Vervain: entusiasmo, ideali e il difficile apprendistato della tolleranza (Antonella Napoli)
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Articolo aggiornato 8/2026
Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare agli scritti originali di Edward Bach e a rileggere un’essenza da prospettive che nelle descrizioni più diffuse tendono a rimanere sullo sfondo. Da qui nasce questo approfondimento: dal confronto fra le diverse formulazioni di Bach nel tempo, dalle interpretazioni simboliche e psicologiche proposte da Grecco e dalle domande che questi materiali hanno fatto nascere nel mio lavoro di psicologa e floriterapeuta. Il testo che segue è una mia elaborazione; quando riprendo un’interpretazione specifica di Grecco la attribuisco esplicitamente, distinguendola sia dalle parole di Bach sia dalle considerazioni che aggiungo personalmente.
VERVAIN è uno di quei Fiori di Bach nei quali seguire l’evoluzione degli scritti nel tempo modifica profondamente la comprensione del rimedio. Nella descrizione ultima del 1936 incontriamo la persona dalle idee e dai principi ben radicati, convinta della loro validità, dotata di grande volontà e desiderosa di portare gli altri verso il proprio punto di vista. Tornando indietro di qualche anno, il quadro si arricchisce progressivamente: nel 1934 Bach sottolinea l’ostinazione e la capacità di continuare molto oltre il punto nel quale altri si sarebbero fermati; nel 1933 parla di entusiasmo, tensione, serietà, grandi ideali, certezza di avere ragione e tendenza a sforzarsi oltre misura; in Libera te stesso, nel 1932, mette l’iperentusiasmo in relazione con la tolleranza e descrive una persona che desidera realizzare grandi cose rapidamente, diventando severa e impaziente quando gli altri non condividono la sua visione; nel 1930, infine, VERVAIN è il Puritano, la persona di grandi ideali che cerca di vivere una vita elevata, può irrigidirsi intorno ai propri principi, diventare intollerante verso gli errori altrui e arrivare a sacrificare la gioia attraverso un’eccessiva severità verso se stessa.
Letti insieme, questi testi raccontano qualcosa di più complesso del semplice entusiasmo. Al centro di VERVAIN sembra esserci una particolare intensità nel rapporto con ciò in cui crede. Un’idea, una causa, un progetto o un valore possono essere vissuti con una partecipazione tale da mobilitare enormi quantità di energia; ciò che per un’altra persona rimane un’opinione, per VERVAIN può diventare qualcosa che chiede di essere realizzato, difeso e condiviso.
È una qualità straordinaria quando permette di aprire strade nuove, sostenere un progetto difficile, mobilitare le persone e continuare a credere in qualcosa anche quando l’ambiente è scoraggiato. Molti cambiamenti sociali, culturali e personali hanno avuto bisogno di persone capaci di vedere ciò che ancora non esisteva e di investire abbastanza energia da renderlo possibile. Il problema comincia quando la forza della convinzione riduce lo spazio disponibile per la complessità, per il tempo necessario ai processi e soprattutto per l’esistenza di punti di vista differenti.
La persona può allora sentirsi investita di un compito. Ha visto qualcosa che gli altri ancora non vedono, ha compreso ciò che sarebbe necessario fare e avverte quasi la responsabilità di portarli con sé. Se gli altri esitano, sembra naturale spiegare meglio; se continuano a non capire, aumenta l’intensità; se resistono, può essere difficile immaginare che la loro posizione abbia una legittimità propria. L’entusiasmo, che all’inizio nasce dal desiderio di condividere qualcosa di importante, può trasformarsi progressivamente in pressione.
Eduardo H. Grecco segue VERVAIN attraverso questi diversi strati degli scritti di Bach e li utilizza come base per una lettura molto più ampia. Il Puritano, l’Entusiasta, il fanatismo, la tolleranza, la volontà, il servizio e l’eccesso di sforzo vengono messi in relazione con temi che Grecco sviluppa attraverso la propria esperienza clinica e la propria prospettiva simbolica: il rapporto con l’intimità, la paura della perdita, la predestinazione, la ricerca continua di nuove sfide, l’insoddisfazione e soprattutto il viaggio di Ulisse, che diventa una grande metafora del percorso VERVAIN.
Per comprendere questo fiore mi sembra quindi importante tenere insieme le due dimensioni. Da una parte c’è la straordinaria capacità di credere, desiderare, progettare, coinvolgere e servire; dall’altra la necessità di imparare che un ideale può rimanere grande anche quando non viene imposto, che la volontà è una risorsa finché riesce a dialogare con la realtà e che tollerare una visione diversa dalla propria non significa necessariamente rinunciare a ciò in cui crediamo. È proprio in questo spazio che VERVAIN incontra una delle sue lezioni più difficili: conservare il fuoco senza essere consumato dalla necessità di alimentarlo continuamente.
Per approfondire il pensiero di Eduardo H. Grecco
Eduardo H. Grecco dedica a VERVAIN una delle sue riflessioni più articolate e, come accade per altri Dodici Guaritori, parte da un’attenta lettura dei diversi testi di Bach. Il Puritano del 1930, l’iperentusiasmo di Libera te stesso, l’Entusiasta, la forte volontà, l’ostinazione e la tendenza a convertire gli altri vengono considerati aspetti di un percorso che Bach modifica e approfondisce negli anni. Da questa base Grecco costruisce poi una propria interpretazione psicologica, archetipica e simbolica, nella quale assumono particolare rilievo il tema dell’intimità e il mito di Ulisse.
In questo articolo riprendo alcuni nuclei del suo pensiero cercando di mantenere distinta la stratificazione degli scritti di Bach dalle successive elaborazioni di Grecco. Le interpretazioni relative alla paura della perdita, alla predestinazione, ad alcuni aspetti dell’intimità e soprattutto alla lettura mitologica di Ulisse appartengono alla prospettiva di Grecco e vanno considerate come tali, senza trasformarle automaticamente in caratteristiche necessarie di ogni persona VERVAIN.
Per chi desidera conoscere direttamente e in maniera più completa il pensiero di Eduardo H. Grecco, i suoi scritti dedicati ai singoli Fiori di Bach saranno raccolti in un volume in lingua italiana attualmente in preparazione. Quando saranno disponibili il titolo definitivo, l’editore e i riferimenti bibliografici, li inserirò in questa pagina.
Riflessioni su Vervain
- Non arrendersi, Viaggiare, Esplorare, Fuggire
- Ambivalenza, solitudine ed entusiasmo
- Vervain e Chicory
- La paura della perdita
- Predestinazione
- Aprirsi all’intimità, il servizio all’altro
- Durezza ed inflessibilità; ideali; comprensione e rilassamento
- Dimenticarsi della propria strada; Ostinazione; Entusiasmo eccessivo
- Vervain, Impatiens e Chicory
- Ulisse: un viaggio senza arrivo alla meta; continua ricerca di nuove sfide
- Ulisse, l’incontro con le sirene: integrazione maschile e femminile, il ruolo della donna
- Ulisse, l’incontro con Calypso: erotismo, sensazioni
- Ulisse: Circe, Penelope e Elena. L’amore
- Panoramica delle caratteristiche Vervain
- Eterna insoddisfazione, noia, amore per il nuovo e l’esclusivo
- Tolleranza, Volontà
- Essere semplici, semplificare la vita
- Vervain e Impatiens
- Vervain e Agrimony
- Accettare la vita per quello che è
- Riassunto e schema
Vervain: Non arrendersi, Viaggiare, Esplorare, Fuggire
Grecco
apre le sue riflessioni mettendo VERVAIN in relazione con la difficoltà di
arrendersi. Il tema possiede una base molto chiara negli scritti di Bach, che
descrive ripetutamente persone dotate di grande volontà, capaci di continuare a
lottare molto oltre il punto nel quale altri avrebbero rinunciato e inclini a
sforzarsi eccessivamente sul piano mentale e fisico. Grecco confronta questa
capacità con WILD ROSE e OAK e sottolinea una differenza importante: in VERVAIN
la resistenza è alimentata soprattutto dall’entusiasmo, dalla convinzione e
dalla speranza che ciò verso cui si tende possa ancora essere realizzato.
