Centaury: servire senza perdersi, dalla sottomissione alla forza (Antonella Napoli)
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articolo aggiornato 8/2026
Come
nasce questo approfondimento
Negli
anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco
ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate
anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare agli
scritti originali di Edward Bach e a rileggere un’essenza da prospettive che
nelle descrizioni più diffuse tendono a rimanere sullo sfondo. Da qui nasce
questo approfondimento: dal confronto fra le diverse formulazioni di Bach nel
tempo, dalle interpretazioni simboliche e psicologiche proposte da Grecco e
dalle domande che questi materiali hanno fatto nascere nel mio lavoro di
psicologa e floriterapeuta. Il testo che segue è una mia elaborazione; quando
riprendo un’interpretazione specifica di Grecco la attribuisco esplicitamente,
distinguendola sia dalle parole di Bach sia dalle considerazioni che aggiungo
personalmente.
Quando pensiamo a CENTAURY, l’immagine che arriva più facilmente è quella della persona gentile, disponibile, incapace di dire di no, sempre pronta a occuparsi degli altri e facilmente esposta al rischio di essere sfruttata. È un’immagine corretta, soprattutto se partiamo dagli scritti più tardi di Bach, ma racconta soltanto una parte della storia del rimedio.
Seguendo CENTAURY attraverso gli anni, infatti, incontriamo un percorso sorprendente. Nel 1930 Bach lo associa all’Autocrate, una persona rumorosa, dominante, esigente, concentrata sul proprio potere e poco capace di riconoscere la misura della propria posizione nel mondo. Due anni dopo, in Libera te stesso, il volto è quasi rovesciato: compare chi si lascia usare per la propria bontà, cede per amore della pace, fatica a rifiutare e ha bisogno di diventare più positivo e attivo nella propria vita. Nel 1933 Bach insiste sulla debolezza, sullo «zerbino», sull’incapacità di conquistare la propria libertà; nel 1934 emergono stanchezza, timidezza e mancanza di energia, fino ad arrivare nel 1936 alla persona buona, tranquilla e gentile, tanto desiderosa di servire gli altri da finire per trascurare la propria particolare missione nella vita.
Se prendessimo soltanto la descrizione ultima, l’Autocrate sembrerebbe appartenere a un altro fiore. Grecco fa esattamente il movimento opposto: considera significativa questa trasformazione e cerca di comprendere che cosa possa unire due immagini apparentemente così lontane. È da qui che nasce uno dei nuclei più interessanti della sua lettura di CENTAURY: sottomissione e dominio possono rappresentare due espressioni opposte di una stessa difficoltà nel rapporto con il proprio potere.
Una persona può infatti non riuscire a riconoscere la propria autorità e consegnarla continuamente agli altri; oppure può tentare di recuperarla in una forma rigida, controllante e aggressiva. Tra questi due estremi esiste un territorio molto più maturo, nel quale essere forti significa poter decidere, mettere limiti, assumersi responsabilità e nello stesso tempo restare gentili, disponibili e capaci di servizio.
È questo il CENTAURY che trovo più interessante: il fiore che interroga la differenza tra servire e servilismo, tra generosità e cancellazione di sé, tra bontà e paura del rifiuto. Perché una persona può fare moltissimo per gli altri e tuttavia non essere realmente libera nel proprio dare; può dire sempre di sì e scoprire che quel sì contiene la paura di ciò che accadrebbe pronunciando un no.
La domanda diventa allora meno semplice di quanto sembri: quando aiuto qualcuno, sto scegliendo di farlo oppure sento che devo farlo per essere accettato, sentirmi buono, evitare il conflitto o mantenere un posto nella relazione?
È dentro questa distinzione che CENTAURY comincia a trovare la propria forza.
Per approfondire il pensiero di Eduardo H. Grecco
Eduardo H. Grecco dedica a CENTAURY una riflessione particolarmente complessa, proprio perché prende sul serio tutte le fasi attraverso le quali Bach ha descritto il rimedio. L’Autocrate del 1930 e lo «zerbino» degli anni successivi vengono letti come polarità di una stessa struttura, all’interno della quale il tema centrale riguarda il rapporto con l’autorità, la libertà, il servizio e la capacità di assumere pienamente la propria forza.
A questa base Grecco aggiunge il proprio linguaggio simbolico e archetipico. Introduce l’archetipo dell’Orfano, la dialettica servo-padrone, il mito di Giasone e una lettura dell’Ombra nella quale la sottomissione manifesta può contenere anche aggressività, rancore e desiderio di potere rimasti esclusi dalla coscienza.
