I Sette Aiuti, e il sistema floreale dei Fiori di Bach (Eduardo H. Grecco) - Fiori per l'anima

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I Sette Aiuti, e il sistema floreale dei Fiori di Bach (Eduardo H. Grecco)

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Finita la descrizione dei Dodici Guaritori e prima di iniziare con i Sette Aiuti, il dr. Grecco ci accompagna alla scoperta dei segreti del sistema floreale di Bach. Per capire il senso del lavoro di Bach e la motivazione di tante scelte: Perchè i fiori? perchè la rugiada? perchè una parte con il metodo della solarizzazione e un'altra con quello della bollitura? Perchè il brandy?
Anche qui, essendo l'argomento molto ampio, ho cercato di dividere quello che lui ha scritto sulla sua pagina Facebook, in argomenti, dandogli un titolo che ne riassumesse il contenuto. Cliccando sul titolo potete andare a leggere direttamente la parte di vostro interesse, oppure leggere tutto l'articolo scorrendolo di seguito. Buona lettura! Antonella Napoli


Il sistema floreale di Bach e i sette Aiuti




I sette aiuti, le nostre armature familiari
 
È possibile che non sempre i rimedi che Bach raggruppa sotto il titolo dei Sette Aiuti siano percepiti come un elemento strutturale del suo sistema terapeutico. Al contrario, persi tra le 38 essenze che lo compongono, senza un segno che li distingua, simile a quello che portano i Dodici Guaritori nel libro “I Dodici Guaritori e altri nuovi rimedi”, questo gruppo è in generale, annebbiato nella riflessione dei terapeuti floreali.

Il lavoro, in sostanza, di queste essenze, consiste nel sciogliere le corazze che si sovrappongono e sostituiscono la personalità di origine e che sono assunte dalla persona come il loro vero Io. Come risultato di ogni armatura, simile a quella usata dai cavalieri del Medioevo, questa offre protezione, ma allo stesso tempo limita i movimenti, la capacità di espressione e sensibilità. Ciò significa che il costo da pagare per l'acquisizione di tale difesa è la perdita del contatto fluido con i sentimenti che realmente abitano in noi e, in modo significativo, parte della libertà.
  
È interessante osservare come Bach  immagina questa armatura, costruita come risultato della storia personale e nel contesto delle esperienze familiari, come un "falso Io" e come una cronicità della nostra esistenza. Questa cronicità intesa non tanto come una funzione temporanea, qualcosa che rimane nel tempo, ma come un'organizzazione della nostra identità, basata su un sistema di credenze e un argomento di vita. Quindi come uno schema, un modello appreso.
  
Questo punto ha un valore rilevante nella pratica clinica che prende la sua prospettiva collocandolo nel contesto più globale dell'architettura del sistema Bach.
Se i Guaritori cercano di allineare la personalità alla sua forma originale, gli Aiuti stanno rimuovendo le maschere che impediscono a chiunque di vedere come è la propria vera natura in origine. In questo senso si potrebbe chiedere Aiuti per cosa? Dei Guaritori di cosa? Per facilitare il compito di scoprire chi, realmente uno è, che tipo floreale è quello che l'anima ha scelto come strumento (personalità) per realizzare i propri compiti in questa vita.
  
La parola Aiuto fa riferimento a parecchie idee. Da un lato si riferisce al significato di assistente, collaboratore, subalterno e aggiunto e, dall'altro, di sostituto. È molto difficile capire perché Bach  ha scelto tale termine ma si evince dai suoi scritti in cui parla di questo argomento (“I Dodici Guaritori e i quattro Aiuti”, e, “I Dodici Guaritori e i Sette Aiuti”) in cui era incline a mantenere questa direzione di assistenza . Tuttavia, è anche chiaro, nei suoi testi, che questi rimedi prendono il secondo posto nell'intento prescrittivo e ai quali si ricorre quando "... non si noti un miglioramento nonostante il corretto Guaritore, continuare il trattamento con uno degli Aiuti."
  
Certo, questa valutazione ha bisogno di una certa modulazione clinica su cui torneremo più avanti, ma ciò non toglie nulla al fatto che, almeno al momento della sua scoperta, Bach immaginava i gruppi di rimedi in un determinato ordine, e che agli Aiuti si doveva ricorrere quando era impossibile collegare un paziente a uno dei Dodici Guaritori, quando il loro utilizzo non aveva dato il risultato sperato o quando non si riusciva a capire quale dei Guaritori era necessario.
  
In questo punto Bach affermava che "questi casi non sono, tuttavia, disperati e per loro ci sono i Quattro Aiuti (nel testo che cito Bach aveva scoperto solo i primi quattro della serie) e quei quattro Aiuti li libereranno dallo stato di stallo, ripristinando lo stato di attività. Quando saranno migliorati abbastanza, la loro individualità tornerà a essere ciò che era, e sarà allora possibile sapere quale dei Dodici Guaritori è richiesto per riportarli alla perfetta salute."


Scelte, scoperte e pensieri di Bach per arrivare al sistema floreale
 
Abbiamo insistito in altri testi (“Edward Bach: la luz que nunca se apaga” e “El legado del Dr. Edward Bach”, entrambi pubblicati da Edizioni Continente) sull'importanza di considerare la preparazione dei rimedi floreali, da parte di Edward Bach, come un'opzione alchemica e non come un semplice caso, una decisione arbitraria o un ricorso privo di fondamento.

Basta leggere alcuni commenti di Bach sulla connessione dei quattro elementi e la coscienza dell'operatore per fare la nostra posizione su questo tema sostenibile. Tuttavia, ci sono due dettagli su cui vale la pena insistere per rendere ancora più evidente l'inserimento del Creatore della Terapia floreale all'interno del movimento spagirico.
  