È
una risorsa che può diventare straordinaria nelle situazioni nelle quali serve
perseveranza. Una persona VERVAIN può continuare a lavorare su un progetto
quando tutti gli altri lo considerano impossibile, difendere una causa
impopolare, trovare nuove soluzioni dopo numerosi fallimenti e trascinare con
sé persone che avevano smesso di credere nella possibilità di riuscire.
La
stessa forza può però rendere molto difficile capire quando continuare abbia
ancora senso. Se la rinuncia viene vissuta come una sconfitta personale, ogni
ostacolo diventa qualcosa da superare e ogni limite una provocazione alla
volontà. La persona aumenta lo sforzo proprio nel momento nel quale sarebbe
necessario fermarsi e chiedersi se quella direzione corrisponda ancora davvero
a ciò che desidera.
Grecco
estende questo movimento anche al viaggio e all’esplorazione. Nella sua lettura
VERVAIN può essere attratto dal movimento, dal cambiamento e dall’esperienza di
ciò che è nuovo, soprattutto quando la stabilità comincia a essere percepita
come stagnazione. Il viaggio acquista allora significati differenti: può essere
autentica curiosità, desiderio di conoscere e ampliare il proprio orizzonte,
oppure diventare un modo per sottrarsi a qualcosa che nella permanenza comincia
a farsi sentire.
È
una distinzione che mi sembra importante anche sul piano psicologico. Cambiare
città, lavoro, progetto o relazione non racconta da solo una fuga; può essere
l’espressione più sana di un bisogno reale di trasformazione. La domanda
riguarda ciò che succede quando rimaniamo fermi. Se il desiderio di partire
aumenta proprio nel momento nel quale una situazione comincia a richiedere
profondità, pazienza, confronto o continuità, vale la pena chiedersi se stiamo
andando verso qualcosa oppure soprattutto lontano da qualcos’altro.
Una
persona può essere bravissima a iniziare e molto meno capace di abitare ciò che
ha costruito. L’inizio contiene possibilità, energia, immaginazione; la
continuità introduce ripetizione, manutenzione, limiti, necessità di correggere
e di accettare che ciò che abbiamo realizzato sarà sempre più concreto e meno
perfetto dell’idea iniziale.
Il
viaggio VERVAIN diventa allora interessante quando riesce a comprendere che
esplorare non significa necessariamente muoversi altrove. Esistono territori
interiori, relazioni e progetti nei quali la vera avventura comincia proprio
quando smettiamo di cambiare scenario abbastanza a lungo da scoprire ciò che la
permanenza può mostrarci.
Vervain: Ambivalenza, solitudine ed entusiasmo
Grecco
descrive VERVAIN come una personalità attraversata da numerose ambivalenze e
utilizza la propria esperienza della montagna per raccontarne una in
particolare: il desiderio di solitudine e, contemporaneamente, il bisogno di
tornare nella valle dove esistono persone con le quali condividere idee,
risposte e visioni. Nella sua lettura VERVAIN cerca momenti di distanza, ma
raramente una solitudine totalmente priva di interlocutori; il pensiero
continua ad avere bisogno di qualcuno verso cui dirigersi.
È
un’immagine che permette di comprendere meglio la natura sociale
dell’entusiasmo VERVAIN. Un ideale vissuto interiormente può essere molto
importante, ma acquista una forza particolare quando viene comunicato. La
persona sente il desiderio di spiegare, raccontare, coinvolgere, far vedere
agli altri ciò che per lei appare così evidente. È qui che l’entusiasmo diventa
relazione.
Bach
ne coglie molto bene il carattere espansivo quando descrive il desiderio di
portare le persone circostanti verso il proprio punto di vista. Non siamo
quindi davanti soltanto a qualcuno che pensa intensamente: il pensiero cerca un
destinatario e tende a trasformarsi in parola, argomentazione, progetto e
azione.
Questa
capacità comunicativa può rendere VERVAIN estremamente coinvolgente. Ci sono
persone dalle quali usciamo con la sensazione che qualcosa sia diventato
possibile semplicemente perché ci hanno raccontato il loro progetto con una
tale intensità da farcelo vedere. È una forma di leadership che passa
attraverso la capacità di accendere negli altri un’immagine.
La
difficoltà emerge quando l’interlocutore smette di essere veramente ascoltato e
diventa soprattutto qualcuno da convincere. La conversazione conserva
esteriormente la forma del dialogo mentre interiormente esiste già una
conclusione alla quale l’altro dovrebbe arrivare.
L’ambivalenza
di VERVAIN può quindi riguardare anche questo: desiderare profondamente le
persone e avere difficoltà a lasciare che rimangano pienamente diverse. Cerca
la relazione e può riempirla di pensiero; vuole condividere e rischia di
occupare troppo spazio; sente il bisogno di qualcuno con cui parlare e può fare
più fatica a sostare nel silenzio nel quale la risposta dell’altro ancora non
arriva.
La
solitudine diventa allora una possibilità preziosa quando non serve a preparare
nuovi argomenti con cui tornare nella valle, ma permette per qualche momento di
ascoltare ciò che accade dentro senza doverlo immediatamente trasformare in una
spiegazione.
Vervain e Chicory
Grecco
accosta VERVAIN e CHICORY partendo dall’intensità con cui entrambi possono
dirigersi verso gli altri. La somiglianza, nella sua lettura, riguarda la
passione relazionale; la differenza emerge soprattutto nel modo in cui questa
passione viene organizzata. Per VERVAIN il centro tende a essere un’idea, un
valore, una causa, mentre CHICORY si muove più facilmente intorno al legame
affettivo e alla cura. Grecco esprime questa distinzione contrapponendo
l’«entusiasmo» VERVAIN alla «devozione» CHICORY.
Nella
vita quotidiana i due fiori possono assomigliarsi molto. Entrambi possono
consigliare, intervenire, cercare di cambiare il comportamento di qualcuno e
vivere con fatica la mancata adesione. Ciò che cambia è spesso il punto dal
quale parte l’intervento. VERVAIN può dire: «Devi capire perché questa è la
cosa giusta». CHICORY arriva più facilmente a: «Lo dico perché tengo a te e so
che cosa ti farebbe bene». Nel primo caso è centrale la convinzione; nel
secondo il legame.
La
differenza diventa ancora più evidente quando l’altro rifiuta. VERVAIN può
sentirsi frustrato perché una verità che gli appare evidente non viene
riconosciuta, mentre CHICORY può vivere la mancata adesione anche come una
ferita affettiva, soprattutto quando interpreta il rifiuto del consiglio come
rifiuto della propria cura.
Entrambi
devono incontrare, attraverso strade differenti, la libertà dell’altro.
Per
VERVAIN significa accettare che una persona possa ascoltare un’idea,
comprenderla perfettamente e continuare a non condividerla. Per CHICORY
significa riconoscere che qualcuno può ricevere amore e scegliere comunque una
strada diversa da quella immaginata per lui.