Per chi desidera conoscere direttamente e in maniera più completa il pensiero di Eduardo H. Grecco, i suoi scritti dedicati ai singoli Fiori di Bach saranno raccolti in un volume in lingua italiana attualmente in preparazione. Quando saranno disponibili il titolo, l’editore e i riferimenti bibliografici, li inserirò in questa pagina.
Riflessioni su Centaury
10. Ricapitolando
11. Lo smarrimento
Il combattimento di Centaury
Grecco
apre le proprie riflessioni su CENTAURY con un’immagine apparentemente
paradossale: la persona che cede può, in alcuni casi, stare combattendo. Per
spiegare questo passaggio richiama lo stoicismo e propone di osservare la
capacità di resistere senza opporsi direttamente, distinguendola dal modo molto
diverso in cui Vervain affronta gli ostacoli. Vervain resiste spingendo,
sostenendo la propria posizione e continuando la lotta; CENTAURY può cercare di
sopravvivere proprio attraverso la rinuncia allo scontro.
È
una distinzione interessante, perché dall’esterno vediamo soltanto che la
persona cede. Dice sì, evita la discussione, accetta un compito che non
vorrebbe svolgere, rinuncia alla propria preferenza. Potremmo interpretare
tutto questo immediatamente come debolezza, mentre la funzione di quel
comportamento può essere più complessa.
Cedere
può essere stato, almeno in alcune fasi della vita, il modo più efficace per
mantenere una relazione, evitare una punizione, ridurre una tensione o
attraversare una situazione nella quale il confronto sembrava troppo rischioso.
Un bambino che vive accanto a un adulto autoritario può imparare molto
rapidamente che opporsi aumenta il pericolo e che adattarsi permette di
conservarne l’affetto o almeno di ridurne l’ostilità. Una risposta che nasce
come protezione può diventare, con gli anni, il modo abituale di affrontare
qualunque differenza, anche quando il contesto non richiede più quella stessa
prudenza.
È
qui che il «combattimento» di CENTAURY acquista senso. La persona cerca di
difendere qualcosa (il legame, la pace, la sicurezza, l’immagine di sé come
persona buona) attraverso una strategia che consiste nel ridurre il proprio
spazio. La difficoltà emerge quando quella strategia diventa così automatica da
impedire di distinguere le situazioni nelle quali cedere è una scelta
intelligente da quelle nelle quali significa progressivamente abbandonare se
stessi.
La
pace, in questo caso, ha un costo. Ogni conflitto evitato lascia qualcosa che
non viene detto, ogni sì pronunciato contro il proprio desiderio sottrae una
piccola quota di libertà e, se il processo continua abbastanza a lungo, la
persona può trovarsi immersa nella vita degli altri senza sapere più con
chiarezza che cosa desideri per sé.
Grecco
insiste sul fatto che CENTAURY possiede una grande capacità di servizio, e
proprio qui compare un’altra sfumatura importante. Il problema non è la bontà,
né la disponibilità ad aiutare. Una persona può essere generosa e scegliere
liberamente di fare molto per chi ama. Il punto riguarda la possibilità di
mantenere un confine interno che permetta di sentire quando il servizio è
ancora un gesto d’amore e quando sta diventando una forma di sottomissione.
Il
combattimento più importante di CENTAURY può allora essere meno visibile di
quanto immaginassimo. Consiste nel riuscire a rimanere dentro una relazione
anche quando l’altro è deluso dal nostro no, quando non possiamo soddisfare una
richiesta o quando scegliamo qualcosa che riguarda prima di tutto la nostra
vita.
In
quel momento la persona smette gradualmente di combattere attraverso la resa e
comincia a scoprire che esiste una forza capace di restare gentile senza
rinunciare alla propria posizione.
L’ombra di Centaury: l’autocrate
Nel
1930 CENTAURY compare sotto la figura dell’Autocrate: una persona che nella
lotta per il potere ha perso il senso della propria misura, pretende
attenzione, è dominante, impaziente rispetto ai propri desideri e concentrata
sui risultati ottenuti. Solo successivamente Bach descriverà il versante
debole, passivo e servile che oggi associamo più facilmente al rimedio.
