sotterraneo conservano la porta dell’Ade, l'entrata verso il grembo della madre Terra che è fonte di vita e di morte. In epoche arcaiche si credeva che i tenebrosi e nebulosi posti dove crescono i salici fossero le zone di transito al mondo sotterraneo, la frontiera tra il mondo dei vivi ed il mondo dei morti, e la dimora prediletta dei fantasmi.
È anche l'albero delle streghe. Questa associazione diventa palese nelle parole inglese wicker (vimine), wicked, (perverso), e witch (strega). Il Salice rappresenta la quinta lettera dell'alfabeto celtico degli alberi che è il numero della dea delle streghe che dirige il suo regno con un scettro fatto di legno di Salice.

Da sempre è stato messo in relazione con il lutto, la morte, la separazione e la malinconia. Attraggono i suicidi e le persone disgustate della vita. Si dice che Giuda si impiccò ad un Salice, e che da allora i salici sono vuoti. Gesù Cristo fu frustato con bacchette di vimini prima di essere crocifisso. Questo causò tanta tristezza all'albero che lasciò appendere i suoi rami trasformandosi così nel Salice Piangente. Nel linguaggio dei fiori si conferma questo aspetto triste: "Le persone che portano foglie di Salice indicano che sono sole ed abbandonate" dice Hätzlerin, suora di Augsburgo. In Gran Bretagna, la collocazione di un ramo nel cappello simbolizza l'amore non corrisposto. Si regalano rami come segno della fine di un amore.
Edward Bach intuì le associazioni qui descritte trovando nei fiori di Salice un rimedio per le persone solitarie ed amareggiate che si considerano "vittime del destino". L'essenza Willow aiuta a liberarsi dall’attestato di vittima ed assumere la piena responsabilità del proprio destino.

Questo albero estrae poderose forze vitali dal sottosuolo e le conduce verso la parte superiore. Con la stessa forza assorbe anche il fuoco astrale delle altezze cosmiche e lo trasporta in un impetuoso ed abbondante processo di fioritura in primavera. Neanche i fiori sperano che si aprano le verdi foglie. Nel Salice ha luogo, quindi, un confronto tra gli elementi superiori ed inferiori, tra il fuoco e l'acqua. In questo campo di tensioni costituito per l'acquoso fresco e l'infiammabile processo di fioritura nasce a livello biochimico la salicina.

La salicina che è una glucoside idrosolubile, è prodotta da varie piante (ulmaria o regina dei prati, betulla dei pantani), nelle quali si accordano un'intensa fioritura con una fresca umidità. La salicina sembra captare il fuoco dei fiori e ristabilire l'equilibrio tra entrambe le tendenze. Nel microcosmo umano la salicina che si converte in acido salicilico nel corpo umano (una specie di aspirina naturale), svolge un ruolo simile a quello che ha nella pianta: mantiene il caldo aumentando la febbre ed eliminando l'acqua in sudore e l’urina. Come già notava Ippocrate, la febbre traduce la lotta tra la vita e la morte. È il fuoco mediante l'Io Superiore cerca di tornare a recuperare il dominio sul corpo e l'anima affinché l'essere umano possa proseguire la sua missione nella Terra e compiere il suo karma, compiere il suo destino.

Edward Bach non era interessato all'azione dell'acido salicilico che mantiene il processo del fuoco. Al contrario, quello che gli interessava era la forza cosmica del fuoco contenuta nei fiori, capace di affrontare con tanto vigore l'acquoso fresco. I preparati potenziati del fiore del Salice sono capaci di liberare le anime amareggiate e risentite che si trovano catturate nell'oscuro inferno della dea del destino, Hékate. A Bach dovette costare uno sforzo molto grande strappare alla dea o, detto in altre parole, agli strati profondi dell'inconscio, il segreto del fiore di Willow.
Gli estratti di Salice si impiegavano anticamente non solo per uso interno. Frequentemente i dolori e le malattie tra i rami erano legati o inchiodati al tronco del Salice. Si credeva possibile trasferire i noduli gottosi dei malati ai nodi che presentava il tronco di questo albero.

