Mary Tabor: la donna dimenticata accanto a Edward Bach (Eduardo H. Grecco)
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C’è una figura nella storia di Edward Bach e della terapia floreale che, di fatto, è stata messa ai margini e oggi è poco conosciuta: Mary Tabor.
Eduardo H. Grecco ha svolto un lavoro di ricerca accurato per recuperare la sua memoria e, qui sotto, trovi brani che lui stesso ha pubblicato. Ti consiglio davvero di leggere gli articoli per intero e, se vuoi andare ancora più a fondo, anche il libro di Mary Tabor uscito dopo la morte di Bach, tradotto in italiano con il titolo "Sii fedele a te stesso"
Dato che i testi sono piuttosto lunghi, ho preparato un’Introduzione che ne riassume i punti chiave. Inoltre, alla fine di ogni brano trovi alcune mie note esplicative, pensate per aiutarti a orientarti e a cogliere meglio passaggi, riferimenti e significati.
Introduzione
- Mary Tabor (Eduardo Grecco)
- Chi fu Mary Tabor? Risposte a un interrogativo nella storia della Terapia Floreale (Lluís Juan Bautista – Eduardo H. Grecco)
- 21 novembre 1966 morte di Rona Tabor (Eduardo H. Grecco)
- Epilogo del libro “Mary Tabor. Enigma y misterio”. (Eduardo H. Grecco)
- Mary Tabor. L’amore segreto di Edward Bach e il contagio in Eduardo Grecco e Lluís Juan Bautista (Tito Macià)
Introduzione
Mary Tabor: la donna dimenticata accanto a Edward Bach
Quando si racconta la storia dei Fiori di Bach, i nomi che ricorrono sono quasi sempre gli stessi: Edward Bach, Nora Weeks, Victor Bullen. Eppure, accanto a Bach c’è stata anche un’altra figura, quasi scomparsa dalla memoria ufficiale: Mary Tabor.
La sua storia è importante non solo per capire meglio la vita di Bach, ma anche per riflettere su come, nel campo della Terapia Floreale, certe voci siano state valorizzate e altre silenziate.
Chi era davvero Mary Tabor?
Per anni “Mary Tabor” è stata poco più di un nome, citato di sfuggita. Oggi sappiamo che dietro quella firma si nascondeva Rhona Margaret Tabor, nata il 12 aprile 1891 al Cheam School, nel Surrey, dove suo padre fu direttore per quasi trent’anni.
Le ricerche d’archivio hanno permesso di ricostruire alcuni punti fermi: fu discepola diretta di Bach; fu testimone del suo testamento, firmando come R. M. Tabor nel 1936; nel 1938 pubblicò To Thine Own Self, un libro di racconti simbolici in cui esprime, in forma narrativa, la filosofia spirituale e etica che Bach le aveva trasmesso (Bach e Nora compaiono come personaggi sotto pseudonimo); dopo la morte di Bach, continuò a seguire pazienti con le essenze floreali.
Mary morirà nel 1966, per un infarto, e le sue ceneri verranno deposte al North East Surrey Crematorium, in un settore chiamato Crocos Bed, alle spalle di un castagno d’India, lo stesso albero da cui provengono Chestnut Bud e White Chestnut. Un dettaglio quasi poetico, in linea con lo stile simbolico del suo libro.
Come e perché è stata “fatta sparire”
La parte più delicata della storia riguarda il silenzio successivo su Mary e sul suo libro.
Nel 1973, la casa editrice C. W. Daniel (storica editrice dei testi di Bach) passa in mano a un nuovo proprietario, Ian Miller. In quel contesto, Nora Weeks gli scrive una lettera in cui chiede esplicitamente che To Thine Own Self non venga ristampato, aggiungendo che, essendo Mary morta da tempo, “quando l’edizione sarà esaurita, non avrà importanza”.
Al di là delle motivazioni personali di Nora (che non conosciamo in modo certo), il risultato è chiaro: il libro esce di catalogo, la figura di Mary scivola fuori dalla storia, e la memoria di una parte del lascito di Bach viene nei fatti bloccata.È comprensibile che chi ha portato avanti l’opera di Bach abbia dovuto fare delle scelte. Ma è altrettanto legittimo domandarsi se qualcuno avesse davvero il diritto di impedire alla comunità floreale di accedere a un testo che parlava dalla prospettiva di una discepola diretta, scelta dallo stesso Bach per dare forma narrativa alla sua visione.
Oggi possiamo dire con chiarezza: l’opera di Nora è stata fondamentale per la trasmissione dei Fiori di Bach, ma la scelta di lasciare scomparire Mary Tabor ha privato il movimento floreale di una voce importante.
Due lasciti, due sguardi: Nora e Mary
Da questo punto di vista, la storia di Mary Tabor apre un tema fondamentale per chi lavora con i Fiori di Bach: esistono almeno due grandi modi di leggere l’eredità di Bach.
In modo molto sintetico:
- Linea “sanitaria–istituzionale” rappresentata soprattutto da Nora Weeks: sottolinea l’aspetto clinico, la continuità con il mondo medico, una trasmissione ordinata, quasi “ufficiale” del sistema;
- Linea “evolutiva–alchemica–gnostica” che possiamo associare a Mary Tabor: evidenzia il senso iniziatico, filosofico, spirituale dei Fiori di Bach, l’idea del cammino dell’anima e della trasformazione interiore.
Il problema non è l’esistenza di due linee; il problema è quando una di queste viene legittimata come unica, mentre l’altra viene rimossa.
In questo senso, Mary è una sorta di “eretica originaria” della Terapia Floreale: non perché neghi Bach, ma perché lo legge in profondità, da un altro angolo, dando centralità al linguaggio del simbolo, dell’anima, del mistero.
Edward–Nora–Mary
È facile lasciarsi tentare dalla curiosità: “Mary era l’amore segreto di Bach?”
Studi astrologici (come quelli di Tito Macià) individuano tra i loro temi natali configurazioni tipiche di una relazione affettiva intensa, complessa, forse in parte nascosta: Venere in Casa XII in Bach, contatti molto forti tra Venere, Luna e Saturno nelle sinastrie, compatibilità Ariete–Bilancia, ecc.
Ma, per chi lavora con i Fiori di Bach, il punto non è “se siano stati amanti o no”. Il vero nucleo simbolico è il triangolo Edward–Nora–Mary: Bach come polo centrale della visione; Nora come custode istituzionale, “madre” del lascito ufficiale; Mary come figura liminale, spirituale, iniziatica, poi esclusa.
Questo triangolo non è solo storia privata: è un’immagine di ciò che accade ogni volta che un sapere vivo viene trasmesso. C’è sempre una tensione tra ordine, struttura, protocollo, e libertà, intuizione, profondità simbolica.
Quando una delle due parti viene cancellata, quello che si perde non è solo una persona, ma una dimensione dell’opera stessa.
Mary Tabor come archetipo
A livello più ampio, Mary Tabor può essere letta come parte di una lunga “saga di Maria”, figure femminili vicine al cuore di un maestro, portatrici di una visione interiore più radicale, poi progressivamente marginalizzate o screditate.
Come Maria Maddalena nella tradizione cristiana, anche Mary viene lentamente espulsa dalla storia ufficiale, e proprio per questo assume, nella memoria simbolica, il ruolo di depositaria di un lascito più interno, più iniziatico.
Il mito, qui, ci dice che ogni volta che una voce “scomoda” viene esclusa, l’intero campo perde una parte della propria verità.
Perché Mary Tabor ci riguarda oggi
Per chi si occupa oggi di Fiori di Bach e di Terapia Floreale, ricordare Mary Tabor non è un vezzo da storici, ma un atto etico e professionale, significa:
- riconoscere che l’opera di Bach è più ampia e sfaccettata di quanto i riassunti canonici lascino intendere;
- accettare che nel campo floreale convivono più sguardi: clinico, psicologico, simbolico, spirituale;
- vigilare perché non si ripetano nuove esclusioni: ciò che oggi consideriamo “eretico” può essere, domani, la chiave per un’evoluzione della pratica.
Recuperare Mary Tabor non è solo fare giustizia verso una donna dimenticata. È un invito a non avere paura delle differenze, delle letture profonde, delle domande scomode.
E forse, a chiederci: quali parti del messaggio di Bach stiamo ancora, senza accorgercene, lasciando fuori?
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Da quando, nel 1985, venni a sapere dell’esistenza di Mary,
durante una nutriente conversazione con Julian Barnard, nacque in me un interesse particolare per sapere chi fosse stata, recuperare il suo lascito e conoscere il ruolo che aveva giocato nella vita di Bach.
Verso la fine degli anni ’90 del secolo scorso decidemmo, con il Maestro Lluís Juan Bautista, di unire gli sforzi in una ricerca che, fino a quel momento, era stata poco produttiva. Lluís recuperò dall’oblio il libro “To Thine Own Self” e portò avanti il compito di renderlo pubblico, inizialmente attraverso una casa editrice spagnola ormai inesistente e, successivamente, in una bella edizione di Ediciones Continente, commentata e contestualizzata. Il mio contributo fu quello di scoprire il vero nome di Mary, così come le sue date di nascita e di morte e altri dati relativi alla sua famiglia e alla sua vita. Più tardi, quando Lluís aveva già lasciato il piano terreno, la Maestra Amparo Treig si unì a questo lavoro, apportando scoperte significative.
Facendo un po’ di storia, il primo libro che venne pubblicato su Mary Tabor fu a firma congiunta di Luis Jiménez, Lluís Juan Bautista e me. Scritto nel 2010, fu pubblicato l’anno successivo con il titolo “Mary Tabor. Enigma y misterio” (Ediciones Continente). Un titolo scelto perché, a quel tempo, le domande su chi fosse Mary non avevano ancora trovato risposta. Tuttavia, si tratta di un libro che mette in questione molte cose, ricco di dati e riflessioni che aiutano a comprendere una buona parte della storia dei Fiori di Bach, in particolare la configurazione dei due grandi lasciti, quello sanitarista (Nora Weeks) e quello evolutivo (Mary Tabor), che diedero origine alle due grandi modalità di concepire il lavoro di Bach. Due sguardi che sono già contenuti nella conferenza che Bach tiene presso la Società di Dibattiti Omeopatici a Suthport, nel febbraio del 1931.
Nel 2012, grazie alla ricerca che proseguimmo con Lluís, prese forma un altro libro, “¿Quién fue Mary Tabor?”, pubblicato nel 2013 da Ediciones Lago Floral, nel quale sono presenti, tra le altre considerazioni, i dati biografici di Mary, il cui vero nome era in realtà Rhona Margaret Tabor.
Note esplicative della redazione
“To Thine Own Self”: titolo originale significa “Sii fedele a te stesso”. È un’opera in forma di racconti che trasmette la visione etica, filosofica e spirituale di Bach.
