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Antonella Napoli
dr.ssa

Rock Rose: il terrore, il coraggio e il crollo delle certezze (Antonella Napoli)

Articoli > 2018

macrolibrarsi un circuito per lettori senza limiti

Articolo aggiornato 8/2026
Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare agli scritti originali di Edward Bach e a rileggere un’essenza da prospettive che nelle descrizioni più diffuse tendono a rimanere sullo sfondo. Da qui nasce questo approfondimento: dal confronto fra le diverse formulazioni di Bach nel tempo, dalle interpretazioni simboliche e psicologiche proposte da Grecco e dalle domande che questi materiali hanno fatto nascere nel mio lavoro di psicologa e floriterapeuta. Il testo che segue è una mia elaborazione; quando riprendo un’interpretazione specifica di Grecco la attribuisco esplicitamente, distinguendola sia dalle parole di Bach sia dalle considerazioni che aggiungo personalmente.

Quando si parla di Rock Rose il pensiero va quasi immediatamente al terrore, al panico, alle situazioni nelle quali la paura raggiunge un’intensità tale da sembrare ingestibile. È l’immagine più conosciuta del rimedio e anche quella che emerge con maggiore chiarezza dagli scritti di Edward Bach, che lo considera il fiore delle emergenze, del pericolo e di quei momenti nei quali la persona sente di trovarsi davanti a qualcosa di troppo grande rispetto alle proprie possibilità di risposta.
Eppure, appena ci si avvicina un po’ di più a Rock Rose, il suo territorio si allarga. Il terrore rimane al centro, però intorno a esso compaiono l’imprevisto, la perdita del controllo, la vulnerabilità e quella particolare esperienza nella quale sembra vacillare l’immagine che avevamo costruito di noi stessi e della nostra vita.
 
Eduardo H. Grecco ha dedicato a questo fiore riflessioni particolarmente ampie, interrogandosi sul significato simbolico ed evolutivo del terrore. Nella sua lettura Rock Rose ci porta vicino all’esperienza dell’annientamento, che può riguardare il pericolo fisico e, su un piano più profondo, l’identità: il momento in cui qualcosa a cui ci eravamo affidati per sentirci al sicuro improvvisamente non riesce più a sostenerci.
 
Trovo questo punto particolarmente interessante anche da una prospettiva psicologica. Nella vita ci spaventa ciò che può ferirci, certamente, e ci spaventa anche ciò che rende improvvisamente insufficienti le coordinate attraverso le quali fino a quel momento sapevamo orientarci. Una perdita, una malattia, un incidente, una separazione o un cambiamento inatteso possono essere dolorosi per quello che accade concretamente e acquistare un peso ancora maggiore quando interrompono la continuità della nostra storia. È allora che, insieme a ciò che stiamo vivendo, può comparire una domanda molto più profonda: chi sono adesso, se una parte di ciò che consideravo stabile non c’è più o non è più la stessa?
 
Vorrei quindi rileggere Rock Rose partendo dal terrore e seguendolo nei territori ai quali può condurre: il bisogno di sicurezza, l’impotenza, il controllo, la paura di perdere ciò che ci definisce e, dall’altra parte del processo, la possibilità di attraversare un cambiamento senza sentirci completamente perduti.

 
 

Per approfondire il pensiero di Eduardo H. Grecco

 
Le riflessioni di Eduardo H. Grecco hanno aperto negli anni prospettive particolarmente ricche sui Fiori di Bach, andando spesso oltre la descrizione immediata dello stato emozionale e interrogandosi sui temi della personalità, dell’Anima, delle polarità e del percorso evolutivo che ciascun rimedio può rappresentare.
In questo articolo riprenderò alcuni nuclei del suo pensiero su Rock Rose come punto di partenza per una lettura più ampia, nella quale la prospettiva floriterapica incontra quella psicologica e l’esperienza maturata nel lavoro con le persone.
Per chi desidera conoscere e approfondire direttamente il pensiero di Eduardo H. Grecco, i suoi scritti dedicati ai singoli Fiori di Bach saranno raccolti in un volume in lingua italiana attualmente in preparazione. Quando saranno disponibili il titolo definitivo, l’editore e i riferimenti bibliografici, li inserirò in questa pagina.