Inconsciamente si riconosceva la dimensione spirituale di questi disturbi, intuendo che la gotta ed i reumatismi potevano essere relazionati con la mancanza di caldo spirituale mentre il dolore lombare con i pensieri negativi. L'albero, con la sua corteccia amara, tollera meglio l'amarezza ed il freddo rispetto ad una persona. Si restituiva alla dea nera quello che era suo.

La persona che ha bisogno dell'essenza Willow sarà pieno di RISENTIMENTO, piena di amarezza accumulata con giustizia o senza durante la vita. Costruisce disposizioni che portano a succhiare e vampirizzare gli altri. Vampiri fisici, psicologici, energetici... rinnegati. Si autocompatiscono. Alcuni sono autentici guastafeste. Le vittime delle circostanze, della vita, della società, della famiglia. NON ACCETTA il proprio destino, non accetta il suo karma, questo lo porta a gettare tutte le colpe lontano da se stesso. È la polarità opposta rispetto a Pine. Non riconosce mai il suo errore, sono molto difficili da trattare. È il contrario del tipo Wild Rose che presenta l'accettazione della vita.

I lamenti saranno il suo maggiore divertimento. Si lamenta di tutto e di tutti. "Gli altri hanno la colpa del fatto che io non agisca". Non c'è autocritica, non hanno mai niente a che vedere con le cose brutte che li toccano. Vive sempre male: "Come mai succede questo a me?" Sempre di cattivo umore. Molto intollerante, tira la pietra e nasconde la mano. Incapace di vedere il lato buono delle cose. Esige ma non dà niente in cambio. Diffusori di discordia.
Possono mantenere la loro collera repressa, taciuta o avere la bocca piena di amarezza attraverso le proprie parole. Può essere un risentimento accumulato non manifesto: "Giriamo pagina, quella persona per me oramai non significa assolutamente più niente e punto" oppure un risentimento permanente: "quando rubarono l'eredità a mio nonno, la mia famiglia cadde in disgrazia, io naturalmente non perdono né non li perdonerò mai. Sono stati molto cattivi, per colpa loro mio nonno morì di tubercolosi nel letto,......." Sono risentiti che la vita li abbia trattati tanto male, domandandosi che cosa hanno fatto per meritare tale durezza. Si rinchiudono nell’autocompassione, brontolano, si lamentano o si arrabbiano e quando le cose vanno male risulta loro difficile vedere l'aspetto positivo, perdonare e dimenticare. Quando l'avversità li travolge, la girano verso loro stessi continuando ad imputridirsi, provocando bellicosità e generando un atteggiamento di "povero me, nessuno si preoccupa per me, nessuno mi vuole, tutti mi disprezzano." Si sentono trattati molto male ed amareggiati ed incolpano gli altri, il tempo o le circostanze della loro sfortuna.
- Convinciti che sei impotente (Pensa di non aver scelta di quello che sta succedendo)
- Gioca ad essere incapace (Questo è molto importante. Devi convincerti che non c'è assolutamente niente che tu sia capace di fare per migliorare la tua situazione. Si sommano punti ogni volta che hai successo nel convincere un'altra persona che questa è la verità.)
- Trova qualcuno o qualcosa da incolpare (Qualunque persona o cosa servirà. Qui avete alcune scelte che sono popolari: marito, moglie o amante, figlio o figlia, capo, educazione ricevuta, sfortuna, incidenti, Governo, Dio (da non confondere questi ultimi due).
Lamentati (Preferibilmente con qualcuno che non si trovi nella posizione di poterti aiutare. Annotati un punto per ogni volta che riesci ad ottenere che si mostri in accordo sul fatto che ti hanno imbrogliato. Quando hai dominato l'arte del lamento se è di gradimento puoi avanzare al lamento persistente, (in occasioni chiamate insistenti), e segnati un bonus.)
- Vocabolario della vittima
Per aiutarti ad essere una vittima credibile bisogna imparare a memoria queste frasi ed usarle tanto spesso quanto sia possibile. Aiuteranno anche a riconoscere altre vittime tue gemelle appena le vedi. Così potete competere per decidere chi la maggiore vittima è.
"Lui (lei, loro), mi fece...",
"Se tu avessi avuto la vita che io ho avuto io... ",
"Se avessi avuto le opportunità che tu hai avuto...",
"Nessuno ti regala niente in questa vita.",
"Dopo tutto quello che io ho fatto per te...",
"Con la fortuna che ho, questo non mi sorprende... ",
"Non è terribile il modo in cui la gente...",
"Non so che cosa io ho fatto per meritare questo. ",
"Suppongo che dovrò sopportarlo."
- Fai in modo che quelli che ti circondano si sentono colpevoli (Questa strategia è tanto profondamente soddisfacente che si può considerare anche una specie di premio di consolazione per essere un martire. )