Doppio lascito: sanitarista ed evolutivo:
- Sanitarista (Nora Weeks): indica un approccio più centrato sull’aspetto clinico-sanitario, sulla descrizione dei rimedi e sul loro uso in chiave di trattamento dei disturbi emozionali.
- Evolutivo (Mary Tabor): si riferisce a una lettura più orientata al cammino di crescita interiore, al senso evolutivo dell’anima, alla dimensione spirituale del lavoro di Bach.
Società di Dibattiti Omeopatici di Suthport (1931): la conferenza di Bach citata è un momento storico importante perché in essa sono già presenti i due grandi assi interpretativi del suo lavoro (sanitarista ed evolutivo), che più tardi verranno ereditati, sviluppati e, in parte, differenziati da Nora Weeks e Mary Tabor.
Rhona Margaret Tabor: è il vero nome di Mary Tabor. Il fatto che per anni fosse nota solo come “Mary” ha contribuito al carattere enigmatico della sua figura e alla difficoltà di ricostruirne la biografia.
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Chi fu Mary Tabor? Risposte a un interrogativo nella storia della Terapia Floreale
di Lluís Juan Bautista – Eduardo H. Grecco, 25 febbraio 2013
di Lluís Juan Bautista – Eduardo H. Grecco, 25 febbraio 2013
Prefazione
La scienza umana consiste più
nel distruggere errori che nello scoprire verità.
Socrate
Socrate
Bisogna essere umili come la polvere
per poter scoprire la verità.
Mahatma Gandhi
Mahatma Gandhi
Qualche tempo fa abbiamo iniziato un viaggio con l’intento di recuperare dall’oblio la memoria di quella parte della vita e dell’opera di Edward Bach che era confinata nell’oscurità.
Abbiamo riflettuto su diverse possibili ragioni che possono aver spinto gli eredi di Bach a promuovere questo atteggiamento ma, in fin dei conti, il fatto è che, sia per ideologia, convinzione, disinteresse, ignoranza o decisione volontaria, il risultato è stato un persistente vuoto di informazioni su aspetti che ci sembrano vitali per comprendere appieno la biografia di una persona e la storia di una scoperta terapeutica delle dimensioni di quella realizzata dal dottor Bach.
Quel testo fu una punteggiatura lungo un percorso, non solo dentro un territorio esplorato, ma anche dentro le nostre vite. Le sue conclusioni si trasformarono in corollari capaci di fecondare l’esistenza di ciascuno di noi; tutte le questioni sospese e le incognite lì formulate, invece di finire relegate nella soffitta della marginalità dopo un necessario riposo, ci spinsero a continuare a sfidare gli dei che condannavano la voce e il ricordo di Mary Tabor al silenzio.
L’insistenza ha dato i suoi frutti; sebbene si tratti di primizie inaspettate e non previste, non per questo non sono una grata ricompensa alla nostra fede e alla nostra perseveranza. Forse, come dice il Vangelo, non è per i nostri meriti ma per grazia; tuttavia, senza dubbio, ci siamo guadagnati il diritto di sentirci architetti e operai della ricostruzione di un tratto, per noi significativo, della storia della Terapia Floreale.
Il valore di questo contributo solo il domani potrà dirlo. Forse naufragherà senza lasciare traccia, forse raggiungerà una destinazione feconda e susciterà riflessione all’interno del campo floreale. La nostra speranza è che serva come motore affinché il lascito del dottor Bach venga divulgato nella sua interezza e non semplicemente in modo parziale.
Abbiamo desiderato, in questo breve testo, presentare ciò che è stato scoperto molto recentemente intorno a Mary Tabor. È opportuno che i dati qui menzionati vengano aggiunti a qualunque cosa sia già stata pubblicata in precedenza riguardo a Mary Tabor.
È possibile che, d’ora in avanti, altri terapeuti floreali si entusiasmino all’idea di sapere che è possibile continuare ad avanzare nella comprensione della storia della nostra arte. Ci sono persone che possiedono conoscenza e desiderano condividerla, e altre che semplicemente vogliono appropriarsene. Alcuni cercano di privatizzarla, ridurla allo spazio di un gruppo di adepti che condividono la stessa interpretazione, mentre altri cercano di farne una verità universale e indiscutibile. Da parte nostra, aspiriamo a che tutte le conoscenze, così come pensava Bach, vengano democratizzate e che tutti i praticanti della sua arte abbiano accesso totale ai risultati del nostro lavoro. E se in futuro vorranno aiutarci a continuare il compito, saranno i benvenuti.
Infine, ringraziamo l’aiuto disinteressato che stiamo ricevendo da alcune persone; questi sono i primi frutti.
Antecedenti di una ricerca
Gli autori di questo articolo, ciascuno a modo suo, cercavano la risposta a una serie di domande: chi fu Mary Tabor? Per quale ragione non si è parlato di lei nel mondo floreale? Perché il suo libro To Thine Own Self è scomparso dall’orizzonte bibliografico floreale ed era inaccessibile alla lettura, tenendo conto delle informazioni che conteneva e del fatto che la sua autrice era stata una discepola diretta di Bach? Per molto tempo i risultati ottenuti furono assai scarsi e deludenti.
Riconosciamo i riferimenti che Julian Barnard fa a Mary Tabor e al suo libro, in particolare nel suo Fiori di Bach. Forma e funzione, anche se lo abbiamo sentito raccontare queste cose sin dal 1985. Sebbene sia vero che tale evocazione fu un importante richiamo di attenzione, per qualche ragione non si andò oltre il riferimento citato.
In realtà, il primo vero grande passo degli ultimi anni fu il fatto che Lluís Juan Bautista riuscì a trovare una copia del libro di Mary Tabor, la fece tradurre e la pubblicò, per la prima volta in spagnolo, nell’anno 2010. Il valore di questa circostanza non è di poco conto e suppone, né più né meno, il recupero di una parte del lascito del dottor Edward Bach che era rimasta nell’oblio.
Per un certo periodo immaginammo che tale omissione fosse, forse, un’ingratitudine del destino o un disinteresse del pubblico lettore, finché constatammo che si trattò di una politica attiva, di una decisione consapevole di Nora Weeks. Un documento fornito da Eduardo H. Grecco, ottenuto come risultato di una ricerca nel Regno Unito, mise in luce questo scenario.
Come prodotto della combinazione di entrambi gli eventi (il libro e la lettera) redigemmo un testo, Mary Tabor: enigma y misterio, che inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi ¿Quién fue Mary Tabor? Dovemmo rinunciare a quel titolo perché il libro, pur apportando un contributo significativo alla comprensione biografica di questo personaggio, non riuscì a rispondere all’interrogativo posto.
Così, la questione restava in sospeso e il nostro interesse a dare corpo a un nome cresceva di giorno in giorno. E così, seduti davanti a una tazza di caffè, ideammo un nuovo piano di lavoro, una nuova rotta d’indagine che, senza saperlo allora, ci avrebbe condotti al punto in cui oggi ci troviamo.
Un nome sbagliato
Abbiamo dedicato molte ore a rivedere archivi, registri e schedari di biblioteche. Sono passati davanti ai nostri occhi migliaia di dati di decessi e nascite nel Regno Unito e, un po’ frustrati per le poche tracce rinvenute, abbiamo esteso l’indagine all’Australia e agli Stati Uniti, con la stessa mancanza di risultati positivi. Abbiamo identificato ed elencato diverse possibili R. M. Tabor, che in seguito abbiamo dovuto scartare. Inoltre, poiché di lei conoscevamo il libro e un paio di poesie, abbiamo contemplato la possibilità che il nome utilizzato fosse uno pseudonimo, ma anche in questo caso non ci furono risultati. La sensazione che ci pervadeva era che Mary stesse giocando a nascondino con noi.
Sebbene in questo processo abbiamo imparato molto su come funzionano i registri genealogici, la verità è che non era possibile trovare R. Mary Tabor in nessun modo. E il motivo per cui ciò accadeva era che R. Mary Tabor non si chiamava R. Mary Tabor. Nonostante tutto, la ricerca ha avuto uno scopo: non solo quello di farci esercitare la pazienza, la perseveranza e l’immaginazione, ma anche quello di mettere a nudo il carattere sfuggente e misterioso di un personaggio che ci ha tenuti – e ci tiene – in stato di veglia da più di vent’anni.
Mario Satz osserva che la pazienza è una virtù che ci permette di pensare a lungo termine, per cui pretendere risposte perentorie non è una strada che tale virtù percorra. In questa esperienza abbiamo imparato a non scoraggiarci di fronte all’avversità di porte che si chiudono e di sentieri che conducono semplicemente al nulla.
Nella ricerca si sono attraversate diverse fasi: tappe di gioia, momenti di delusione, tempi di scoraggiamento ed epoche di necessario riposo. I motivi che la diedero inizio sono come le radici di un albero: dimorano nell’ombra e non vedono ciò che sostengono. Tuttavia, il loro compito è dare vita, e se si seccassero l’albero perirebbe. Allo stesso modo, anche nelle stagioni di maggiore avversità per la nostra ricerca, la forza segreta che animava le nostre anime lungo questo cammino rimase salda attorno al seguire “il desiderio del cuore”.
Un principio sistemico insegna che è necessario un elemento esterno per trasformare le strutture, uno sguardo nuovo che porti un cambio d’aria a ciò che è già cristallizzato, che allontani la coscienza dalle ripetizioni, un embrione di una prospettiva diversa che scuota la stagnazione. Quel germe, come una scintilla, qui si è fatto realtà e ci troviamo ora, grazie a quella scintilla, in tempi di nuove fioriture.
Avremmo dovuto sospettare qualcosa già da tempo. Se non trovavamo Mary Tabor, forse era perché quello non era il nome giusto. Così semplice, così complesso. Umiltà di fronte all’ingresso nella nostra percezione di una svolta inattesa in questo romanzo di esplorazione floreale che desideriamo continuare a condividere.
In verità stiamo girando attorno alla questione, ritardando ciò che dobbiamo dire. Assaporiamo il momento dell’insospettato incontro verso cui abbiamo lentamente diretto il cammino. È che, dopo tanto tempo, aver raggiunto una risposta alla domanda “Chi fu Mary Tabor?” ci pone di fronte al fatto paradossale di un traguardo che, in un certo senso, ci lascia senza un motivo solido per continuare a indagare. Andremo avanti, ma il gusto di inseguire ciò che fino ad oggi era sfuggente sembra essersi esaurito, almeno per quanto riguarda un nome. Resta, naturalmente, il compito di riempire quel nome di storia, ed è in tale direzione che ci stiamo incamminando.
