Fiori di Bach: Gli ultimi 19 rimedi (Eduardo H. Grecco) - Fiori per l'anima

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Fiori di Bach: Gli ultimi 19 rimedi (Eduardo H. Grecco)

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Dopo avere concluso con l'ultimo dei 7 Aiuti (Wild Oat), il dr. Grecco intavola la struttura degli ultimi 19 rimedi. Ecco che vediamo come i fiori di Bach non sono semplicemente un repertorio, ma un sistema, dove ogni gruppo ha una sua specificità
Ho messo insieme post che Grecco ha pubblicato sul suo profilo Facebook, li ho raccolti e tradotti. Stimoli e spunti per approfondire, riflettere e scoprire aspetti non comuni.

Quello che è emerso l'ho diviso in varie parti, cercando di darne un titolo che ne riassumesse il contenuto. Cliccando sul titolo potete andare a leggere direttamente la parte di vostro interesse, oppure leggere tutto l'articolo scorrendolo di seguito. Buona lettura! Antonella Napoli

Gli ultimi 19 rimedi




I secondi 19 rimedi del repertorio di Bach

Per molti anni la ragione è stato il mio rifugio e il pensare la fonte della mia calma. Il conoscere il mio obiettivo, i libri il conforto e i risultati uno scopo.
Con il tempo ho imparato che, in realtà, siamo quello che sentiamo, che i frutti senza letizia sono acidi, che capire è diverso dal comprendere, che ciò che realmente dà significato alla vita è sentire e che la fonte della sofferenza consiste nel reprimere gli affetti.
  
Allo stesso modo, ho imparato che vivere nel passato ci toglie felicità, e che spesso questo comportamento è un rifugio per evitare di assumerci la responsabilità delle nostre decisioni ed errori. Che i peccati del passato ci seguono, ma che, tuttavia, nessuno è obbligato a voltare la testa per osservarli e lasciarsi incantare dalla loro presenza. Al contrario, dobbiamo prestare attenzione al futuro che ci aspetta e al momento che ci sostiene. Che più che vittime degli altri, siamo vittime di noi stessi, piuttosto che comportarci male con gli altri, siamo crudeli con noi. “Coloro che rimangono vittime non possono agire. Coloro che guardano indietro si perdono il futuro." (Bert Hellinger)
  
Con gli ultimi rimedi di Bach, entriamo in questo preciso territorio di cui stiamo parlando; in diciannove modi di permettere al passato di intrappolarci, ripetendo comportamenti che ci siamo impressi all'inizio della nostra storia, ricordi che abbiamo imparato su come rispondere alle avversità naturali della vita.
  
Quindi, queste essenze, ci fanno capire che una persona non è completamente libera finché non riesce a stare in pace con il suo passato, che ciò che ci rende liberi è accettare il fatto che la vita è così come è, che il passato è stato e che l'unica persona responsabile della trasformazione della realtà in cui ci troviamo siamo noi stessi. E che, il percorso, non risiede nel lasciarsi affascinare dal passato o nell’essere puniti per quello che è accaduto in un altro tempo. Al contrario, il compito consiste nell'assimilare con fervore che il trascorso è un gradino della scala che stiamo salendo.



Il passato è passato

Quello che abbiamo detto si può riassumere con un tentativo di generare una riflessione sulla necessità di imparare a vivere il presente, di aggrapparci con forza all’oggi. Il motivo di questo viaggio è che, in qualche modo, gli ultimi diciannove rimedi di Bach, da CHERRY PLUM a SWEET CHESTNUT, testimoniano l’emergere di modelli di comportamento che ritornano ciò che è stato vissuto  e impongono la presenza del passato nella nostra vita e, quindi, così tanto, ci strappano dalla presenza del vivere il momento.
  
Se rispondo a un evento, ad esempio, con risentimento, come si fa nello stato WILLOW, è perché questo schema è già dentro di me e, invece di creare una risposta conforme alle circostanze attuali, sto portando la vita del momento ad un modo di agire antico e superato e quindi sorpassato e, forse, sofferente. È vero, allora, che i modelli di comportamento sono la base attraverso cui creiamo la nostra realtà, credendo che sia vera quando si tratta solo di un'illusione passata, una replica di una traccia di un'altra epoca.
  