In
entrambi i casi la relazione diventa più libera quando il desiderio di
partecipare alla vita dell’altro riesce a convivere con il fatto che quella
vita rimane sua.
Vervain: La paura della perdita
Grecco racconta di aver incontrato questo tema anche attraverso la propria esperienza con l’essenza e lo collega a una particolare modalità di proteggersi dall’intimità: evitare di consegnarsi completamente a un legame per ridurre il rischio del dolore che una separazione potrebbe produrre.
Esistono persone che entrano facilmente in relazione, appaiono aperte, calorose e persino molto seduttive e tuttavia mantengono una parte essenziale di sé fuori dal legame. Possono progettare, parlare, condividere esperienze e mostrare entusiasmo, mentre nel punto in cui la relazione chiede maggiore dipendenza reciproca compare una difficoltà.
Non sempre questo significa paura dell’abbandono. La stessa forma può nascere da un forte bisogno di autonomia, da precedenti esperienze relazionali, dalla paura di essere controllati o semplicemente da una fase della vita nella quale la persona non desidera un legame più vincolante.
La lettura proposta da Grecco diventa significativa quando emerge un movimento preciso: desiderare una relazione e contemporaneamente proteggersi dalla possibilità che diventi abbastanza importante da poter fare veramente male.
In questo caso l’entusiasmo può contribuire a rendere meno visibile la distanza. La persona appare coinvolta perché racconta molto, propone esperienze, immagina possibilità e investe energia; l’altro può percepire una grande intensità e scoprire soltanto più avanti che l’accesso alla vulnerabilità è molto più limitato.
Il tema della perdita ci riporta allora alla questione centrale del controllo. Finché una relazione rimane relativamente mobile e aperta, VERVAIN conserva la sensazione di poter scegliere la direzione; l’intimità introduce qualcosa di meno governabile, perché l’altro diventa importante e con questa importanza arriva anche la possibilità di soffrire. Accettare l’intimità significa quindi tollerare una quota di impotenza: possiamo prenderci cura di una relazione, parlare, costruire, scegliere; non possiamo garantire che durerà per sempre.
Vervain: Predestinazione
La parola «Predestinazione» nasce dal modo in cui Grecco mette in relazione una
delle prime figure utilizzate da Bach per VERVAIN , il Puritano, con il contesto
religioso e culturale del puritanesimo e con il tema calvinista della
predestinazione. Grecco a costruisce questo collegamento simbolico, partendo
dalla figura del Puritano e dalla convinzione VERVAIN di avere un compito
elevato da realizzare.
Grecco
vede in VERVAIN la possibilità di sentirsi investito di una missione, come se
ciò che deve realizzare avesse un valore che supera la semplice preferenza
personale, qualcuno che può arrivare a sentirsi «scelto» per realizzare un
determinato compito.
Sul
piano psicologico non serve pensare a forme grandiose o messianiche per
riconoscere il meccanismo. Può comparire ogni volta che una persona comincia a
sentire che il proprio progetto ha un valore talmente importante da
giustificare qualsiasi quantità di sforzo e da rendere secondari i dubbi, i
limiti e le obiezioni provenienti dall’esterno. La convinzione offre una forza
enorme.
Se
sento di «dover» fare qualcosa, la stanchezza può sembrare irrilevante. Se
penso che quella causa sia necessaria, chi mi invita a rallentare può apparire
poco coraggioso o incapace di comprendere. Se considero ciò che sto facendo
parte della mia missione, rinunciare a un progetto può sembrare quasi un
tradimento della mia identità.
È
in questo passaggio che predestinazione e libertà entrano in tensione. Una
vocazione può orientare profondamente una vita e diventare una delle sue grandi
sorgenti di significato; diventa più problematica quando la persona non riesce
più a distinguere ciò che sente chiamata a fare da ciò che si sente obbligata a
fare per continuare a corrispondere all’immagine che ha costruito di sé.
La
tolleranza VERVAIN riguarda allora anche il proprio destino immaginato:
permettere alla vita di modificarlo, ridimensionarlo, interromperlo o portarlo
in una direzione che all’inizio non avevamo previsto.
Vervain: Aprirsi all’intimità, il servizio all’altro
Il
servizio appartiene chiaramente agli scritti di Bach su VERVAIN. Nei testi
precedenti alla descrizione ultima troviamo grandi ideali, ambizioni rivolte al
bene dell’umanità, altruismo, sacrificio e desiderio di aiutare; Grecco
riprende questi passaggi e si domanda quale qualità relazionale sostenga
realmente il servizio, soprattutto quando l’impegno verso una causa rischia di
diventare più importante delle persone concrete alle quali quella causa
dovrebbe essere destinata.
È
una domanda molto interessante: possiamo amare profondamente l’umanità e avere
difficoltà con l’essere umano che abbiamo davanti. Una causa è relativamente
ordinata: possiede principi, obiettivi, valori. Una persona concreta è molto
più imprevedibile. Può avere bisogno di qualcosa che non avevamo previsto,
dissentire, contraddirsi, non apprezzare ciò che facciamo per lei e persino rifiutare
il nostro aiuto. È qui che il servizio incontra l’intimità.
VERVAIN
può essere generosissimo nel dedicarsi a qualcosa in cui crede e
contemporaneamente fare più fatica quando la relazione chiede semplicemente
presenza, ascolto e disponibilità a non sapere immediatamente quale sia la
soluzione.
Grecco
legge questo scarto come una difficoltà a scendere dalla causa alla persona. Mi
sembra una formulazione utile soprattutto quando pensiamo a chi sa mobilitarsi
magnificamente per grandi problemi e appare molto meno disponibile davanti a
una sofferenza quotidiana che non può essere trasformata in progetto.
Anche
il sacrificio merita attenzione. Bach riconosce in VERVAIN una forte tendenza
allo sforzo e alla dedizione; nella descrizione del Puritano compare persino la
possibilità di rinunce eccessive che eliminano la gioia dalla vita. Il servizio
può quindi diventare una forma di autoesigenza nella quale la persona sente di
dover dare continuamente perché quello è il modo corretto di vivere.
La
generosità acquista una qualità diversa quando contiene anche la possibilità di
ricevere, riposare, chiedere aiuto e lasciare che qualche volta sia qualcun
altro a occuparsi di noi.
Aprirsi all’intimità
significa anche questo: rinunciare per un momento al ruolo di chi sa, guida,
sostiene e risolve, permettendo all’altro di incontrarci nella parte che non
possiede ancora una risposta.Vervain: Durezza ed inflessibilità; ideali; comprensione e rilassamento
Negli scritti di Bach. Già nel 1930
il Puritano viene descritto attraverso principi rigidi e severi, vedute
ristrette, intolleranza verso gli errori altrui ed eccessiva durezza verso se
stesso; nel 1932 Bach collega l’iperentusiasmo alla severità verso chi non
condivide il proprio modo di vedere e indica gentilezza e tolleranza come
qualità da sviluppare; nel 1933 torna più volte sullo sforzo eccessivo,
sull’impazienza e sulla necessità di raggiungere grandi ideali con maggiore
calma. È una progressione estremamente coerente.
VERVAIN non ha necessariamente bisogno di abbandonare i propri ideali. Il problema
riguarda la rigidità con cui possono essere sostenuti e la quantità di tensione
necessaria per mantenerli. Quando un principio diventa troppo stretto,
qualsiasi eccezione appare come un cedimento.