Uno di questi si riferisce al cambiamento di metodo nella preparazione delle essenze floreali dal metodo solare a quello dell’ebollizione, vale a dire dal fuoco solare al fuoco della terra.
Nel 1930 Edward Bach si era stabilito nelle vicinanze di un piccolo villaggio, Bettws-Y-Coed, nel cuore del Galles. Era molto chiara la natura di ciò che cercava come rimedi per integrare la sua proposta terapeutica: le piante. Ma, solo quelle che non fossero velenose o primitive o che servissero per l'alimentazione degli esseri umani. Escludendo queste, quelle selezionate era da scegliere le più perfette del loro genere, tutte belle, nella forma e nel colore, e che possedevano una potente vibrazione. Non sapeva ancora quali fossero le piante e, per questo motivo, rimaneva molto tempo a studiare le forme, i cicli, i ritmi, il luogo di insediamento, le abitudini, il modo di riprodursi e molti altri dettagli di ciascuna pianta.
Queste considerazioni rivelano il fatto che Bach stava svolgendo un lavoro di analisi della segnatura delle piante per poter trovare quelle che servivano ai suoi scopi, e si può presumere, con una certa sicurezza, che aveva già strutturato, sotto forma di tipi universali di personalità, il suo piano di ricerca e che quello che stava cercando di trovare erano piante che corrispondevano con la segnatura di questi tipi.
 
Bach era giunto a tre conclusioni a cui adattò la sua ricerca di quel periodo del 1930. La prima, che sebbene esistessero piante che alleviano la sofferenza, aveva bisogno di piante realmente curative, che non solo attenuino i sintomi ma che guariscano. La seconda - sulla base di ragioni che sfuggono al tema di questo momento - aveva dedotto che i rimedi che cercava non dovevano essere preparati con qualsiasi parte della pianta, ma con la sua parte più elevata, il fiore, perché concentrava il se stesso la massima vitalità ed i suoi modelli di guarigione. Infine, i fiori con i quali si sarebbero preparati i rimedi dovevano essere ottenuti in un momento particolare dell'anno e del giorno.
 
Evidentemente si era prodotta una rivoluzione nel modo di pensare di Bach sulla natura della qualità dei rimedi che ricercava. Non si trattava più di utilizzare semi, come aveva preparato CLEMATIS, o qualsiasi altra parte della pianta, ma di prendere la quintessenza contenuta nella semplicità di un fiore. Bisogna ricordare, inoltre, che per gli alchimisti il concetto di fiore rappresentava gli spiriti rinchiusi nella materia, un campo d'informazione che poteva essere catturato seguendo l’intento attraverso la giusta strada.
 
Tutto ciò avviene negli ultimi mesi del 1929 e i primi del ‘30, ed è possibile che questo cambiamento sia motivato dall'interesse di Bach per le emozioni archetipiche dell'uomo, il ruolo di queste nella malattia e nel fatto che i fiori rappresentano, nel mondo vegetale, questa stessa dimensione dell'esperienza che Steiner chiama "mondo astrale".
 
A questo punto Bach avanza un altro passo che Nora Weeks racconta in questo modo: "una mattina di maggio, quando camminava nelle prime ore in un campo coperto di rugiada ancora abbondante, gli passò per la testa all'improvviso l'idea che ogni goccia di rugiada avrebbe dovuto contenere alcune delle proprietà della pianta su cui era poggiata, poiché il calore del sole, agendo attraverso il liquido, avrebbe potuto estrarre tali proprietà fino a che ogni goccia fosse stata magnetizzata con energia. Allora Bach ha notato che, avrebbe ottenuto in questo modo le proprietà medicinali delle piante che stava cercando, i rimedi risultanti avrebbero contenuto l'energia perfetta e non contaminata dalle piante, e sicuramente avrebbero curato come nessun’altra preparazione medica prima. [...]. Ha deciso di testare la sua teoria raccogliendo la rugiada di alcuni fiori prima che il sole la facesse evaporare e sperimentarla su se stesso. In primo luogo ha versato all'interno di piccole bottiglie le gocce provenienti da varie piante con fiori, riempiendo alcuni con la rugiada di fiori che erano stati esposti alla piena luce solare, e altri con quelle che erano rimaste all'ombra. [...]. Il fatto importante che ha scoperto da questo esperimento era che il calore del sole era essenziale nel processo di estrazione, in quanto la rugiada raccolto sulle piante in luoghi ombrosi non era potente come quello delle piante a pieno sole. [...]. Avendo dimostrato che la rugiada riscaldata dal sole assorbiva le proprietà della pianta su cui si trovava, ha cominciato a perfezionare il nuovo metodo di preparazione dei rimedi curativi . Raccogliere abbastanza rugiada su ogni fiore sarebbe troppo faticoso e avrebbe richiesto troppo tempo, così che ha deciso di raccogliere alcuni fiori da una pianta scelta e metterli in una ciotola di vetro pieno d'acqua proveniente da un ruscello limpido e metterlo nel campo in pieno sole per diverse ore. Facendo questo ha scoperto con grande soddisfazione che l'acqua era impregnata di energia dalla pianta, e che era molto potente".
                                                                                                     
Questa scoperta generò in Bach molta gioia perché aveva finalmente trovato un metodo che soddisfaceva le sue esigenze di essere semplice, naturale e che non produceva distruzione o danni alle piante. Ma c'era anche un’aggiunta di singolare gerarchia in questo processo: implicava la partecipazione combinata dei quattro elementi della natura. "Prendiamo atto che qui sono contenuti i quattro elementi: la terra che nutre la pianta, l'aria che alimenta, il sole o il fuoco che impartiscono la sua energia e l'acqua nella quale si raccolgono, tutto ciò arricchisce le sue benefiche e magnetiche proprietà curative " (Edward Bach)


Terapia Floreale: influenze dall’Alchimia, Spagiria, Cabala
 
Questa citazione è presa dall’articolo di Bach pubblicato su “The Homeopathic World” nel 1930 e, in un altro precedente, nella stessa rivista e nello stesso anno, "Alcuni rimedi e nuove applicazioni", afferma: "Abbiamo molto da imparare per quanto riguarda la raccolta e la preparazione delle erbe; dobbiamo prendere in considerazione molti punti se vogliamo ottenere un risultato migliore, piuttosto che uno mediocre: l'habitat naturale, l'età, lo stato e la parte specifica di ogni pianta, le influenze planetarie, l'ora del giorno e, ultimo ma non meno importante, l'atteggiamento mentale del medico, che dovrebbe essere di assoluta devozione all'opera che ha tra le mani per il bene dell'umanità ".