Una struttura appresa che tende a ripetersi e perpetuarsi, una forma di comportamento che diventa un modello che guida e orienta la risposta o l'azione di una persona dinanzi a situazioni, circostanze, prove, tentazioni o avversità, che attraversano la sua storia. Come nasce questo processo?
  
Il modo in cui ognuno reagisce, il suo modo di fare, sentire e pensare, è qualcosa che si acquisisce nell'interazione con la famiglia e la società in ciò che si vive, e come si vive, nei primi tempi di vita. Ciò significa che le varie cose, alle quali abbiamo partecipato (famiglia e gruppi primari), sono spazi affettivi che ci trasmettono schemi di reazione, che abbiamo automatizzato, come se fossero riflessi lunari.
  
La ragione della loro permanenza nella nostra vita è che conserviamo, con i luoghi e le persone da cui veniamo e che ci hanno modellato, profonde lealtà che, a volte, sono difficili da tagliare. Con questa percezione in mente è possibile riparare nella seguente situazione: i Diciannove ultimi rimedi, raccontano anche fatti, storie, miti, leggende, frottole, insomma, un intero romanzo sull'eredità infantile di ognuno, funzionante, ancora, nell’oggi.
  
William Shakespeare, introduce un'idea inquietante: " Il momento è ciò che abbiamo. Il passato è un prologo." L’invito del drammaturgo inglese a valorizzare il passato come una proposta per spingerci a voltare pagina e scrivere una storia diversa e, allo stesso tempo, trarre vantaggio dall'apprendimento che il "prima" potrebbe averci dato. Il legame di ciò che siamo con la nostra storia è inevitabile e accettarlo per trasformarlo e lasciarlo alle spalle, è quello che ci apre il mondo di possibilità di vivere il momento attuale. Non bisogna dare molto peso alle parole con cui abbiamo scritto il romanzo di ieri, è quello che oggi facciamo con loro che darà senso alla nostra vita.
  
E, se guardiamo bene, ci rendiamo conto che, con lo stesso prologo, è possibile creare molte narrazioni diverse. È in questa direzione che vale capire quello che Pierre Teilhard di Chardin commenta: "Il passato mi ha rivelato la struttura del futuro".
Detto questo, è ora di mettere le mani all'opera con questi rimedi che ci aiutano, tra le altre cose, a tagliare con il passato.



Il repertorio di Bach: Un sistema

Se consideriamo il disegno del lavoro di Edward Bach dal suo sguardo iniziatico, notiamo l’approccio di base intorno al fatto, secondo il quale, veniamo nella vita per trasformare la nostra natura ontologica lungo il percorso, non di perfezione, ma di completezza . Che la terra è una scuola dove l'anima viene per imparare, un tempio di istruzione, nel quale, bisogna penetrare attraverso una delle sue Dodici Porte di Ingresso: i Dodici Guaritori.

Ciò implica la richiesta di essere fedeli a se stessi, essere ciò che la nostra anima ha scelto per noi come lo strumento per svolgere il compito in questa vita. Ma è solo un inizio. Succede che le influenze che riceviamo da bambini ci fanno cambiare la nostra identità e quindi "formiamo personalità sostitutive" che prendiamo come reali: i Sette Aiuti. E, con queste armature e sistemi di credenze, frutto di una storia, affrontiamo i pericoli della vita: gli ultimi 19 rimedi.
C' è, tra queste tre serie di essenze, una relazione dinamica e suggestiva che se la immaginiamo dalla proposta di Bach delle Due Liste (1935) sembra come se ci indicasse che imprevisti della vita (affari, crisi, traumi, perdite , cali e fortune) sono nella nostra esistenza per aiutarci a staccare, rilasciare e aprirci a nuove realtà. Di questo parlano gli ultimi 19 rimedi, che le crisi sono opportunità, che le disavventure sono specchi per aiutare a vederci più profondamente. È come dire, un'iniziazione.



