Gorse: quando la speranza si spegne e il destino sembra già scritto (Antonella Napoli)
Articoli > 2018
articolo aggiornato 8/2026
Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare agli scritti originali di Edward Bach e a rileggere un’essenza da prospettive che nelle descrizioni più diffuse tendono a rimanere sullo sfondo. Da qui nasce questo approfondimento: dal confronto fra le diverse formulazioni di Bach nel tempo, dalle interpretazioni simboliche e psicologiche proposte da Grecco e dalle domande che questi materiali hanno fatto nascere nel mio lavoro di psicologa e floriterapeuta. Il testo che segue è una mia elaborazione; quando riprendo un’interpretazione specifica di Grecco la attribuisco esplicitamente, distinguendola sia dalle parole di Bach sia dalle considerazioni che aggiungo personalmente.
Quando pensiamo a GORSE, la prima parola che viene in mente è quasi inevitabilmente «disperazione». È corretta, naturalmente, e attraversa tutte le descrizioni che Edward Bach dedica a questo rimedio. Eppure, se ci fermiamo qui, rischiamo di perdere proprio ciò che rende GORSE uno dei più interessanti fra i Sette Aiuti: la disperazione che descrive Bach ha una storia, si è costruita nel tempo ed è arrivata a modificare il modo in cui la persona immagina il proprio futuro.
GORSE non racconta semplicemente un momento nel quale siamo scoraggiati. Racconta ciò che può accadere quando abbiamo sofferto, provato, atteso e incontrato ripetutamente qualcosa che sembra confermarci che i nostri sforzi non servono. A un certo punto il passato comincia a trasformarsi in previsione: «è sempre andata così» diventa «andrà sempre così». La possibilità che qualcosa cambi viene progressivamente esclusa prima ancora di essere sperimentata.
È interessante seguire l'evoluzione delle descrizioni di Bach perché alcuni particolari presenti nei primi scritti vengono successivamente eliminati, mentre altri rimangono e diventano sempre più essenziali. Nel 1933 GORSE è rivolto a persone che hanno sofferto molto, fisicamente o mentalmente, il cui coraggio è venuto meno e che hanno perduto il desiderio di tentare ancora. Bach parla di persone convinte di aver provato ogni possibilità e che spesso hanno anche ricevuto dall'esterno il messaggio che ormai non vi sia più nulla da fare. Nel 1934 il quadro si concentra maggiormente sulla rassegnazione. Nella descrizione ultima del 1936 rimane soprattutto la perdita estrema della speranza: la persona può persino sottoporsi a nuovi tentativi perché qualcuno la convince a farlo, continuando tuttavia a credere interiormente che le probabilità di miglioramento siano minime.
Questa evoluzione permette di distinguere GORSE da GENTIAN. In GENTIAN qualcosa è andato storto e la fiducia vacilla: l'ostacolo scoraggia. In GORSE gli ostacoli sembrano essersi accumulati fino a diventare una teoria sul futuro. Non penso più soltanto «questa volta non ha funzionato»; comincio a pensare «non funzionerà».
È precisamente in questo passaggio che Eduardo H. Grecco trova un territorio simbolico molto più ampio. Nelle sue riflessioni GORSE viene collegato al destino, alla libertà, alla corazza, al rapporto fra luce e oscurità, alla morte e alla rinascita, alla Stella dei Tarocchi e all'Uroboro. Sono immagini che appartengono alla sua particolare lettura archetipica e alchemica dei Fiori di Bach e che acquistano senso soprattutto se vengono conservate nella loro profondità simbolica prima di tradurle in termini psicologici.
Per approfondire il pensiero di Eduardo H. Grecco
Il contributo di Eduardo H. Grecco a GORSE è particolarmente ricco perché porta la descrizione del rimedio fuori dalla semplice equivalenza «disperazione = GORSE» e cerca di comprendere che cosa accada alla persona quando la perdita della speranza diventa una modalità relativamente stabile di rapportarsi alla vita.
Grecco legge questo stato attraverso alcuni grandi temi che ritornano in tutta la sua opera: il rapporto fra destino e libertà, la tendenza della personalità a costruire corazze difensive, il confronto con ciò che appare inevitabile, l'integrazione degli opposti, il passaggio dalla ripetizione alla trasformazione. Utilizza inoltre miti, simboli, immagini religiose, riferimenti junghiani e alchemici.