Se il tuo martirio include nell'isolarti dalla specie umana e, per questo, non c'è nessuno a intorno a te, prova con:
- Sentiti tu colpevole (Si tratta di sentirti colpevole per una delle seguenti cose: essere un cattivo coniuge, amante, padre, figlio, figlia, amico, esempio, etc., qualunque cosa che hai fatto nel passato, qualunque cosa che stai pensando o sentendo ora, essere vivo.)

Questa predisposizione Willow si rispecchia a livello sociale e rimane manifesta nel seguente racconto:
" Questa è la storia di quattro persone chiamate Ognuno, Qualcuno, Ciascuno, Nessuno. C’era un lavoro importante da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno l’avrebbe fatto. Ciascuno avrebbe potuto farlo, ma Nessuno lo fece. Qualcuno si arrabbiò perché era un lavoro di Ognuno. Ognuno pensò che Qualcuno poteva farlo, ma Nessuno capì che Ciascuno non l’ avrebbe fatto. Finì che Ognuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ciascuno avrebbe potuto fare."
Se veramente si vuole guarire questa autentica follia che ogni essere umano ad un certo punto nella vita vivrà, e se si vuole aiutare le altre persone, semplicemente deve essere somministrata l'essenza Willow, così dolce e sottile recupera questa eterna lontananza che si percepisce del Sé Superiore, del mondo spirituale trasformando la descrizione precedente e ritrovando una profonda autocritica, una assunzione di senso di colpa,  un perdono degli altri, il perdono di sé e la piena responsabilità di una libertà autentica.

Una citazione di Leone Tolstoy ha rivelato l'aspetto divino che Bach trovò in detto fiore:
"Colui che realmente conosce Dio non ha bisogno di perdonare suo fratello. Deve solo perdonare sé stesso per non avere perdonato prima."

Tra questa essenza e l'essenza di Pine si ha quell'autentico cammino karmico dell'umanità nel suo insieme e il percorso karmico di ciascuna individualità e destino. Il cammino dell'evoluzione dell'Universo è nato tra la colpa ed il perdono:
La colpa come forza educativa.
Il perdono Come forza che trasforma.

La strada tra la colpa ed il perdono è quella di Cristo. Cammino che mostrò all'umanità nelle sue parole:
"Quando giunsero al luogo detto Calvario, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno".Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte." Luca 23, 33-34