Riflessioni su Rock Rose






Dodici personalità per il viaggio dell’Anima

Con ROCK ROSE si conclude il percorso dei primi dodici rimedi scoperti da Bach, i Dodici Guaritori. Grecco attribuisce grande importanza a questa collocazione e legge i dodici tipi floreali come differenti forme attraverso le quali la personalità affronta gli apprendimenti che l’Anima incontra nel proprio cammino. La personalità, in questa prospettiva, è una struttura in movimento, continuamente modellata dalle esperienze, dalle relazioni, dai conflitti e dal modo in cui ciascuno cerca di dare una forma a ciò che vive.

È una lettura che permette di guardare ai tipi floreali con una certa elasticità. Parlare di una personalità MIMULUS, IMPATIENS o ROCK ROSE acquista senso quando ci aiuta a riconoscere una modalità ricorrente attraverso la quale una persona organizza la propria esperienza. Se la tipologia diventa una definizione rigida dalla quale dedurre automaticamente comportamenti, emozioni e caratteristiche, perde invece gran parte della sua utilità.

Nel caso di ROCK ROSE, uno dei temi che sembrano attraversare l’esperienza è il rapporto con la perdita improvvisa delle sicurezze. Tutti abbiamo bisogno di una certa continuità per poter vivere. Facciamo progetti, costruiamo relazioni, assumiamo ruoli, immaginiamo il futuro e, attraverso tutto questo, formiamo anche un senso relativamente stabile di chi siamo. Sarebbe impossibile vivere rimettendo continuamente in discussione ogni cosa. Abbiamo bisogno di poter pensare che domani saremo ancora noi, che le persone che amiamo continueranno a esserci, che il corpo continuerà a sostenerci, che la casa resterà in piedi e che il mondo conserverà almeno una parte delle regole alle quali siamo abituati.

Questa continuità ci orienta e ci permette di investire nella vita. La fragilità emerge quando la sicurezza diventa qualcosa da cui dipende interamente la possibilità di sentirci esistenti e riconoscibili. A quel punto un cambiamento può assumere un significato molto più minaccioso di quanto appaia dall’esterno. Ciò che cambia tocca anche l’organizzazione attraverso la quale la persona si riconosce e, insieme alla perdita concreta, mette in discussione una parte dell’immagine di sé.

Grecco mette simbolicamente in relazione IMPATIENS, il primo rimedio scoperto da Bach, con ROCK ROSE , l’ultimo. Impatiens entra nella vita attraverso il movimento, la velocità e l’urgenza di fare esperienza; ROCK ROSE si colloca invece nel punto in cui le forme costruite possono essere scosse, dissolte e profondamente trasformate.
Mi sembra interessante pensare questi due estremi come momenti dello stesso processo. Nel corso della vita abbiamo bisogno di costruirci, trovare una forma, riconoscerci e dare continuità alla nostra storia. Arriva poi, prima o dopo, anche la necessità di modificare quella forma quando non corrisponde più a ciò che siamo o quando gli eventi la rendono impraticabile. Una parte della maturità potrebbe consistere proprio nella possibilità di avere un’identità sufficientemente solida da poter cambiare senza vivere ogni trasformazione come una perdita completa di sé.







La tromba d’acqua ed il terremoto (Messico 2017)

Grecco racconta ROCK ROSE anche attraverso un’esperienza personale vissuta in Messico nel 2017. Durante una violentissima tromba d’acqua rimase bloccato nella propria automobile mentre l’acqua cominciava a entrare nell’abitacolo spostando la macchina. Per alcuni momenti non poteva andare avanti, tornare indietro o uscire. Pochi giorni dopo un terremoto colpì Città del Messico mentre lui, per una circostanza legata ai suoi spostamenti, si trovava in un’altra città.
Nel suo racconto questi eventi diventano un’immagine di ROCK ROSE : la vita che irrompe senza chiedere permesso e in pochi istanti fa crollare la sensazione di avere il controllo.

È questo l’aspetto che trovo particolarmente significativo. Per conoscere una sensazione simile non serve aver vissuto un terremoto o essersi trovati dentro un’automobile invasa dall’acqua. Esistono momenti nei quali qualcosa entra nella nostra vita con una forza tale da dividere il tempo in un prima e in un dopo. Una diagnosi inattesa, un incidente, una perdita, una telefonata o una separazione improvvisa possono produrre lo stesso scarto: ciò che un momento prima sembrava stabile perde consistenza e i progetti costruiti fino a quel momento devono improvvisamente confrontarsi con una realtà diversa.