Sono prospettive che non appartengono agli scritti di Bach e che vanno quindi attribuite a Grecco. Allo stesso tempo, molte di esse prendono avvio da particolari che Bach aveva effettivamente scritto e che nelle letture più sintetiche del rimedio tendono a scomparire: la sofferenza precedente, la perdita del coraggio, l'influenza delle parole ricevute dall'esterno, il senso di resa e il rapporto fra GORSE e la fede.
È partendo da questa distinzione che possiamo entrare nei diversi nuclei dell'essenza.
Riflessioni su Gorse
- Tra Cuore e Fegato
- Un destino immutabile
- Speranza e disperazione
- Il periodo della scoperta di Gorse nella vita di Bach
- Gli scritti di Bach. Disperazione, Influenzabilità, Sofferenza passata, Rassegnazione
- Morire come archetipo per risorgere come simbolo
- La Stella dei Tarocchi
- L’armatura Gorse
- Destino ed emozioni
- Il cerchio, l’archetipo dell’”eterno ritorno”, l’Uroboro
- Fiori di Bach: L’unione tra psiche spirito e corpo negli ultimi tre Aiuti
Gorse: tra Cuore e Fegato
Grecco apre con una grande immagine simbolica
intorno a cuore e fegato. La presenta esplicitamente come una «metafora
biologica» e non una teoria medica. Cuore e fegato diventano, nel suo
linguaggio, due poli simbolici attraverso i quali pensare esperienze
apparentemente contrapposte.
Il cuore viene associato al calore, alla luce,
all'espansione, all'incontro, alla spontaneità, al rischio dell'amore; il
fegato alla notte, all'elaborazione, alla separazione, alla conservazione,
all'amarezza e alla necessità di trasformare ciò che riceviamo. Grecco
costruisce così una polarità fra gioia e dolore, unione e separazione, apertura
e raccoglimento, presente e memoria.
Sarebbe riduttivo chiedersi quale dei due poli sia
«positivo». Entrambi appartengono alla vita. Non possiamo amare senza diventare
vulnerabili alla perdita, così come non possiamo separarci senza portare con
noi qualcosa di ciò che abbiamo amato. L'esistenza procede continuamente
attraverso movimenti di avvicinamento e allontanamento, entusiasmo e
disillusione, costruzione e perdita.
È qui che GORSE diventa particolarmente
interessante. Quando una persona ha sperimentato ripetutamente il dolore, può
cercare di proteggersi riducendo progressivamente l'investimento nella vita. Se
desiderare espone alla delusione, smettere di desiderare sembra diminuire il
rischio. Se sperare significa poter essere nuovamente feriti, la rinuncia alla
speranza può assumere, almeno temporaneamente, una funzione protettiva.
Nella prospettiva simbolica di Grecco, GORSE
avrebbe allora il compito di riavvicinare ciò che si è separato: il «cuore» che
continua a desiderare vita e il «fegato» che conserva la memoria delle ferite.
La trasformazione non consiste nell'eliminare il dolore a favore della gioia.
Consiste nel poter accettare che entrambi facciano parte della stessa
esperienza senza permettere al dolore passato di decretare l'impossibilità
della gioia futura.
Gorse: un destino immutabile
La persona immersa nello stato GORSE, a suo parere,
tende a vivere ciò che le accade come conseguenza di una forza ormai sottratta
alla propria possibilità di intervento. Può chiamarla destino, karma, trauma,
storia familiare o semplicemente «la mia vita». Ciò che accomuna queste
rappresentazioni è la sensazione che il finale sia già scritto.
È importante comprendere bene questo punto, perché
riconoscere l'influenza della propria storia non equivale affatto a essere
GORSE. Tutti siamo condizionati da ciò che abbiamo vissuto. Nasciamo dentro una
famiglia, un corpo, un'epoca, condizioni economiche e relazionali che non
abbiamo scelto; attraversiamo esperienze che possono modificare profondamente
le possibilità reali a nostra disposizione.