I dati “reali”
Nel libro To Thine Own Self, pubblicato nel 1938, la sua autrice figura come Mary Tabor. Nel cosiddetto Archivio Daniel, oltre ad alcune note manoscritte senza firma, disponiamo di sette lettere firmate da lei; la prima, del 29 gennaio 1935, e le quattro seguenti, con la firma “R. M. Tabor”. Allo stesso modo, nel testamento di Bach partecipa come testimone firmando come R. M. Tabor. Questo accade il 13 novembre 1936. Tuttavia, dopo la morte di Bach si conoscono altre due lettere, una del 3 e l’altra del 7 dicembre 1936, entrambe sottoscritte come “Mary Tabor”. Inoltre, esistono lettere dei cui originali non disponiamo, ma di cui abbiamo le traduzioni di giorni precedenti al decesso del dottor Bach, in cui firma anch’egli “Mary Tabor”.
Così, il nostro interesse iniziale si è concentrato, in modo naturale, sullo scoprire il significato dell’iniziale “R”, che in alcuni ambienti veniva sciolta in “Roberta”, allo stesso modo del nome di Boby Bach, la figlia di Edward Bach. Tuttavia, anche lei non si chiamava Roberta, bensì Evelyn.
Conoscere il nome che si nascondeva dietro l’iniziale “R” è stata, in un primo momento, la preoccupazione di base; con ciò speravamo di ricostruire un profilo della vita di questa donna, la sua data di nascita e di morte, il luogo di residenza, chi fossero i suoi genitori, eccetera.
Il punto di riferimento per scoprire questo dettaglio fu il luogo in cui viveva Mary: una casa chiamata Wellsprings, a Sotwel, indicazione avvalorata da diversi documenti e lettere. Con questa idea chiedemmo al nostro ricercatore a Londra di indagare nei Registri Elettorali di Sotwell chi abitasse la casa Wellsprings tra gli anni 1930 e 1980, poiché i documenti di proprietà dell’immobile erano stati inaccessibili.
Il primo registro ottenuto fu quello del 1950, secondo il quale a Wellsprings abitava una donna chiamata Rhona Margaret Tabor. Sempre nel registro del 1950, risultano come abitanti di Mount Vernon Nora Weeks e Victor Bullen. Fino ai registri elettorali del 1962 Rhona compare come elettrice in quel luogo e poi, apparentemente, lascia Sotwell tra il 1963 e il 1964 per trasferirsi a Londra, dove muore il 21 novembre 1966.
La prima reazione fu immaginare che, forse, Rhona fosse una sorella di Mary e non la R. Mary Tabor che desideravamo trovare. Tutto indicava che in realtà Rhona fosse Mary, ma, per esperienze precedenti in cui qualcosa che sembrava in un modo poi si rivelava essere in un altro, ci sembrò prudente attendere i registri elettorali di Wellsprings, Sotwell, tra gli anni 1930 e 1950. I risultati furono gli stessi.
Con la conferma di questo dato iniziammo a cercare le origini di Rhona Margaret Tabor. Mary, o meglio Rhona, aveva vissuto, almeno fino a quasi 33 anni, con il padre. Sua madre era morta anni prima.
Il padre fu headmaster (direttore) del Cheam School tra il 1891 e il 1920. A questo prestigioso collegio inglese, che i principi del Regno Unito erano soliti frequentare, lei nacque e quello fu la sua casa fino ai 28 anni.
Secondo l’epitaffio/necrologio del padre, sembra che sia stata lei ad accompagnarlo e a prendersene cura con amore fino alla morte, come avrebbe fatto più tardi con Edward Bach. Ciò rivela un atteggiamento singolare che, sebbene possa essere collocato nel contesto dello spirito dell’epoca, denota anche un’inclinazione peculiare della sua personalità.
Nel Censimento della Popolazione del 1911 Rhona, all’epoca diciannovenne, viveva presso il Cheam School, nel Surrey, insieme al padre già vedovo.
La sua lunga permanenza nel Surrey ci evocava i vagabondaggi di Bach in quella zona e le relazioni di amicizia che egli intratteneva lì. Cammini che si incrociano? Ancora non lo sappiamo, ma ciò che sappiamo è che, secondo l’Archivo Daniel già menzionato, nel Surrey viveva il signor Edwin S. Wood, amico di Bach e, come lui, appartenente alla massoneria, che cerca di aiutarlo nella diffusione e nella vendita del Guarisci te stesso, nel marzo del 1931. È a Epsom, nel Surrey, che viene stampato il Libera te stesso.
Successivamente, il 24 gennaio 1933, il dottor Bach si trasferisce a casa del suo amico, a Berryfields, Park Lane, Ashstead, Surrey, dove rimane fino all’agosto dello stesso anno. Sempre a Epsom viene effettuata la stampa del primo opuscolo relativo a I Dodici Guaritori. Il 14 marzo 1934 Bach torna a stabilirsi a casa del suo amico, il signor Wood. Nel Surrey si trovavano anche i Reali Giardini Botanici, ai quali Bach si rivolge affinché gli identifichino correttamente Wild Oat. Nel 1934 Bach scrive “La storia di Oak”, e in essa dice: “un uomo era appoggiato a una quercia in un vecchio parco del Surrey e udì ciò che la quercia stava pensando”, anche se, secondo Nora Weeks, preparò Oak nei pressi di Cromer. Infine, nell’ultima lettera che Bach indirizza al General Medical Council, l’8 gennaio 1936, ricorda che il suo indirizzo medico certificato è: Berryfields, Park Lane, Ashstead, Surrey.
Con tutti i dati disponibili è possibile tracciare la seguente radiografia di Rhona e della sua famiglia più vicina: nasce il 12 aprile 1891 nel sottodistretto di Carshalton, di Epsom, nella contea di Surrey, al Cheam School, la scuola che suo padre ha diretto per 29 anni; muore il 21 novembre 1966, al 28 di Queensdale Road, Holland Park, Londra W.11, come risulta dai Registri dei Decessi.
È stimolante immaginare che verso la fine del 1927, dopo la morte del padre, Rhona si sia trovata libera dalla responsabilità che si era assunta di assisterlo e vegliare su di lui. Quali saranno stati i suoi passi? Dove si sarà diretta? Dove si trovava fino a quando possiamo attestare la sua presenza accanto a Bach?Alla sua morte, il suo patrimonio ammontava a poco più di 5200 sterline. Il lascito di Bach non arrivava alle 200 sterline e quello di Nora Weeks, in modo sorprendente, superava le 45.000.
Epilogo
Con il passare dei giorni, l’avanzare della nostra ricerca e le informazioni che continuano a giungerci, senza dubbio ci sarà molto altro da dire. Ma in questo momento ciò che ci muove è il desiderio che la notizia su chi fu R. Mary Tabor venga condivisa da tutti e che, se qualcuno è in condizione di gettare maggiore luce sull’argomento, lo faccia.
Come è sempre accaduto con lei, a ogni risposta che raggiungiamo si aprono nuovi interrogativi. Possiamo dire molte cose, ma non potremo mai dire che, parlandone, Mary ci annoi.I fatti rinvenuti in questa ricerca trascendono Rhona e ci mostrano un intreccio di storie che vale la pena ricostruire. In un certo senso, con queste conoscenze abbiamo raggiunto una certa pace, ma esse risvegliano in noi inquietudini rinnovate. Sono emersi nuovi personaggi, trame da svelare e, con certezza, testi da recuperare.
In un prossimo articolo cercheremo di azzardare alcune possibili letture del motivo per cui Rhona abbia usato il nome di Mary, così come di rendere conto della sua famiglia di origine e del contenuto del suo testamento.
Note esplicative della redazione
Archivo Daniel: è un archivio storico-documentale che raccoglie lettere, appunti e materiali originali relativi a Edward Bach e al suo ambiente, utilizzato come fonte primaria per ricostruire la biografia e le relazioni del dottore.
Wellsprings, Sotwell, Mount Vernon:
o Wellsprings è la casa in cui viveva Mary/Rhona Tabor a Sotwell.
o Mount Vernon è la casa legata alla memoria di Bach, poi divenuta sede storica del suo lavoro con i Fiori di Bach.
Rhona Margaret Tabor = R. Mary Tabor: la scoperta cruciale di questo testo è l’identificazione anagrafica: dietro la misteriosa “R. Mary Tabor” delle lettere e del testamento si cela Rhona Margaret Tabor, con dati biografici precisi (nascita, morte, luoghi).
Dimensione “sistemica”: quando gli autori parlano di “principio sistemico” alludono a una visione in cui la storia dei Fiori di Bach non è solo una sequenza di fatti, ma un sistema di relazioni, inclusioni ed esclusioni: ciò che è stato rimosso (come la memoria di Mary) influenza l’intero campo e la sua reintroduzione porta un “cambio d’aria”, un movimento evolutivo.
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«È il 21 novembre 1966. Poche ore fa, nell’ospedale di Wimbledon, il cuore di Rhona Tabor si è spento. Forse, come per tutte le cose della sua vita, anche qui c’è un modo perché tutto accada sotto una certa luce di mistero e distacco. Colei che si presentava abitualmente con il nome di sua nonna paterna, Mary, è morta per un infarto del miocardio al Wimbledon Hospital, dove era ricoverata già da diversi giorni. Forse, in coerenza con il racconto che ha descritto nella storia del “magazzino di vestiti usati”, che fa parte del suo libro Sii fedele a te stesso, ha preferito trasformare il suo corpo in cenere. Ceneri che furono deposte in uno spazio comune del Giardino della Memoria del cimitero del North East Surrey Crematorium (Lower Morden Lane, Morden, Surrey SM4 4NU, UK), settore che, in modo curioso, si chiama Lecho de Azafrán (Crocos Bed), e che si trova — dettaglio da tenere in conto — dietro un albero di castagno d’India, specie con la quale Bach prepara Chestnut Bud e White Chestnut.»
Anni fa ho scritto queste righe per ricordare il momento della morte di Mary Tabor, che fu discepola e compagna di Bach. Questa donna e il ruolo che ha avuto nella storia del movimento che oggi chiamiamo Terapia Floreale furono motivo di un profondo interesse già molti anni fa, interesse che rimane vivo ancora oggi. Nonostante tutte le ricerche, ignoro tuttora la ragione per la quale Mary si allontanò, già prima del 1950, dal gruppo originario che proseguì il lavoro di Bach dopo la sua morte. È possibile che vi siano stati problemi interpersonali tra Nora e Mary, o che Mary avesse smesso di sentirsi legata alle essenze floreali, oppure che i suoi nuovi incarichi come direttrice di un giardino botanico reale occupassero tutto il suo tempo o… Quel che è certo è che Mary scrisse un libro, pubblicato nel 1936, nel quale si riflettono la filosofia e i valori che animavano Bach e nel quale, per di più, Bach stesso, così come Nora Weeks, appaiono come personaggi sotto pseudonimo. Conservo alcune informazioni documentali che indicano che questo libro fu una richiesta che Bach fece a Mary prima di morire.