In condizioni normali viviamo grazie a una sorta di fiducia implicita nella continuità. Programmiamo il mese successivo perché immaginiamo di poterlo abitare, fissiamo appuntamenti, organizziamo viaggi, compriamo qualcosa pensando che ci servirà, discutiamo di problemi che in quel momento ci sembrano enormi. È un modo necessario di stare al mondo. Tenere costantemente presente quanto tutto possa cambiare renderebbe molto difficile investire nel futuro e vivere pienamente il presente. La crisi interrompe questa continuità e ci mette davanti a una delle esperienze più difficili da tollerare: l’impotenza.
Nella paura rimane spesso uno spazio di azione. Possiamo evitare, proteggerci, prepararci, controllare, chiedere aiuto. Quando entriamo nel territorio del terrore, quello spazio può restringersi bruscamente. L’evento appare troppo rapido, troppo grande o troppo imprevedibile rispetto alle risorse che sentiamo di avere a disposizione e il corpo reagisce prima che il pensiero riesca a organizzare ciò che sta accadendo.

Si può restare immobili, confusi, perdere temporaneamente la capacità di decidere, percepire il tempo in maniera alterata. La persona non sta necessariamente formulando con chiarezza ciò che teme: viene attraversata dalla sensazione di poter essere sopraffatta.
Grecco osserva anche ciò che accadde intorno al terremoto: insieme alla paura emerse una fortissima risposta di solidarietà. Persone che aiutavano sconosciuti, comunità che si organizzavano, individui che per qualche tempo lasciavano sullo sfondo ciò che normalmente li separava. Questo passaggio mostra un altro aspetto della vulnerabilità. Quando l’illusione dell’autosufficienza viene meno, il bisogno dell’altro può riapparire con grande forza.

Nella vita ordinaria siamo molto sollecitati a pensare in termini di autonomia, efficienza e capacità personale. La crisi rende evidente qualcosa che sappiamo e dimentichiamo continuamente: abbiamo bisogno gli uni degli altri, sul piano emotivo e in maniera molto concreta. Qualcuno ci soccorre, qualcuno ci accompagna, qualcuno rimane presente mentre ancora non sappiamo bene che cosa fare.
ROCK ROSE può quindi aprire anche una riflessione sull’appartenenza. L’esperienza emotiva a cui rimanda mette a nudo la vulnerabilità e, insieme ad essa, quel bisogno profondamente umano di trovare protezione e sostegno dentro una relazione e una comunità.







Rock Rose: Lo specchio rotto, scoprire il nostro Sè

Tra le immagini che Grecco utilizza parlando di ROCK ROSE quella dello specchio rotto è probabilmente una delle più suggestive. Lo specchio rappresenta l’identità che nel tempo abbiamo costruito e dentro la quale abbiamo imparato a riconoscerci; quando si rompe, ci troviamo davanti al fatto che ciò che percepivamo come compatto contiene in realtà molti frammenti.
La nostra identità nasce e si modifica dentro le relazioni, la cultura, le esperienze, ciò che gli altri ci restituiscono, le caratteristiche per le quali siamo stati riconosciuti e quelle che abbiamo imparato a nascondere. Si costruisce attraverso i ruoli che occupiamo e attraverso il modo in cui, negli anni, siamo riusciti a dare continuità alla nostra storia.

Una persona può riconoscersi soprattutto nell’essere forte, un’altra nell’essere indispensabile per gli altri, un’altra ancora nella propria competenza, nel lavoro, nella maternità, nella relazione di coppia, nella bellezza, nella salute, nell’intelligenza o nella capacità di cavarsela da sola. Sono tutte dimensioni che possono appartenere autenticamente alla persona. La vulnerabilità aumenta quando una di esse diventa l’unico appoggio attraverso il quale continuiamo a sapere chi siamo.
Finché la vita sostiene quella forma, difficilmente abbiamo motivo di interrogarla. Le domande arrivano quando qualcosa colpisce proprio il punto che sembrava più stabile.

Una persona che ha costruito gran parte della propria identità sull’efficienza può sentirsi profondamente disorientata quando il corpo le impone dei limiti. Chi si è sempre riconosciuto nel ruolo di chi cura gli altri può entrare in crisi quando diventa lui ad avere bisogno di cure. Chi per anni si è pensato all’interno di una relazione può soffrire per la perdita dell’altro e, nello stesso tempo, scoprire di non sapere bene chi sia fuori da quella relazione. È allora che una domanda apparentemente semplice può diventare molto dolorosa: chi sono io, adesso?

