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Alleviare e guarire il dolore (Impatiens 1/3) Eduardo H. Grecco - Fiori per l'anima

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Alleviare e guarire il dolore (Impatiens 1/3) Eduardo H. Grecco

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Ci troviamo al pari di Bach, all'inizio di un lavoro. Il suo, molto più complesso e impegnativo del nostro. Una vera avventura di scoperta, una scoperta rivoluzionaria e che ha messo tutto in discussione e ha fornito un valore significativo alla storia dell'arte terapeutica. Il nostro compito è un'impresa molto più modesta, volta a cercare di decifrare gli algoritmi non manifesti dell'opera floreale di Bach. Un lavoro che inizia con un rimedio che cercava alleviare e guarire il dolore. Cioè, un inizio che prende in considerazione l'esperienza di partenza degli esseri umani alla nascita: il dolore. "L' indicazione per l'uso, è un dolore penoso e molto acuto, non importa la causa..." (Bach).
 
Il dolore, in generale, si intreccia con il trauma dell'esperienza della perdita del corpo della madre. Un'impronta che resta impressa nel nostro organismo, come un marchio cruciale che forgia il modello di qualsiasi perdita successiva. Sicuramente il dolore, è stato anche un compagno di vita per Bach. Quindi, nulla rispetto al dolore gli era estraneo, un'esperienza che lo seguirà dalla nascita fino alla fine dei suoi giorni. Nora Weeks, testimonia queste circostanze in vari tratti della sua vita.
 
Bach, per esempio lo ha detto in un'occasione: "per tutta la mia vita il mio corpo ha subito qualche forma di dolore e di disagio e la pena". Dante Alighieri, ha scritto "chi conosce il dolore, conosce tutto". Senza dubbio, e anche se non è necessario passare in rassegna i mali di cui ha sofferto Bach, che sono stati molti, quando si studia il rimedio floreale IMPATIENS, alla luce della vita del suo scopritore, si può dire che"Ogni uomo assomiglia al suo dolore" (André Malroux). Un dolore che è stato la guida di Bach verso il suo destino, un dolore che ha agito in lui come una "medicina" che lo ha aiutato a dedicarsi al suo cammino e realizzare la sua vocazione.
 
Il 4 agosto 1935 Bach scriveva in uno dei suoi libretti: "nessun uomo sarebbe un leader tra gli altri, per un certo periodo di tempo, a meno che non fosse più esperto dei suoi seguaci nel suo campo particolare di conoscenza ; sia nell'esercito, nell'arte di governare o in qualsiasi cosa. Pertanto, questo significa che per essere un leader nonostante i problemi, le difficoltà, la malattia, la persecuzione, ecc., il leader deve avere una conoscenza maggiore, un'esperienza più intima, di quella che i suoi seguaci che, Dio non voglia, non dovranno sopportare mai" In poche parole, Bach ci sta dicendo che, per essere terapeuta, bisogna conoscere il dolore. Forse, lui si è trovato di fronte alla alternativa di accettare, vivere e imparare dal dolore o anestetizzarlo e io opto per la prima parte, quasi come una scelta esistenziale, senza lamentele o resistenze. "Se avessi la possibilità di scegliere tra l'esperienza del dolore e il nulla, sceglierei il dolore" (William Faulkner)
 
Bach nel 1934 commenta che le persone IMPATIENS sono "... irritabili, scontrose, disinteressate, impazienti", ma, sicuramente, un elemento importante in queste è che "... preferiscono lavorare e pensare da soli, in modo che possono fare tutto alla propria velocità" ossia che optano per allontanarsi dalla gente. E, questa citazione di Bach, ne è un esempio del fatto che, il dolore, è un'esperienza che fa in modo che colui che la subisce, si chiuda e ripieghi su se stesso e rifugga dal mondo e dagli altri. Il dolore genera questo ripiego naturale, accompagnato da un'altra reazione coerente con IMPATIENS: finché dura, la persona non guarda al resto della sua esistenza, non c'è nulla di più nella sua vita che il dolore, si verifica che tutto si accelera, in modo che il soffrire passi in fretta.
 
Tuttavia, nei "Dodici guaritori", un breve testo del 1933, Bach ci apre un'altra dimensione. Lì dice: "IMPATIENS è un grande dolore provocato dall’ostruzione di un canale che dovrebbe lasciare entrare luce e verità spirituali.." frase che non solo fa pensare che il dolore provenga da una resistenza all'opera divina su di noi, ma il fatto che c'è un dolore che proviene da Dio e che la sua presenza nella nostra vita è un processo che, come Paolo di Tarso, nella seconda lettera ai Corinzi, si trasforma in apprendimento: "Il dolore che proviene da Dio produce Il pentimento che conduce alla salvezza..." forse, è bene utilizzare quella vecchia differenza tra sofferenza e dolore e immaginare che in IMPATIENS si aprono entrambe le esperienze: quella del soffrire come prodotto di una opposizione al lavoro dell'anima (dolore involutivo) e quella del dolore come uno cesello che forgia la personalità per renderla conforme agli interessi di apprendimento del nostro Sè superiore (dolore evolutivo).
 
E, questo presuppone che, assumere IMPATIENS, non solo calma il dolore ma dà la coscienza del suo significato nella nostra vita. Il dolore, allora, possiede una grande capacità di apprendimento. Ci rende persone migliori, più compassionevoli, favorisce l'introspezione e ci dà la visione rendendoci conto che la vita è un percorso di apprendimento e che tutto quello che ci succede avrebbe un senso. Stefan Zeweig, scrittore austriaco del quale ho alcune ragioni di credere che Bach abbia letto alcuni dei suoi libri, spiega che "Ogni scienza viene dal dolore. Il dolore cerca sempre la causa delle cose..." e, a questo si dedicò Bach, a scoprire la vera causa dell'ammalarsi.


Le riflessioni di E.H. Grecco su Impatiens:


Scritti tratti da https://www.facebook.com/eduardohoracio.grecco?fref=ts Liberamente tradotto da Antonella Napoli - Le parti in neretto, i titoli e la formattazione non sono dell'autore, ma le ho inserite per una più veloce e scorrevole lettura

4/2017

 
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