Questa idea di fusione delle forze e degli elementi in uno stesso processo di metamorfosi, sotto influenze planetarie, nella preparazione dei rimedi floreali ha forti risonanze alchemiche, cabalistiche e gnostiche che conviene non perdere di vista per stabilire, nel lavoro di Bach, la continuità di una corrente di pensiero nella storia delle idee terapeutiche che sicuramente scorreva nella sua mente
D' altra parte è interessante notare che questo concetto di congiunzione alchemica dei quattro elementi è presente nel pensiero metafisico della Massoneria con un senso simile a quello di Bach. Gli elementi trascendono l'idea della sostanza per essere concepiti come forze o modalità vibranti che si manifestano nei quattro stati della materia e nei quattro umori dell'organismo. Allo stesso modo, le quattro braccia delle divinità indicano simbolo il quaternario di queste forze di base e ciascuna di esse possiede tre qualità (essenza, coscienza e beatitudine), da dove sorge il numero Dodici, quattro elementi per tre qualità, che si incarna in molteplici figure, come ad esempio i Dodici segni dello zodiaco, le Dodici fatiche di Ercole, i Dodici apostoli, le Dodici tribù d'Israele, i Dodici cavalieri della tavola rotonda, i Dodici Guaritori, ecc.; D’altro canto, in psicologia e alchimia, Jung dice: "il quattro ha il significato del femminile, del materno, del fisico; il tre equivale a maschile, paterno e spirituale".
 
Nel pensiero massonico questo quaternario è rappresentato dalla croce, che considera anche il quinto elemento (il centro) la quintessenza: origine, sostegno e principio degli altri, e che si riferisce (tra l'altro) all'uomo, alla coscienza e all'umanità ("[...] l'atteggiamento mentale del medico che dovrebbe essere di Assoluta devozione all'opera che ha tra le mani a beneficio dell'umanità ", secondo le parole appena citate di Bach e che fondano una mistica naturale arte di guarire.         
 
Tanto negli scritti di Nora Weeks come nelle stesse parole di Bach, diventa evidente l'influenza del pensiero di Paracelso sul lavoro di costruzione della Terapia Floreale, perché se ci chiediamo: qual è la base di ciò che Bach sta sostenendo?, una risposta possibile è che sta maturando l'idea di preparare un rimedio della quintessenza, poiché ha osservato che la rugiada riscaldata dal sole contiene il modello archetipo del fiore su cui è adagiata e che la traccia della pianta indica la natura dell’azione curativa che possiede. Tutto ciò ci porta, inequivocabilmente, a Paracelso e alla sua ars spagirica, e anche all'ambiente in cui quell'arte si sviluppa.
 
Osserviamo quindi che il processo di elaborazione della modalità di preparazione delle essenze floreali attraverso il metodo solare è frutto dell'applicazione di un doppio movimento: dal fiore alla rugiada e dalla rugiada del fiore all'acqua, con una fase intermedia di azione solare come attivatore. Logicamente, la tecnica della solarizzazione dell'acqua, che era molto in voga in quel momento in Inghilterra potrebbe anche aver influenzato Bach; ma la verità è che per gli alchimisti, gnostici e ermetici la rugiada (soprattutto da maggio a settembre) era considerata il serbatoio dello spirito universale della Natura, in modo da ospitare il potere curativo che possedeva e, a partire da questo principio, all’inizio si preparavano i rimedi curativi. Pertanto, mi sembra molto probabile che Bach  fosse fortemente legato a queste tradizioni.
 
Le conseguenze di questa scoperta non si riducono solo alla formazione di un tipo di rimedi, che oggi chiamiamo floreali, ma alla creazione di una nuova medicina, di un'arte di curare che unisce la tradizione naturale, spagírica, alchemica e omeopatica in un nuovo corpo di Dottrina e in una nuova articolazione clinica, che comprende anche gli sviluppi esistenti nel tempo di Bach.


Fiori di Bach, il metodo solare e il metodo dell’ebollizione: differenze
 
Fermiamoci un momento per tornare il metodo solare che Bach usa per preparare i Dodici Guaritori. È importante concepire che questo metodo sia, in lui tanto significativo come la strategia di selezione delle erbe per formare il proprio sistema. Che i Dodici Guaritori e i Sette Aiuti siano preparati con il metodo solare ci parla dell'uso di un principio alchemico da parte di Bach che, anche se non è esplicitamente esposto come tale, è comunque presente.

Per l'alchimia, il sole è la sostanza che genera tutte le reazioni (agente), all’interno del fuoco segreto (paziente), rompendo il suo equilibrio chimico e causando l’agire come motore di tutte le reazioni all'interno di un composto. Senza il sole sarebbe impossibile qualunque tipo di lavoro alchemico, poiché il sole provoca tutte le metamorfosi, catalizza le reazioni e libera le informazioni che sono incorporate nel preparato floreale.
  
Un albero nasce da un seme e inizia a manifestarsi dal momento in cui questo è stato affondato nella terra, la sua matrice naturale. Tuttavia, la terra da sola è una matrice passiva e non è di per sé sufficiente per sviluppare la scintilla vitale del seme, in modo che i principi alchemici della vita (Zolfo, Mercurio e Sale) si manifestino. Sono la luce e il calore del sole che lo fanno accadere e solo attraverso loro si incoraggiano le latenza contenute nel seme. Allora questo, condotto dalla forza del sole, si evolve fino a diventare un albero. Allo stesso modo, i fiori e la loro rugiada, contenute in una ciotola con acqua, possono liberare solo i loro arcani curativi quando l'energia del sole vi fornisce questa scintilla trasmutatrice. Il sole, il fuoco che, in questo caso, deriva dal "cielo" e non dalla terra, come nel metodo di ebollizione. Possibilmente i due metodi di preparazione di essenze floreali che Bach sviluppò, alludono nella loro dualità, alle vie secche e umide dell'alchimia, alle energie celesti e terrestri...
  