Negli anni Sessanta del secolo scorso, la casa editrice C. W. Daniel, editrice dei libri di Bach, languiva. Chi succedette a Charles Daniel, Denise M. Waltham, che a partire dal 1913 era stata la sua collaboratrice più stretta, la vendette, all’inizio del 1973, a Ian Miller, per 600 sterline. Miller diede vita a una rinascita importante della casa editrice e a lui dobbiamo un insieme di documenti fondamentali per la ricostruzione della storia dei Fiori di Bach. Voglio soffermarmi su uno di essi.
Nel 1973 Nora Weeks invia a Miller una lettera che condivido qui di seguito.
Centro Dr. Edward Bach
Mount Vernon
Sotwell,
Wallingford,
0X10 0PZ Berks
Mount Vernon
Sotwell,
Wallingford,
0X10 0PZ Berks
9 agosto 1973
Egregio Sig. Miller,
molte grazie per la sua lettera. Possiamo capire perfettamente quanto debba essere occupato nel farsi carico della C. W. Daniel e speriamo che tutto proceda senza complicazioni per lei.
Non desideriamo che Sii fedele a te stesso, venga ristampato. La signorina Tabor è morta molti anni fa. Pertanto, quando l’edizione sarà esaurita, non avrà importanza.
Ma, naturalmente, il Manuale dovrà avere una seconda edizione e, in quel momento, vorremmo che fosse cambiata la sovraccoperta.Sapremo essere pazienti!
Con i nostri migliori auguri,
molto cordialmente,
molto cordialmente,
Nora Weeks
Ci soffermiamo su un paragrafo: «Non desideriamo che Sii fedele a te stesso, venga ristampato. La signorina Tabor è morta molti anni fa. Pertanto, quando l’edizione sarà esaurita, non avrà importanza». Linguaggio curioso. Potrebbe dire: “non è necessario”, ma la frase di Nora è imperativa: “Non desideriamo”. E ancora più lapidarie sono le parole successive: “La signorina Tabor è morta molti anni fa. Pertanto, quando l’edizione sarà esaurita, non avrà importanza”. Forse, per lei non aveva importanza, oppure le sembrava prudente silenziare il contenuto di quel libro o la memoria di Mary, o ancora aveva altre ragioni per prendere questa decisione che non conosciamo. Tutto è comprensibile; tuttavia, è possibile immaginare che, per il movimento floreale, la memoria e l’opera di Mary “avessero” importanza. Nora non aveva il diritto di bloccare una conoscenza che apparteneva a tutti. Queste cose sono molto umane, certo, ed è proprio su di esse che dovremmo tornare a riflettere nel mondo floreale. Il compito è sommare, non praticare sottrazioni: far conoscere tutte le informazioni di cui si dispone, dialogare, costruire insieme uno spazio solidale e amorevole.
L’opera di Nora è meritoria. Il suo impegno ha permesso che il lascito di Bach giungesse fino a noi. È facile, dall’oggi, giudicare l’ieri. Bisogna mettersi nei panni di ciascuno, nel momento in cui si prendono certe decisioni. Ad ogni modo, mi sembra che, su questo punto, Nora abbia privato per lungo tempo il campo della conoscenza di un lascito che sarebbe stato utile avere a disposizione sin dall’inizio. Insieme al Maestro Lluis Juan Bautista abbiamo strappato dall’oblio la persona e l’opera di Mary e abbiamo messo a disposizione della comunità floreale tutte le informazioni che siamo riusciti a ottenere, a partire dal suo libro e dai dati sulla sua vita: di questo sono ormai passati 25 anni.
Oggi, nella vicinanza del 59° anniversario della morte di Mary, avvenuta 30 anni dopo quella di Bach, vorrei che tutti coloro che amiamo l’opera di Bach la ricordassimo non solo per il suo contributo al pensiero floreale, ma anche per il fatto che Bach la teneva presente nel suo cuore.
Eduardo Grecco
Note esplicative della redazione
Wimbledon Hospital / North East Surrey Crematorium / Giardino della Memoria: l’autore ricostruisce con precisione il luogo della morte e quello della deposizione delle ceneri di Rhona/Mary Tabor. Il dettaglio del settore chiamato Lecho de Azafrán (Crocos Bed) e la presenza del castagno d’India creano un ponte simbolico con i Fiori di Bach preparati con Aesculus hippocastanum (Chestnut Bud, White Chestnut).
“Magazzino di vestiti usati” in Sii fedele a te stesso,: il riferimento al racconto del “almacén de ropa vieja” richiama il tema della trasformazione e del lasciare il vecchio involucro (il corpo) — l’idea che scegliere la cremazione possa essere coerente con la visione spirituale espressa nel libro.
Il “Manuale” citato da Nora: il testo allude con ogni probabilità al manuale pratico sui Fiori di Bach pubblicato dallo stesso Daniel (un compendio operativo del sistema), del quale Nora auspica una seconda edizione, ma con una nuova copertina.
Tensione tra memoria condivisa e controllo del sapere: la lettera di Nora mostra un punto di frizione: da un lato la custode del lascito di Bach, dall’altro una scelta di “non ristampare” un testo chiave (Sii fedele a te stesso,), di fatto condannandolo lentamente alla sparizione. Grecco legge questa scelta come una forma di controllo sul sapere floreale, in contrasto con l’ideale bachiano di democratizzazione della conoscenza.
Ruolo di Grecco e Lluís Juan Bautista: il testo rivendica il lavoro di “restituzione” della figura e dell’opera di Mary Tabor alla comunità dei terapeuti di Fiori di Bach: recupero del libro, dati biografici, e riapertura del dibattito sul ruolo di Mary nella costruzione della visione filosofica ed etica del sistema floreale.
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Epilogo del libro “Mary Tabor. Enigma y misterio”. (testo anteriore al precedente articolo)
Epilogo
Al centro del mondo ti ho collocato affinché tu possa osservare,
comodamente, tutto ciò che in esso esiste. Così non ti ho creato né celeste né terreno,
né mortale né immortale, con l’intento che tu stesso, come giudice e supremo artefice
di te stesso, ti dessi la forma e ti plasmassi nell’opera che sceglierai. Tanto potrai
degenerare in quelle bestie inferiori quanto rigenerarti, secondo il tuo animo, nelle realtà
superiori che, per certo, sono divine.
comodamente, tutto ciò che in esso esiste. Così non ti ho creato né celeste né terreno,
né mortale né immortale, con l’intento che tu stesso, come giudice e supremo artefice
di te stesso, ti dessi la forma e ti plasmassi nell’opera che sceglierai. Tanto potrai
degenerare in quelle bestie inferiori quanto rigenerarti, secondo il tuo animo, nelle realtà
superiori che, per certo, sono divine.
“Discorso sulla dignità dell’uomo”, Giovanni Pico della Mirandola
I desaparecidos
In tutti gli ambiti della cultura esistono dei “desaparecidos”. In ogni epoca è accaduto, in tutte le tradizioni troviamo tombe anonime, nella storia si ripetono personaggi che vengono cancellati dal ricordo, come se non fossero mai esistiti. Ma è curioso il fatto che l’esclusione, con il tempo, santifica, e gli eretici si trasformano in icone e leggende.
Così, nella storia dei Fiori di Bach è accaduto qualcosa di simile con Mary Tabor: è stata fatta sparire. Perché? Forse per il fatto di essere un’eretica, e sebbene sia necessario recuperare la sua memoria e il suo lascito, bisogna farlo senza cadere nella tentazione di innalzarla sugli altari, né di trasformarla in una mela della discordia che separa.
L’esclusione di Mary Tabor, il cancellare la sua presenza nell’ambito floreale, non è importante solo per la persona che lei è stata in sé stessa, o per ciò che ha significato nella vita e nell’opera di Bach, ma anche perché permettere il suo oblio significa garantire la permanenza dell’omissione come meccanismo per sopprimere ogni dissidenza nel mondo della Terapia Floreale. E Mary rappresenta, alla luce delle informazioni disponibili, la prima eterodossa di quest’arte curativa.
Eliminare, realmente o simbolicamente, ciò che è discordante conduce al dolore, tanto per coloro che attendono chi non c’è più — i rimossi dalla liturgia accettata — quanto per chi cerca di colmare un vuoto, la cui esistenza impedisce di dare senso pieno alla propria vita o alle proprie ricerche, e che li condanna alla solitudine nel loro cammino esplorativo.
Il dolore è curioso: unisce. E l’unione nel dolore è il conforto, lo stare accanto alla solitudine dell’altro. Solitudine e dolore che testimoniano la precarietà dell’esistenza umana.
Allo stesso modo degli abitanti del deserto o di coloro che vivono sul limite della sussistenza sociale, gli eretici (quelli che la pensano in modo diverso rispetto a qualche dogma) diventano fini degustatori della fragilità della vita. Gli uni e gli altri constatano, davanti alla percezione quotidiana di ciò che è perituro e fugace, che la vita è sospesa appena a un filo sottile.
Quando una persona, che proviene dalla sazietà e dal riparo sociale, si ritrova a camminare sul bordo dell’abisso dell’effimero, la situazione le offre un’occasione propizia per prendere coscienza di ciò che dimentica, immancabilmente, nell’abbondanza.
È che l’asprezza dell’esistenza, a volte, restituisce la coscienza al suo punto di equilibrio, e l’essere umano trova allora consolazione nell’avvertire che l’avversità (solitudine) in cui vive è un punto di partenza e non la fine di un cammino.
Solitudine e consolazione diventano così sorelle nella magia della vita, e la prima permette di scoprire la vera intimità, lo spazio in cui la verità riposa.
Gli autori di questo libro da molto tempo insegnano l’universo dei Fiori di Bach. Un mondo che non si riduce a trentotto rimedi, ma che rappresenta una proposta dottrinale sull’evoluzione degli esseri umani e una cosmovisione dell’uomo, della salute, della malattia e della cura.
Abbiamo vissuto nell’abbondanza dell’insegnamento e dell’accettazione e, sebbene non l’abbiamo perduta, abbiamo deciso deliberatamente di addentrarci nel deserto dell’apostasia rispetto alle verità ufficiali, che hanno ben poco a che vedere con il messaggio del dottor Edward Bach.
Ma l’abbandono di una posizione di comodità ci ha fatto guadagnare maggiore vicinanza alla verità. Ci siamo uniti (consolazione) e, da questo luogo, abbiamo compreso, nei nostri esili, le luci e le ombre di Mary Tabor, una donna proscritta dalla patria che aveva contribuito a fondare.
Desideriamo che non vi siano più esclusioni nella Terapia Floreale, che non si producano più oblii. Con ogni oblio tutti ci impoveriamo; ogni omissione è una tribolazione condivisa che colpisce l’intera comunità floreale. Così, recuperare Mary Tabor dal fiume dell’oblio è redimere un poco tutti noi. È proporci di cambiare la rotta della storia floreale.