Nel libro "Il senso nascosto del perdono" di Prokofieff, nel capitolo III: "Sette esempi di perdono", il secondo esempio menziona un'esperienza dello psichiatra nordamericano George G. Ritchie scritto nel suo libro "Il Ritorno del Futuro." Il tema principale di questo libro è un'esperienza ultrasensioriale che ebbe l'autore alla fine di 1943 nel campo militare in cui, come recluta di venti anni, fu addestrato per la sua successiva partecipazione, (tra le fila dell'esercito americano), nella II Guerra Mondiale.
"E' successo a Maggio a 1945, alla fine della guerra, quando Ritchie fu inviato come parte di un gruppo di medici in un campo di concentramento nazista che era stato liberato proprio in quel momento, nel territorio tedesco, non molto lontano da Wuppertal, per prestare urgente aiuto medico ai prigionieri che erano stati trovati lì. Migliaia di persone provenienti da alcuni paesi europei, molti dei quali ebrei, erano sul punto di morire di fame. Per molti era inutile qualsiasi aiuto. Così nonostante tutti gli sforzi medici e l'incremento di alimentazione, la gente continuava a morire tutti i giorni. Quello che Ritchie visse come testimone nel campo, fu più terribile di tutte le esperienze della guerra.

Lì incontra Wild Bill Cody. Non era il suo vero nome, era chiamato così a causa della stupidità dei soldati americani. Era di origine ebrea polacca, ma George Ritchie non potè decifrare il suo vero nome nei documenti e lui non riusciva a ricordarlo. Tuttavia, dall'inizio quello che lo commosse fu il fatto assolutamente incomprensibile che, rispetto al resto dei prigionieri del campo (la maggior parte dei quali non riusciva a camminare) Bill Cody era differente: "La sua postura era eretta, gli occhi lucidi, la sua energia instancabile. E mentre parlava cinque lingue differenti ed era una specie di interprete informale nel campo, il suo aiuto per ordinare le carte e documenti e scoprire le identità dei vivi e dei morti era indispensabile. Tuttavia, lo stupore di Ritchie diventò ancora maggiore quando venne a sapere del modo in che Bill Cody lavorava. Questo è quello che scrive: "Malgrado Bill Cody lavorasse dalle quindici alle sedici ore giornaliere, non dava segni di stanchezza. Mentre il resto di noi cadeva dalla stanchezza, a lui la forza sembrava aumentare, "Abbiamo ancora tempo per questo vecchio", era solito dire, "che ha sperato tutto il giorno di vederci." La compassione per quei prigionieri brillava sul suo viso ed a quell'ardore io accorrevo nelle mie ore più buie."

In breve, George Ritchie fu incapace di trovare un'altra spiegazione per quelle eccezionali forze fisiche e spirituali di Bill Cody che dispensava agli altri prigionieri, che dovevano passare un po' di tempo lì. Che grande dovette essere il suo stupore quando scoprì tra i documenti di Bill Cody che sono stati conservati negli archivi che questo uomo aveva passato già sei anni nel campo. "La mia perplessità fu enorme, quando i documenti di Bill ci furono presentati e ci siamo resti conto che era stato in Wuppertal da 1939! Per sei anni, aveva vissuto nella caserma senza aria e piena di infezioni e malattie, come tutti gli altri, senza il minimo danno fisico o mentale.  E forse più sorprendentemente, tutti i gruppi nel campo lo considerava un amico. Era quello che arbitrava tutte le liti tra i carcerati. Solo dopo aver trascorso un paio di settimane Wuppertal, mi resi così conto della singolarità di un posto dove i prigionieri delle differenti nazionalità si odiavano tra loro tanto quanto odiavano i tedeschi." E nelle moltissime situazioni di conflitto acuto che sorgevano continuamente nel campo ed oltre i suoi limiti... "Di nuovo era Bill il nostro gran mediatore", scrive Ritchie, "ragionando coi differenti gruppi e consigliando il perdono."

Per un bel po 'di tempo l'enigma di questo uomo singolare era rimasto senza soluzione per George Ritchie, finché un giorno, in risposta ad una osservazione su quanto fosse difficile da dimenticare per qualcuno che ha sopportato la prigione e tutti gli orrori di un campo concentramento, e il dolore per le perdite dei famigliari nei campi, Bill Cody finalmente raccontò la propria storia.