Ogni crisi ha tempi propri. Cercare immediatamente un significato trasformativo nel dolore rischia qualche volta di allontanarci da ciò che è stato realmente perduto. Alcune esperienze, per molto tempo, chiedono soprattutto di essere attraversate e riconosciute per la ferita che hanno prodotto.
Più avanti, quando qualcosa ricomincia lentamente a muoversi, può aprirsi un’altra domanda: quanto di me è realmente andato distrutto e quanto apparteneva alla forma attraverso la quale ero abituato a riconoscermi?

Ci sono momenti nei quali una parte dell’identità deve essere ricostruita perché la vita che la sosteneva è cambiata. Questa ricostruzione può condurre verso qualcosa di diverso dal ritorno alla condizione precedente. A volte significa scoprire che possiamo continuare a essere noi stessi pur occupando una forma nuova, con altre possibilità, altri limiti e un’immagine di noi che deve ancora diventare familiare.

Qui la lettura di ROCK ROSE proposta da Grecco incontra un tema psicologico molto profondo: la possibilità di attraversare una discontinuità mantenendo un senso di continuità interiore.
Lo specchio si è rotto e la sua vecchia immagine non può essere semplicemente ricostruita fingendo che nulla sia accaduto. Con il tempo possiamo però accorgerci che ciò che siamo è più ampio dell’immagine che quello specchio ci restituiva.




Il terrore di Rock Rose

Nella descrizione classica dei Fiori di Bach, ROCK ROSE appartiene alla paura portata alla sua massima intensità: terrore, panico, emergenza, condizioni nelle quali la persona sente di trovarsi davanti a qualcosa di insopportabile o di avere risorse insufficienti per affrontarlo.

Grecco amplia questo territorio collegando il terrore anche alla paura dell’annientamento dell’identità. In alcuni stati Rock Rose, secondo questa prospettiva, ciò che terrorizza comprende la possibilità che accada qualcosa di grave e quella, ancora più profonda, di non riuscire più a ritrovarsi dopo ciò che è accaduto.

Questa lettura aiuta anche a distinguere ROCK ROSE dagli altri rimedi collegati alla paura. In MIMULUS l’oggetto tende a essere riconoscibile: la persona sa che cosa teme e può nominarlo. Aspen ci conduce verso paure più indefinite, accompagnate da una sensazione di minaccia della quale spesso è difficile individuare l’origine. ROCK ROSE entra nel territorio dell’estremo, là dove la minaccia sembra superare le normali capacità di risposta e lascia la sensazione di poter essere travolti.
Il terrore può inoltre lasciare una traccia anche dopo che il pericolo è terminato.

Chi ha attraversato una situazione sentita come ingestibile può cercare successivamente di organizzare la propria vita in modo da ridurre la possibilità che qualcosa di simile si ripeta. Aumenta il controllo delle variabili, desidera conoscere in anticipo ciò che accadrà, restringe lo spazio dell’imprevisto e costruisce abitudini e programmi capaci di restituire orientamento.
Visto dall’esterno, tutto questo può apparire come semplice organizzazione, e in molte persone lo è effettivamente. Il significato di un comportamento emerge soprattutto dalla funzione che assume nella storia di quella specifica persona. Il bisogno di prevedibilità, preso da solo, ci dice ancora molto poco.

Diventa allora interessante osservare che cosa accade quando il programma cambia. Per qualcuno sarà fastidioso, irritante, e dopo un momento di assestamento sarà possibile riorganizzarsi. Per qualcun altro il cambiamento produrrà una perdita di sicurezza molto più intensa, come se insieme al programma fosse venuto meno un appoggio fondamentale.
In questi casi vale la pena ascoltare meglio.

