Tecnica complementare con i fiori di Bach nei vari tipi di dolore (Antonella Napoli)
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Questo articolo nasce come contributo divulgativo (tratto dall’Abstract Book del 41° Congresso AISD) e propone una prospettiva molto concreta: usare i Fiori di Bach come tecnica complementare nella gestione del dolore, spostando lo sguardo dal “solo sintomo” alla persona nella sua totalità.
L’idea di base è quella di Bach: persone diverse vivono lo stesso dolore in modo diverso, e proprio lo stato d’animo (paura, rabbia, tristezza, bisogno di vicinanza, bisogno di isolamento…) orienta la scelta del rimedio più adatto. Da qui la mappa a “triangolo” in tre livelli: 1) come la persona reagisce al dolore (o alla paura del dolore), 2) come si manifesta il dolore nella sua espressione soggettiva (bruciante, crampiforme, lacerante, ecc.), 3) l’osservazione “transpersonale” del dolore (intensità/andamento), con esempi anche di applicazioni locali tramite creme neutre come vettore.
Nella parte finale vengono riportati esempi di studi in doppio cieco con placebo su applicazioni esterne (creme) e una riflessione importante: le “ricette preconfezionate” funzionano solo fino a un certo punto, perché l’efficacia piena richiede di considerare anche temperamento ed emozioni. Resta fermo che la floriterapia è complementare e non sostituisce diagnosi, cure mediche o farmaci.
La floriterapia non è una terapia medica, non costituisce diagnosi e cura medica e non la sostituisce in alcun modo. Le essenze floreali non sono farmaci e non hanno alcun effetto biochimico sull'organismo, ma agiscono solo sugli stati d'animo a livello emozionale in quanto non contengono particelle attive. Tutti gli esperimenti di autocura, interruzione o di riduzione arbitraria del dosaggio di farmaci prescritti, condotti al di fuori del controllo medico, ricadono esclusivamente sotto la responsabilità di chi li effettua.