In questo lavoro c’è un mito che ci ispira: che l’anima di Mary Tabor stia chiedendo consolazione (non restare sola con la sua solitudine) e scrivere queste righe è un modo, insufficiente ma valido, di darle sollievo. Nel frattempo, lei ci porge un bastone su cui appoggiarci nel nostro cammino, per non esaurire le nostre forze. E poiché “bastone” significa anche “consolazione”, il simbolo è evidente.
Per concludere il primo movimento di questo epilogo richiamiamo alla memoria le ammirevoli parole di Mario Benedetti, un uomo che conosce molto, sulla propria pelle, di morti e di desaparecidos: «L’oblio è pieno di memoria». Per questa ragione, Mary, perché ti hanno dimenticata, noi ti evochiamo, e nel farlo recuperiamo una parte di Bach e del suo lascito che si era persa nel tuo oblio.
Tra il cielo e la terra
Secondo atto. Nell’Addenda che includiamo di seguito, e per mettere in risalto solo un aspetto, vedremo che Rosana Zinni si pone le seguenti domande:
"Perché una discepola così vicina alla spiritualità del dottor Bach scompare (fino a pochi anni fa) dalla storia della Terapia Floreale?
Perché, nonostante le ricerche, la sua storia si sfuma quasi completamente?
Se ebbe il coraggio di esprimere in modo così chiaro il suo Essere spirituale, dove lo incanalò dopo aver lasciato il suo lavoro al Centro Bach?
Risulta difficile immaginare che abbia abbandonato una concezione apparentemente così potente e viva."
Perché, nonostante le ricerche, la sua storia si sfuma quasi completamente?
Se ebbe il coraggio di esprimere in modo così chiaro il suo Essere spirituale, dove lo incanalò dopo aver lasciato il suo lavoro al Centro Bach?
Risulta difficile immaginare che abbia abbandonato una concezione apparentemente così potente e viva."
Per il momento, Mary Tabor continua a essere un mistero. Della sua vita personale ignoriamo praticamente tutto; non è stato possibile trovarne le tracce. Non sappiamo nemmeno cosa significhi la “R” del suo nome (R. Mary Tabor); a livello relazionale, rispetto a Edward Bach e al suo lavoro, sebbene disponiamo di alcune lettere, non sappiamo con certezza né quando entra nella sua vita né quando scompare dalla scena, in questo caso dal gruppo dei collaboratori. Tuttavia, questo non ci scoraggia. Al contrario, siamo convinti che, quando il mistero si fa presente, non sia solo perché ci sono storie difficili da decifrare — come questa —, ma anche perché la situazione comporta implicazioni così vaste che il destino ci obbliga a sviluppare un livello più elevato di percezione e comprensione.
«La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero. È la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza» (A. Einstein).
Riflettendo su quanto viene posto, ci viene da pensare che Mary abbia fatto ciò che credeva dovesse fare, e anche l’unica cosa che potesse fare. Essendo fedele a sé stessa, non aveva via di fuga, e una volta compiuto, lo ha lasciato andare, lo ha consegnato, senza restare attaccata ai risultati. Questo è forse ciò che dovremmo intendere per umiltà, laddove ciò che è stato eseguito, una volta concluso, non ha più alcun valore, perché non c’era possibilità di agire diversamente: è soltanto il frutto della nostra condizione.
«L’umile non ha niente da difendere, niente da giustificare.» (Javier Melloni Ribas, Sí. Itinerario hacia una vida en Dios, Cristianisme i Justícia, Barcellona, 2001.)Non dimentichiamo che, se Mary ha scritto un libro, anche Nora ne ha scritto uno, e ciascuna racconta fatti che, sebbene non si escludano a vicenda, possono risultare difficili da mettere in relazione tra loro. Da un lato, crediamo che si tratti di due visioni, due esperienze, ciascuna importante per la propria protagonista; così rilevanti che, con ogni probabilità, per ciascuna delle autrici erano essenziali. Avendo un tale peso significativo, ritenevano che dovesse prevalere, in quanto la più vicina ai desideri di Bach, e in essa hanno messo il loro cuore. Era il tesoro che Bach aveva trasmesso loro o le aveva aiutate a sviluppare.
Il Maestro lo ha già detto: «Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Mt 6,21).
Ciò che sembra certo è che non seppero accordare le due visioni, e Mary scomparve dalla scena floreale praticamente fin dall’inizio; non sappiamo se per decisione personale, o se fu esclusa, o se la vita la portò per un’altra via. Altro è ciò che accadde molto tempo dopo. È umanamente accettabile pensare che, se Nora cercò di escludere Mary dall’opera di Bach, dietro tutto ciò si nascondesse il timore che fosse l’opera di Mary a escludere lei?
Un racconto di Sii fedele a te stesso, può spiegare questa difficoltà. Come si è visto in precedenza, mettiamo in evidenza un frammento:
— (Marian) Vediamo, conosci un uomo che ti sembra molto interessante, ma, con tuo stupore, scopri che ha due volti. Sembra avere la saggezza degli anni e, allo stesso tempo, essere umano; come Cristo.
— Come Cristo? — disse Tom, stupito.
— Sì, come Cristo. Ti ha sorpreso che quest’uomo, con tutta la sua saggezza e comprensione, all’improvviso ti abbia accompagnato per una parte del cammino del ritorno perché diceva di aver bisogno di bere qualcosa e per questo è andato al bar più vicino.
— Sì, mi ha sorpreso, ma non capisco perché questo lo renda umano come Cristo. Cristo, a quanto dicono, era una specie di Essere Perfetto e Divino, non umano come sembrava questo tipo.
— Io non vedo alcuna differenza. Quest’uomo, dici, andava al bar per incontrare i suoi amici e bere qualcosa.
— Esatto — interruppe Tom —. Andava in un bar per incontrare i suoi amici! Ma dai, Marian! A cosa stai pensando? Sei impazzita? Lo stai paragonando a Cristo perché è umano come Lui.
— Dici che il tuo amico di stamattina ti ha sorpreso, dopo aver parlato con lui, perché all’improvviso è diventato molto umano ed è andato in un bar. Io non vedo tanta differenza tra lui e Cristo in questo, dato che Lui era conosciuto come l’Amico dei bevitori di vino. Tutto qui.
— Come Cristo? — disse Tom, stupito.
— Sì, come Cristo. Ti ha sorpreso che quest’uomo, con tutta la sua saggezza e comprensione, all’improvviso ti abbia accompagnato per una parte del cammino del ritorno perché diceva di aver bisogno di bere qualcosa e per questo è andato al bar più vicino.
— Sì, mi ha sorpreso, ma non capisco perché questo lo renda umano come Cristo. Cristo, a quanto dicono, era una specie di Essere Perfetto e Divino, non umano come sembrava questo tipo.
— Io non vedo alcuna differenza. Quest’uomo, dici, andava al bar per incontrare i suoi amici e bere qualcosa.
— Esatto — interruppe Tom —. Andava in un bar per incontrare i suoi amici! Ma dai, Marian! A cosa stai pensando? Sei impazzita? Lo stai paragonando a Cristo perché è umano come Lui.
— Dici che il tuo amico di stamattina ti ha sorpreso, dopo aver parlato con lui, perché all’improvviso è diventato molto umano ed è andato in un bar. Io non vedo tanta differenza tra lui e Cristo in questo, dato che Lui era conosciuto come l’Amico dei bevitori di vino. Tutto qui.
Dicevamo che Mary Tabor continua a essere un mistero, ma lo è anche il suo libro. Con questo non vogliamo, nemmeno per un istante, incentivare alcuna “caccia al codice segreto”; tuttavia, sebbene Davidsson a prima vista sembri corrispondere a Bach — così come, forse, Jack rappresenta un’altra faccia —, e forse Il Ragazzo rifletta uno stato di coscienza, d’altra parte “La dama dei fiori” corrisponde a Nora. Se è vero che Bach è sdoppiato, perché non potrebbe accadere lo stesso con Nora? Nel libro compaiono altre donne. E Victor Bullen, o F. J. Wheeler, o persino Daniel?
Inoltre, in Fiel a Ti Mismo si nota che, di tanto in tanto, alcune parole compaiono in corsivo o in maiuscolo, apparentemente senza un significato speciale. Così figura nell’originale, e nella traduzione in castigliano questi aspetti sono stati mantenuti. Nel libro di Nora, Los Descubrimientos del doctor Edward Bach, ciò non accade. C’è una ragione? Si tratta di errori tipografici? Hanno un significato particolare? Abbiamo annotato tutte queste parole evidenziate nella versione iniziale, le abbiamo lette da sinistra a destra, al contrario, e abbiamo perfino considerato soltanto le lettere iniziali e finali, senza arrivare a trovare alcun significato.
Mary sta dicendo qualcosa che ancora non abbiamo saputo vedere, o il fatto di porci queste domande è frutto del nostro stesso delirio? Quante informazioni possono esistere che sono ancora nascoste ai nostri occhi? È possibile che Nora, che forse conosceva questa possibile “informazione velata” grazie alla sua vicinanza con Mary nei primi anni dopo la morte di Bach, abbia deciso di accantonarla non ristampando il libro, evitando così che giungesse alla posterità? Aveva qualcosa a che fare con lei, qualcosa che Nora considerava intimo e personale? Ma, certo, nel tentativo di estirpare la “zizzania” si è strappato anche il “grano”.
Forse ciascuno di noi può trovare, nel proprio intimo, episodi simili a ciò che forse accadde tra Nora e Mary, sebbene con altri nomi e in altre circostanze. Quando le cose si presentano in questo modo, bisogna continuare a lavorare, non più per trovare o vedere, ma affinché, immersi nel lavoro, ciò che cerchiamo ci trovi e si renda visibile.
Archetipi, miti e triangoli
Terzo atto. Edward, Nora e Mary abitano, nella memoria collettiva della Terapia Floreale, lo spazio di un triangolo. Noi, autori di questo libro, abitiamo anch’essi nella stessa sfera emotiva e conosciamo le tensioni che lì si generano e i processi e gli apprendimenti che l’anima attraversa.
Abbiamo spesso parlato della storia e dei miti di una relazione e, nel farlo, era presente, sullo sfondo della nostra riflessione, l’immagine della notte oscura dell’anima. In parte perché è possibile concepire la storia affrontata da questo luogo (e il nostro percorso in essa come una notte oscura), e in parte perché, come appare nei Cantici di San Giovanni della Croce, la causa essenziale di questo passaggio attraverso l’oscurità è, in modo paradossale, l’amore. L’amore che ci scolpisce e ci conduce a essere ciò che l’anima ha scelto che fossimo. E questo non solo a costo della gioia, ma anche, e talvolta soprattutto, della disgrazia.
Come abbiamo già commentato in un testo precedente (Lluís Juan Bautista, Eduardo H. Grecco e Luis Jiménez, Edward Bach en Marlow Bucks, Barcellona, 2010), sintonizzati con la lettera e lo spirito di Bach, l’amore appartiene al regno dell’anima ed è legato al lavoro che le spetta svolgere sulla terra. L’amore è, d’altra parte, il cammino che ci conduce dal carnale allo spirituale, dall’esilio terreno alla patria celeste.