Grecco
legge questa distanza attraverso il concetto di Ombra. Se una persona
costruisce la propria identità esclusivamente intorno alla bontà, alla
disponibilità e alla rinuncia, gli impulsi opposti (rabbia, desiderio di
comandare, bisogno di essere riconosciuti, aggressività) possono diventare
difficili da ammettere e rimanere fuori dalla rappresentazione cosciente di sé.
Nella sua interpretazione, l’Autocrate rappresenta proprio questo lato oscuro e
complementare della sottomissione.
È
importante mantenere questa lettura sul piano simbolico e non trasformarla
nell’affermazione che ogni persona disponibile nasconda un tiranno. Sarebbe una
semplificazione ingiustificata. Il punto interessante riguarda piuttosto ciò
che accade quando alcune emozioni diventano incompatibili con l’identità che
abbiamo costruito.
Se
devo essere sempre buono, la rabbia diventa difficile da riconoscere, devo
essere disponibile, desiderare di rifiutare può produrre colpa. Se il mio
valore dipende dal fatto che gli altri mi considerino gentile, affermare
qualcosa che potrebbe contrariarli può sembrare quasi una minaccia alla
relazione.
Queste
emozioni continuano però ad esistere e possono trovare espressioni indirette.
Il sì può essere accompagnato dal risentimento; l’aiuto può contenere un’attesa
di riconoscenza; la disponibilità può diventare lamento quando l’altro non
comprende quanto stiamo sacrificando. In alcuni casi, dopo anni di
sottomissione, può comparire anche un movimento opposto e molto rigido: la
persona diventa improvvisamente autoritaria, controllante, punitiva, quasi
volesse recuperare in una volta sola tutto il potere al quale aveva rinunciato.
Grecco
interpreta questo capovolgimento attraverso la polarità tra servo e padrone. Il
rischio è passare da un estremo all’altro, immaginando che diventare forti
significhi finalmente dominare dopo essere stati dominati.
La
trasformazione di CENTAURY si trova invece in uno spazio intermedio. La forza
non ha bisogno di diventare durezza, così come la gentilezza non richiede
sottomissione. Una persona può esprimere la propria volontà, mettere un limite,
dissentire e contemporaneamente restare disponibile al confronto.
È
qui che l’Autocrate smette di essere soltanto l’Ombra da temere e diventa
un’informazione preziosa: indica una parte della propria energia, della
capacità decisionale e del diritto di occupare spazio che ha bisogno di essere
integrata, invece di essere lasciata nell’inconscio fino a riemergere in forme
rigide.
Centaury: Aiutare e servire
La
distinzione tra aiutare e servire occupa un posto centrale nella lettura di
Grecco. CENTAURY possiede, già negli scritti di Bach, un desiderio molto forte
di essere utile agli altri; nella descrizione ultima del 1936 questa
disponibilità diventa così intensa da indurre la persona a chiedere troppo alle
proprie energie e a trascurare la propria missione.
Grecco
porta però l’attenzione su una domanda ulteriore: che cosa significa realmente
servire?
La
parola può evocare dedizione, generosità, disponibilità, persino una dimensione
spirituale. Può però trasformarsi facilmente in qualcosa di diverso quando la
persona considera i bisogni altrui automaticamente prioritari rispetto ai
propri.
Chi
vive molto dentro CENTAURY può essere straordinariamente rapido nel percepire
ciò che gli altri necessitano. Si accorge di una difficoltà, anticipa una
richiesta, si offre prima ancora che qualcuno gli abbia chiesto qualcosa.
Questa sensibilità è preziosa, soprattutto quando nasce da un autentico
interesse per l’altro.
La
difficoltà compare quando l’aiuto diventa il principale modo attraverso il
quale la persona sente di avere valore. A quel punto servire non riguarda più
soltanto ciò che l’altro necessita; riguarda anche ciò che accade dentro di noi
quando ci sentiamo utili. Possiamo aver bisogno di essere quelli che risolvono,
quelli che non abbandonano nessuno, quelli ai quali tutti si rivolgono. E se
nessuno ha bisogno di noi può emergere un vuoto difficile da riconoscere.
Grecco
insiste molto su questa dimensione e parla perfino di una sovrastima delle
proprie capacità di servizio: la persona pensa di poter sostenere molto più di
quanto realmente possa fare e continua a dare finché rimane senza energie.
Dal
punto di vista psicologico trovo utile chiedersi se l’aiuto aumenti l’autonomia
dell’altro oppure la sostituisca. Possiamo prenderci cura di qualcuno in una
maniera che gli permette progressivamente di riappropriarsi della propria
responsabilità, oppure possiamo continuare a fare al suo posto ciò che potrebbe
imparare a fare da sé. La differenza è sottile, perché entrambi i comportamenti
possono apparire generosi.