Lo stato GORSE compare quando il condizionamento
tende a trasformarsi interiormente in inevitabilità. «Ho vissuto relazioni
dolorose» può diventare «le relazioni finiscono sempre così». «Questa cura non
ha funzionato» può diventare «nessuna cura potrà aiutarmi». «Nella mia famiglia
è sempre accaduto questo» può trasformarsi in «anch'io sono destinato a
ripeterlo».
La differenza è enorme, perché nella seconda
formulazione il futuro ha perso la propria apertura. Non è più qualcosa che
deve ancora accadere: viene pensato come prosecuzione obbligata del passato.
Grecco insiste proprio sul passaggio dalla fatalità
alla possibilità di diventare «artefici del destino». Non intende sostenere che
possiamo controllare tutto ciò che accade. La sua idea di libertà è più
sottile: anche dentro condizioni che non abbiamo scelto rimane una relazione
possibile con ciò che viviamo.
Da un punto di vista psicologico potremmo parlare
di recupero della percezione di avere ancora una qualche capacità di incidere
sulla propria esperienza. Questa capacità può essere grande oppure
piccolissima. Talvolta possiamo cambiare la situazione; altre volte possiamo
soltanto cambiare il modo in cui vi prendiamo parte, chiedere aiuto, cercare
risorse, prendere una decisione o riconsiderare un significato.
GORSE riguarda proprio il punto nel quale persino
questo margine non viene più percepito. La sua trasformazione consiste nel
restituire al futuro una qualità essenziale: non è ancora accaduto.
Gorse: Speranza e disperazione
Grecco dedica un'intera riflessione alla speranza e
utilizza il mito di Pandora per esplorarne il significato.
La figura di Pandora è complessa e ha ricevuto
interpretazioni molto differenti nel corso della storia. Grecco recupera
soprattutto la dimensione archetipica del femminile generativo e si sofferma
sull'immagine della speranza rimasta nel vaso. Nella sua lettura, essa sembra
indicare qualcosa che continua a esistere nelle profondità della psiche anche
quando, in superficie, tutto appare perduto.
La speranza che interessa GORSE non coincide con
l'ottimismo. L'ottimismo può spingerci a prevedere un esito favorevole: «andrà
bene». La speranza può esistere anche quando non disponiamo di alcuna garanzia
e persino quando sappiamo che alcune cose non potranno tornare come prima. La
sua frase potrebbe essere: «Non so ancora che cosa potrà accadere». È
un'affermazione molto più modesta dell'ottimismo e, allo stesso tempo,
radicalmente diversa dalla disperazione.
Bach stesso collega GORSE alla perdita del coraggio
dopo paura, terrore o tormento e descrive persone che hanno provato molte
possibilità senza ottenere ciò che speravano. Grecco riprende questi passaggi e
li mette in relazione con l'idea di una sofferenza diventata cronica.
Qui possiamo introdurre un parallelo psicologico.
Quando una persona sperimenta ripetutamente situazioni nelle quali percepisce
di non poter incidere sugli esiti, può ridursi progressivamente la sua
aspettativa di efficacia. Ciò non significa che GORSE corrisponda a una specifica
teoria psicologica, né che ogni disperazione nasca nello stesso modo. Significa
riconoscere un processo umano comprensibile: se molti tentativi sembrano
fallire, può diventare sempre più difficile investire energie in quello
successivo.
Grecco porta questa dinamica ancora oltre e vede
nella disperazione una forma di rinuncia alla libertà. Perché ricominciare a
sperare è rischioso, significa tornare a investire, desiderare e quindi esporsi
nuovamente alla possibilità della delusione. La convinzione «non serve a nulla»
può diventare una protezione dall'ennesimo fallimento.
La speranza di GORSE non obbliga a credere nel
lieto fine. Restituisce la possibilità di tentare senza pretendere di sapere
già quale sarà l'esito.
Il periodo della scoperta di Gorse nella vita di Bach
Tra la fine del 1932 e l'inizio del 1933 Bach si trovava in una fase di forte cambiamento personale e professionale. Aveva già sviluppato la prima serie dei suoi rimedi e cercava di diffondere più ampiamente il proprio lavoro. La decisione di pubblicizzare direttamente sulla stampa le informazioni relative ai rimedi generò uno scambio con il General Medical Council, poiché quel comportamento entrava in conflitto con le regole professionali dell'epoca. La pagina originaria conserva per esteso diverse lettere dello scambio.