L' energia del sole è espansiva, luminosa ed effusiva ed è collegata alla coscienza e alla creatività, con la forza che accelera le correnti della vita. Nel metodo solare l'energia del fuoco è lo spirito che si trasmette per mezzo dell'acqua e che è impregnato, al risveglio, delle informazioni salvate nella rugiada di un fiore.

Bisogna ricordare che il sole (come il ventre della terra) rappresenta il calore naturale che fa maturare progressivamente le cose (in questo caso, l'arcano di un rimedio), mentre il calore del fuoco, come si dà nel metodo dell’ebollizione, aiuta a velocizzare i processi (e imparare "in fretta"), insomma, ad intervenire nel processo della Natura accelerando i tempi, come la fucina con il metallo. Il fuoco, quindi, appare come uno strumento per raggiungere gli obiettivi in modo più rapido, ma anche per fare qualcosa di diverso da quello che esiste in Natura (ad esempio, trasformare il crudo in cotto).
 
È quindi la manifestazione di una forza capace di modificare il mondo e questo è il motivo per cui nelle culture più antiche e ancestrali si immagina lo specialista del sacro come un "Signore del fuoco" (alchimista, medico, sciamano, vasaio, fabbro...).
 
A tal proposito, possiamo formulare l'ipotesi che i rimedi preparati dal metodo solare siano destinati essenzialmente ad un lavoro lento e progressivo, su strutture profonde della personalità e delle loro cronicità, mentre quelli preparati con il metodo dell’ebollizione puntano più a situazioni critiche, traumatiche o che hanno bisogno di un cambiamento veloce e che non sono proprie della configurazione intima della persona, ma dei transiti che devono affrontare nel loro processo di evoluzione. Detto con una metafora, il metodo solare è più tipico di un ordine trasformativo, mentre quello dell’ebollizione, più tipico di un ordine purificante e spiritualizzante.
  
Tuttavia, l'ipotesi che abbiamo formulato sulla differenza tra i metodi di preparazione delle essenze floreali è insufficiente. Se si confrontano i primi 19 rimedi preparati con il metodo solare, si può tradurre tale processo come un "fuoco discendente " mentre 18 degli altri (l'eccezione è WHITE CHESTNUT) sono preparati con il metodo di ebollizione o " fuoco ascendente ".
 
Entrambe le forme di preparazione sono state omologate, rispettivamente, con i processi di coagula e solve della Spagiria e mette l'insieme dei rimedi floreali come una mappa del sentiero iniziatico di evoluzione. Ma prima di entrare in questo territorio, andiamo al secondo dettaglio.


Fiori di Bach: utilizzo del brandy e della rugiada
 
Perché la rugiada? Perché il brandy? Il tema della rugiada come elemento portante del modello di informazione del fiore è in qualche modo una questione che si regge da sola, dai commenti di Nora Weeks, da ciò che la tradizione alchemica insegna su questo argomento. Ma, a parte questo, la rugiada contiene sale di Nitro che è uno dei due elementi essenziali del fuoco segreto, strumento vitale del lavoro spagirico. L' altro è il sale di tartaro.

È curioso che questo sale si trovi nel brandy e immaginando che questo alcool non fosse abbondante nel periodo di Bach, in Inghilterra e nel Galles, e che esistevano altri conservanti più accessibili e più economici, si può dedurre che Bach, forse, ha scelto questo liquore per combinarlo con la rugiada e quindi formare il fuoco segreto degli alchimisti. Certo che sorge la domanda: chi ha trasmesso a Bach questa conoscenza? Dove ha preso Bach quest'informazione?
  
Ci sono molte cose che mi affascinano in relazione a Bach. Una di queste è la sua attività alchemica. Se ci atteniamo a molte osservazioni sul modo di procedere, bisogna ammettere che il suo comportamento è stato alchemico sia dalle sue ricerche che dal modo in cui preparava i suoi rimedi floreali, così come nella proposta che fa dell'obiettivo da perseguire con il lavoro floreale: trasformare.
  
Nello stesso periodo in cui portava a termine la sua opera verso l’esterno, Bach ha cercato un lavoro interiore in modo che il suo percorso personale non fosse estraneo alla sua eredità professionale. Se ammettiamo che sia per la sua dottrina che per la sua opera Bach era un alchimista, ci si può chiedere quali sono state le fonti delle quali ha ricevuto l'insegnamento di questa arte, dato che si tratta di un sapere che non si studia in nessuna università, ma che si passa “di bocca in bocca”.
 
Qui ci sono due nomi che vale la pena menzionare: Alexander Von Bernus e Archibald Cokren. Il primo, dedicato all’Antroposofia, discepolo diretto e amico di Steiner, la cui opera spagirica potrebbe essere arrivata a Bach attraverso il dott. Clarke, strettamente legato al movimento di pensiero tedesco in questo campo e che era un amico intimo di Bach.
Il secondo, residente, con il suo laboratorio alchemico, a Londra e che aveva alcuni rapporti in comune con Bach legato, in particolare, ad una delle logge massoniche a cui Bach  apparteneva, oltre ad essere, proprio come Bach  uno studioso della batteriologia .
  
È molto difficile pensare che con tutti gli interessi comuni che avevano Bach  e Cokren e nel cerchio così stretto in cui si muovevano, non si siano mai incontrati. D' altro canto, va ricordato che tra gli anni 1923 e 1926 Bach ha condotto una serie di studi a Londra di varie tecniche “alternative”, molte delle quali ricercate e insegnate da Cokren.
  
Archibald Cokren ha scritto un curioso libro: “Alchemy Rediscovered and Restored”  (ndr “l'Alchimia riscoperta e restaurata”). Là ci sono vari commenti suggestivi uno dei quali voglio ricordare: "la prima e più importante cosa di un rimedio realmente efficace e curativo è che contenga la quintessenza o il principio vitale di una pianta o di un metallo. Questo è il difetto dell'omeopatia che non si occupa di questo elemento il che provoca la perdita del vero valore dei suoi medicinali."
  