Questo
vale anche nel lavoro terapeutico e in tutte le professioni di cura. Essere
utili non significa diventare indispensabili. Una buona relazione d’aiuto
dovrebbe progressivamente restituire alla persona la possibilità di reggersi
sulle proprie gambe, mentre chi aiuta ha il compito di riconoscere il limite
delle proprie responsabilità.
CENTAURY
insegna proprio questo: servire mantenendo la propria vita.
È
possibile esserci per gli altri e contemporaneamente avere desideri, progetti,
stanchezza, limiti e bisogno di ricevere. Il servizio acquista maggiore
autenticità quando il sì può esistere accanto alla possibilità reale di dire
no.
Centaury: Dispotismo represso, rancore, insoddisfazione
Grecco
sviluppa qui una delle parti più forti della propria interpretazione clinica.
Secondo lui, dietro una sottomissione molto prolungata possono accumularsi
rabbia, rancore e un desiderio di potere che la persona non riesce a
riconoscere direttamente. Collega questa dinamica anche a storie di
umiliazione, dipendenza e difficoltà nel rapporto con l’autorità.
La
riflessione diventa interessante quando il risentimento è realmente presente e
la persona continua a comportarsi come se non esistesse. Una situazione molto
comune può aiutarci a comprenderlo: qualcuno ci chiede un favore e noi vorremmo
rifiutare, ma diciamo di sì. Lo facciamo di nuovo, e poi ancora. Dopo un certo
tempo sentiamo che gli altri si approfittano di noi e possiamo arrivare a
considerarli egoisti o ingrati.
A
volte lo sono realmente, altre volte, però, non hanno mai ricevuto da noi
un’informazione fondamentale: non sanno che stavamo facendo qualcosa contro il
nostro desiderio, perché non abbiamo permesso che il nostro limite diventasse
visibile.
Il
rancore può allora crescere dentro uno scambio nel quale una parte continua a
dare ciò che non vuole realmente dare e l’altra continua a ricevere senza
sapere quale sia il prezzo interno di quel gesto.
La
difficoltà di CENTAURY consiste anche nel rischio di attribuire interamente
all’altro la responsabilità di una situazione alla quale abbiamo partecipato
attraverso l’incapacità di affermare il nostro confine. Questo non elimina la
responsabilità di chi sfrutta, manipola o esercita pressioni; serve però a
recuperare la parte di potere che rimane disponibile alla persona.
Quando
il rancore non viene riconosciuto, può esprimersi indirettamente attraverso
lamentele, rigidità, chiusure improvvise o una forma di disponibilità sempre
più priva di piacere. Si continua a fare, ma interiormente si accumula la
sensazione di non ricevere mai abbastanza.
L’insoddisfazione
di cui parla Grecco può nascere proprio da questa distanza. La persona
costruisce una vita orientata verso le esigenze altrui e contemporaneamente
sente che qualcosa di fondamentale le manca, senza riuscire facilmente a
collegare quel vuoto alle proprie rinunce.
Il
passaggio trasformativo richiede allora di rendere nuovamente leggibili i
propri desideri, non per imporli agli altri, quanto per inserirli finalmente
nella relazione.
Scheda tecnica di Centaury
La
lezione fondamentale riguarda il recupero di un centro interno dal quale poter
costruire la propria identità. CENTAURY ha bisogno di sentire che la relazione
con gli altri non richiede l’abbandono della propria direzione e che mettere un
limite può essere compatibile con l’amore.
Le
virtù indicate da Grecco ruotano intorno a forza, gentilezza, compassione,
umiltà, servizio e capacità di seguire la propria strada. Sono qualità che
acquistano significato proprio quando riescono a convivere: la forza senza
gentilezza rischia di avvicinarsi al polo autocratico, mentre la gentilezza
senza forza può trasformarsi in servilismo.
L’ostacolo
più importante riguarda invece la convinzione che opporsi allo sfruttamento o
rifiutare una richiesta equivalga a essere poco amorevoli. È un punto
psicologicamente molto significativo, perché alcune persone sentono davvero una
colpa intensa quando cominciano a mettere confini. Hanno trascorso così tanto
tempo a costruire il proprio valore attraverso la disponibilità che un semplice
«oggi non posso» può essere vissuto come un gesto egoistico.
