Olive: quando le forze si esauriscono e la vita chiede di rigenerarsi (Antonella Napoli)
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Articolo aggiornato 8/2026
Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare direttamente agli scritti di Edward Bach, a confrontare le diverse descrizioni che ne ha dato nel tempo e a interrogarmi su aspetti psicologici e simbolici che nelle presentazioni più sintetiche delle essenze tendono a rimanere sullo sfondo. Da questo confronto nasce l’approfondimento che segue, nel quale il pensiero di Bach, le interpretazioni di Grecco e la mia esperienza di psicologa e floriterapeuta dialogano mantenendo, per quanto possibile, ben riconoscibile la loro diversa provenienza.
Quando si parla di OLIVE, l’immagine più immediata è quella dell’esaurimento profondo, di una stanchezza che ha superato la normale necessità di riposo e arriva a coinvolgere la percezione stessa della vita quotidiana. Bach, nella descrizione ultima del 1936, usa pochissime parole e proprio per questo restituisce con grande efficacia la condizione: la persona ha sofferto molto nel corpo o nella mente, è così stanca da non sentirsi più capace di compiere ulteriori sforzi e ciò che normalmente costituisce la trama della giornata diventa una fatica priva di piacere. La questione non riguarda quindi soltanto «essere stanchi». Riguarda il momento nel quale le risorse sembrano consumate e persino ciò che prima aveva significato, interesse o valore richiede ormai un’energia che non sembra più disponibile.
Se torniamo alla descrizione del 1934, il quadro è più ampio e conserva particolari che Bach eliminerà successivamente. Le persone vengono descritte come pallide, esauste, logorate dopo preoccupazioni, malattie, sofferenze o sforzi prolungati; hanno l’impressione di non possedere più le forze per continuare a lottare e, in alcuni casi, non sanno letteralmente come andare avanti. Compare anche la possibilità di dipendere molto dall’aiuto degli altri e vengono riportate caratteristiche fisiche come la pelle secca o rugosa.
Fra il 1934 e il 1936 avviene quindi una progressiva essenzializzazione. Scompaiono l’aspetto fisico dettagliato e la dipendenza dagli altri; restano la sofferenza precedente, l’esaurimento, l’impossibilità di compiere un ulteriore sforzo e soprattutto la perdita del piacere nella vita quotidiana. Quest’ultimo elemento merita particolare attenzione perché distingue OLIVE da una semplice stanchezza corporea. Ci sono momenti nei quali siamo esausti e desideriamo soltanto dormire, sapendo però che ciò che amiamo continua ad attrarci. In altri momenti l’esaurimento è così profondo che anche ciò che normalmente ci nutre appare troppo impegnativo: una conversazione, un’uscita, un progetto, una decisione, perfino qualcosa che desideravamo da tempo.
È proprio qui che OLIVE diventa psicologicamente interessante. L’energia di una persona non è un serbatoio semplice che si riempie e si svuota in modo indipendente dalla sua storia. Possiamo stancarci perché abbiamo lavorato troppo, perché abbiamo attraversato una malattia, perché ci siamo presi cura a lungo di qualcuno, perché abbiamo vissuto un lutto o un periodo di stress continuativo; possiamo anche sentirci consumati da conflitti emotivi, tensioni relazionali e condizioni nelle quali la mente rimane costantemente mobilitata. Le cause possono essere molto diverse e, quando la stanchezza è persistente o sproporzionata, devono essere considerate anche condizioni mediche, psicologiche, farmacologiche e relative al sonno. Nessun rimedio floreale sostituisce questa valutazione.
Grecco parte dal nucleo bachiano dell’esaurimento e lo porta in una direzione simbolica molto più ampia. OLIVE diventa, nelle sue riflessioni, l’essenza della rigenerazione, della possibilità di tornare alla vita dopo una fase nella quale qualcosa sembra essersi consumato. L’ulivo, con la sua straordinaria capacità di sopravvivere, ricacciare e attraversare tempi lunghissimi, gli offre una figura archetipica nella quale convergono fertilità, resurrezione, femminile, Luna, amore, legame e ritorno.