La
persona può allora applicare a se stessa standard molto elevati: lavorare di
più, essere coerente, non arrendersi, non lasciarsi distrarre, dimostrare con
il comportamento la validità dei valori professati. La stessa severità viene
facilmente estesa agli altri, soprattutto quando sembrano meno impegnati, meno
coerenti o meno disposti a sacrificarsi. In questo modo un ideale nato per
migliorare la vita può cominciare a renderla più dura.
Il
rilassamento di cui parla Bach non va ridotto alla semplice distensione fisica.
Significa introdurre flessibilità nel rapporto tra valore e realtà. Posso
credere profondamente in qualcosa e riconoscere che non tutti arriveranno alla
stessa conclusione; posso avere un obiettivo ambizioso e accettare che richieda
più tempo del previsto; posso desiderare di migliorare e riconoscere che la mia
imperfezione non invalida il percorso.
La
comprensione diventa quindi una qualità decisiva. Comprendere significa
ampliare il campo abbastanza da vedere anche ciò che non coincide con il nostro
schema, riconoscendo che la realtà può contenere elementi che la nostra visione
iniziale non aveva considerato.
Quando
questo avviene, l’ideale perde rigidità senza perdere valore. Diventa qualcosa
verso cui orientarsi, invece di una misura con cui condannare tutto ciò che
ancora non gli corrisponde.
Vervain: Dimenticarsi della propria strada; Ostinazione; Entusiasmo eccessivo
Nelle
descrizioni di Bach ricorrono con grande continuità la forza di volontà, la
capacità di andare avanti, la convinzione di sapere quale strada seguire e
l’eccesso di entusiasmo che può portare la persona a consumare energie oltre
misura. Grecco raccoglie questi aspetti e introduce una domanda ulteriore: che
cosa succede quando il desiderio di servire, intervenire e aiutare gli altri
finisce per sottrarre attenzione al proprio cammino? È una domanda molto VERVAIN perché l’energia diretta verso l’esterno può essere enorme.
Ci
si occupa di problemi che nessuno aveva chiesto di risolvere, si entra in
situazioni difficili perché sembra impossibile restare a guardare, si assume la
responsabilità di progetti che sarebbero troppo grandi per una persona sola e
si continua anche quando il corpo comincia a segnalare stanchezza.
L’ostinazione,
in questo contesto, è strettamente collegata alla convinzione. Se credo che ciò
che sto facendo sia giusto, fermarmi diventa molto più difficile. Il dubbio
viene facilmente interpretato come debolezza, e il consiglio di rallentare può
sembrare il riflesso di qualcuno che non possiede la stessa determinazione.
Bach
aveva già individuato con grande precisione questa vulnerabilità quando
descrive VERVAIN come capace di essere trascinato dal proprio entusiasmo fino a
stancarsi eccessivamente e come persona che può continuare a lavorare molto
oltre il punto nel quale sarebbe ragionevole fermarsi.
L’energia,
quindi, non manca. Ciò che deve essere affinato è il suo uso. Una forte volontà
diventa realmente efficace quando sa distinguere il momento in cui serve
insistere da quello in cui è necessario modificare direzione, accettare aiuto
oppure lasciare che qualcosa continui senza il nostro intervento.
Dimenticarsi
della propria strada significa anche questo: essere così occupati a migliorare
il mondo, sostenere gli altri o difendere una causa da perdere contatto con ciò
che sta accadendo nella propria vita, nelle proprie relazioni e nel proprio
corpo.
L’entusiasmo trova allora
una misura diversa quando smette di essere un’energia da spendere interamente e
diventa una risorsa da amministrare.Vervain, Impatiens e Chicory
Il
confronto fra questi tre rimedi permette di vedere quanto comportamenti
esteriormente simili possano nascere da organizzazioni molto diverse. VERVAIN, IMPATIENS e CHICORY possono tutti diventare impazienti, intervenire sul comportamento
degli altri e avere difficoltà a lasciare che le cose procedano secondo un
ritmo o una direzione diversa dalla propria; ciò che cambia è soprattutto ciò
che li muove. Grecco sviluppa ampiamente queste differenze partendo dai testi
di Bach.
IMPATIENS
soffre soprattutto per il ritmo. Ha già capito, sa come procedere e l’altro è
troppo lento; tende quindi a intervenire perché aspettare diventa frustrante.
VERVAIN
soffre più facilmente per la direzione. Ha compreso ciò che considera giusto e
desidera che gli altri lo vedano; l’intervento nasce dall’intensità della
convinzione.
CHICORY
entra attraverso la relazione. Il consiglio è spesso intriso di cura e diventa
più difficile accettare che la persona amata scelga diversamente.
Sono
differenze molto utili anche nel colloquio floriterapico, perché la stessa
frase «Lascia fare a me» può appartenere a tutti e tre. IMPATIENS potrebbe
sottintendere: «Così facciamo prima». VERVAIN: «So quale sia il modo migliore».
CHICORY: «Lo faccio perché mi preoccupo per te».
Naturalmente
le persone reali sono più complesse e possono contenere contemporaneamente più
di questi movimenti. Il confronto serve soprattutto a ricordarci che la
floriterapia acquista precisione quando cerca la funzione del comportamento e
non si ferma alla sua forma.
Ulisse: un viaggio senza arrivo alla meta; continua ricerca di nuove sfide. Vervain
Con
Ulisse entriamo pienamente nella lettura simbolica di Grecco che sceglie Ulisse
come figura attraverso la quale rappresentare VERVAIN, la mobilità, l’ingegno,
la ricerca, la difficoltà a fermarsi e quella particolare tensione verso una
meta che sembra perdere parte del proprio fascino nel momento in cui viene
raggiunta.
Nella
lettura di Grecco, il viaggio di Ulisse possiede anche una seconda direzione,
più interiore. L’eroe che attraversa il mare, affronta prove, elabora strategie
e continua a ripartire rappresenta molto bene una modalità VERVAIN fortemente
affidata al pensiero, alla volontà e all’azione; il suo ritorno verso Itaca
diventa contemporaneamente un percorso di ricongiungimento con l’«anima»
junghiana, che Grecco identifica simbolicamente con la componente femminile
della psiche. Il viaggio esterno e quello interiore procedono quindi insieme:
mentre Ulisse cerca la strada di casa, deve progressivamente integrare affetto,
eros, ricettività e sensibilità dentro una personalità che tende a cercare
sicurezza soprattutto nella mente, nella decisione e nel fare.
Il
viaggio di Ulisse è costellato di prove, deviazioni, incontri e trasformazioni;
la meta esiste, Itaca rimane l’orizzonte del ritorno, e tuttavia gran parte del
significato della storia nasce proprio da ciò che accade lungo il percorso. Grecco
utilizza questa immagine per descrivere una possibile dinamica VERVAIN:
desiderare intensamente qualcosa, investire moltissima energia per raggiungerla
e, una volta arrivati, sentire quasi immediatamente il bisogno di una nuova
sfida.
È
il fascino dell’inizio e del divenire. Finché qualcosa è davanti a noi,
possiede potenzialità. Possiamo immaginarlo grande, speciale, trasformativo.
Quando diventa reale dobbiamo invece incontrarne i limiti, occuparci della
continuità e scoprire che perfino ciò che desideravamo contiene quotidianità. La
nuova meta riapre lo spazio della possibilità.
Questa
dinamica può comparire nel lavoro, nei progetti, nei luoghi e anche nelle
relazioni. Si investe moltissimo nella conquista e diventa più difficile
abitare ciò che è stato conquistato, soprattutto quando non richiede più
eroismo.