Grecco
collega inoltre CENTAURY a bisogno di approvazione, paura dell’autorità,
difficoltà a esprimersi con forza, dipendenza e ricerca di protezione. Anche
qui è più utile osservare la funzione di questi aspetti piuttosto che sommarli
indiscriminatamente.
Sul
piano corporeo, può partecipare alla modalità di sottomissione attraverso
stanchezza, tensione e un atteggiamento fisico contratto o poco assertivo,
senza attribuire a CENTAURY specifiche patologie organiche.
Le domande importanti sono:
quanto riesco a riconoscere i miei desideri, a esprimerli, a rifiutare, a
ricevere senza sentirmi in debito, a lasciare che gli altri si assumano le
proprie responsabilità? È lì che CENTAURY diventa realmente riconoscibile.Centaury: Le due facce della medaglia: passivo e attivo
Grecco
sviluppa esplicitamente la teoria delle «due facce» di ogni fiore, partendo
dall’idea che nelle essenze possano convivere polarità opposte. CENTAURY offre
un esempio particolarmente evidente perché lo stesso Bach, nel corso degli
anni, passa dall’Autocrate dominante alla figura passiva e sottomessa.
La
faccia passiva è quella che conosciamo meglio: la persona cede, cerca
approvazione, fatica ad affermarsi, può sentirsi sfruttata e continua a
mantenere relazioni nelle quali la propria posizione diventa progressivamente
più piccola. Grecco descrive anche un mondo interno segnato da
autodenigrazione, risentimento, insicurezza e ricerca di punizione. Il
nucleo utile riguarda soprattutto la difficoltà a occupare la propria
posizione. La persona può sapere ciò che pensa e smettere di saperlo quando
incontra qualcuno percepito come più forte. Può desiderare qualcosa e
modificare rapidamente il desiderio quando intuisce che creerebbe disaccordo. È
come se la propria volontà perdesse consistenza dentro la relazione.
La
faccia attiva rappresenta il movimento opposto. Grecco descrive una persona
che, dopo una lunga esperienza di sottomissione, può assumere comportamenti
dominanti, umilianti e dispotici, quasi volesse compensare ciò che ha
precedentemente subito.
Qui
torna il simbolo della dialettica servo-padrone. Se la persona conosce soltanto
queste due posizioni, può pensare che l’unico modo per evitare di essere
dominata consista nel dominare.
La
vera trasformazione richiede invece la scoperta della parità. Essere «pari tra
pari», come scrive Grecco, significa poter partecipare alla relazione senza
consegnare all’altro la propria autorità e senza avere bisogno di sottrargli la
sua. La forza diventa allora capacità di stare in piedi accanto all’altro, non
sopra e non sotto.
È
forse questa l’immagine più utile delle due facce di CENTAURY: tra servo e
autocrate esiste una terza posizione, quella della persona che può collaborare,
scegliere, aiutare e lasciarsi aiutare mantenendo intatta la propria dignità.
Centaury: Debolezza / Forza
La
polarità debolezza-forza appartiene direttamente agli scritti di Bach ed è uno
dei nuclei più stabili del rimedio a partire dal 1932. In Libera te stesso
Bach invita la persona CENTAURY a diventare più positiva e attiva, a trovare il
proprio vero Io e a smettere di lasciarsi usare passivamente; nei testi del
1933 insiste sulla debolezza, sulla mancanza di energia e sull’incapacità di
difendere i propri diritti.
È
importante capire che la forza di cui stiamo parlando non coincide soltanto con
l’energia fisica.
Una
persona può essere stanca perché ha dato troppo, e può essere molto energica
continuando comunque a vivere CENTAURY nelle relazioni. La debolezza riguarda
soprattutto la difficoltà a sostenere una posizione quando quella posizione
entra in conflitto con ciò che gli altri desiderano.
Dire
«preferisco questo» è relativamente semplice finché nessuno si oppone. La forza
si vede quando l’altro risponde «io invece voglio altro».
È
in quel momento che CENTAURY può cominciare a dubitare di sé, modificare
rapidamente la propria scelta o chiedersi se affermarsi sia davvero necessario.
La
forza diventa allora capacità di rimanere sufficientemente fedeli a ciò che
sentiamo anche quando questo produce una piccola tensione relazionale.
Non
significa irrigidirsi o smettere di mediare. Tutte le relazioni richiedono
compromessi, e qualche volta scegliere di cedere è un gesto di grande maturità.