Credo che torniamo alla stessa storia da punti di vista diversi. Si può, a ragione, sostenere che non si tratta di relazioni reali e che in ogni caso c'è un certo spirito d'epoca di cui tutti si nutrono. Ma, se siamo realisti e guardiamo come accadono le cose oggi, possiamo vedere che entrambe le cose sono vere e che lo spirito dell'epoca è un tessuto di coscienze unito in paradigmi condivisi e non un'astrazione indefinita.
  
Così, oggi ognuno di noi legge autori diversi, ascoltiamo conferenze di maestri, stabiliamo legami con persone che hanno conseguito una certa maestria in diverse aree che ci interessano e arriva un momento in cui il nostro pensiero si amalgama, come i metalli in una fucina, ed emerge una riflessione, un concetto o una dottrina che riflette al suo interno tutte queste influenze, come se fosse il prodotto temperato di una fucina.
  
Non era diverso ai tempi di Bach. Non c'era internet ma c'erano istituzioni, come la Massoneria, che era internet di quell'epoca, c'erano libri come oggi, incontri di discussione, ritrovi e una trasmissione che anche se a velocità di circolazione più bassa, aveva più profondità, più attenzione e più analisi critica.
Tutto ciò non toglie valore o originalità alla scoperta di Bach. Al contrario lo illumina in una nuova prospettiva.


Le 38 essenze del repertorio di Bach: 19 per incarnarci + 19 per trascendere
 
Bach ci propone 38 dimore nel percorso di apprendimento della vita: un giardino fiorito per guidare la nostra navigazione verso il porto dell'anima. 38 strumenti per rendere la nostra personalità una terra favorevole perché germogli il seme del lavoro l'anima.

Ma c'è di più. I primi 19 rimedi sono essenze che ci aiutano ad incarnarci, a recuperare lo stato di "innocenza" della nostra nascita. Questa è la natura dell'azione del fuoco discendente. Se non siamo incarnati, non possiamo fare il lavoro dell'anima. In questo senso, bisogna capire che essere nati non è la stessa cosa di essere incarnati.
  
Quando l'anima prepara il suo viaggio verso la terra - che è una scuola dove veniamo per apprendere - include nella sua progettazione tre aspetti centrali: una lezione da imparare, una missione da compiere e un percorso da percorrere e in cui realizzare il proprio apprendimento e compito. E affinché questo progetto si realizzi, crea uno strumento adeguato ai suoi scopi: la personalità.
  
Questa struttura non è compresa in Bach come la considera la Psicologia, vale a dire come un frutto dell'interazione tra ciò che è dato e l'acquisizione, la disposizione e l'esperienza. Al contrario Bach  immagina la personalità come una configurazione innata, come un dono della divinità e come una scelta dell'anima. E, in quanto tale, include una serie di condizioni che possiamo chiamare "facilitazioni dell'esistenza": i genitori che abbiamo, il luogo di nascita, la condizione biologica, le tendenze affettive di base, e così via.
 
Se una persona si contrappone e rifiuta alcuni di questi aspetti non è incarnata. Essere incarnati significa vivere riconciliati con le condizioni dell'esistenza, vale a dire assumere attivamente la personalità che la nostra anima ha scelto per questa opportunità di apprendimento sulla terra. Se non la accettiamo, non impariamo e viviamo in opposizione, neghiamo all'anima la possibilità di concretizzare il suo lavoro.
  
Accettare le condizioni dell'esistenza che la nostra anima ha scelto non è sufficiente perché, allo stesso tempo incarnare è esistere, esistere è coesistere. Viviamo pienamente e impariamo solo nella relazione. L' isolamento è un modo per resistere al compito che l'anima vuole sviluppare e non è lo stesso stare con qualcuno che vivere un incontro.
  
Come propone Bach la deviazione o l’allontanamento della nostra vera natura originale, della nostra autentica individualità (i Dodici Guaritori), così come la costruzione di una falsa personalità (sette Aiuti) sarebbero impedimenti che non solo ritardano la nostra evoluzione, ma che ci collocano alle intemperie dell'anima ed è l'anima che ci fa sapere di questo allontanamento attraverso il metodo correttivo della malattia.
  
Ma una volta che siamo pienamente incarnati e aperti all'incontro e ai legami (una volta che abbiamo coagulato secondo la Spagiria, una volta che abbiamo costruito gli attaccamenti essenziali della vita) il nostro sentiero deve accogliere un'altra attività: la dissoluzione degli attaccamenti, l'inizio del ritorno all'unità dello Spirito. E per questo Bach  prepara 19 rimedi, di cui 18 con il metodo dell’ebollizione che aggiunge al fiore la qualità di lasciare indietro le ancore e dirigere l’Io al trascendente.
  
Per compiere questo passo l’Io deve superare l'illusione delle polarità escludente, l'illusione dei conflitti che separano ed aprirsi alla percezione che non è la stessa cosa vivere in conflitto piuttosto che accettare la polarità strutturale della vita. L' uomo vive nella polarità ed il suo compito è integrare, aggiungere. Passare dalla dissociazione all'unità. Ma i conflitti sono invenzioni dell’Io per evitare il dolore dell'apprendimento dell'anima.
  
Insieme a questo compito, la persona aspetta, inoltre, di immergersi nella "notte oscura dell'anima". Bach credeva che la miseria della vita umana non fosse causata da una punizione divina, il peccato Originale o un'altra causa di tale natura. Per lui, la causa della sofferenza degli esseri umani era radicata nell'ignoranza della vera natura dell'anima e del piano di evoluzione. Un'ignoranza che portava la coscienza a confondere la voce dell'anima con l'esperienza psichica e a concepire la sua realtà finita, come l'unica realtà, senza percepire l'essenza spirituale e immortale che ci anima.
  