Questo breve episodio è veramente uno dei più significativi sul potenziale potere che ha il perdono.
Da questo atto di perdono uscì tutta la forza che gli permise di vivere tutti quegli anni nel campo di concentramento e guarire il suo ambiente, per quanto possibile. Questo impulso a ricordare di riparare il danno fatto nel mondo. Il perdono non consiste nel ripristinare un eventuale danno, ma chi perdona fa qualcosa per riabilitare il danneggiato. Dare tanto amore e bontà nel mondo che è stato portato via dal male che abbiamo fatto. Ovviamente non significa essere stupidi.

Le seguenti parole sono il protagonista maschile del film "American Beauty", dopo la sua morte, quando è stato colpito alla testa:
"Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, ma è difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme ed è troppa. Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare e poi mi ricordo di rilassarmi e smetto di cercare di tenermela stretta. E dopo scorre attraverso me come pioggia e io non posso provare che gratitudine per ogni singolo momento della mia piccola, stupida vita. Non avete idea di cosa sto parlando, ne sono sicuro, ma non preoccupatevi.. Un giorno, l'avrete... "
Dopo tutta questo risulterà facile capire che solamente le forze del perdono possono nascere dall'Io Superiore, ma questo Io divino deve avere infinita pazienza con suo figlio, l'ego o Io inferiore che necessita di sbagliare, peccare, ammalarsi e morire per imparare a raggiungere per la sua propria individualità e consapevolezza del mondo divino interiore.
Se l'Io inferiore non sbagliasse che bisogno avrebbe di perdonare l'Io superiore?
Se l'umanità fosse perfetta dalla sua nascita che necessità avrebbe Dio di perdonargli qualcosa?
Se la persona fosse perfetta dalla sua nascita cosa potrebbe creare?
Il gran poeta e scienziato Goethe commentava che ogni notte doveva fare un atto di coscienza e perdonarsi altrimenti non poteva dormire.

Archetipicamente Pine e Willow si riflettono nel mistero del Gólgota. Cristo, l'archetipo dell' Io Superiore dell'umanità, carico di tutti i peccati dell'umanità e attraverso il simbolo della crocifissione e del perdono guarisce l'Umanità e trasforma l'amore individuale e pieno di ego in amore e libertà incondizionata. Insegna ad amare il nemico, a trovare la bellezza nel brutto, il bene nel male, la verità nella falsità della vita là dove sembra esistere solo la morte.
Cristo dice:
"Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno."

Angelus Silesius, un predicatore del Medioevo, aveva molto chiaro il riferimento a Cristo:
"Non sarai mai dal male redento, se la Croce del Gólgota non è in te eretta."
Davvero qui si nasconde una verità universale del mondo divino per coltivare la pazienza coi simili e l'evoluzione dell'umanità, la Terra e l'Universo. Solamente l'Io Superiore ha la forza, la volontà per potere perdonare. L'Io inferiore non è mai cosciente delle sue malvagità, dei suoi peccati e dei suoi errori, se lo fosse non li farebbe!!!!!!!.

Quale essere umano sano di mente farebbe del male al suo simile se sentisse il dolore che gli causa?
Un altro messaggio importante lo contiene la preghiera universale del cristianesimo, la fiducia assoluta del mondo divino nella sua creazione umana:
"E rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori"
Tanto potere ha concesso Dio al genere umano?
Concludo col prezioso messaggio che segue, molto risanatore:
"Non condannate direttamente un altro. Abbiate pietà.
Scusatelo. Perdonatelo. Pensate alla propria colpa.
Se ognuno conoscesse l'altro, tutti perdonerebbero facilmente
E in ogni cuore; non ci sarebbero più orgoglio né superbia."
Hafiz

"Non si può condannare nessuno, senza prima essere stato nella sua situazione."
Il Talmud


Articolo tratto dal sito www.laredfloral.com - Liberamente tradotto da Antonella Napoli




 
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