La differenza sta nella libertà della scelta: posso rinunciare a qualcosa
perché considero importante farlo, oppure perché non riesco a tollerare il
rischio di dispiacere all’altro.
CENTAURY
sviluppa forza quando questa distinzione diventa possibile.
E proprio perché la forza
non viene più cercata attraverso la dominanza, può restare profondamente
gentile.Centaury: Mito ed archetipo dell’Orfano
Qui
entriamo pienamente nel registro simbolico di Grecco. L’archetipo dell’Orfano
viene utilizzato per rappresentare una condizione psichica nella quale la
persona porta con sé una profonda esperienza di insicurezza, separazione e
mancanza di protezione. Grecco descrive l’archetipo come una matrice collettiva
che organizza affetti e comportamenti e collega CENTAURY al tentativo di curare
la ferita dell’abbandono attraverso la dipendenza e la sottomissione.
È
importante leggere l’Orfano come simbolo. Una persona non deve essere realmente
rimasta senza genitori per vivere questo archetipo; può sentire di non
possedere un luogo sicuro nel mondo anche all’interno di una famiglia presente.
L’immagine parla di una condizione umana più ampia: il momento nel quale
sentiamo di non avere qualcuno che ci protegga e dobbiamo trovare dentro di noi
una fonte di sicurezza.
Grecco
immagina che CENTAURY risponda a questa ferita cercando protezione nell’altro.
Se percepisco il mondo come più forte di me, posso tentare di rendermi
indispensabile, buono, accomodante, evitando qualunque comportamento che possa
portare chi ho vicino ad allontanarsi.
Da
questa prospettiva, il servilismo non nasce necessariamente dal desiderio di
essere dominati, quanto dal tentativo di evitare una nuova esperienza di
esclusione. La persona pensa, implicitamente: se non creo problemi, se sono
utile, se faccio ciò che gli altri desiderano, avrò maggiori possibilità di
essere tenuta vicino.
È
una logica emotiva molto antica e proprio per questo può continuare a
funzionare anche quando l’adulto possiede ormai risorse completamente diverse
da quelle del bambino.
L’Ombra
dell’Orfano contiene però anche la rabbia per ciò che non è stato ricevuto.
Grecco insiste su questo punto e collega il rancore al rischio di capovolgere
la sottomissione in dispotismo.
La
maturazione dell’archetipo richiede allora qualcosa di più del semplice
imparare a dire no. Significa costruire una sicurezza interna sufficiente a non
vivere ogni differenza come possibile abbandono e ogni autorità come qualcuno
davanti al quale bisogna inginocchiarsi o contro il quale bisogna combattere.
Quando
questo avviene, l’Orfano comincia a trasformarsi. La persona può continuare ad
avere bisogno degli altri, come tutti noi, e contemporaneamente riconoscere di
possedere un luogo proprio dal quale entrare in relazione.
La
dipendenza lascia spazio alla reciprocità.
Da dove nasce un Centaury?
Grecco
cerca anche una spiegazione biografica della configurazione CENTAURY e la
collega a esperienze precoci di rifiuto, umiliazione, autorità punitiva e amore
vissuto come condizionato all’obbedienza. Va ancora oltre, formulando ipotesi
sul periodo prenatale, sul desiderio materno rispetto alla gravidanza e
sull’effetto che una relazione di coppia minacciosa durante la gestazione
potrebbe avere sulla futura struttura del bambino.
Una
persona può imparare molto presto che la sicurezza affettiva dipende dal
compiacere. Se quando esprime una volontà autonoma incontra rabbia, ritiro
dell’affetto, critica o svalutazione, può sviluppare un’attenzione molto
intensa verso le reazioni degli altri. Prima di scegliere si chiede che cosa
preferirà l’altra persona; prima di parlare immagina come verranno accolte le
proprie parole; prima di rifiutare valuta il rischio di creare tensione.
Con
il tempo questa sensibilità diventa così automatica che il desiderio altrui
viene percepito con maggiore immediatezza del proprio.
È
importante però evitare la tentazione di ricostruire retrospettivamente
un’unica origine. Possiamo incontrare configurazioni CENTAURY in storie molto
diverse e persino come stati transitori in persone che normalmente possiedono
buoni confini. Una relazione particolarmente dominante, una fase di
vulnerabilità o una situazione nella quale sentiamo di dipendere fortemente da
qualcuno possono attivare temporaneamente questa modalità.