La
metafora di Ulisse diventa allora utile se la interpretiamo come una domanda: quanto
riesco a riconoscere il valore dell’arrivo senza avere immediatamente bisogno
di trasformarlo in una nuova partenza? Per VERVAIN imparare a fermarsi
non significa perdere curiosità o rinunciare all’avventura. Significa scoprire
che esiste una parte del viaggio che comincia soltanto quando decidiamo di
restare.
Ulisse, l’incontro con le sirene: integrazione maschile e femminile, il ruolo della donna. Vervain
Grecco
legge il ritorno di Ulisse a Itaca come un percorso di integrazione tra il
principio maschile e quello femminile. Il maschile, così come emerge nella
figura dell’eroe e nella configurazione VERVAIN, è legato soprattutto al
pensiero, alla volontà, all’azione, alla capacità di perseguire una direzione e
di affidarsi alla ragione per orientarsi nel mondo. Il femminile introduce
un’altra qualità dell’esperienza: affetto, eros, ricettività, intuizione,
sensibilità e possibilità di lasciarsi toccare da ciò che accade. Sono due
dimensioni presenti nella psiche e il viaggio di Ulisse diventa, nella lettura
di Grecco, anche il percorso attraverso il quale una personalità fortemente
identificata con il primo polo incontra progressivamente il secondo.
Per
questo le donne incontrate durante il viaggio non rappresentano soltanto
personaggi femminili della storia. Diventano diverse immagini del femminile con
cui Ulisse deve confrontarsi e, attraverso di esse, altrettanti aspetti della
propria interiorità. Grecco lo dice con grande chiarezza quando descrive VERVAIN
come qualcuno che trova rifugio nel pensiero e deve aprirsi all’affetto,
mettendo simbolicamente in relazione il maschile, solforico e intellettivo, con
il femminile, mercuriale e devozionale.
Le
Sirene rappresentano una prima prova particolarmente complessa, perché mostrano
un femminile nel suo versante seduttivo e potenzialmente ingannevole.
Attraverso il canto promettono conoscenza, piacere e fascinazione; attirano la
coscienza fuori dalla propria rotta e possono farle perdere la direzione.
Grecco utilizza un linguaggio molto forte parlando di «femminile isterico» e
collega questa immagine all’antico archetipo della femme fatale, della donna
vissuta dall’uomo come origine della tentazione e della rovina. Subito dopo,
però, introduce un passaggio decisivo: questa rappresentazione appartiene anche
alla proiezione maschile, al bisogno di attribuire alla donna la responsabilità
di ciò che l’uomo stesso non riesce ancora a riconoscere e integrare dentro di
sé.
Il
problema, quindi, non è il femminile in sé. Ulisse deve imparare a entrare in
rapporto con eros, desiderio e fascinazione senza esserne dominato e senza
attribuire all’esterno la responsabilità della propria vulnerabilità. La Sirena
diventa così l’immagine di una dimensione psichica che attrae proprio perché
tocca qualcosa che il VERVAIN razionale e volontaristico conosce meno bene: ciò
che non può essere completamente governato attraverso la logica.
Questo
spiega anche il gesto di Ulisse. Egli vuole ascoltare il canto e non sceglie di
eliminarlo dalla propria esperienza; si fa però legare all’albero della nave.
Simbolicamente, entra in contatto con il fascino dell’eros conservando un
centro sufficientemente solido da non esserne trascinato. La maturazione di VERVAIN
passa proprio attraverso questa capacità: integrare il femminile senza
perdervisi, permettere all’emozione e al desiderio di entrare nella propria
esperienza senza doverli né controllare completamente né subire.
Grecco
estende infine il simbolo dei «canti di sirena» oltre la relazione uomo-donna e
lo riferisce a tutte quelle situazioni che affascinano VERVAIN attraverso
grandiosità, promesse e possibilità future prive però di un reale fondamento.
Anche qui ritroviamo la stessa dinamica: l’entusiasmo può essere sedotto da
un’immagine e investirla di una forza enorme prima che la realtà abbia avuto il
tempo di confermarla.
Le
Sirene possono rappresentare tutto ciò che ci affascina abbastanza da farci
dimenticare temporaneamente la direzione del viaggio: un’idea, una persona, una
promessa, un progetto grandioso, una possibilità che sembra contenere
esattamente ciò che stavamo cercando.
VERVAIN
può essere particolarmente sensibile a questi «canti» perché l’entusiasmo tende
a investire rapidamente ciò che appare significativo. La capacità di immaginare
possibilità è una delle sue grandi risorse e, nello stesso tempo, può renderlo
vulnerabile a ciò che promette troppo. Ulisse non rinuncia ad ascoltare.
Costruisce però una condizione che gli permette di non perdere completamente la
rotta.
È
una metafora preziosa della maturazione VERVAIN: l’obiettivo non è spegnere la
capacità di entusiasmarsi, quanto sviluppare abbastanza radicamento da poter
attraversare il fascino senza consegnargli immediatamente la direzione della
propria vita.
L’integrazione
tra maschile e femminile, letta simbolicamente, può allora essere intesa anche
come incontro tra volontà e ricettività, azione e ascolto, pensiero e affetto.
Il VERVAIN che sa agire ha bisogno anche della parte capace di ricevere; colui
che sa indicare una strada deve imparare a essere modificato da ciò che
incontra.
Ulisse, l’incontro con Calypso: erotismo, sensazioni. Vervain
L’incontro
con Calypso rappresenta un’altra tappa del confronto di Ulisse con il principio
femminile e mette VERVAIN davanti a una prova molto diversa da quella delle
Sirene. Questa volta il femminile non appare principalmente come fascinazione
capace di deviare la rotta, ma come accoglienza, riposo, sensualità, eros e
possibilità di abbandonare temporaneamente la posizione dell’eroe. Grecco
coglie proprio questo punto quando si domanda quale sia la prova che Ulisse
deve affrontare sull’isola di Calypso e risponde: smettere di fare l’eroe.
Per
VERVAIN è un passaggio tutt’altro che semplice. La sua identità tende a
costruirsi intorno al fare, alla volontà, al progetto, alla lotta e alla
possibilità di dirigere la propria energia verso qualcosa. Calypso lo introduce
invece in un universo nel quale prevalgono il corpo, il piacere, la passività
intesa come capacità di ricevere, il riposo e la sensazione. In termini
simbolici, il logos viene messo a confronto con eros.
All’inizio
questa esperienza può essere ristoratrice. Chi ha combattuto, viaggiato e
utilizzato continuamente la volontà può trovare sollievo nell’essere accolto e
nel non dover decidere ogni cosa. Con il tempo, tuttavia, proprio quella
condizione può essere vissuta come una prigione, perché la parte VERVAIN
identificata con il movimento e l’autonomia teme di perdere se stessa quando
non può agire, perseguire una meta o ripartire. Grecco riconosce questa
oscillazione anche nelle relazioni: desiderare profondamente un luogo di
protezione e, una volta trovato, cominciare a sentirlo come una limitazione
della libertà.
L’erotismo
assume allora un significato più ampio della sola sessualità. È una forza che
riconduce VERVAIN al corpo e alle sensazioni, lo porta fuori dalla centralità
del pensiero e gli ricorda che esistono esperienze che non acquistano valore
perché conducono a una meta. Il piacere avviene nel presente, chiede abbandono
e una certa disponibilità a lasciarsi attraversare, proprio ciò che una
personalità molto orientata alla volontà può trovare difficile.
Grecco
insiste a lungo sulla sensualità e sul simbolismo erotico del corpo femminile,
fino a indicare nell’erotismo stesso uno dei possibili punti di vulnerabilità
di VERVAIN. Il nucleo della sua riflessione mi sembra però ancora una volta
l’integrazione: VERVAIN deve poter incontrare eros senza trasformarlo
immediatamente in una nuova conquista, una missione o una dipendenza dalla
sensazione. L’energia che sa andare verso il mondo ha bisogno anche di imparare
a ricevere ciò che il mondo porta verso di lei.