Dietro un bisogno molto forte di controllo può esserci una storia nella quale l’imprevisto è già stato pericoloso. Talvolta esiste un trauma riconoscibile; altre volte troviamo una lunga esperienza di instabilità, un ambiente nel quale era difficile prevedere le reazioni degli altri, oppure momenti ripetuti nei quali la persona si è sentita senza strumenti e senza qualcuno al quale affidarsi.
Il controllo, in queste situazioni, può aver avuto una funzione molto importante: ha costruito sicurezza dove la sicurezza mancava. Il costo aumenta quando la protezione diventa così rigida da rendere minaccioso tutto ciò che sfugge alla programmazione.
ROCK ROSE invita quindi a prestare attenzione anche alla memoria del terrore. La persona che incontriamo oggi potrebbe apparire molto controllata e poco incline al panico, proprio perché nel tempo ha organizzato la propria vita in modo da allontanarsi il più possibile da quella sensazione.








L’insegnamento di Bach su Rock Rose

Negli scritti di Bach ROCK ROSE ritorna attraverso alcune parole molto precise: terrore, panico, emergenza, pericolo, disperazione, paura estrema. Nelle diverse formulazioni che accompagnano l’evoluzione del suo sistema, Bach lo indica quando la situazione appare tanto grave da far perdere la speranza o quando la paura raggiunge un’intensità capace di coinvolgere anche le persone che stanno accanto a chi vive l’emergenza.

È interessante osservare come, nei primi testi, il campo del rimedio sia più ampio di quanto a volte venga ricordato oggi. Accanto al terrore compaiono la disperazione, il pericolo improvviso e quella particolare condizione nella quale la persona sembra essere arrivata al limite delle proprie risorse.

ROCK ROSE costituisce inoltre il nucleo originario del rimedio di emergenza nel sistema di Bach. Prima che l’idea del Rescue venisse identificata soprattutto con la miscela che conosciamo oggi, è ROCK ROSE a rappresentare il fiore del salvataggio nelle situazioni estreme, eventualmente accompagnato da altri rimedi in relazione allo stato della persona.
Leggendo questi testi in una prospettiva più ampia delle sole indicazioni prescrittive emerge con chiarezza la polarità tra terrore e coraggio.

Qui il coraggio acquista un significato preciso. Presuppone la percezione del pericolo e la presenza della paura, insieme alla possibilità che quella paura smetta di occupare l’intero campo dell’esperienza.
Quando siamo terrorizzati, ciò che temiamo può diventare talmente pervasivo da oscurare temporaneamente alternative, risorse, persone e possibilità. La minaccia riempie tutto lo spazio disponibile.

Il movimento verso il coraggio consiste allora nel recuperare una piccola distanza interna dalla quale tornare a pensare, sentire, scegliere, chiedere aiuto e agire. Nelle circostanze in cui l’azione è impossibile, quella distanza permette almeno di restare presenti a ciò che sta accadendo senza esserne interamente assorbiti.
La trasformazione ROCK ROSE conduce così verso una forma di coraggio piuttosto sobria. È la capacità di mantenere un centro mentre qualcosa, fuori o dentro di noi, sta vacillando.







Scritti di Nora Weeks su Rock Rose

Nora Weeks, collaboratrice di Bach e figura centrale nella trasmissione del suo lavoro, descrive ROCK ROSE soprattutto attraverso le manifestazioni del terrore: incidenti, malattie acute, panico, incubi, situazioni improvvise nelle quali la paura raggiunge livelli molto elevati.

Nei suoi scritti troviamo anche casi che oggi leggeremmo attraverso categorie psicologiche e cliniche differenti rispetto a quelle disponibili nel periodo in cui furono raccontati. È utile quindi considerarli come testimonianze della storia e dell’evoluzione nell’uso del rimedio, tenendo conto del contesto nel quale quelle osservazioni furono formulate.

Tra gli aspetti che trovo più interessanti c’è la descrizione del polo positivo di ROCK ROSE . Weeks parla di un coraggio calmo, capace di manifestarsi proprio nelle persone che, davanti al pericolo, riescono a rimanere presenti e ad aiutare.
Questa immagine permette di distinguere forme diverse di apparente forza. Alcune persone affrontano l’emergenza reagendo immediatamente, irrigidendosi, assumendo il controllo e mettendo temporaneamente tra parentesi ciò che sentono. Può essere una modalità estremamente utile, soprattutto quando la situazione richiede decisioni rapide; qualche volta l’emozione emergerà solo dopo, quando il pericolo sarà passato.