La
domanda clinicamente più utile non è quindi «quale evento ha creato il CENTAURY?»,
quanto «come ha imparato questa persona a proteggere il legame e che cosa teme
possa accadere se comincia ad affermarsi?».
Centaury: Ricapitolando
Se
ricostruiamo l’intero percorso di Bach, CENTAURY ci mostra uno dei cambiamenti
più radicali tra i Dodici Guaritori. Nel 1930 troviamo l’Autocrate, concentrato
sul potere e sulla propria importanza; nel 1932 compare la persona che si
lascia usare e deve diventare più attiva; nel 1933 Bach parla apertamente di
«zerbini», debolezza e mancanza di libertà; nel 1934 il quadro comprende
stanchezza, pallore e timidezza, mentre nel 1936 resta soprattutto il desiderio
eccessivo di servire gli altri fino a trascurare il proprio cammino.
Grecco
considera le due facce entrambe significative e le legge come polarità di un
problema comune: il rapporto con il potere personale.
Sul
versante passivo, la persona consegna il proprio potere agli altri e vive
attraverso ciò che essi desiderano.
Sul
versante autocratico tenta di recuperarlo esercitandolo sugli altri.
La
trasformazione permette invece di abitare il proprio potere.
Questa
distinzione chiarisce anche perché «dire no» sia soltanto una parte del lavoro.
Una persona può imparare tecniche assertive e continuare interiormente a
sentirsi colpevole ogni volta che le utilizza. La forza diventa stabile quando
il confine smette di essere vissuto come una minaccia alla relazione.
A
quel punto la generosità cambia qualità. Si può continuare a dare moltissimo,
perché CENTAURY possiede realmente una grande vocazione al servizio, ma il
gesto non ha più bisogno di cancellare chi lo compie.
La persona comincia a
comprendere che la propria missione, per usare il linguaggio di Bach, ha lo
stesso diritto di esistere di quella degli altri.Centaury: Lo smarrimento
Grecco
introduce questo tema attraverso una riflessione di Lluis Juan Bautista sulla
frase della descrizione ultima di Bach secondo cui CENTAURY può trascurare la
propria particolare missione nella vita. Da qui nasce l’immagine di una persona
che, occupandosi continuamente degli altri, finisce per non sapere più che cosa
desideri per se stessa.
È
una forma particolare di smarrimento. Non manca necessariamente una strada
perché non esistano possibilità, ma la difficoltà sta nel fatto che la persona
ha imparato a orientarsi utilizzando soprattutto le indicazioni provenienti
dall’esterno. Che cosa si aspettano da me? Che cosa devo fare?
Di
che cosa ha bisogno quella persona? Che cosa sarebbe giusto secondo la mia
famiglia, il partner, il terapeuta, il capo?
Quando
queste domande occupano la maggior parte dello spazio, quella più semplice «che
cosa voglio io?» può diventare sorprendentemente difficile.
Grecco
utilizza qui il mito per distinguere diversi modi di perdersi. Vervain viene
accostato a Ulisse, il viaggiatore che perde la rotta ma trasforma lo
smarrimento in avventura; Water Violet a Edipo, spinto verso la domanda
sull’identità; CENTAURY a Giasone, che durante il viaggio verso il Vello d’Oro
appare, nella lettura di Grecco, incapace di trovare autonomamente la propria
direzione. La metafora è importante perché fa capire che lo smarrimento di CENTAURY
riguarda l’autorità interiore.
Giasone
ha bisogno continuamente di qualcuno che lo orienti; allo stesso modo la
persona CENTAURY può vivere con una sensazione implicita che l’altro sappia
meglio di lei quale direzione prendere.
Il
percorso floreale invita allora a costruire una mappa interna. Questo richiede
tempo, soprattutto quando si è stati molto allenati a percepire gli altri. Il
primo desiderio che emerge può sembrare banale, perfino egoistico: riposare,
rifiutare un invito, scegliere un luogo diverso, avere un pomeriggio libero.
Eppure
proprio da questi piccoli movimenti può cominciare il ritorno verso di sé. Lo
smarrimento smette progressivamente di essere una condanna e diventa, come
suggerisce Grecco, il punto dal quale una nuova direzione può essere scoperta.
Centaury: Forza, fortezza e servizio
Grecco
collega la forza di CENTAURY alla fortezza, una delle quattro virtù cardinali
della tradizione cristiana insieme a prudenza, giustizia e temperanza. Nel suo
significato simbolico la fortezza permette di sostenere difficoltà e avversità
restando orientati verso ciò che viene percepito come bene.