La
prova di Calypso può allora essere letta come la possibilità di ricevere
piacere, riposo, protezione e intimità senza viverli immediatamente come
perdita di slancio.
Smettere per qualche
momento di essere l’eroe non significa perdere la propria forza. Può
significare scoprire che esiste una vitalità che non ha bisogno di dimostrare
continuamente qualcosa.Ulisse: Circe, Penelope e Elena. L’amore. Vervain
Circe,
Penelope ed Elena permettono a Grecco di proseguire il percorso iniziato con le
Sirene e Calypso, mostrando differenti volti del femminile e altrettante
possibilità dell’incontro di VERVAIN con una parte della propria psiche che la
ragione e la volontà, da sole, non riescono a orientare. Il tema dichiarato è
l’amore, ma sullo sfondo continua a esserci il processo di integrazione: una
personalità che possiede grande familiarità con il pensiero, la decisione e
l’azione deve imparare a riconoscere anche il linguaggio dell’affetto,
dell’intuizione, del desiderio e del legame.
Circe
compare proprio quando Ulisse ha perso la direzione. Grecco sottolinea il
valore simbolico di questo incontro: l’eroe razionale, capace di strategie e
soluzioni, arriva a un punto nel quale la propria mente non sa più indicargli
la strada, ed è una figura femminile a orientarlo. Circe rappresenta quindi un
femminile capace di conoscere in un modo diverso dalla ragione lineare,
attraverso intuizione, relazione e quella «magia dell’amore» alla quale Grecco
fa riferimento. È un passaggio importante per VERVAIN, perché significa
riconoscere che non tutte le risposte arrivano aumentando lo sforzo mentale.
Esistono momenti nei quali orientarsi richiede ascolto, disponibilità ad essere
guidati e capacità di riconoscere ciò che il mondo affettivo sta dicendo. Circe
non toglie all’eroe la sua forza; gli offre una conoscenza che da solo,
utilizzando i suoi strumenti abituali, non riesce a raggiungere.
Penelope
rappresenta un altro volto del femminile: continuità, appartenenza, fedeltà,
casa, capacità di custodire un legame nel tempo. Per il VERVAIN che ama il
viaggio, la ricerca e la nuova sfida, questa dimensione è fondamentale proprio
perché gli insegna che l’amore può avere bisogno di permanenza. Il porto non
serve soltanto per recuperare energie prima di una nuova partenza; può
diventare un luogo nel quale una parte della vita acquista profondità proprio
perché si decide di rimanere.
Elena
porta invece il tema della passione e dell’attrazione. Grecco ricorda che
Ulisse, pur essendo stato attratto da lei, sceglie Penelope quando deve
decidere concretamente la propria vita affettiva e interpreta questo passaggio
come espressione del particolare rapporto VERVAIN tra desiderio, buon senso e
bisogno di conservare libertà. Simbolicamente, Elena e Penelope non devono
necessariamente essere contrapposte come due tipi di donna: rappresentano
aspetti diversi dell’esperienza amorosa, l’intensità della passione e la continuità
del legame, entrambe necessarie alla completezza della vita affettiva.
Il
percorso di Ulisse può allora essere letto come una progressiva educazione del
logos attraverso eros. Il pensiero, la ragione e la volontà rimangono qualità
fondamentali del VERVAIN; incontrando il femminile acquistano però una
dimensione che da sole non possedevano, perché vengono messe in relazione con
sensibilità, affetto, intuizione, corpo e capacità di ricevere.
È
questo, più che il semplice incontro dell’uomo con «la donna giusta», il
significato che trovo più fecondo nella lettura di Grecco: VERVAIN cerca fuori
di sé, attraverso le figure femminili che incontra, qualcosa che il suo
percorso gli chiede progressivamente di riconoscere anche dentro di sé.
Le
figure femminili incontrate da Ulisse diventano così, nella lettura simbolica
di Grecco, altrettante forme attraverso le quali VERVAIN entra in rapporto con
una dimensione psichica che il pensiero da solo non può esaurire: l’affetto,
l’intuizione, l’eros, il corpo, la capacità di ricevere e di costruire un
legame. VERVAIN sa molto bene dove vuole andare. L’amore gli insegna che
esistono percorsi nei quali la direzione si scopre anche lasciandosi
incontrare.
Panoramica delle caratteristiche Vervain
Quando
Grecco ricostruisce le caratteristiche di VERVAIN attraverso gli scritti di
Bach, mostra con particolare chiarezza quanto il fiore si modifichi nel corso
degli anni. Il Puritano del 1930 porta principi elevati, severità, rinunce e
intolleranza; nel 1932 l’attenzione si sposta sull’iperentusiasmo, sulla fretta
e sulla necessità di sviluppare gentilezza e tolleranza; nel 1933 compaiono
l’Entusiasta, lo sforzo eccessivo, la tensione, le convinzioni saldissime e le
ambizioni per il bene dell’umanità; nel 1934 viene sottolineata l’ostinazione
e, nella descrizione ultima del 1936, rimangono le idee profondamente radicate,
la volontà e il desiderio di convertire gli altri al proprio punto di vista.
Questa
stratificazione permette di riconoscere un nucleo che rimane sorprendentemente
stabile: VERVAIN investe molta energia in ciò che considera importante e
incontra la propria difficoltà quando quella stessa intensità diventa
eccessiva.
La
persona può essere coraggiosa, idealista, produttiva, capace di resistere e
dotata di una forza che gli altri percepiscono immediatamente. Può avere una
notevole capacità di leadership e riuscire a mobilitare un gruppo attraverso
una visione chiara.
Lo
stesso terreno produce però tensione, ostinazione e difficoltà a lasciarsi
consigliare. La certezza può restringere il campo, il desiderio di servire
trasformarsi in sovraccarico e la perseveranza impedire di riconoscere un
limite.
È
importante che queste caratteristiche non vengano utilizzate come un elenco al
quale una persona dovrebbe corrispondere integralmente. Possiamo incontrare uno
stato VERVAIN circoscritto a un progetto o a una fase della vita, oppure una
configurazione più stabile nella quale entusiasmo, idealismo e bisogno di
incidere sul mondo organizzano molti ambiti dell’esperienza.
Come
sempre, il comportamento isolato non basta. Una persona appassionata non è
necessariamente VERVAIN, così come avere convinzioni forti non significa essere
intolleranti. Il punto diventa il rapporto che la persona stabilisce con la
propria convinzione: quanta energia deve investire, quanto spazio lascia agli
altri e quanto riesce a modificarsi quando la realtà le restituisce qualcosa di
inatteso.
Eterna insoddisfazione, noia, amore per il nuovo e l’esclusivo. Vervain.
Grecco
osserva in VERVAIN una particolare difficoltà ad accontentarsi di ciò che
esiste quando la realtà appare meno intensa, meno interessante o meno vicina
all’ideale di quanto la persona sente che potrebbe essere.
È
un’estensione che si collega bene al tema dell’idealismo. Chi possiede una
rappresentazione molto forte di come qualcosa dovrebbe essere può vivere con
maggiore intensità la distanza tra quella visione e ciò che incontra realmente.
Il mondo appare continuamente migliorabile. Il lavoro potrebbe essere più
interessante; la città più viva, il progetto più ambizioso, la relazione più
intensa, la conoscenza più profonda.