È dunque importante essere consapevoli che l’anima ha il proprio calendario, che spesso non coincide con quello della personalità; quando ciò accade, l’esperienza che tende a precipitare nella persona è quella di uno stato di stallo. Lì si genera una tensione: la personalità spinge per uscire dal vicolo stretto in cui si sente intrappolata, mentre l’anima chiede di permanere dove si trova, per apprendere ciò che deve essere appreso. L’Io vive tale condizione come un conflitto, quando in realtà si tratta di un’opportunità di iniziazione al processo di individuazione. Gli ostacoli sono, per l’anima, il fertilizzante della sua evoluzione.
In questa direzione possiamo concepire le relazioni come fucine del processo di individuazione e, nel loro intrecciarsi di maree, andate e ritorni, diventiamo individui.Maturiamo e avanziamo nella vita. Le relazioni sono il sale mercuriale della trasformazione e, quando ci affondano nella notte oscura, ciò non implica un regresso: l’esperienza contiene in sé il senso di aiutarci a destarci. Eravamo addormentati, lontani dall’anima, e l’amore infelice ci sveglia. Curioso, sconvolgente, ma vero.
Talvolta sono i triangoli (amorosi o di altro tipo) a far precipitare la personalità nella disgrazia, cominciando dal costringerla a uscire dall’immobilità della dualità di una relazione già stabilita e magari tranquilla, per lanciarla nell’avventura di recuperare l’individualità che, nella fusione del due, si era andata sfumando.
Inseriti in questo contesto, i triangoli sono richiami dell’anima affinché la persona ridefinisca e ripensi la propria vita, e non meri grovigli relazionali. Durante il tempo di questo ripensamento esistenziale, il dolore che può nascere — gelosia, rabbia, esclusione — e tutta la gamma di affetti che si scatena, sono pene che portano l’anima a evolvere e la personalità a crescere.
I personaggi che compongono ogni triangolo sono parti di una storia; separarli e contrapporli ci allontana dalla comprensione della trama di quello scenario. Ognuno sta interpretando un ruolo disegnato dall’anima e realizzando un mito che va oltre la sua decisione conscia.
Nel caso particolare del triangolo Edward, Nora e Mary, è la congiunzione — non la disgiunzione — che permette di comprendere il valore di questo intreccio nella costruzione di una tradizione floreale. Vale a dire che, nel campo dei Fiori di Bach, tanto la visione di Nora quanto quella di Mary sono necessarie. Che Nora possa incarnare una parte del lascito connesso alla via sanitaria e istituzionale e Mary la via alchemica e spirituale, non implica che l’una escluda l’altra. Allo stesso modo, che Nora prescinda da Mary o Mary da Nora non rappresenta altro che un conflitto personale, ma non un antagonismo irriducibile tra due linee del lascito bachiano.
Sia Nora che Mary sono archetipi. Sappiamo che furono persone reali, ma la storia le ha trasformate in figure archetipiche, nelle quali il mito che le avvolge può, talvolta, dare più spiegazioni della storia stessa.
Così, dal punto di vista del mito, possiamo chiederci: perché Gesù ha trasmesso il suo messaggio a Pietro e non a Maria Maddalena? È stata una rinuncia o una scommessa a lungo termine? Perché Bach ha affidato a Nora e non a Mary la conduzione della sua opera, se per molti indizi Mary appare più vicina alla sua visione? È stata una rinuncia o un invito?
Ci siamo riferiti alla posizione archetipica di Mary in relazione a Bach. Abbiamo anche abbozzato alcuni commenti rispetto al suo ruolo archetipico nella Terapia Floreale come simbolo di uno sguardo gnostico e alchemico, ma soprattutto trasgressivo, dissidente e critico. È il momento di esplorare un’altra dimensione: la struttura universale che fa sì che Mary occupi quel posto in questa storia e che ci permette di delineare una risposta alla domanda appena formulata.
Mary Tabor fa parte di una lunga saga di Maria. Forse con altri, o con lo stesso nome, ma con un destino simile: essere escluse, trattate come eretiche, denigrate come prostitute o figure di scarsa importanza, delle quali si può fare a meno senza conseguenze. Marie che sono simboli dell’archetipo della Dea Perduta, della Sofia esclusa…
I miti sono il linguaggio simbolico con cui si mettono in parole realtà che rappresentano un mistero. Attraverso di essi la coscienza si immerge nell’indagine dell’ombra e segnala la presenza di rivelazioni spirituali cifrate.
A differenza della Storia, i miti sono sempre densamente carichi di significato. Sono uno spazio di contemplazione attraverso il quale l’anima può approfondire la scoperta del proprio destino. Ma, a differenza della Filosofia o della Scienza, dirigono il loro messaggio al cuore e non alla ragione.
Nel Vangelo di Filippo troviamo una frase che si collega a ciò che stiamo cercando di trasmettere: «Gli uomini creano dei e adorano le loro creazioni». Ma questi personaggi mistici, prodotti della veglia umana, sono in realtà manifestazioni archetipiche del mondo psichico profondo e universale dell’umanità.
Sebbene il concetto di archetipo sia molto anteriore a lui, è stato Jung a conferirgli il posto essenziale che occupa nel pensiero contemporaneo. Come tale, si riferisce alla presenza, in ciascuno di noi, di strutture inconsce e collettive che danno forma al modo in cui percepiamo e viviamo la realtà, e che si esprimono in immagini e simboli. Così i triangoli, ad esempio, si sperimentano nella vita concreta grazie all’esistenza di una forma triangolare archetipica preesistente che li rende possibili, e ogni protagonista di quella scena si appropria di uno spazio e agisce secondo un copione già scritto.
Se siamo lettori non troppo coinvolti emotivamente dobbiamo ammettere che, nella storia di Gesù, le donne hanno svolto un ruolo rilevante, e tutte loro, da Elisabetta — madre di San Giovanni Battista — a Maria Maddalena, possono essere interpretate come incarnazioni e simboli dell’archetipo gnostico di Sofia e dei gradi crescenti del risveglio della coscienza nel processo di evoluzione dell’anima. Allo stesso modo, anche nella vita e nell’opera di Bach le donne hanno svolto un ruolo importante. (Il mito di Sofia, la Sapienza, racconta la storia della caduta dell’anima sulla Terra, nel suo processo di incarnazione, e della sua redenzione operata dall’amore del fratello-amante, che rappresenta la coscienza.)
In entrambi i personaggi la mancanza di storia è invasa dal mito, che si fa storia. E il resto degli attori di quel dramma archetipico si riveste delle stesse qualità degli eroi principali, diventando anch’essi figure mitiche. Maria Maddalena, alla quale il mito (e i vangeli non canonici) attribuisce l’essere erede del lascito autentico e gnostico di Gesù, è la figura amata del paladino-Cristo e, dopo la morte del maestro e amato, viene relegata, esclusa, screditata dalla memoria della tradizione cristiana. Analogamente, Mary Tabor è l’esclusa dalla tradizione della Terapia Floreale ufficiale e viene investita del mito di essere l’amata e depositaria della visione più profonda e autentica dell’insegnamento di Bach.
L’una e l’altra danno forma a una “lettera”. La Maddalena in un vangelo che le viene attribuito e di cui restano pochi frammenti. La Tabor nel suo libro Sii fedele a te stesso, che è stato recuperato integralmente grazie al lavoro del maestro Lluís Juan Bautista.
Forse si tratta solo di un gioco di nomi, ma Gesù si trasfigurò sul Monte Tabor. Trasfigurarsi implica una trasformazione, un cambiamento di forma che comporta, al tempo stesso, una modificazione di tale portata da rivelare, in quel processo, la vera natura di ciò che si è. Forse l’anima di un’altra Tabor, non una montagna ma una donna, è stata lo scenario propizio nel quale il vero Bach si è manifestato nella sua reale dimensione.
Ma Bach ha “rinunciato” lasciando a Nora la conduzione della sua opera? In realtà Bach ha lasciato a Nora i diritti dei suoi libri. Il suo insegnamento, in quanto tale, non apparteneva nemmeno a lui, come amava ricordare lo stesso maestro. Ci sembra allora che, in questo contesto e da questa prospettiva, si percepisca più un atto di appropriazione tardivo che una reale legazione.
Ma siamo giusti con Nora e con la sua opera. Se è vero che ella propose una direzione — certo, lontana da quella che avrebbe potuto sostenere Mary —, è anche vero che realizzò un’importante opera di consolidamento istituzionale dei Fiori di Bach e stabilì una dottrina di interpretazione dell’opera del creatore della Terapia Floreale che, pur lasciando fuori alcuni aspetti del pensiero del maestro, non per questo è priva di valore.
Ciò che non è indifferente è l’atteggiamento di Nora verso Mary Tabor e il suo lascito. Ci risulta impossibile valutare con certezza fino a che punto il risentimento personale possa aver contaminato una decisione di tipo ideologico sulla consistenza dell’apporto di Mary al pensiero di Bach o sul valore del suo libro e del suo lavoro (non bisogna dimenticare che Mary seguiva pazienti con essenze floreali e diffondeva l’opera di Bach). Ma il dato di fatto è che, qualunque sia stata la ragione, la conseguenza all’interno del movimento floreale è stata la privazione, per decenni, dell’accesso al testo e all’operato di Mary. E questo rappresenta un atto di censura. Una condanna che ha impedito una conoscenza più completa del pensiero di Edward Bach e del suo lato sia umano sia spirituale.
L’assioma letteralista, il fondamentalismo sanitarista e il dogmatismo di I Dodici Guaritori e gli altri rimedi (non del testo in sé, ma della bandiera esclusiva che si è issata su di esso rispetto ad altri scritti di Bach), con i quali dissentiamo con passione, assumendoci il rischio di passare per eretici, sono venuti molto dopo la morte di Nora (e da luoghi diversi) e, a nostro avviso, sono presenze estranee alla sua gestione e alle sue intenzioni.
Come insegna la storia e come raccontano i miti, dopo i classici viene la barbarie. Barbarie che non nasce da un luogo specifico né da una determinata istituzione, ma che costituisce un atteggiamento di vita e un sistema di credenze. Ci conforta sapere che «Il dogma che vive di autorità, muore di critica» (José Martí).
Note esplicative della redazione
Desaparecidos / esclusione: il termine “desaparecidos” richiama volutamente il linguaggio delle dittature latinoamericane, applicato qui alla storia culturale e simbolica: figure cancellate dalla memoria ufficiale, la cui rimozione ha effetti su tutto il “campo” (in questo caso, il campo della Terapia Floreale legato ai Fiori di Bach).