Per cancellare questa ignoranza la persona deve rompere le catene degli attaccamenti alla sua condizione umana limitata e penetrare nell'universo dell'anima. Questo richiede un processo di trasformazione ontologica, una sorta di viaggio iniziatico che inizia dalla "caduta" dell’Io in quello che San Giovanni della Croce chiama la "notte oscura dell'anima ". Attraverso questa via abbracciamo pienamente i mandati divini e produciamo il lavoro che l'anima richiede di eseguire. Per aiutare questo processo esistono, tra l'altro, i rimedi preparati con il metodo di ebollizione.


Fiori di Bach: I sette Aiuti
 
Se ora torniamo al centro della questione dei sette Aiuti e la cronicità, e riprendiamo ciò che Edward Bach sostiene, possiamo apprezzare che per lui questo concetto ha un sistema di credenze, un argomento di vita e di un falso Io che viene costruito come un’armatura intorno alla coscienza e che impedisce a chiunque la indossi, di vedere se stesso come è realmente. E sebbene vi sia una menzione della durata e della permanenza, l'accento di Bach è messo maggiormente nei tratti strutturali che abbiamo menzionato, rispetto alla questione temporale.
  
Per Bach l'asse della cronicità non si costituisce a partire da disturbi durevoli, stabili e talvolta progressivi, che modificano profondamente la personalità, come visto dalla Medicina o dalla Psicopatologia, ma maschere a cui le persone attribuiscono valore di identità reale. Cioè, la cronicità è, per lui, un sostituto della personalità che portiamo alla nascita.

Ciò implica, inoltre, che la cronicità non è una disfunzione o un deterioramento della personalità, ma uno schema emotivo imparato dall'infanzia che si configura come abitudine e modo di essere. Una configurazione che sostituisce lo strumento che l’Anima aveva scelto per aiutarti nel tuo lavoro di vita.
  
I testi in cui Bach affronta questo tema sono due: “I Dodici Guaritori e i quattro Aiuti” (1933) e “I Dodici Guaritori e i sette Aiuti” (1934). Anche se ci sono riferimenti su questo argomento sparsi in altri testi e il concetto di cronicità, deve anche essere riferito alla ricerca e alle pubblicazioni sulla malattia cronica di Bach, il nucleo della sua proposta è in queste due opere.
 
 
Dai testi di Bach emergono due modi testuali di presentare questi rimedi. Il primo è quello di dare alla comparsa cronologica un senso e parlare dei quattro iniziali e dei tre successivi. Il secondo modo è prendere in considerazione l'ordine testuale che Bach vi dà in una differenza clinica ordinata in due modalità: se il paziente è pallido ci sono tre Aiuti (OLIVE, GORSE e OAK) e se ha il viso arrossato (in realtà Bach dice nel suo testo  "... se hanno colore ") ci sono quattro Aiuti (VINE, HEATHER, ROCK WATER e WILD OAT).
 
Questa ultima presentazione riguarda lo schema che Bach progetta nella sua proposta "le due liste", mentre la prima ci rimanda alle sue considerazioni alchemiche e alla connessione con la "Medicina Greca dei Quattro elementi", il cui sostegno si trova nel suo racconto "La Storia dei viaggiatori" del 1934.
  
Tuttavia, prima di caratterizzare maggiormente la segnatura degli Aiuti, vale la pena di ricordare un testo di Bach al riguardo che ci apre la strada. Nei “Dodici Guaritori e sette Aiuti” scrive: "Successivamente prenderemo in considerazione le malattie che sono di vecchia data. Se il paziente non migliora dopo aver somministrato il rimedio dei Guaritori che sembrava corretto, ci sono altri sette rimedi per preparare il percorso; quando una malattia esiste da molto tempo è più profondamente radicata e può essere necessario un aiuto prima che risponda facilmente; i sette rimedi per questi casi sono chiamati “Sette Aiuti”. Pertanto, se un caso non è migliorato con quello che è considerato il rimedio corretto dei Guaritori, si deve trattare con uno degli Aiuti. La prima cosa da fare è vedere se il paziente è pallido o ha colore. Se è pallido, c'è bisogno di OLIVE, GORSE o OAK. Se ha colore, ci vorrà un po’ di VINE, HEATHER o ROCK WATER. Chiunque può averne bisogno del settimo assistente, WILD OAT, e se il rimedio che sembra essere quello giusto dei Guaritori o quello che sembra appropriato degli altri sei Aiuti non produce un miglioramento, si consiglia di provare WILD OAT.”
  
Se il paziente è pallido, ci sono tre Aiuti:
 
  • OLIVE. Per coloro che sono pallidi, stanchi ed esausti, forse dopo molte preoccupazioni, una malattia, un dolore o un lungo sforzo. Sono stanchi sotto tutti gli aspetti e si sentono come se non avessero più forza per continuare a lottare; a volte difficilmente sanno come seguire il percorso. Possono dipendere molto dall'aiuto degli altri. Alcuni hanno la pelle molto secca e può essere rugosa.
  • GORSE. È consigliabile per coloro che credono che il loro caso non abbia rimedio, che hanno provato tutto e pensano che null’altro è possibile. Si sono rassegnati alla loro malattia e non fanno alcuno sforzo. In generale la loro carnagione è abbastanza giallastra e spesso hanno delle linee scure sotto gli occhi.
  • OAK Persone che si impegnano duramente e lottano per guarire. Sono arrabbiati con loro stessi per essere malati, perché questo gli impedisce di fare il loro lavoro, e anche se credono che non ci siano molte speranze di guarigione, proveranno tutto ciò che è in loro potere per riconquistare la salute e tornare ad essere utili.
  