Il coraggio verso cui sembra orientare ROCK ROSE lascia invece spazio anche alla consapevolezza della paura. La persona può sentirla e riconoscerla conservando, nello stesso tempo, la possibilità di rimanere presente.
Questo amplia anche l’immagine che possiamo avere del rimedio. Lo stato ROCK ROSE non coincide necessariamente con qualcuno che vediamo tremare o andare apertamente nel panico. Possiamo incontrare una persona estremamente efficiente nelle emergenze che sente soltanto in seguito la portata di ciò che è accaduto, oppure qualcuno che negli anni ha costruito una struttura di vita molto protettiva affinché certe esperienze non possano più coglierlo impreparato.

Gli scritti storici diventano così un materiale dal quale continuare a porre domande. Che rapporto ha questa persona con il pericolo? Che cosa succede quando non può prevedere? Come vive la sensazione di perdere il controllo? Riesce a chiedere aiuto? Dopo una situazione spaventosa ritrova progressivamente un senso di sicurezza oppure continua a muoversi come se l’evento potesse ripetersi in qualsiasi momento? Sono domande che aiutano a comprendere il terreno emozionale della persona e a evitare un uso troppo automatico delle descrizioni floreali.

Quando sono presenti un trauma psicologico, attacchi di panico, sintomi persistenti o una sofferenza importante, occorre naturalmente una valutazione adeguata della situazione. Nel modo in cui personalmente lavoro, la floriterapia può inserirsi all’interno di una comprensione psicologica più ampia della persona e accompagnare il percorso quando risulta appropriato.
 






Rock Rose: Il pozzo profondo

Grecco utilizza per ROCK ROSE anche l’immagine del pozzo profondo: un luogo dal quale può sgorgare acqua e quindi vita, che contemporaneamente scende verso una profondità della quale, guardando dalla superficie, non riusciamo a vedere il fondo.
È un’immagine che descrive bene ciò che può accadere quando seguiamo la paura oltre il suo primo livello.
All’inizio incontriamo magari il timore di qualcosa di concreto: perdere una persona, ammalarsi, subire un incidente, trovarsi davanti a una situazione che sentiamo di non riuscire a fronteggiare. Continuando ad ascoltare, qualche volta scopriamo che quella paura contiene altri significati.

Può emergere la paura di rimanere soli, l’impotenza, la sensazione di non avere più un posto sicuro, oppure il timore che, venendo meno qualcosa a cui siamo profondamente legati, diventi difficile immaginare come continuare a stare nel mondo.
Queste dimensioni non appartengono necessariamente tutte a ROCK ROSE e assumono forme differenti da persona a persona. L’immagine del pozzo ci ricorda proprio questo: ciò che appare in superficie non ci permette sempre di conoscere la profondità del vissuto che lo sostiene.

L’essere umano porta dentro di sé una memoria molto antica della propria vulnerabilità. Nasciamo completamente dipendenti e per molto tempo sopravviviamo grazie a qualcuno che ci nutre, ci protegge e ci contiene. L’autonomia viene costruita progressivamente e quella traccia originaria continua a far parte della nostra esperienza. Per questo le situazioni che minacciano protezione, appartenenza e continuità possono toccare livelli profondi anche quando l’adulto dispone oggi di risorse che il bambino non possedeva.
Una perdita attuale può riattivare altre perdite. Una situazione di impotenza può richiamare momenti nei quali realmente non avevamo possibilità di intervenire. Una malattia modifica il rapporto con il corpo presente e può scuotere la fiducia che avevamo costruito nella sua affidabilità. Una separazione può riaprire esperienze più antiche di abbandono e assumere così un’intensità che appartiene alla relazione che sta finendo e, contemporaneamente, alla storia che quella relazione ha risvegliato.

Il presente conserva comunque il proprio significato. Ridurre ogni sofferenza attuale a ciò che è accaduto nel passato sarebbe una semplificazione. La nostra esperienza si costruisce per stratificazioni: ciò che viviamo oggi può toccare qualcosa che esiste da molto tempo e aumentare così il volume emotivo della scena presente.
È in questo punto che il colloquio floriterapico diventa molto più interessante della ricerca immediata del “fiore per la paura”. Possiamo partire dal terrore e incontrare più sotto l’impotenza; seguire il bisogno di controllo e scoprire la necessità di avere appoggi sicuri; ascoltare una paura della morte e accorgerci che ciò che spaventa maggiormente è lasciare qualcuno, perdere un ruolo o non sapere che cosa resterà della propria identità.