Grecco
considera questa qualità particolarmente adatta al percorso evolutivo di CENTAURY:
una persona che parte dalla fragilità della propria volontà deve imparare a
sostenerla senza trasformarla in dominio.
È
interessante che il termine scelto sia «fortezza» e non semplicemente forza. La
forza può essere potenza, resistenza, capacità di opporsi. La fortezza contiene
anche una qualità morale: poter rimanere fedeli a qualcosa che riconosciamo
come importante senza essere trascinati dalla paura, dalla pressione o dal
desiderio di approvazione.
Per
CENTAURY questo significa imparare che il servizio può richiedere anche un no. Se
aiuto qualcuno assumendomi continuamente le sue responsabilità, posso
impedirgli di crescere. Se accetto ogni richiesta e poi mi esaurisco, il mio
dare perde qualità. Se rinuncio sistematicamente alla mia vita per occuparmi
degli altri, finirò probabilmente per offrire anche il mio risentimento insieme
all’aiuto.
Grecco
insiste su un punto che considero molto importante: il vero servizio nasce dal
cuore e non dalla necessità di apparire buoni, responsabili o indispensabili.
È
una distinzione sottile perché dall’esterno il comportamento può essere
identico. Due persone possono dedicare un intero pomeriggio ad aiutare
qualcuno. Una lo fa perché lo desidera realmente e sente di avere le energie
necessarie; l’altra vorrebbe riposare, ma pensa che rifiutare la renderebbe
egoista. Il gesto è lo stesso, la libertà con cui viene compiuto è
completamente diversa.
CENTAURY
non deve quindi perdere la propria vocazione al servizio, deve liberarla dalla
paura. Quando questo accade, il servizio diventa reciproco, responsabile e
capace di rispettare contemporaneamente l’altro e se stessi.
Centaury: Applicazioni e conclusione
CENTAURY può diventare interessante quando una persona fatica sistematicamente a dire
no, sente che i bisogni degli altri hanno sempre la precedenza, rimane in
relazioni nelle quali la propria volontà viene continuamente sostituita da
quella altrui o prova una forte colpa ogni volta che tenta di mettere un
limite. Può esserlo quando la disponibilità è diventata così automatica da
impedire di distinguere la generosità dalla paura del rifiuto, oppure quando la
persona si sente svuotata proprio perché continua a dare molto più di quanto le
proprie energie permettano.
Un’altra
area riguarda la dipendenza dall’autorità. Alcune persone funzionano bene
finché sono sole e cambiano completamente quando incontrano qualcuno percepito
come più forte, competente o importante. Le proprie opinioni diventano
improvvisamente meno certe, il bisogno di approvazione aumenta e la relazione
assume facilmente una forma gerarchica.
Esiste
poi il tema dello smarrimento. Quando abbiamo trascorso molto tempo occupandoci
di ciò che desiderano gli altri, può diventare realmente difficile sapere che
cosa vogliamo noi. CENTAURY può allora accompagnare un processo di
riconoscimento della propria direzione, soprattutto nei momenti nei quali
affermarla significa accettare che qualcuno potrebbe rimanere deluso.
Infine,
considero essenziale la polarità con l’Autocrate: recuperare forza non
significa semplicemente diventare più duri. Se una persona passa dalla
sottomissione alla necessità di controllare, ha cambiato posizione all’interno
della stessa struttura, senza averla ancora realmente superata.
Il
percorso più interessante si trova nel mezzo: riuscire a essere forti
abbastanza da restare gentili e gentili abbastanza da non avere bisogno di
dominare. È qui che anche il servizio cambia significato, la persona non ha più
bisogno di cancellarsi per essere utile e può finalmente aiutare qualcuno senza
assumersi tutta la sua vita. Può riconoscere i propri limiti, chiedere,
ricevere, scegliere e lasciare che anche l’altro faccia lo stesso.
La
domanda che attraversa CENTAURY potrebbe allora essere formulata così: quanto
sono libero nel mio modo di essere buono? Perché un sì possiede davvero valore
soltanto quando esiste anche la possibilità di dire no.
E
la forza di CENTAURY, alla fine, non consiste nel smettere di servire, consiste
nel poter servire senza perdere se stesso.
Puoi approfondire il tema dell'autostima leggendo il mio libro.:
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Informazioni importanti sulla floriterapia
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