Per coloro che hanno colore:
  • VINE. Sono molto esigenti. Sono sicuri di sapere cosa sia giusto, sia per loro che per gli altri, così convinti di come dovrebbero essere fatte le cose che diventano critici ed esigenti. Vogliono che tutto sia fatto a modo loro e danno ordini a coloro che li aiutano, ma anche in quel modo sono difficili da soddisfare.
  • HEATHER. Persone grandi, robuste e forti, gioviali ed energiche. Si preoccupano molto per tutti i dettagli della loro malattia e sembra che ogni piccolo elemento abbia una grande importanza. In generale non sono state molto malate e anche una piccola malattia può sembrare grave.
  • ROCK WATER. Molto rigido con se stesso. Abbandonerà ogni cosa, per quanto piacevole, se pensa che non va bene; invece soffrirà qualunque cosa se pensa che sia giusta. Ha molto coraggio e affronterà qualsiasi cura, se ritiene che sarà d’aiuto. Insegnanti esigenti, non con gli altri, ma con se stessi, e in questo modo si lascia sfuggire molta della gioia della vita
 
WILD OAT. “E’ un rimedio che potrebbe essere necessario a chiunque. Nei casi in cui non avviene risposta agli altri rimedi, o quando sembra difficile decidere quale somministrare, provare questo per almeno una settimana." In questo stesso testo Bach fa interessanti considerazioni cliniche di cui ne includo due. La prima: " Se il paziente migliora, continuare finché il miglioramento dura prima di passare a un altro rimedio." La seconda: " in questo periodo, quando si dice che queste erbe possono curare qualsiasi malattia, è necessario aggiungere "in coloro che veramente desiderano guarire" poiché nelle circostanze attuali la malattia spesso porta vantaggi ai pazienti che a volte non vogliono veramente perdere. È possibile che gli serva per attirare compassione o attenzione, o che gli impedisca di lavorare, o che sia un mezzo per sfuggire a qualche dovere che vogliono evitare, o che vi porti guadagni finanziari come pensioni, indennità, ecc. In alcuni casi si può comprendere che esistono persone con la tentazione di aggrapparsi ad una disabilità o ad una malattia piuttosto che perdere quel vantaggio."
  
A differenza dei Dodici Guaritori, i sette Aiuti hanno una storia. Sono il prodotto di una biografia e, nel loro nucleo, ci sono racconti e memorie di famiglia. Le corazze, i "false Io" e le cronicità, non sono solo il risultato di una rete di fili personali che la vita intreccia, ma dalla presenza del passato familiare in ciascuno di noi. Ciò implica che gli Aiuti che ci sono in ogni persona, anche modelli familiari ancestrali - disposizioni affettive, credenze e condotte -, partecipano alla costruzione di modalità abituali, attraverso le quali ciascuno riempie il vuoto che lascia la distanza della vera personalità, sostituita o occultata da una maschera.
  
Ora, ci sono diverse etimologie per la parola maschera, come quelle che indicano che è una parola che proviene da "masque" Francese, "maschera" Italiano o “másquera” spagnola. I possibili antenati latini non classici sono “mascus”, “masca”, che è possibile tradurre come fantasma, e il “maskharah” arabo, che allude al giullare.
  
Interessanti sguardi, tutti, che ci proiettano in un mondo di interpretazioni suggestive ma che non ci devono far perdere di vista l'origine greca del termine che, stranamente, non implica un individuo, come si dice abitualmente. Al contrario, questa parola, che diventa, nella lingua greca classica, πρóσωπον prósôpon, incarna l'idea di "davanti alla faccia" o "davanti alla persona" e, anche se poi ha un'identificazione con la persona che la portava, non smette di indicare ciò che si manifesta attraverso ciò che viene usato per nascondere il vero volto. In questo modo, la maschera è allo stesso tempo uno strumento che nasconde e rivela, come la parola. Così, la faccia visibile dell'Aiuto-maschera, quella con cui ogni persona appare al mondo, è il risultato di una trasformazione del vero volto-personalità in un travestimento, un velo con cui la persona si identifica.
  
Ciò rende evidente che, la maschera che drammatizza un Aiuto, non è una semplice copertura, ma una rappresentazione intrisa di significato, intenzioni e simbolismi, tutti quanti cambiati e cristallizzati in archetipi, che non solo esprimono desideri, angosce e paure dell'inconscio collettivo e personale, ma dell'ombra della famiglia. Inoltre, lavorare sugli Aiuti, dietro i quali ci celiamo, conduce, necessariamente, ad affrontare campi d'informazione di ricordi familiari: destino, sforzo, amore cieco, espiazione, rinvigorimento, ricerca di giustizia e di esclusioni, altri modi di chiamare ognuno dei Sette Aiuti, in cui dimoriamo.
 


Terapia Floreale: relazioni con Astrologia, Cabala, Alchimia, Antico Testamento, Organi
 
Ho condiviso, in alcune occasioni, l'idea che, il lavoro di Bach, è stato incoraggiato da uno scopo, che si apriva alla sincronicità della vita e della voce dell'anima, ma che, oltre a ciò, seguiva un piano clinico. Che la scoperta delle essenze floreali non è il risultato di un'improvvisazione, ma della continuità di un certo modello di ricerca. E questo significa, nella comprensione della proposta terapeutica di Bach, non mettere da parte la sua storia personale, ma, al contrario, intrecciare la sua vita, i suoi testi e la sua opera, in uno stesso tessuto. Lavoro a questo compito da trent'anni.
  
Le frasi citate sono state scritte nel periodo in cui, Bach, preparava i primi quattro Aiuti e rispecchiava il testo di Marlow Bucks. Come rivelato in un Racconto dello Zodiaco, scritto di suo pugno, e in altri testi, c'è un’associazione tra i primi quattro Aiuti e i quattro elementi della Medicina ippocratica.

 
Questi elementi appaiono sistemati, nell'Astrologia, secondo un certo ordine di precedenza: Fuoco (Ariete), Terra (Toro), Aria (Gemelli) e Acqua (Cancro). Allo stesso modo, accade con l'ordine di scoperta e di presentazione che fa Bach  di questi: GORSE (Fuoco), OAK (Terra), HEATHER (Aria) e ROCK WATER (Acqua). Tale concordanza di sequenze non è casuale, cioè Bach, forse, ha seguito questa disposizione astrologica nei primi quattro Aiuti, con qualche intenzione.
  