Nel gennaio 1933 Bach lasciò Cromer e successivamente si stabilì a Marlow. È in questa fase che compare GORSE, il primo degli Aiuti. Le ricostruzioni bibliografiche delle diverse edizioni di The Twelve Healers confermano che nel 1933 il sistema stava entrando in una nuova fase: dopo i Dodici, Bach iniziava ad aggiungere gli Aiuti.
Grecco si domanda se le resistenze incontrate da Bach, le critiche e il relativo isolamento professionale possano avere contribuito a far risuonare personalmente in lui il tema della perdita della speranza. Infatti proprio in un periodo nel quale il suo percorso avrebbe potuto essere vissuto come incerto, Bach incontra un'essenza che descrive attraverso l'immagine di persone che hanno perduto il coraggio di tentare ancora e che sembrano avere bisogno di «più sole» per allontanare le nuvole.
Anche questa immagine del sole diventerà importante nella lettura successiva di GORSE. La luce non cancella la notte; ne segna la possibilità di una conclusione. È precisamente ciò che la disperazione non riesce più a immaginare.
Gorse: Gli scritti di Bach. Disperazione, Influenzabilità, Sofferenza passata, Rassegnazione
La parola «influenzabilità» va però utilizzata con attenzione. Non significa necessariamente che GORSE sia una persona facilmente suggestionabile in generale. Possiamo invece immaginare che, in condizioni di vulnerabilità e dopo una lunga storia di tentativi falliti, il giudizio di una persona percepita come autorevole acquisti un peso enorme.
Esistono frasi che possono sedimentarsi. «Devi imparare a conviverci.» «Non cambierai mai.» «Nella nostra famiglia siamo tutti così.» «Non sei portato per queste cose.» «Questa situazione non migliorerà.» Una frase da sola non costruisce una configurazione GORSE. Conta la storia nella quale cade, quanto è credibile chi la pronuncia e soprattutto quante esperienze sembrano confermarla. Nel tempo, tuttavia, una previsione ricevuta dall'esterno può diventare una voce interiore.
Il secondo elemento è la sofferenza passata.
Questo impedisce di giudicare la persona GORSE come semplicemente negativa o pessimista. Dietro la resa può esserci un logoramento reale. Bach parla esplicitamente di persone che hanno sofferto molto e il cui coraggio è venuto meno. Grecco recupera questo dettaglio perché ritiene che la cronicizzazione non possa essere compresa osservando soltanto lo stato presente. Possiamo invece domandarci quale percorso abbia portato una persona a smettere di aspettarsi un cambiamento.
La terza parola è rassegnazione.
Nel 1934 Bach descrive chiaramente qualcuno che considera disperato il proprio caso e ritiene di avere ormai sperimentato ogni possibilità. Nella descrizione ultima del 1936 il quadro viene ulteriormente essenzializzato: rimane una grandissima perdita della speranza, tanto profonda che la persona può accettare un nuovo tentativo soltanto perché altri la convincono, continuando interiormente a considerarlo quasi inutile. L'edizione del 1936 raggruppa inoltre GORSE fra i rimedi «per coloro che soffrono di incertezza».
Quest'ultimo particolare è interessante. Non prenderei i sette gruppi del 1936 come chiave interpretativa superiore alle precedenti organizzazioni di Bach; rappresentano un'altra modalità di ordinare il sistema. Tuttavia, la collocazione nell'incertezza suggerisce qualcosa: GORSE ha perduto la fiducia nell'esistenza di una strada possibile. La disperazione, quindi, non riguarda soltanto l'umore. Riguarda anche il futuro.
Gorse: morire come archetipo per risorgere come simbolo
Con questo titolo entriamo pienamente nel
linguaggio di Grecco, che utilizza «archetipo» nel senso di una forza
collettiva, impersonale, capace di catturare l'individuo dentro una trama che
sembra precederlo e determinarlo. Il simbolo, invece, rappresenta per lui una
possibilità di appropriazione personale: ciò che era destino impersonale viene
attraversato e trasformato in esperienza individuale.