Sono immagini che non appartengono direttamente a Bach e che dobbiamo riconoscere come sviluppo di Grecco. Tuttavia entrano in risonanza con qualcosa che Bach aveva realmente descritto: una persona che ha attraversato molto, ha consumato le proprie risorse e non trova più energia sufficiente per proseguire.
La domanda di OLIVE diventa allora più profonda di «come recuperare le forze?». Ci chiede anche da dove stiamo cercando di trarre continuamente quell’energia e che rapporto abbiamo con i nostri limiti, con il riposo, con ciò che ci nutre e con ciò che ci consuma.
Riflessioni su Olive
- La preparazione dei rimedi floreali
- Gli ultimi 3 Aiuti. Andare avanti
- Olive nelle parole di Bach
- Quando manca il desiderio di vivere. La depressione
- Olive e il legame con l’amore. Il senso delle relazioni nella vita
- Olive: le dodici fatiche di Ercole
- Sette Aiuti, sette eccessi
- Stabilità non è stare fermi
- L’eccesso compensato
- L’Ulivo nella mitologia
- Odissea, il ritorno a casa
- Olive e la simbologia della croce
- Applicazioni e benefici di Olive
- Riassunto e schema
La preparazione dei rimedi floreali (Olive)
OLIVE occupa una posizione particolare anche nella storia della preparazione dei
rimedi. A differenza della maggior parte delle essenze precedenti, non fu
necessariamente Bach a raccogliere e preparare personalmente il materiale nel
luogo d’origine: secondo le ricostruzioni storiche, chiese a persone che si
trovavano nell’area mediterranea di preparare Olive e Vine, piante che potevano
essere ottenute nel loro ambiente naturale, e di inviargli il preparato. Le
fonti collocano Olive in Italia e Vine fra Svizzera e Italia durante la fase
nella quale Bach stava completando i Sette Aiuti.
Grecco
attribuisce grande importanza a questo particolare, perché vede nella scelta di
affidare la preparazione ad altri la dimostrazione che il valore dell’essenza
non dipendesse da una qualità personale o spirituale esclusiva di Bach. Se una
persona poteva seguire le sue indicazioni, riconoscere correttamente la pianta
e applicare il metodo, il processo poteva essere riprodotto.
Questo
punto mi sembra ancora oggi importante, soprattutto perché intorno alla
floriterapia sono nate nel tempo interpretazioni che attribuiscono al
preparatore capacità sottili particolari, stati di coscienza speciali o una
sorta di investitura spirituale. La storia di Olive e Vine suggerisce una
prospettiva molto più sobria: Bach riteneva possibile affidare la preparazione
a collaboratori che seguissero un metodo.
Grecco
ipotizza che una delle persone coinvolte possa essere stata Grant Alexander
Greenham, nato a Trieste nel 1869. L’esistenza di Greenham e il suo ruolo
rilevante nella comunità triestina sono documentati: fu commerciante,
presidente della locale Theosophical Society e figura attiva nella vita
culturale e associativa della città.
La
riflessione di Grecco prosegue poi nella direzione della segnatura e del luogo
di preparazione. Egli attribuisce particolare importanza al paesaggio
mediterraneo e al ruolo culturale dell’ulivo, arrivando a immaginare che Bach
potesse aver scelto consapevolmente un territorio carico di riferimenti
simbolici. Possiamo riconoscere che OLIVE introduce nel sistema di Bach una
pianta che porta con sé una storia culturale vastissima e che appartiene
profondamente al paesaggio mediterraneo. L’ulivo è stato alimento, fonte di
luce attraverso l’olio, materiale rituale, simbolo di pace, vittoria, fertilità
e continuità. Grecco utilizza questa stratificazione per costruire la propria
lettura simbolica.
Gli ultimi 3 Aiuti. Andare avanti
Con OLIVE, VINE e WILD OAT, Bach completa il gruppo dei Sette Aiuti. Grecco li
considera profondamente collegati e legge la loro presenza consecutiva come una
sorta di triade nella quale si incontrano simbolicamente olio, vino e grano,
tre prodotti che hanno avuto un ruolo centrale nella cultura mediterranea.
L’associazione
di OLIVE al principio femminile e lunare, di VINE al principio maschile e
solare e di WILD OAT alla loro congiunzione appartiene alla costruzione
simbolica di Grecco. Bach non afferma esplicitamente che i tre rimedi
rappresentino Mercurio, Zolfo e Sale alchemici, né presenta questa triade nei
termini maschile-femminile utilizzati successivamente da Grecco.