D' altra parte, la Cabala, è la disciplina che spiega come lo Spirito si fa materia, la luce colore, l’oro piombo, l’invisibile visibile, l’immortale mortale, Dio uomo. Insomma, come l'anima si personifica o incarna. A sua volta, l'Alchimia, spiega come la materia si fa spirito, il colore luce, il piombo oro, il visibile invisibile, il mortale immortale, l'uomo Dio. In sintesi, come la personalità vada verso il trascende .
In tal modo, se i primi diciannove rimedi, guardati evolutivamente, spiegano il fuoco verso il basso (metodo solare), il processo di incarnazione dell'anima e, i secondi, il processo inverso, il fuoco ascendente (metodo di ebollizione), il distacco dal terreno, questo ci porterebbe a ricorrere alla Cabala per comprendere la serie dei Guaritori e degli Aiuti, e all'Alchimia per tenere conto degli ultimi diciannove, senza perdere di vista l'anomalia della preparazione di WHITE CHESTNUT.
  
Ora, se usiamo l'Alchimia per capire la logica del primo gruppo delle diciannove essenze, questo ci obbliga ad un cambiamento naturale nella sequenza degli Aiuti, come fa, in modo intelligente, il maestro Luis Jiménez.
Ma, se restiamo nell’idea di Bach, si potrebbe anche stabilire un rapporto planetario - basato sui pianeti dominanti dei segni prima citati - con gli Aiuti: GORSE-Marte, OAK-Venere, HEATHER-Mercurio e ROCK WATER-Luna. Un legame che non ridurrebbe gli Aiuti a questioni emotive, ma a funzioni operative reali nel tempio della vita e nel processo di evoluzione.
A questo punto, forse, il rimedio che sarebbe più difficile da collegare con il pianeta assegnato è OAK. Ma vedremo, più avanti, cosa Bach pensava di questo rimedio e poi capiamo il senso di questo legame. Comunque, l'idea non è di stabilire un codice, ma di incoraggiare il pensiero.
 
La nascita della malattia, per Bach, è centrata attorno a due conflitti che operano all’interno del rapporto tra Anima e Personalità e tra Io e l'Altro. È lì nel punto di incontro di questi assi di tensione del movimento della vita e dell'evoluzione, in cui si può trovare il potenziale di comprensione del significato dell'esistenza.
  
L'asse verticale (Anima-Personalità) stabilisce le regole che regolano il rapporto della personalità con l'anima e viceversa e della persona con la divinità. Così come i 10 comandamenti legiferano, nell’Antico Testamento, la relazione dell'uomo con Dio, i Dodici Guaritori esprimono questa stessa regolamentazione. Essi rappresentano i Dodici gradini sulla salita nel sentiero dell'evoluzione, le Dodici porte che si devono attraversare verso la perfezione, le Dodici lezioni da imparare per raggiungere la pienezza dell’individuazione e le Dodici fatiche che l'anima deve compiere per reintegrarsi allo Spirito da cui proviene. Vale la pena ricordare che, nei testi gnostici, si parla di Dodici e non Dieci Comandamenti ed è riconoscibile l'influenza che lo gnosticismo ha avuto su Bach. Nello stesso senso, ciascun insegnamento dei Dodici Guaritori può essere messo in termini di mandati. Per esempio, rispetterai i processi, sarai paziente, saprai perdonare, per IMPATIENS.
  
Da parte sua l'asse orizzontale (Io-L’Altro) è l'asse relazionale e i legami sono la chiave del processo di evoluzione sul sentiero della vita. Qui sono i peccati e le virtù capitali che stabiliscono le leggi che governano gli incontri e problemi degli esseri umani, stabilendo una certa proporzione nel comportamento. Nutrirsi va bene, la gola no. In Bach questo può essere rappresentato con i sette Aiuti che codificano sette argomenti di vita e sette cronicità. La superbia di ROCK WATER, la gola di HEATHER, la lussuria di WILD OAT, l’avidità di OAK, la rabbia di VINE, l'invidia di GORSE e l’accidia di OLIVE.
  
Forse una sfida unica che la Terapia Floreale ha davanti è costruire un sistema di lettura di ciò che il corpo esprime con i suoi sintomi. Ma non limitando questo compito alla trascrizione di ciò che il mondo emotivo esprime, ma comprendendo che Bach ci incoraggia a chiederci cosa l'Anima vuole dirci in ogni manifestazione di sofferenza corporea. Ciò presuppone di immaginare che ogni sintomo abbia una triplice visione: quella biologica che fa il medico, quella psicologica che conduce l'esperto in quel campo, e quella dell’anima a cui ci chiama Bach. Il Creatore della Medicina Floreale ha scritto molto poco su questo, forse 30 righe ma sono abbastanza ricche da darci luce per continuare a scavare in questo territorio.
 
Bisogna partire dal comprendere che il corpo è una geografia emotiva e che i sintomi sono, in un certo senso, sia il frutto di convinzioni sbagliate come il ritorno di emozioni soffocate. E questa lettura, anche se molto valida, non basta. È necessario osservare, nel linguaggio del corpo, il messaggio dell'Anima, la lezione che lei pretende che impariamo in ciascuna circostanza. Questo ci porta a ritenere che i sintomi possono essere esperienze iniziatiche, proposte di trasformazione e scalpelli con i quali l'anima ci lucida e purifica. E, sapendo che queste relazioni, si possono selezionare con più precisione con le essenze floreali più adatte per ogni persona, non solo per guarire i loro mali, ma per aiutarla ad evolvere. E, uno degli spazi floreali in cui il corpo è più eloquente, è il territorio delle corazze che Bach definisce gli Aiuti: il cuore GORSE, lo stomaco-Milza-Pancreas OAK, il polmone HEATHER, il rene ROCK WATER, il cervello VINE, il tegumentario ed il fegato OLIVE e le gonadi WILD OAT
Scritti tratti da https://www.facebook.com/eduardohoracio.grecco   25/9/2017
Liberamente tradotto da Antonella Napoli - Le parti in neretto, i titoli e la formattazione non sono dell'autore, ma le ho inserite per una più veloce e scorrevole lettura


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Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 001355428886
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