Questa
capacità di vedere possibilità che ancora non esistono è una risorsa
straordinaria, soprattutto nella creatività e nell’innovazione. Diventa
faticosa quando il possibile svaluta costantemente ciò che è già presente. La
noia può allora comparire appena qualcosa perde l’intensità dell’inizio. Un
nuovo progetto contiene infinite possibilità; dopo qualche mese richiede
soprattutto costanza. Una nuova relazione è piena di territori da scoprire; con
il tempo arriva la familiarità. Una nuova città stimola continuamente
l’attenzione; dopo qualche anno diventa quotidiana.
Se
ciò che è familiare viene vissuto soprattutto come perdita di intensità, il
nuovo acquista un potere enorme. Grecco collega a questa dinamica anche il
gusto per ciò che è raro, particolare, esclusivo o capace di distinguersi. La
domanda potrebbe essere: riesco a percepire valore anche in ciò che non deve
essere straordinario?
Per VERVAIN accettare il
quotidiano significa scoprire che la profondità raramente conserva per sempre
l’intensità dell’inizio. Molte cose acquistano valore proprio attraverso la
ripetizione, la familiarità e il tempo.Vervain: Tolleranza, Volontà
La
tolleranza attraversa la storia di VERVAIN fin dai primi scritti di Bach. Nel
1930 compare esplicitamente tra le lezioni del Puritano; nel 1932 diventa la
polarità dell’iperentusiasmo e viene associata alla gentilezza verso gli altri
e al rispetto delle opinioni differenti.
La
volontà è altrettanto centrale: Bach descrive ripetutamente persone
determinate, difficili da scoraggiare, capaci di continuare a lungo e
profondamente convinte della propria direzione.
Grecco
mette questi due temi in relazione e considera la tolleranza una sorta di
apprendistato attraverso il quale la volontà personale impara a perdere
rigidità. Utilizza anche l’immagine di un «noviziato», nel quale i fiori che
precedono VERVAIN nella sequenza dei Dodici Guaritori offrirebbero qualità
utili al suo percorso: pazienza, contemplazione, coraggio, pace, vicinanza. È
una costruzione evolutiva propria della lettura di Grecco e si inserisce nel
suo modo di studiare l’ordine delle scoperte e le relazioni tra le essenze.
Psicologicamente
il rapporto tra volontà e tolleranza è molto interessante. Una volontà forte
permette di mantenere una direzione anche quando le condizioni sono difficili.
Senza questa capacità molti progetti rimarrebbero soltanto intenzioni. La
questione emerge quando la volontà viene applicata indistintamente a tutto,
come se ogni realtà potesse essere modificata aumentando abbastanza lo sforzo.
Esistono
situazioni nelle quali il risultato dipende in larga misura da noi ed esistono
processi che possiedono tempi propri. Una relazione coinvolge la libertà di
un’altra persona; una trasformazione psicologica richiede integrazione; il
corpo può imporre limiti; alcuni progetti devono maturare prima di produrre un
risultato.
La
tolleranza permette di riconoscere questa differenza. Non è indifferenza e non
richiede di rinunciare alle convinzioni. Significa poter continuare a credere
in qualcosa senza pretendere che la realtà vi si adegui immediatamente.
Anche
verso se stessi la tolleranza diventa fondamentale. Il VERVAIN severo descritto
da Bach può chiedersi continuamente se sta facendo abbastanza, se è abbastanza
coerente, se ha utilizzato bene il proprio tempo. La stessa benevolenza che
deve sviluppare verso le opinioni altrui può essere necessaria nei confronti
dei propri limiti.
La
volontà diventa così più precisa: sa intervenire quando serve e sa fermarsi
quando un ulteriore sforzo produrrebbe soltanto più tensione.
Vervain: Essere semplici, semplificare la vita
Il
tema della semplicità occupa un posto particolare nella riflessione di Grecco
su VERVAIN, perché arriva quasi come una conseguenza naturale di tutto ciò che
abbiamo visto finora. Una personalità attraversata da ideali forti, entusiasmo,
volontà, desiderio di incidere sulla realtà e bisogno di dare un senso a ciò
che fa può facilmente costruire una vita molto densa, nella quale ogni
esperienza sembra dover partecipare a un progetto più ampio.
Grecco invita
allora VERVAIN a interrogarsi proprio su questa necessità di sentirsi investito
di una missione, di essere colui che porta avanti una causa, sostiene gli
altri, apre nuove strade o realizza qualcosa di eccezionale, perché anche un
ideale elevato può trasformarsi, quando occupa troppo spazio, in una richiesta
continua rivolta a se stessi.
La
complessità nasce spesso da qualità che appartengono al versante più ricco di VERVAIN.
La curiosità, il desiderio di crescere, la capacità di appassionarsi, la
disponibilità a impegnarsi per qualcosa in cui si crede e la volontà di
migliorare ciò che sembra ingiusto o insufficiente possono dare alla vita una
grande intensità. Diventano però faticose quando ogni esperienza deve produrre
un risultato, insegnare qualcosa, trasformare, migliorare o avvicinare a una
meta. A quel punto anche ciò che potrebbe semplicemente essere vissuto tende a
essere inserito dentro una logica di finalità: il riposo serve a recuperare
energie per tornare a fare, un libro deve lasciare un insegnamento, un viaggio
deve cambiare la persona, una relazione deve avere un significato particolare e
persino una giornata tranquilla rischia di sembrare poco significativa se non
contiene qualcosa da realizzare.
È
come se la vita dovesse continuamente giustificare il proprio valore attraverso
ciò che produce. La semplicità introduce invece la possibilità di riconoscere
che alcune esperienze possiedono un senso proprio, anche quando non conducono
da nessuna parte. Una passeggiata può essere soltanto una passeggiata, una
conversazione non deve necessariamente arrivare a una conclusione, si può
leggere per il piacere di farlo e trascorrere del tempo con qualcuno senza
avere qualcosa da costruire, risolvere o comprendere. Per una personalità
fortemente orientata verso l’azione e il significato, questa apparente
ordinarietà può rappresentare un apprendimento molto più profondo di quanto
sembri.
Grecco
collega la semplicità anche alla fedeltà verso se stessi, e qui ritorna un tema
che appartiene già al Puritano descritto da Bach. Quando l’ideale diventa
troppo esigente, tra la persona reale e quella che sente di dover essere si
crea progressivamente una distanza. VERVAIN può chiedersi se sta facendo
abbastanza, se è abbastanza coerente, se sta utilizzando pienamente le proprie
capacità, se la propria vita corrisponde davvero ai valori nei quali crede. Il
rischio è che l’ideale, nato inizialmente come orientamento, diventi una misura
costante attraverso la quale giudicare l’esperienza, lasciando sempre la
sensazione che qualcosa manchi o che si potrebbe fare di più.
Semplificare
significa allora ridurre questa tensione tra ciò che stiamo vivendo e ciò che
immaginiamo di dover diventare. Significa poter riconoscere che una vita può
essere piena anche senza lasciare un’eredità grandiosa, che un progetto può
avere valore senza cambiare il mondo e che essere utili agli altri non richiede
necessariamente di assumere il ruolo di guida, salvatore o punto di
riferimento. È un movimento delicato, perché VERVAIN non deve rinunciare
all’intensità che lo caratterizza: deve poterla vivere senza trasformarla
continuamente in una prova del proprio valore.