L’oliva
deve essere spremuta per diventare olio, l’uva trasformata per diventare vino,
il grano macinato per diventare farina. Grecco legge in questi processi una
morte della forma precedente e la nascita di qualcosa che prima non esisteva.
La trasformazione non restituisce l’oliva, l’uva o il chicco di grano come
erano; produce una forma nuova.
OLIVE
entra quindi nel suo pensiero come grande simbolo della rigenerazione.
Questo
tema si collega bene anche alla condizione descritta da Bach: l’esaurimento può
rappresentare un momento nel quale la modalità precedente di andare avanti non
è più disponibile. La persona che ha vissuto per mesi o anni mobilitando
continuamente le proprie risorse può arrivare a un punto nel quale la volontà
non basta più e il corpo, la mente o entrambi chiedono un cambiamento del
ritmo.
Grecco
utilizza la domanda «come andare avanti?» come filo che collega gli ultimi
Aiuti. In ROCK WATER lo sforzo può essere consumato nella lotta contro ciò che
viene considerato imperfetto; in OAK nella responsabilità e nella resistenza;
in OLIVE siamo arrivati al momento in cui l’energia disponibile è stata già
profondamente utilizzata.
Per
questo OLIVE non dovrebbe insegnare a «resistere meglio». La sua direzione è
quasi opposta: riconoscere che continuare richiede anche rigenerarsi.
Andare
avanti non equivale sempre a compiere un altro sforzo. Qualche volta significa
dormire, rinunciare a qualcosa, accettare aiuto, ridurre un carico, aspettare
che le risorse tornino disponibili o comprendere che una fase della vita non
può essere affrontata con lo stesso ritmo della precedente.
È
in questa disponibilità alla rigenerazione che Grecco vede anche il legame con
il principio simbolicamente femminile: ricevere, contenere, nutrire e
permettere che un processo maturi senza costringerlo continuamente attraverso
la volontà.
Olive nelle parole di Bach
OLIVE compare nei Sette Aiuti con una descrizione già molto definita. Nel 1934 Bach
parla di persone pallide, consumate ed esauste dopo preoccupazioni, malattie,
sofferenze o sforzi prolungati; qualunque ne sia la causa, la sensazione
predominante è quella di non avere più energia per continuare. Alcune non sanno
più come procedere e possono affidarsi molto all’aiuto altrui. Compaiono
inoltre osservazioni fisiche, come la secchezza della pelle, che Bach eliminerà
nella descrizione successiva.
Nella
descrizione ultima del 1936 tutto questo viene condensato in due nuclei: aver
sofferto molto, fisicamente o mentalmente, ed essere arrivati a una stanchezza
così profonda che perfino la vita quotidiana viene percepita come un lavoro
gravoso e privo di piacere.
È
interessante osservare ciò che Bach non dice. Non descrive OLIVE come una
persona necessariamente iperattiva, incapace di mettere limiti o dedita al
lavoro fino allo sfinimento. Queste sono possibili strade attraverso le quali
una persona può arrivare all’esaurimento, e Grecco le svilupperà molto, ma la
descrizione di Bach lascia aperte molte altre origini: malattia, afflizione,
sofferenza, preoccupazione, lungo sforzo.
Questa
distinzione è importante anche clinicamente. Una persona OLIVE può essere
arrivata alla stanchezza dopo anni di assistenza a un familiare, dopo una
malattia, durante una fase di fortissimo stress lavorativo, dopo un periodo
emotivamente doloroso o semplicemente perché ha dovuto mantenere troppo a lungo
un livello di mobilitazione superiore alle proprie risorse. Il punto comune è
ciò che accade dopo: la sensazione che il serbatoio sia ormai vuoto.
Il
confronto con HORNBEAM aiuta a comprendere questa qualità. HORNBEAM viene
spesso associato alla stanchezza anticipatoria, quella sensazione per cui la
giornata appare pesante prima ancora di iniziarla e l’energia può comparire una
volta entrati nell’azione. In OLIVE la stanchezza è più radicale: l’esperienza
soggettiva è quella di avere realmente consumato ciò che era disponibile.