Quando scrive che occorre «morire come archetipo»,
Grecco non sta parlando naturalmente di morte fisica. Allude alla necessità di
interrompere l'identificazione totale con una storia collettiva che sembra
parlare al posto nostro. Potremmo incontrarla in frasi come: «Nella mia
famiglia gli uomini sono tutti così.» «Le donne della mia famiglia hanno sempre
sacrificato se stesse.» «Io sono quello fragile.» «A noi le cose vanno sempre
male.» «Sono fatto così e non posso cambiare.»
Queste frasi possono contenere elementi reali,
memorie familiari, modelli trasmessi e persino condizioni oggettive. Diventano
problematiche quando smettono di descrivere una parte della nostra storia e
cominciano a definire integralmente chi siamo e che cosa ci è concesso
diventare.
È qui che la formula di Grecco può essere tradotta
psicologicamente: avere una storia non equivale a essere interamente quella
storia. «Risorgere come simbolo» significa allora poter prendere ciò che
abbiamo ricevuto e costruirne una forma personale. Alcune eredità continueranno
ad accompagnarci; altre potranno essere trasformate; altre ancora verranno
comprese in modo differente.
La speranza GORSE diventa, in questa prospettiva,
la possibilità di non lasciarsi assorbire completamente da una narrazione già
scritta.
Gorse: La Stella dei Tarocchi
La Stella compare, nella sequenza tradizionale degli Arcani maggiori, dopo la Torre e prima della Luna. Grecco legge questa posizione come un passaggio fra il crollo di una struttura precedente e l'ingresso in un territorio ancora oscuro e incerto. La speranza compare quindi dopo qualcosa che si è già spezzato. È un'immagine estremamente coerente con GORSE.
Esiste una speranza che nasce prima delle grandi delusioni, quando possiamo ancora credere che le cose andranno come desideriamo. E ne esiste un'altra che deve essere ritrovata dopo che qualcosa è crollato. La seconda non può più essere ingenua. Ha già incontrato la perdita, la malattia, l'insuccesso, la separazione o semplicemente il limite. Non dispone più della certezza che il mondo corrisponderà ai propri desideri. Eppure conserva la possibilità di continuare. La Stella non ricostruisce magicamente la Torre. Illumina ciò che rimane dopo il crollo.
Questo permette di capire meglio anche il rapporto fra speranza e realtà. La qualità positiva di GORSE non consiste nell'assicurare alla persona che la situazione cambierà. Potrebbe cambiare oppure no. Una malattia cronica può rimanere cronica, una perdita non viene annullata, alcuni limiti sono reali, ciò che può riaprirsi è il rapporto con ciò che ancora esiste. Finché c'è speranza, il presente non viene interpretato automaticamente come prova di un futuro già deciso.
In questo senso la Stella rappresenta molto bene una speranza adulta: non la negazione dell'oscurità, bensì una luce sufficientemente presente da permetterci di continuare a vedere una direzione.
L’armatura Gorse
Grecco utilizza l'immagine dell'«armatura GORSE»
per descrivere la cronicizzazione della disperazione. È un'immagine importante
perché introduce una domanda diversa: e se la resa avesse anche una funzione
protettiva?
Grecco mette in relazione questa corazza con
Wilhelm Reich e la sua teoria della corazza caratteriale Charakteranalyse
(Analisi del carattere) 1933.
Una difesa psicologica nasce generalmente perché,
almeno in un determinato momento, svolge una funzione. Ci protegge da qualcosa
che non siamo in grado di affrontare in altro modo. Nel tempo può però
irrigidirsi e continuare a funzionare anche quando le condizioni sono cambiate.
La corazza GORSE potrebbe essere pensata attraverso
una frase molto semplice: «Se non mi aspetto più nulla, non potrò essere deluso
ancora.»
La disperazione diventa allora paradossalmente più
sicura della speranza.
Sperare richiede esporsi. Significa investire
energia, accettare di non conoscere l'esito, permettersi di desiderare
nuovamente qualcosa. Chi ha sperimentato una successione di delusioni può
percepire tutto questo come molto più rischioso della rinuncia.
Uscire dalla rassegnazione significa tornare
gradualmente anche nella responsabilità della scelta: finché tutto è deciso dal
destino, non dobbiamo più chiederci quale tentativo compiere. Quando una
possibilità torna ad apparire, dobbiamo decidere se attraversarla ed è proprio
per questo che la speranza può essere difficile.