In
questa prospettiva la semplicità diventa quasi una forma di libertà. Permette
di scegliere ciò che davvero conta, lasciando cadere almeno una parte di ciò
che viene sostenuto per senso del dovere, immagine di sé o bisogno di
corrispondere a un ideale. L’entusiasmo rimane, così come la passione e la
capacità di impegnarsi, mentre acquista maggiore spazio anche ciò che è
quotidiano, imperfetto e apparentemente piccolo. Proprio lì VERVAIN può
scoprire una forma di pienezza diversa, meno legata alla necessità di
realizzare e più capace di abitare ciò che già esiste.
Vervain e Impatiens
Il
confronto con IMPATIENS è particolarmente utile perché i due rimedi possono
presentare tensione, irritabilità, fretta, stress e difficoltà a tollerare il
ritmo altrui. Grecco sottolinea però una differenza nella modalità attraverso
la quale questa accelerazione viene organizzata: IMPATIENS tende a reagire
soprattutto al rallentamento del processo, mentre VERVAIN viene spinto
dall’idea di ciò che deve essere realizzato.
IMPATIENS
vuole che la cosa proceda più rapidamente. VERVAIN vuole che proceda verso ciò
che considera giusto.
Naturalmente
la distinzione non è sempre così netta e una persona può presentare entrambi i
movimenti. È però molto utile chiedersi che cosa scateni maggiormente
l’irritazione. Se qualcuno impiega troppo tempo a svolgere un compito, IMPATIENS
può intervenire per abbreviare il processo. Se qualcuno svolge quel compito
rapidamente ma in una maniera che contraddice il progetto o i principi di VERVAIN,
quest’ultimo può irritarsi ugualmente.
Anche
il rapporto con gli altri tende a essere diverso. IMPATIENS sceglie di fare da
solo perché la presenza altrui rallenta; VERVAIN ha bisogno di interlocutori,
collaboratori e persone da coinvolgere, soprattutto quando sente di avere
qualcosa di importante da realizzare o trasmettere.
Entrambi
devono però incontrare una lezione simile: esistono processi che non migliorano
aumentando la pressione. Il tempo dell’altro, la sua comprensione e la sua
adesione non possono essere accelerati indefinitamente. A volte la forma più
efficace di intervento consiste proprio nel lasciare abbastanza spazio perché
qualcosa possa maturare senza di noi.
Vervain e Agrimony
Grecco
accosta due fiori che, a prima vista, sembrano molto lontani. Il punto di
partenza è anche qui storico e simbolico: nei testi del 1930 Bach associa VERVAIN alla figura del Puritano e AGRIMONY a quella dell’Inquisitore. Grecco vede tra
queste immagini una «corrente sotterranea» e si domanda se, dietro modalità
esternamente differenti, non esista un comune problema nel rapporto tra ciò che
viene mostrato e ciò che viene vissuto interiormente.
AGRIMONY
costruisce più facilmente una superficie piacevole, allegra e conciliante
dietro la quale il tormento rimane protetto. VERVAIN può mostrare invece la
propria convinzione con grande intensità, fino al punto che l’ideale, la causa
o la posizione combattiva finiscono per occupare quasi tutta la scena. La
«maschera» VERVAIN, nella lettura di Grecco, potrebbe allora essere proprio
l’eccesso di certezza.
Una
persona può parlare con grande sicurezza di ciò che crede, discutere a lungo,
difendere i propri principi e apparire estremamente decisa, mentre rimangono
molto meno visibili dubbi, bisogni, paura della fragilità o difficoltà
affettive. Questo non significa che la convinzione sia falsa. Ed è proprio qui
che l’accostamento con AGRIMONY diventa più sottile. Una maschera non coincide
necessariamente con una menzogna; può essere una parte autentica della persona
che ha assunto così tanto spazio da rendere meno accessibili le altre.
VERVAIN
crede davvero in ciò che dice e AGRIMONY può essere davvero allegro. Il
problema emerge quando una caratteristica diventa così dominante da
trasformarsi nell’unico linguaggio attraverso il quale la persona riesce a
presentarsi.
La
crescita di VERVAIN può allora comprendere la possibilità di dire «non lo so»,
«potrei sbagliarmi», «questa cosa mi fa paura», «ho bisogno di pensarci» senza
sentire che queste frasi indeboliscano la propria identità. È una forma di
tolleranza che riguarda anche se stessi: permettere alla complessità di
esistere senza doverla immediatamente ricondurre a una convinzione.
Alla
fine del percorso rimane così la qualità originaria di VERVAIN: il fuoco. Un
fuoco capace di illuminare, coinvolgere, creare, sostenere e aprire possibilità
che altri ancora non riescono a vedere. La trasformazione riguarda il modo in
cui quella energia viene utilizzata. Non ha più bisogno di bruciare
continuamente per dimostrare di essere viva, né di incendiare ciò che incontra
perché assuma la sua stessa forma. Ma può scaldare, indicare una strada, lasciare
che qualcuno scelga di seguirla e qualcun altro ne percorra una diversa.
La
tolleranza di VERVAIN non chiede di rinunciare alle idee o alla passione con
cui vengono vissute. Permette piuttosto di conservare l’entusiasmo riconoscendo
che la realtà, gli altri e persino noi stessi resteremo sempre più complessi di
qualunque ideale con cui proviamo a comprenderli.
Vervain: Accettare la vita per quello che è
Concludendo VERVAIN, Grecco torna a quella che considera una
delle sue difficoltà centrali: accettare la realtà quando non corrisponde
all’immagine di come dovrebbe essere. Negli scritti di Bach troviamo una base
importante per questa riflessione nella rigidità dei principi, nell’eccesso di
idealismo, nella tendenza a voler modellare il mondo e nel desiderio di
convertire gli altri; Grecco amplia questi aspetti verso un’insoddisfazione più
generale e verso il bisogno di lasciare un segno attraverso le proprie opere.
Accettare
la vita è una formulazione che può facilmente essere fraintesa. Non significa
considerare giusto tutto ciò che esiste o rinunciare al desiderio di cambiare
situazioni ingiuste, dolorose o insoddisfacenti. VERVAIN possiede proprio una
delle qualità necessarie al cambiamento: la capacità di non rassegnarsi troppo
rapidamente.
Il
problema arriva quando il cambiamento diventa l’unico modo possibile di stare
davanti alla realtà. Ogni imperfezione chiede intervento, ogni ingiustizia
mobilita, ogni inefficienza irrita, ogni persona che non utilizza pienamente le
proprie possibilità sembra richiedere una spinta. Alla lunga il mondo diventa
un enorme progetto da correggere.
L’accettazione
introduce una domanda diversa: quali parti di questa realtà dipendono davvero
da me e quali devono essere riconosciute prima di poter decidere che cosa
farne? Posso desiderare che qualcuno cambi e accettare che non lo farà. Posso
impegnarmi profondamente in un progetto e riconoscere che potrebbe fallire. Posso
avere un ideale molto alto e scoprire che il risultato reale sarà più piccolo. Questa
accettazione non diminuisce necessariamente l’impegno. Lo rende più aderente
alla realtà.
Grecco
collega inoltre VERVAIN al desiderio di essere ricordato, di lasciare
un’eredità e di realizzare qualcosa che continui oltre la propria vita. È una
sua estensione clinica e simbolica, che può essere interessante quando
corrisponde realmente alla persona, soprattutto se il bisogno di lasciare un
segno diventa indispensabile per percepire il proprio valore.
Esiste
però anche una forma di eredità che non possiamo controllare. A volte ciò che
rimane di noi è diverso da ciò per cui avevamo lavorato. Accettare la vita
significa allora permettere che anche il significato delle nostre azioni possa
essere deciso, almeno in parte, da qualcosa che viene dopo di noi.
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