Mary come “prima eterodossa”: Grecco e Bautista leggono Mary Tabor come la prima voce dissidente/eterodossa all’interno della tradizione bachiana, non nel senso di opposizione distruttiva, ma di sguardo evolutivo, gnostico, alchemico, meno “sanitarista” e più legato all’anima e al destino.
Triangolo Edward–Nora–Mary: il triangolo non è visto solo come dinamica psicologica o biografica, ma come figura archetipica che parla del processo di individuazione: tre poli che non andrebbero contrapposti, ma integrati per comprendere la complessità del lascito di Bach (via istituzionale/sanitaria e via alchemico-spirituale).
Archetipo di Sofia / Maria escluse: Mary viene associata alla lunga linea di figure femminili marginalizzate (da Maria Maddalena in poi), portatrici di un sapere spirituale più “interno”, spesso gnostico, che viene poi espulso dalla narrazione ufficiale. Questo le conferisce una funzione simbolica, oltre che storica.
Codici, corsivi e maiuscole in Sii fedele a te stesso: gli autori ipotizzano che il libro possa contenere livelli di lettura “velati” (parole in corsivo/maiuscolo, personaggi sdoppiati), ma lasciano la questione aperta: non si tratta di una caccia al complotto, quanto di un invito a considerare che alcune informazioni possano essere ancora da decifrare.
Dogmatismo postumo: la critica non è rivolta al testo I Dodici Guaritori e gli altri rimedi in sé, ma all’uso dogmatico ed esclusivista che ne è stato fatto dopo, riducendo l’ampiezza del pensiero di Bach a una lettura unica, letterale e sanitarista.
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Mary Tabor. L’amore segreto di Edward Bach e il contagio in Eduardo Grecco e Lluís Juan Bautista (Tito Macià)
Ogni storia di ricerca ha un motivo, un principio e quasi sempre un protagonista. In questo lavoro, i protagonisti sono, oltre a Edward Bach e Mary Tabor, il mio amico Eduardo Grecco e il suo amico Lluís Juan Bautista: entrambi si sono “contagiati”, si sono sentiti attratti da una stessa e strana donna, si può dire che entrambi soffrono di una piccola ossessione. Nelle loro menti ribolle l’idea di sapere chi fosse Mary Tabor e, soprattutto, quale connessione abbia con loro, una donna che si suppone abbia avuto una relazione abbastanza intima con Edward Bach, una donna misteriosa di cui si sa molto poco o quasi nulla.
È stato pubblicato un libro intitolato Sii fedele a te stesso di Mary Tabor, con commenti e note di Lluís Juan Bautista e edito da Ediciones Continente. Inoltre esiste un testo molto interessante, scritto da Lluís Juan Bautista ed Eduardo Grecco, intitolato ¿Quién fue Mary Tabor?, nel quale, tra le altre cose molto interessanti, si trovano le copie dei documenti dell’atto di nascita e di morte di questa donna.
Mary Tabor è una di quelle donne interessanti, intelligenti, misteriose e affascinanti, che orbitano intorno ai grandi personaggi: una Luna oscura e misteriosa il cui magnetismo si estende oltre lo stesso Bach e influenza altre persone che seguono il cammino di questo straordinario guaritore.
Chi era Mary Tabor? Mistero. Non lo si sa bene, ma abbiamo la data della sua nascita, che mi permette, dopo una minuziosa verifica, di calcolare il tema natale del suo cielo di nascita, cosa che ci aiuterà a sapere qualcosa di più su Mary Tabor e a comprendere, sotto l’ottica astrologica, il perché della strana attrazione nei suoi confronti da parte di Eduardo Grecco e Lluís Juan Bautista.
Mary Tabor, secondo quanto riporta il suo atto di nascita, nacque il 12 aprile 1891, a Surrey, Inghilterra, 51°15’ N 0°28’ W, alle 5:32 del mattino.
Nel tema natale di Mary Tabor si osserva il Sole nel segno dell’Ariete e l’Ascendente anch’esso in Ariete, negli ultimi gradi, formando un’opposizione strettissima con il pianeta Urano che si trova esattamente di fronte, sulla cuspide della Casa VII, lo scenario delle relazioni di coppia. Come astrologo immagino un’opera teatrale in cui l’attrice interpreta il ruolo di una donna spigolosa ed estremamente ribelle e indipendente, soprattutto indipendente nelle relazioni sentimentali o di coppia: questo sarebbe uno dei tratti predominanti e ben visibili nel copione e nel temperamento di Mary Tabor.
Oltre a questa configurazione, ciò che è più importante e misterioso nel destino della vita di Mary Tabor è indicato dallo “stellium” o quadrupla congiunzione formata dalla sua Luna nel segno dei Gemelli, insieme ai pianeti Plutone, Nettuno e al Nodo Nord della Luna: un componente astrologico straordinario che dovette renderla molto intelligente e dotata di un’eccellente capacità di comunicazione, tipo “Marilyn Monroe”, che fu l’amante del presidente degli Stati Uniti, per paragonarla a qualche personaggio noto per un così forte componente geminiano.

L’Infortunio sul Medio Cielo è un indicatore del suo allontanamento sociale, motivato da varie ragioni: da un lato, per lei stessa, per la sua natura ribelle e spigolosa, e dall’altro per la relazione che, senza dubbio, mantenne con Edward Bach, primo collegamento fondamentale di questo lavoro.
Che tipo di relazione aveva Mary Tabor con Edward Bach?
È ciò che analizzeremo per primo, usando lo strumento astrologico nel modo più semplice possibile, in modo che sia comprensibile. Per farlo è necessario conoscere alcuni concetti astrologici di base.
Nel sistema astrologico osserviamo la realtà, usando il sistema delle Case, come se la nostra vita si svolgesse all’interno di un teatro con dodici scenari — come il teatro magico di Hermann Hesse — e immaginiamo i pianeti come gli attori necessari a rappresentare la nostra opera, pianeti che hanno bisogno di altri attori, di altre persone, per poter mettere in scena la loro influenza e portare a termine la nostra rappresentazione.
Astrologicamente parlando, ci sono due archetipi femminili usuali, o due “attrici” che abitualmente assumono ruoli femminili nella vita di un uomo: la Luna e Venere. Nell’opera della vita maschile la Luna rappresenta la donna-madre e Venere rappresenta “l’amante”, in modo tale che se un uomo ha questi due pianeti “lesi”, tenderà a cercarsi la vita sessuale in modo “alternativo”.
Le donne, invece, dispongono nella loro opera di numerosi “attori invitati” maschili: Mercurio rappresenta gli uomini più giovani, i cugini, i colleghi; Marte rappresenta gli uomini che piacciono, che le eccitano; il Sole sono gli uomini che le fanno sentire degne; Giove sono gli uomini che ammirano, i principi azzurri che viaggiano sempre; Saturno sono come il loro papà, gli uomini che trasmettono fiducia e sicurezza materiale; Urano rappresenta gli uomini un po’ strani, psicologi, astrologi, aviatori, ecc.; Nettuno manifesta la sua influenza attraverso uomini completamente particolari, che fanno yoga o mangiano o fanno cose insolite, o esagerano con l’alcol o con altri “elevatori” della coscienza; e Plutone sono gli uomini “sturatubi vaginali”, molto utili a certe età. Tutto un elenco di archetipi maschili a disposizione delle signore, che possono avere anche loro un amore “alternativo” e mantenere relazioni sentimentali con donne tipo Luna, che ricordano loro la madre, o con ragazzine, tipo Venere, per il puro gusto di concedersi il piacere. — Noi uomini non siamo mai stati superiori alle signore praticamente in nulla, e tanto meno in fatto d’amori, non facciamoci illusioni. —
L’analisi astrologica non si fa in modo verbale, bensì grafico: l’analisi astrologica è simile all’osservare orologi, contagiri, calendari rotondi…
Come è possibile che una donna spigolosa, ribelle e indipendente potesse avere accesso alla vita di un uomo schivo e pacifico come era Edward Bach?
Non descriverò la vita di Bach dalla prospettiva astrologica perché questo è già pubblicato nel mio libro su Astrologia e Fiori di Bach. Qui ciò che interessa è sapere quale indizio astrologico esista che abbia un significato logico e serva a chiarire, per prima cosa, che tipo di relazione ci sia stata tra Mary Tabor ed Edward Bach.
Nel tema natale di Bach, la Casa VII, che è lo scenario delle coppie, delle persone che si incastrano come partner per ciascuno di noi, è occupata dal segno dell’Ariete, là dove Mary Tabor ha il suo Sole di nascita; inoltre, Bach era Bilancia e Mary Tabor Ariete: due segni che si completano alla perfezione. Mary Tabor avrebbe potuto incarnare la madre e l’amante in una sola persona.
Osserviamo ora il tema natale di Edward Bach usando esclusivamente la Luna e Venere, e anche il pianeta “dispositato” dalla Luna.
Il dottor Bach aveva il pianeta Venere in Casa XII, lo scenario del teatro della vita in cui tutto ciò che vi accade è segreto, è peccato, o può costituire causa di scandalo sociale o di malattia, tanto per semplificare. Ciò significa che quest’uomo perbene dovette vivere, nel suo film, esperienze di amori segreti, amori discreti o, quantomeno, poco adatti a essere sbandierati nel suo tempo.
La Luna è la madre e, in seguito, le donne; nel caso di Bach, essendo la Luna in Leone, in Casa XI — lo scenario delle amicizie —, oltre ad annunciare una madre che lo avvolse con ogni sorta di cure, indica che più tardi ebbe donne-amiche che si presero cura di lui, come Nora Weeks e Mary Tabor, la quale fu, con ogni probabilità, la sua amante segreta.

Nel tema natale di Bach il pianeta Saturno si trova in Casa X, lo scenario della madre: è in questa Casa astrologica che la madre entra in scena, dove la madre è padrona assoluta, e tutto ciò che è collocato in quella Casa ha relazione con la figura materna. Bach ha la Casa X nel segno zodiacale del Cancro, un segno governato dalla Luna, perciò qualsiasi pianeta situato in Cancro è “organizzato” dalla Luna, la cui natura essenziale si manifesta anche attraverso la madre e, poi, attraverso le donne che la sostituiscono, la fonte di affetti così necessaria alla vita.
Il pianeta Saturno, per trovarsi in Cancro e nella Casa della madre, lo possiamo chiamare “Saturna”, al femminile, perché ogni pianeta ha anche il suo archetipo femminile, e il Saturno in Cancro, nella Casa X di Edward Bach, rappresenta l’archetipo della madre.
D’altra parte, il pianeta Venere, che manifesta la sua influenza attraverso gli amori, la vita sentimentale, è situato in Casa XII, la Casa dei segreti.
Abbiamo già montato una parte del grafico; ora collocherò il tema natale di Mary Tabor sopra quello di Bach, usando esclusivamente tre pianeti: Luna, Venere e Saturno.