L’approfondimento non deve necessariamente condurre alla scoperta di una causa nascosta. A volte ciò che la persona racconta è già il nucleo dell’esperienza. È più utile lasciare aperta la possibilità che un’emozione abbia diversi livelli e cercare di comprendere quale di essi, in quel momento, stia realmente chiedendo attenzione.
Il pozzo di ROCK ROSE contiene allora il terrore e, più in profondità, il punto nel quale l’essere umano incontra la propria fragilità. Proprio lì possono anche emergere risorse che fino a quel momento erano rimaste poco visibili, soprattutto quando gli appoggi abituali non sono più sufficienti.
 






Rock Rose: Il trascendente e la solidarietà

Tra gli aspetti meno conosciuti della lettura di Grecco c’è il legame di ROCK ROSE con la trascendenza e con la solidarietà. A prima vista possono sembrare temi lontani dalla descrizione classica del rimedio; diventano più comprensibili osservando ciò che accade nelle esperienze nelle quali l’Io perde, almeno per qualche momento, la propria abituale centralità. Una crisi grave cambia le proporzioni.
Questioni che fino a poco prima occupavano moltissimo spazio possono diventare improvvisamente secondarie, mentre acquistano un valore enorme cose che abitualmente diamo per scontate: essere vivi, respirare, poter tornare a casa, sentire la voce di qualcuno, ricevere un aiuto, avere una persona accanto.

La trascendenza può essere letta anche fuori da una dimensione strettamente religiosa. È l’esperienza nella quale, almeno temporaneamente, usciamo dai confini consueti attraverso i quali organizziamo l’esistenza e percepiamo qualcosa che ci supera: la precarietà della vita, l’appartenenza, il legame con gli altri, il limite del controllo individuale.
Per Grecco ROCK ROSE ci porta molto vicino a questo territorio. Il terrore mette in crisi la forma conosciuta e quella rottura può aprire, in alcune persone, una percezione differente di ciò che conta.

Ma accanto alla trascendenza troviamo la solidarietà. Nelle grandi emergenze assistiamo frequentemente a persone che aiutano sconosciuti, condividono risorse e si occupano di qualcuno che fino a poche ore prima non conoscevano. Le crisi possono certamente far emergere paura, aggressività o comportamenti egoistici; allo stesso tempo rendono visibile una capacità di cooperazione profondamente radicata nella storia umana.
Grecco legge in questo una memoria antica della dimensione comunitaria, del gruppo che riesce a sopravvivere perché i suoi membri si proteggono reciprocamente.

Da un punto di vista psicologico trovo particolarmente interessante il passaggio dall’autosufficienza all’interdipendenza. Una buona autonomia comprende anche la possibilità di riconoscere il momento in cui le proprie risorse non bastano e affidarsi temporaneamente a qualcun altro mantenendo intatto il proprio senso di valore.
Il terrore può far sentire una persona profondamente sola, perché ciò che vive appare troppo grande per essere condiviso e persino difficile da comunicare. Proprio quella vulnerabilità può però rendere evidente quanto la presenza dell’altro sia importante.
Il movimento positivo di ROCK ROSE può quindi riguardare anche questo: attraversare la paura sentendo che possiamo avere accanto qualcuno, che chiedere aiuto appartiene alle risorse disponibili e che l’esperienza della vulnerabilità non deve necessariamente coincidere con l’isolamento.
 






La personalità Rock Rose

Se seguiamo Rock Rose attraverso le diverse formulazioni di Bach, il quadro appare già più ampio della sola condizione di terrore acuto: accanto all’emergenza compaiono la disperazione, la paura estrema, il confronto con la morte e quelle situazioni nelle quali le certezze abituali sembrano improvvisamente crollare. Grecco raccoglie questi diversi nuclei, li mette in relazione anche con le testimonianze di Nora Weeks e prova a organizzarli in una lettura più ampia della configurazione Rock Rose, alla quale aggiunge poi le proprie ipotesi sulla personalità. Trovo interessante questa prospettiva come ipotesi attraverso la quale osservare la persona, lasciandoci la libertà di verificarla e modificarla in base a ciò che incontriamo.
 
Grecco descrive, tra le altre cose, la possibilità che alcune persone costruiscano intorno a sé un mondo molto organizzato, fatto di convinzioni strutturate, programmi definiti e una certa difficoltà ad accogliere ciò che arriva senza essere stato previsto. L’imprevisto può produrre un disagio molto più intenso di quanto la situazione, osservata dall’esterno, sembrerebbe giustificare.
 