Anche
il confronto con OAK è significativo. OAK può essere stanco e continuare a
combattere perché il senso del dovere rimane più forte del limite; OLIVE
descrive il punto nel quale lo sforzo stesso sembra non essere più possibile.
La
qualità positiva non consiste quindi nel produrre magicamente energia. In
termini floriterapici possiamo pensare OLIVE come accompagnamento alla capacità
di riconoscere il bisogno di rigenerazione, ritrovare progressivamente vitalità
e tornare a percepire piacere e interesse mentre le risorse vengono
ricostituite.
Quando manca il desiderio di vivere. La depressione (Olive)
Nel
testo originario Grecco utilizza la parola «depressione» in modo ampio e
descrive OLIVE come un grande rimedio negli stati depressivi e nella perdita
della voglia di vivere. Quando sono presenti una perdita persistente di
interesse, una marcata riduzione delle energie, sentimenti di disperazione o
altri sintomi importanti, è necessaria una valutazione professionale. OLIVE può
essere eventualmente utilizzato, all’interno della tradizione floriterapica,
come accompagnamento del vissuto di esaurimento, senza sostituire psicoterapia,
valutazione medica o trattamento farmacologico quando indicati.
Questo
non significa che l’intuizione di Grecco debba essere completamente
abbandonata. Una crisi depressiva può effettivamente costringere alcune persone
a interrogarsi su aspetti della propria vita che prima venivano ignorati.
Il
punto di contatto con OLIVE è più preciso e più prudente: l’esaurimento e la
perdita del piacere possono comparire anche negli stati depressivi. Bach
stesso, nel 1936, descrive una vita quotidiana diventata faticosa e privata del
piacere, una formulazione che oggi richiama il fenomeno dell’anedonia senza
poter essere identificata automaticamente con esso.
Grecco
porta poi il discorso nel simbolismo dell’ulivo. Richiama il racconto riferito
da Erodoto secondo il quale l’ulivo sacro dell’Acropoli, bruciato durante
l’occupazione persiana, avrebbe prodotto già il giorno successivo un nuovo
germoglio lungo circa un cubito. È precisamente questo il simbolo che Grecco
attribuisce a OLIVE: ciò che appare consumato conserva una possibilità di
rigenerazione.
Sul
piano psicologico, tuttavia, la rinascita non deve diventare una nuova
richiesta di prestazione. Chi è profondamente esausto non ha bisogno di
sentirsi dire che deve immediatamente «rinascere». Prima può essere necessario
riconoscere la stanchezza, darle legittimità e permettere che esista uno spazio
nel quale non sia richiesto alcun ulteriore sforzo.
La vitalità può tornare
gradualmente proprio quando smettiamo di pretenderla.Olive e il legame con l’amore . Il senso delle relazioni nella vita
Grecco
attribuisce a OLIVE una forte qualità simbolicamente femminile e collega questa
essenza alla dimensione affettiva, alla devozione, al nutrimento e al legame.
Da qui sviluppa una lettura nella quale l’esaurimento può essere messo in
relazione anche con una carenza d’amore, arrivando a ipotizzare che alcune
configurazioni OLIVE abbiano radici nel rapporto infantile con la figura
materna. L’attaccamento precoce può influenzare profondamente il modo in cui
costruiamo le relazioni, cerchiamo sostegno e regoliamo le emozioni, e una
domanda interessante che possiamo farci è: quanto le relazioni ci nutrono e
quanto ci consumano?
Ci
sono legami nei quali possiamo riposare psicologicamente, sentirci accolti e
ridurre almeno temporaneamente il bisogno di essere efficienti. Altri
richiedono una mobilitazione continua: anticipare reazioni, risolvere problemi,
difendersi, tenere insieme ciò che rischia di rompersi, sostenere qualcuno che
attraversa una grande difficoltà. Anche una relazione profondamente amata può
diventare estenuante se attraversa per molto tempo condizioni di malattia,
conflitto o crisi.
Prendersi
cura di una persona amata può stancare moltissimo. Essere genitori,
accompagnare qualcuno durante una malattia o attraversare una relazione in
crisi implica spesso un considerevole consumo di energie pur in presenza di un
amore autentico. La distinzione utile riguarda piuttosto ciò che accade quando
l’amore viene confuso con l’obbligo di essere inesauribili.