Gorse: Destino ed emozioni
Il tramonto contiene ancora luce, però annuncia la
notte. Se la persona GORSE guarda la propria esperienza attraverso questa
immagine, ciò che sta finendo rischia di essere percepito come ciò che finirà
per sempre. Viene meno la rappresentazione del ciclo.
Grecco introduce anche il tema della comunità e
dell'aiuto ricevuto dagli altri. La perdita della speranza raramente è soltanto
un fatto individuale. A volte abbiamo bisogno che qualcuno possa
temporaneamente continuare a vedere una possibilità quando noi non riusciamo
più a scorgerla.
Questo non significa sostituirsi alla persona o
dirle superficialmente «devi pensare positivo». Una simile risposta rischia di
aumentare il senso di solitudine, perché comunica che la disperazione dovrebbe
semplicemente essere corretta.
La presenza dell'altro può assumere una funzione
diversa: restare accanto alla persona senza aderire completamente alla sua
convinzione che tutto sia finito.
In questa prospettiva possiamo comprendere anche un
particolare della descrizione ultima di Bach: la persona GORSE può iniziare un
nuovo percorso perché qualcun altro la persuade a farlo. La speranza, almeno
inizialmente, può essere sostenuta dall'esterno prima di riuscire a diventare
nuovamente propria.
Grecco collega infine GORSE alla morte e
resurrezione, aggiungendo il tema della redenzione. Anche qui siamo nel
registro simbolico. La «resurrezione» rappresenta il momento nel quale la
persona torna a prendere parte alla vita dopo essersene interiormente ritirata.
Non serve un evento straordinario, può cominciare
da qualcosa di minimo: fare una telefonata, accettare un aiuto, informarsi
nuovamente, immaginare un progetto, smettere di dare per scontato che il
tentativo successivo avrà necessariamente lo stesso esito di quelli precedenti.
Il cerchio, l’archetipo dell’”eterno ritorno”, l’Uroboro
Qui si intreccia Nietzsche, Jung, l'alchimia,
l'eterno ritorno, il simbolismo del serpente e una serie di corrispondenze fra
essenze, elementi e processi alchemici.
Il simbolo centrale è l'Uroboro, il serpente che si
morde la coda formando un cerchio. L'immagine è antichissima e Grecco la
utilizza soprattutto come rappresentazione della ciclicità, dell'integrazione
degli opposti, della morte che contiene una nuova nascita e della
trasformazione continua. Nel pensiero alchemico e nella lettura junghiana
l'Uroboro acquista anche il significato di un processo che ritorna su se stesso
trasformando ciò che incontra.
Per comprendere il collegamento con GORSE possiamo
partire dal modo in cui la persona disperata rappresenta il tempo.
Nello stato GORSE il tempo tende a diventare lineare:
è accaduto → continua
ad accadere → accadrà ancora. Il
passato conduce direttamente al futuro e sembra non esistere alcuna deviazione
possibile.
Il cerchio propone una rappresentazione differente.
La vita procede attraverso cicli. La notte ritorna, ma ritorna anche il giorno.
Esistono perdite dalle quali non torniamo identici a prima, e proprio per
questo il ciclo non deve essere immaginato come una semplice ripetizione.
Somiglia maggiormente a una spirale: alcuni temi possono ripresentarsi mentre
noi li incontriamo da una posizione diversa.
Non significa che ogni cosa finisca bene, né che la
vita compensi automaticamente ciò che abbiamo perduto. Significa che ciò che
oggi appare conclusivo appartiene a un processo temporale che non possiamo
conoscere interamente dal punto nel quale ci troviamo.
L'Uroboro porta inoltre con sé un secondo
significato fondamentale per Grecco: l'unione degli opposti.
Nell'alchimia gli opposti (sole e luna, fisso e
volatile, maschile e femminile, materia e spirito) non vengono semplicemente
cancellati. Devono entrare in relazione e generare una trasformazione.
Quando Grecco utilizza «maschile» e «femminile» in
questo contesto indica principi simbolici presenti nella psiche: il maschile
viene collegato prevalentemente a volontà, ragione, pensiero, azione e
direzione; il femminile a ricettività, eros, emozione, intuizione, corpo e
dimensione affettiva.