Una persona può amare i programmi perché la aiutano a essere efficiente, può avere bisogno di sapere qualcosa prima per caratteristiche cognitive, per organizzazione personale, per una neurodivergenza, perché gestisce molte attività contemporaneamente oppure semplicemente perché preferisce vivere così. La rigidità che vediamo dall’esterno ci dice ancora poco della funzione che quella struttura svolge. È proprio la funzione a diventare interessante.
Se un cambiamento produce fastidio e la persona riesce poi a riorganizzarsi, probabilmente siamo davanti a una preferenza o a un bisogno di struttura. In altre situazioni l’imprevisto provoca una perdita di sicurezza molto più profonda, quasi come se insieme al programma fosse venuto meno un sostegno necessario a mantenere l’equilibrio. È in quel punto che possiamo chiederci che cosa quella organizzazione stia proteggendo.
Chi ha conosciuto l’imprevedibilità come pericolo può diventare molto abile nel prevedere. Se ha vissuto l’impotenza può costruire situazioni nelle quali cerca di avere sempre strumenti disponibili. Un’esperienza sentita come annientante può lasciare il bisogno di rendere controllabili molti passaggi della vita successiva.
 
Sono strategie che spesso hanno avuto una funzione intelligente e protettiva. Hanno permesso alla persona di continuare, di sentirsi più sicura e di evitare il contatto con esperienze che in un certo momento sarebbero state troppo difficili da sostenere. Con il tempo, però, la protezione può diventare costosa quando richiede di restringere sempre di più lo spazio della vita affinché soltanto ciò che è prevedibile possa essere percepito come sicuro.
Nella descrizione di Grecco troviamo anche sensibilità, idealismo, bisogno di sentirsi parte di qualcosa, interesse verso ciò che trascende la dimensione ordinaria, capacità di servizio e, nel polo positivo, coraggio.
 
Questi aspetti possono convivere con il bisogno di controllo più facilmente di quanto sembri. Il desiderio di proteggere i propri confini e quello di superarli possono appartenere alla stessa dinamica. Una persona che teme profondamente di perdere se stessa può desiderare, contemporaneamente, esperienze nelle quali quei confini diventino più permeabili mantenendo però la possibilità di ritrovarsi.
 
Qui si apre probabilmente uno degli aspetti più interessanti di ROCK ROSE. Il terrore della morte fisica è il suo territorio più evidente; intorno a questo nucleo possiamo incontrare anche quelle piccole e grandi morti simboliche che fanno parte dell’esistenza: una fase che finisce, un ruolo che non possiamo più occupare, un’immagine di noi che perde consistenza, una relazione che cambia, un corpo che non risponde più nello stesso modo, una certezza che scopriamo di dover rivedere.
Sono esperienze molto diverse tra loro e ciascuna richiede di essere compresa nella propria specificità. Hanno tuttavia un punto di contatto: ci costringono, almeno per un periodo, a modificare la risposta alla domanda «chi sono?». È qui che il coraggio assume un significato meno immediato.
 
Serve per affrontare un pericolo e serve anche per lasciare andare una forma di noi che per molto tempo ci ha dato sicurezza; per riconoscere che una parte della vita si è conclusa senza estendere quella conclusione all’intera esistenza; per entrare in una fase nuova quando ancora non sappiamo esattamente quale forma prenderà. C’è poi quel tempo intermedio, spesso difficile da tollerare, nel quale ciò che eravamo non ci rappresenta più completamente e ciò che diventeremo non ha ancora trovato una forma riconoscibile.

 
ROCK ROSE ci accompagna proprio su questa soglia, dove la paura di essere distrutti incontra lentamente la scoperta che possiamo cambiare, perdere qualcosa, attraversare una frattura e continuare comunque a riconoscerci.
Il terrore porta con sé la sensazione che, se quella forma crolla, non resterà più nulla. Il coraggio comincia quando diventa possibile intuire che la nostra continuità può sopravvivere anche a una trasformazione profonda e che qualcosa di noi può continuare, pur assumendo una forma che ancora non conosciamo.

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Informazioni importanti sulla floriterapia
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 00135428886 Iscrizione OPL 16607
d.ssa Antonella Napoli
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