Si
può amare profondamente qualcuno e avere bisogno di riposare. Si può essere
presenti e, nello stesso tempo, riconoscere di non poter risolvere tutto. Si
può continuare a investire in una relazione e accettare che una parte della
propria energia debba essere custodita.
Grecco
sviluppa inoltre l’idea che OLIVE possa riaprire, simbolicamente, la
disponibilità affettiva nelle relazioni impoverite dalla stanchezza. Il vissuto
OLIVE può comparire quando entrambi o uno dei partner sono così consumati da
non avere più risorse disponibili per la relazione.
In
questi casi la domanda affettiva arriva spesso nel momento meno favorevole:
«Perché non mi cerchi più?», «Perché non abbiamo voglia di fare niente
insieme?». Prima di interpretare questa distanza come perdita dell’amore può
essere utile chiedersi quanto spazio abbia occupato l’esaurimento.
Olive: le dodici fatiche di Ercole
Grecco
utilizza il mito di Eracle per sviluppare due qualità simboliche dell’ulivo:
forza e radicamento. Nelle tradizioni greche la clava di Eracle viene
effettivamente collegata all’ulivo selvatico; Pausania racconta persino una
leggenda secondo la quale una clava di olivo deposta dall’eroe avrebbe messo
radici e germogliato nuovamente.
L’immagine
è straordinariamente coerente con il tema di OLIVE: uno strumento costruito per
combattere torna a essere albero. Ciò che era stato separato dalle proprie
radici per diventare arma ritrova il legame con la terra.
Grecco
legge questo passaggio come simbolo di rigenerazione e radicamento,
estendendolo alla capacità di dare stabilità a persone, progetti e relazioni.
Chi
ha attraversato un periodo di enorme consumo di energia può vivere una
sensazione di dispersione. Tutto è stato orientato verso il compito, la cura,
l’emergenza o la sopravvivenza. Quando la fase intensa termina, può persino
essere difficile sapere dove tornare.
Il
riposo non basta sempre, perché non si tratta soltanto di dormire qualche ora
in più. Occorre ritrovare una quotidianità nella quale il corpo, le relazioni,
il piacere e gli interessi personali riacquistino spazio. Tornare a una vita
nella quale l’energia possa essere abitata, non semplicemente spesa.
Grecco
pone inoltre grande enfasi sull’integrazione fra il simbolismo solare di Eracle
e quello lunare-femminile dell’ulivo. Nel suo linguaggio, ancora una volta,
maschile e femminile sono principi psichici: azione, volontà e direzione da una
parte; ricettività, sentimento, corpo e capacità di nutrire dall’altra. L’eroe
che affronta le Dodici Fatiche ha bisogno della clava d’ulivo, la forza attiva
ha bisogno di qualcosa che sappia rigenerarla.
È
forse una delle immagini più chiare per capire perché OLIVE non rappresenti
semplicemente «più energia»: introduce il problema di come la forza viene
continuamente rinnovata.
Sette Aiuti, sette eccessi
Grecco
propone di leggere i Sette Aiuti anche come sette modalità nelle quali una
qualità può trasformarsi in eccesso. È una chiave interpretativa attraverso la
quale Grecco cerca di comprendere come una risposta inizialmente funzionale
possa cronicizzarsi e diventare una corazza.
GORSE può arrivare alla resa perché non crede più che un nuovo tentativo abbia senso; OAK continua a sostenere e combattere anche oltre la propria misura; HEATHER investe molta energia nel rapporto con gli altri e nel bisogno di mantenerli
vicini; ROCK WATER può consumare risorse nel tentativo di mantenere disciplina
e controllo. In OLIVE incontriamo il risultato possibile di una storia nella
quale le risorse sono state mobilitate a lungo e il sistema, a un certo punto,
non riesce più a sostenere lo stesso ritmo. VINE, da parte sua, soffre di un eccesso di sicurezza che lo porta ad avere comportamenti severi e WILD OAT, che desidera vivere la vita al massimo.