Se il pianeta Venere fosse un’arancia e la spremessimo con una pietra, che cosa uscirebbe? Succo d’arancia. Ma Venere non è un’arancia, bensì la vita sentimentale di ogni persona: un’area della coscienza che, quando si attiva, ci fa sentire innamorati.
Analizziamo un momento. Sovrapponendo il tema natale di Mary Tabor al tema natale di Bach si osserva che il pianeta Saturno di Mary Tabor si colloca esattamente sopra Venere, formando una congiunzione con il pianeta Venere di Edward Bach, e questo significa che, per Bach, quella donna era molto speciale e che senza dubbio in lui suscitava amore e fiducia. A tal punto che Mary Tabor firmò il testamento di Bach.
Si osserva anche che il pianeta Venere di Edward Bach e il pianeta Venere di Mary Tabor si trovano uno di fronte all’altro, in opposizione, il che significa che, per quanto riguarda le questioni d’amore, uno dei due deve “mettersi nelle mani” dell’altro. Questo si può essere tradotto nel fatto che tra loro ci sia stata una grande fiducia e amore, nonostante si trattasse di una donna spigolosa ed estremamente ribelle e indipendente.
Ma l’aspetto più misterioso di questa donna, dal punto di vista astrologico, non è la connessione con Edward Bach, che risulta chiarissima agli occhi dell’Astrologia, bensì il significato della quadrupla congiunzione in cui si trova il Nodo Nord della Luna: una porta che si apre nel tempo. Forse è per questo che Mary Tabor ha la virtù di essere una viaggiatrice astrale, una viaggiatrice nel tempo, una donna misteriosa la cui influenza va oltre il suo tempo e impregna, con il suo enigmatico fascino, altre persone affini a Edward Bach.

Quella quadrupla congiunzione si verifica in una zona del cielo molto speciale, un luogo celeste situato nella parte opposta rispetto al centro della Galassia, uno spazio in cui possono verificarsi eclissi di Venere o di Mercurio sul Sole, un luogo del cielo misterioso e sacro per i Maya, una regione celeste compresa tra la stella Aldebaran e le Pleiadi, un luogo che si può considerare come un tunnel temporale attraverso il quale ci si può connettere, nel tempo, con altre persone.

La Luna del momento della nascita di Mary Tabor si trova in piena eclittica, il luogo dove si producono le eclissi, là dove si trova il Nodo Nord della Luna e dove passa l’asse esterno della Galassia: una porta di uscita dal sistema.
Ci sono persone che, per il fatto di avere il Nodo Nord della Luna o la Luna in quel medesimo punto, hanno la possibilità di entrare in un’area di connessione astrale con Mary Tabor, come accade a Eduardo Grecco e Lluís Juan Bautista, che si sentono particolarmente attratti o interessati da questa donna.
Il Nodo della Luna è come un ingranaggio-ponte che collega e mette in movimento cose misteriose che viaggiano nel tempo; forse è per questo che Eduardo e Lluís Juan si sono connessi astralmente con Mary Tabor.

In questo grafico, nella parte interna, si trova il tema natale di Mary Tabor, dal quale sono stati eliminati tutti i pianeti tranne il Sole, la Luna e il Nodo Nord della Luna; nella parte esterna è rappresentato il tema natale di Eduardo Grecco con gli stessi elementi: Sole, Luna e Nodo Nord della Luna. Sovrapponendo un tema natale all’altro si scopre che il Nodo Nord della Luna di Eduardo si trova allo stesso grado del cielo in cui è situato quello di Mary Tabor, tra la stella Aldebaran e le Pleiadi, in quel punto del cielo che indica il lato opposto all’asse della Galassia, la porta di uscita verso altri mondi, altri tempi, altre realtà.
Non c’è da stupirsi che Eduardo provi una strana attrazione per questa donna misteriosa, che fu amante segreta di Edward Bach e che ha “posseduto” la mente del mio amico.
E che cosa succede con Lluís Juan?
Facciamo lo stesso: calcolerò il tema natale di Mary Tabor e poi quello di Lluís Juan, per sovrapporli e analizzare ciò che si osserva.
Il Sole di nascita di Lluís Juan si trova al grado 14 dei Pesci, esattamente allo stesso grado in cui Mary Tabor ha il pianeta Venere, il pianeta degli incantesimi d’amore, delle seduzioni, dell’innamoramento. Probabilmente, se Lluís Juan avesse conosciuto Mary Tabor sul piano reale, nello stesso tempo storico, si sarebbe innamorato di lei.
L’Ascendente del tema natale di Lluís Juan si colloca esattamente sopra Marte di Mary Tabor; Marte è il pianeta che mette in scena la sua influenza come medico: è il pianeta dei medici e dei guaritori. In quel punto esiste una connessione tra i due. Conviene ricordare che Mary Tabor, dopo la morte di Bach, continuò a seguire pazienti e a utilizzare la terapia floreale.
Ma, oltre a questo, Lluís Juan ha la Luna nella stessa zona di cielo in cui Mary Tabor ha la sua Luna e il Nodo Nord della Luna, lo stesso luogo dove Eduardo Grecco ha anch’egli il suo Nodo Nord della Luna. È come se i tre avessero un incontro in un’altra dimensione, davanti alla porta che si apre nel tempo e che ha reso possibile la connessione dell’anima (la Luna) di Lluís con la misteriosa porta attraverso cui viaggiano l’anima di Mary Tabor e quella di Eduardo Grecco: un punto del cielo che tiene connessi e incantati questi grandi terapeuti.
Forse l’anima di Mary Tabor, che è immortale come tutte le anime, è entrata in contatto con i seguaci della terapia floreale che lei stessa ha tanto amato e curato. Questo è ciò che si può concludere osservando il tutto dalla prospettiva astrologica.
Tito Macià
Benaguasil, agosto 2013
Benaguasil, agosto 2013
Note esplicative della redazione
Stellium / “estellium”: l’autore usa il termine “estellium”, che corrisponde a stellium, ossia una forte concentrazione di pianeti nello stesso segno o nella stessa zona del tema natale. Nel caso di Mary, Luna–Plutone–Nettuno–Nodo Nord in Gemelli indicano un nucleo psichico molto intenso legato a mente, comunicazione e doppiezza/ambivalenza.
Infortunio sul Medio Cielo: in alcune scuole astrologiche “Infortunio” è un punto sensibile (l’Opposto della Fortuna) che segnala luoghi di frattura, perdita o emarginazione; posto sul Medio Cielo, suggerisce una biografia segnata da visibilità/ruolo sociale insieme a esclusione o isolamento.
Casa VII (relazioni di coppia): il fatto che la Casa VII di Bach sia in Ariete (segno del Sole di Mary) e che lui sia Bilancia (segno opposto/complementare) viene letto come forte compatibilità di coppia, reale o potenziale. Da qui l’ipotesi di Mary “madre e amante” in una sola figura.
Venere in Casa XII di Bach: richiama l’idea di amori segreti, non ufficiali o comunque non esibiti, che si sposano con l’ipotesi di una relazione affettiva “non detta” con Mary Tabor.
“Saturna” in Cancro in Casa X: chiamare Saturno “Saturna” sottolinea la sua funzione materna nel tema di Bach: la madre come figura di autorità, struttura, ma anche come matrice da cui poi derivano tutte le successive relazioni femminili importanti (Nora, Mary…).
Linguaggio ironico sugli archetipi maschili e femminili: tutto il passaggio sugli “artisti invitati” (Mercurio, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone) è volutamente provocatorio e scherzoso, ma ha uno sfondo simbolico: mostra quanto la lettura astrologica giochi con ruoli e proiezioni, più che con “destini fissi”.
Metafora di Venere–arancia: l’autore usa un’immagine molto semplice per dire che Venere non è “una cosa” materiale, ma una funzione psichica: ciò che spremi (attivi) non è succo d’arancia, ma vita affettiva, innamoramento.
Congiunzione Saturno (Mary)–Venere (Bach): in chiave simbolica, Saturno (Saturna, la Madre/figura strutturante) di Mary che poggia su Venere (amore segreto) di Bach indica una donna che diventa, per lui, figura di grande fiducia, contenimento e profondità affettiva, non solo attrazione passeggera.
Opposizione Venere–Venere: Venere di uno opposto a Venere dell’altro viene letta come complementarità ma anche dipendenza: in amore uno “si affida” all’altro, c’è una dinamica di rispecchiamento e compensazione reciproca.
Nodo Nord in zona Aldebaran–Pleiadi: l’autore attribuisce a questo settore del cielo un valore “sacro” e liminale (per i Maya, per l’astrologia karmica): asse opposto al centro galattico, luogo di eclissi di pianeti interni. Da qui l’idea di “tunnel nel tempo” e di connessioni che superano l’epoca storica.
Viaggiatrice astrale / connessione con Grecco e Bautista: non è un’affermazione “scientifica”, ma un’ipotesi immaginale: chi ha punti sensibili (Luna o Nodo Nord) nello stesso settore del cielo può entrare in risonanza con il “campo Mary Tabor”, sentendosi chiamato a occuparsi di lei e del suo lascito.
Sovrapposizione dei temi natali: Tito Macià usa la tecnica classica della sinastria (un tema “dentro”, uno “fuori”) ma la riduce a tre soli fattori: Sole, Luna, Nodo Nord. L’obiettivo non è una lettura psicologica completa, ma la ricerca di risonanze “di destino” e di campo.
Nodo Nord condiviso (Mary–Eduardo–Lluís): il fatto che Nodo Nord (e/o Luna) di Eduardo e Lluís cada nello stesso settore celeste del Nodo Nord/Luna di Mary viene interpretato come una sorta di “punto di aggancio” karmico o astrale: non solo interesse intellettuale per Mary, ma vera e propria risonanza d’anima.
Venere di Mary sul Sole di Lluís: Venere (amore, fascino, incanto) di lei che cade sul Sole (identità, senso di sé) di lui = potenziale innamoramento, ma anche forte valorizzazione: lei diventa figura ispiratrice, quasi “musa”.
Ascendente di Lluís su Marte di Mary: l’Ascendente (modo di entrare nel mondo, stile di presenza) che poggia su Marte di Mary introduce una connessione diretta sul piano dell’energia, dell’azione e (nel linguaggio di Macià) del “medico/guaritore”. È come se il suo modo di esserci nel mondo attivasse il “Marte-terapeuta” di Mary.
Ipotesi finale: Macià non pretende di dimostrare nulla in senso scientifico; propone una lettura simbolico-astrologica per cui l’anima di Mary, continuando il suo viaggio, “chiama” o tocca alcune persone che proseguono il lavoro con i Fiori di Bach in chiave evolutiva.
Scritto tratto da https://www.facebook.com/eduardohoracio.grecco/posts/ del 16 novembre 2025
Liberamente tradotto da Antonella Napoli - Le parti in neretto, i titoli e la formattazione e le immagini non sono dell'autore, ma le ho inserite per una più veloce e scorrevole lettura
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