GORSE può essere letto nello stesso modo. Speranza
e disperazione, gioia e dolore, libertà e destino non vengono risolti
eliminando uno dei due termini. L'esperienza più matura nasce dalla possibilità
di attraversare entrambi.
La speranza non cancella la disperazione che
abbiamo conosciuto, la trasforma in qualcosa che non possiede più l'intero
futuro.

Fiori di Bach: L’unione tra psiche spirito e corpo negli ultimi tre Aiuti
Grecco mette in relazione GORSE con gli ultimi
Aiuti individuati da Bach, soprattutto OLIVE, VINE e WILD OAT. La sua lettura
utilizza ancora una volta corrispondenze simboliche e alchemiche: l'olio, il
vino e il cereale vengono associati a differenti dimensioni dell'essere umano e
alla trasformazione della materia attraverso processi che implicano una morte
della forma precedente: qualcosa deve potersi trasformare perché la vita
continui.
Grecco associa simbolicamente OLIVE al principio
femminile e VINE al maschile, mentre WILD OAT assume una funzione di terzo
elemento capace di comporre la polarità.
All'interno delle Due Liste emergono inoltre
relazioni importanti fra GORSE, OLIVE e OAK. Questi collegamenti permettono di
osservare tre modi diversi di incontrare una condizione di limite.
OLIVE ha esaurito le proprie risorse e sente di non
avere più energia.
OAK continua a combattere, spesso oltre la propria
stanchezza, perché arrendersi gli risulta estremamente difficile.
GORSE ha perduto qualcosa di diverso: la fiducia
che continuare possa avere un senso.
La distinzione è importante. Due persone possono
entrambe dire «non ce la faccio più», mentre il significato interno della frase
può essere completamente differente.
Per OLIVE può voler dire «non ho più energie».
Per OAK: «continuo anche se sono allo stremo».
Per GORSE: «non credo che serva continuare».
La forma esterna non basta quindi a scegliere
un'essenza, occorre comprendere quale esperienza sostiene ciò che la persona
sta dicendo.
Anche la relazione con WILD OAT può essere riletta
in questo modo. WILD OAT conserva il tema della possibilità e della ricerca,
persino quando non sa ancora quale direzione prendere. GORSE ha perso proprio
la fiducia che una direzione utile esista. Da questo punto di vista, la speranza non
restituisce immediatamente una meta. Restituisce prima di tutto la
disponibilità a rimettersi in movimento.
Ed è probabilmente qui che tutto il percorso di
GORSE trova il proprio centro.
La persona che ha sofferto molto può arrivare a
utilizzare ciò che conosce del passato come una previsione totale del futuro.
La sua disperazione ha spesso ragioni comprensibili e merita di essere
ascoltata prima di essere corretta. Ritrovare speranza significa
progressivamente separare due affermazioni che nello stato GORSE sono diventate
quasi indistinguibili: «È accaduto così» e «accadrà necessariamente ancora
così». Fra queste due frasi esiste lo spazio della possibilità.
È piccolo quando siamo profondamente scoraggiati e
qualche volta ha bisogno di essere custodito anche dagli altri. Non contiene la
promessa che tutto cambierà. Contiene qualcosa di più realistico: ciò che è
accaduto fino a questo momento non ci permette di conoscere completamente ciò
che deve ancora accadere. In questo senso comprendo la trasformazione di GORSE
dalla disperazione alla speranza.
Non come passaggio dalla tristezza all'ottimismo,
né come invito a pensare positivamente, bensì come recupero della capacità di
partecipare alla propria esperienza senza considerare il finale già scritto.
La qualità positiva del rimedio permette
simbolicamente di tornare a cercare, scegliere, sperimentare, accettare aiuto e
incontrare il futuro per ciò che realmente è: una parte della nostra vita che
ancora non conosciamo.
Vuoi rimanere aggiornato? Iscriviti alla newsletter mensile "Fiori per l'anima"!
Se questo argomento è stato di tuo interesse e vuoi approfondirlo o trovare una soluzione personalizzata per te: Contattami
Informazioni importanti sulla floriterapia
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