Grecco
distingue inoltre OLIVE da ROCK WATER osservando che in quest’ultimo la perdita
di energia può derivare dalla lotta interna e dalla repressione, mentre OLIVE
appare più direttamente collegato al consumo.
Due
persone possono entrambe dire: «Sono esausto». Una potrebbe esserlo perché non
riesce mai a concedersi ciò che desidera e mantiene una continua tensione
interna. Un’altra perché da mesi sta affrontando una situazione oggettivamente
estenuante. Un’altra ancora perché continua a prendersi responsabilità che non
riesce a delegare. La stanchezza, da sola, non ci dice quale essenza sia
pertinente.
Come
in tutto il lavoro floriterapico, occorre comprendere la storia che ha prodotto
quella condizione.
Stabilità non è stare fermi
C’è
una grande differenza fra stabilità e immobilità. L’idea nasce da una
riflessione più generale di Grecco sugli eccessi e sulla tendenza a immaginare
l’equilibrio come un punto nel quale non esistano più oscillazioni.
La
vita biologica e psicologica funziona invece attraverso ritmi: dormiamo e ci
svegliamo, ci attiviamo e recuperiamo, cerchiamo gli altri e abbiamo bisogno di
rimanere soli, attraversiamo periodi di grande produttività e fasi nelle quali
le risorse vengono ricostituite. Una stabilità assoluta sarebbe molto più
vicina all’immobilità che alla salute.
L’equilibrio
assomiglia piuttosto alla possibilità di oscillare senza perdere il proprio
asse. Questa immagine è particolarmente adatta a OLIVE. Se interpretiamo la
vitalità come disponibilità costante di energia, qualsiasi stanchezza diventa
un problema da eliminare. Se la consideriamo come un processo ritmico,
comprendiamo che il recupero fa parte della vitalità tanto quanto l’azione.
La
stanchezza ha una funzione fisiologica fondamentale: segnala la necessità di
ridurre l’attività e recuperare. Il problema nasce quando non possiamo
ascoltarla, quando le circostanze non ci permettono di fermarci oppure quando
continuiamo a usare stimolanti, pressione interna e senso del dovere per
superarla.
Grecco
porta questa riflessione anche sul terreno delle emozioni, sostenendo che
resistere continuamente a ciò che sentiamo può aumentare la tensione. Pur senza
generalizzare, il principio è comprensibile: alcune emozioni richiedono di
essere attraversate e integrate, mentre combatterle in modo incessante può
aggiungere un ulteriore carico.
La
stabilità positiva di OLIVE non coincide quindi con una vita priva di cadute
energetiche, consiste nella fiducia che possiamo attraversare momenti di
riduzione delle risorse senza considerarli un fallimento e che l’energia stessa
possiede cicli di uso e rigenerazione.
L’eccesso compensato
Con
il concetto di «eccesso compensato» Grecco entra in un territorio più
propriamente psicodinamico. La sua ipotesi è che un comportamento molto
accentuato in una direzione possa talvolta servire a tenere lontano il polo
opposto: dietro una persona continuamente attiva potrebbe esistere una
difficoltà a tollerare inattività, passività, noia o desiderio di non fare
nulla.
Applicata
a OLIVE, l’idea diventa provocatoria. Grecco si domanda se l’iperattività che
conduce all’esaurimento possa, in alcune persone, compensare un desiderio
profondo di abbandonarsi alla pigrizia e richiama ironicamente Borges, che
attribuiva la propria grande produttività proprio alla sua pigrizia. Ci sono
persone che, appena non hanno niente da fare, cominciano a sentirsi inquiete.
Il
riposo viene rapidamente riempito da un nuovo progetto. Una giornata libera
deve immediatamente diventare produttiva, il silenzio apre pensieri o emozioni
che l’attività teneva lontani. In questi casi il movimento continuo può
realmente avere una funzione difensiva.
Il
problema non è l’attività in sé; è la sua obbligatorietà. Se posso lavorare
intensamente e posso anche fermarmi, esiste flessibilità. Se devo restare in
movimento perché l’immobilità diventa intollerabile, l’attività non è più
completamente libera.
Grecco
utilizza anche il concetto di «Falso Sé» per descrivere armature che finiscono
per essere scambiate per identità: una modalità ripetuta per anni può diventare
così familiare da sembrare «il mio carattere», anche quando era nata in origine
per rispondere a specifiche condizioni.
OLIVE
apre allora una domanda interessante: chi sono quando smetto di fare?
Per
alcune persone la risposta è semplice, per altre è proprio il luogo nel quale
comincia il lavoro.
L’Ulivo nella mitologia
Poche
piante hanno accumulato nel Mediterraneo una stratificazione simbolica
paragonabile a quella dell’ulivo. Era sacro ad Atena, veniva utilizzato nei
riti, nelle offerte e nelle celebrazioni, mentre le corone di olivo selvatico
premiavano i vincitori dei giochi olimpici. L’albero poteva rappresentare pace,
vittoria, continuità, fertilità e protezione.
Grecco
raccoglie molte di queste immagini e le dispone intorno a un nucleo dominante: morte
e rigenerazione.
Il
racconto dell’ulivo sacro dell’Acropoli che ricaccia dopo l’incendio persiano
rappresenta perfettamente questo simbolismo. Erodoto riferisce che il giorno
dopo la distruzione dal tronco bruciato era già spuntato un germoglio. Atene
distrutta conserva, nell’albero di Atena, il segno che la vita può riprendere.
Grecco
mette questa capacità di rinascita in relazione con il femminile, la Luna e la
fertilità. Nel suo linguaggio simbolico, OLIVE appartiene alla forza che
contiene, nutre e permette alla nuova forma di nascere. Il femminile rappresenta
una funzione psichica presente in ciascuno di noi.
È
qui che introduce anche i miti iniziatici, nei quali la discesa nell’oscurità
precede il ritorno alla luce. Osiride, Dioniso, Adone e altre figure mitiche
vengono smembrate, attraversano la morte o il mondo sotterraneo e ritornano
trasformate.
Grecco
vede OLIVE nello stesso movimento: la fase di esaurimento assomiglia
simbolicamente a un momento nel quale la forma precedente ha consumato le
proprie possibilità e qualcosa deve essere ricostruito.
Odissea, il ritorno a casa (Olive)
Grecco
utilizza l’Odissea come una delle grandi immagini archetipiche di OLIVE e vede
il viaggio di Ulisse verso Itaca come un ritorno alla dimensione femminile,
alla casa, alla relazione e all’Anima.
Nel
suo schema simbolico l’Iliade appartiene maggiormente al principio maschile,
solare e attivo che associa a VINE, mentre l’Odissea rappresenta il movimento
complementare di OLIVE: il ritorno verso il femminile, la Luna, l’appartenenza
e la capacità di ricomporre ciò che è stato separato. WILD OAT diventerebbe poi
la possibilità di integrare entrambi.
Il
letto di Ulisse e Penelope è costruito intorno al tronco di un ulivo ancora
radicato nella terra. Nel libro XXIII Penelope mette alla prova l’uomo che
sostiene di essere suo marito facendo riferimento alla possibilità di spostare
quel letto; Ulisse reagisce perché sa che sarebbe impossibile senza tagliare
l’albero. Solo lui può conoscere il segreto della sua costruzione, e proprio
questo diventa il segno attraverso cui Penelope lo riconosce.
Grecco
legge quel letto come una coniunctio, l’unione simbolica del maschile e
del femminile. È un’immagine molto più ricca della semplice «stabilità della
coppia». Il letto è stabile perché ha radici, ma intorno a quell’ulivo è stata
costruita una casa. Natura e cultura, albero e architettura, radice e relazione
sono diventati una sola struttura.
Per
OLIVE questa immagine suggerisce qualcosa di importante: la rigenerazione non
avviene necessariamente isolandosi dal mondo. Può avvenire anche ritornando ai
legami che ci nutrono, riconoscendo ciò che costituisce casa per noi e
ritrovando una relazione con parti di noi stessi che erano state sacrificate
durante il periodo dello sforzo.
Il
ritorno a Itaca, dopo tutto, non cancella il viaggio. Ulisse torna trasformato
da ciò che ha attraversato. È una buona immagine del recupero dopo un periodo
di esaurimento: raramente si torna semplicemente alla persona che si era prima.
Si torna con una conoscenza diversa dei propri limiti, delle proprie risorse e
di ciò che davvero merita l’energia disponibile.
Olive e la simbologia della croce
Grecco
parte qui da una leggenda legata a Guimarães, in Portogallo. Nella piazza
davanti alla chiesa di Nossa Senhora da Oliveira esiste la tradizione secondo
la quale un ulivo ormai secco avrebbe ripreso vita dopo la collocazione, nel
XIV secolo, di una croce. A Grecco interessa soprattutto il motivo simbolico:
ancora una volta qualcosa che appariva morto torna a germogliare.
Da
questa immagine passa alla simbologia delle croci medievali, alle quattro
direzioni, ai quattro elementi, all’Uroboro e alle rappresentazioni alchemiche
della trasformazione. La croce rappresenta un punto d’incontro fra direzioni
differenti; l’ulivo che rinasce accanto ad essa diventa per Grecco una figura
di integrazione e rigenerazione.
Una
seconda immagine, legata alla croce delle Beatitudini, gli permette inoltre di
introdurre virtù come dolcezza, misericordia, ricettività e capacità di sopportare
senza irrigidirsi. Grecco le mette in relazione con OLIVE e le contrappone
simbolicamente alla durezza di ROCK WATER, il rimedio che precede OLIVE nella
sua lettura evolutiva.
La
contrapposizione è interessante: ROCK WATER non è semplicemente «durezza» e
OLIVE «dolcezza». La relazione più profonda potrebbe essere pensata come un
passaggio dalla volontà che regola e contiene alla capacità di ricevere
nutrimento e rigenerarsi. Dopo una fase nella quale tutto dipende dalla
disciplina, può diventare necessario lasciare spazio anche a ciò che arriva
senza essere conquistato.
Applicazioni e benefici di Olive
Il
territorio nel quale OLIVE viene tradizionalmente utilizzato in floriterapia è il
vissuto emotivo dell’esaurimento profondo dopo periodi prolungati di
sofferenza, stress, preoccupazione o sforzo.
È
da considerare quando una persona racconta di sentirsi svuotata dopo mesi di
assistenza a un familiare, dopo una lunga convalescenza, durante o dopo un
periodo di forte stress, oppure quando la fatica è accompagnata dalla
sensazione che ogni compito quotidiano richieda ormai uno sforzo eccessivo.
Un
altro ambito utile riguarda la distinzione fra OLIVE e altre forme di
stanchezza. HORNBEAM è maggiormente legato alla fatica anticipatoria e alla
difficoltà di iniziare; OAK continua a funzionare perché il dovere mantiene la
persona in movimento; ROCK WATER può consumare energia nella disciplina e nel
controllo; OLIVE racconta il punto in cui la persona sente di non avere più
riserve disponibili.
È
qui che possiamo comprendere il «beneficio» floriterapico senza trasformarlo in
una promessa medica: accompagnare il passaggio dalla sensazione di completo
svuotamento alla possibilità di riconoscere, rispettare e gradualmente
ricostruire le proprie risorse.
La
direzione positiva non è diventare inesauribili. Se leggessimo OLIVE così,
ricreeremmo esattamente il problema che il fiore ci sta mostrando. La vitalità
comprende anche il diritto a esaurirsi dopo ciò che è stato realmente troppo,
la capacità di fermarsi prima che tutto sia consumato e la disponibilità a
ricevere nutrimento dagli altri, dal riposo, dal corpo e da ciò che restituisce
piacere alla vita.
Alla
fine del percorso, l’immagine dell’ulivo rimane particolarmente efficace. È un
albero capace di vivere molto a lungo e di produrre nuovi germogli anche dopo
ferite importanti, ma questa capacità non significa che nulla possa
danneggiarlo e che non abbia bisogno di terra, acqua, luce e tempo.
Lo
stesso vale per noi.
Ritrovare
energia non significa dimostrare di poter tornare immediatamente a fare tutto
ciò che facevamo prima. A volte la vera rigenerazione modifica anche il modo in
cui distribuiremo le forze quando saranno tornate.
È
probabilmente questa la lezione più profonda di OLIVE: la vitalità non consiste
soltanto nell’avere energia da spendere, ma nel saper vivere in un modo che
permetta anche di rinnovarla.
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Informazioni importanti sulla floriterapia
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