Gli ultimi 19 rimedi

Durante il 1935 Bach prepara i suoi ultimi rimedi in uno sforzo che lo accosta ad una condizione di salute che Nora Weeks descrive in modo commovente nel suo libro " Le scoperte del dott. Edward Bach". "Per molti giorni, e per completare il tutto nella parte più calda dell'estate, il suo corpo si coprì completamente con un'eruzione virulenta che bruciava, e lo irritava senza sosta; per qualche settimana le sue gambe furono ulcerate, a carne viva dal ginocchio alla caviglia; gli erano caduti i capelli e aveva quasi perso la vista. Prima di trovare un altro rimedio, il suo viso era gonfio e faceva molto male. Una grave emorragia lo lasciò sfinito e il flusso di sangue non si fermò finchè non riusciva a trovare il rimedio per lo stato mentale che stava attraversando."
  
Questi diciannove rimedi finali costituiscono una serie diversa in termini di azione rispetto ai primi diciannove. Bach li qualifica di una natura più spirituale e osserva che a differenza dei Guaritori e degli Aiuti questi sono legati a temi più mentali o spirituali. Infatti, essi formano un insieme di essenze che, per il loro metodo di preparazione, con l'eccezione di WHITE CHESTNUT, sono destinate ad aiutare le persone a lasciare andare, a staccarsi. Tuttavia, questo non esaurisce la loro natura.
  
Bach indica che mantengono un rapporto di polarità con i primi diciannove rimedi e che quando un paziente è migliorato con uno qualsiasi dei Guaritori o Aiuti ma non ha completato la sua azione guaritrice, allora si deve ricorrere al rimedio degli ultimi diciannove che corrisponde , uno ad uno, a quello che si sta usando. E, per questo Bach progetta una mappa che è venuta a chiamarsi "Le due liste".
 
Vi propongo, d'ora in poi, di descrivere i "Diciannove ultimi rimedi" in generale seguendo la sequenza della loro scoperta ma ordinati in gruppi che ci permettano di avere un certo sguardo sulla logica che possiede questa sequenza. Immaginiamo che si tratti di un viaggio, come quello di Ulisse, in cui incontreremo avversità, prove e tentazioni e, ognuna di queste essenze, si concentra su uno schema di reazione a tali eventi. Quindi chiameremo questi gruppi "stazioni" per rafforzare l'idea di un itinerario che l'anima percorre, passo dopo passo, separando, in questa fase, gli attaccamenti che ho dovuto costruire con i primi 19 rimedi, nel lavoro di trasformare l'esilio dell'anima in scuola della terra, in casa.
  
Nella prima stazione degli ultimi diciannove rimedi, Bach condivide un insegnamento destinato a segnalare ciò che dovremmo liberare dalla nostra vita, ciò che ci impedisce di avanzare verso quello che accadrà: l’attaccamento alla ragione, ai modelli e alla certezza del conosciuto. Questi tre attaccamenti danno una illusoria sicurezza all’Io e, per continuare a crescere, dobbiamo incorporare altre dimensioni della vita: intuizione, esperienza, apertura all'ignoto.
  
CHERRY PLUM, mostra come possiamo vivere senza attenerci alla ragione. Che un po' di follia forma una parte gustosa della vita, che l'intuizione è una via di conoscenza valida tanto quanto il pensiero logico.
 
ELM, ci permette di renderci conto che è possibile e sanabile smettere di credere che dobbiamo attenerci a modelli e valorizzare l'apprendimento che consiste nell'immergerci nell'esperienza e nutrirci da questa saggezza.
 
ASPEN, ci dà la serenità di comprendere che l'ignoto non è necessariamente pericoloso, di essere in grado di affrontare con coraggio e stare davanti all'ignoto senza timore o inquietudine, di accettare questa esperienza come parte delle prove della vita e ad stare davanti a lei senza paralizzarci.
  
Nella seconda stazione degli ultimi diciannove, Bach ci insegna come evitiamo l'impegno di coinvolgerci nell'avventura della vita in tre modi diversi: non l'ho visto (non me ne sono reso conto), non posso (sono incapace), non ho le forze ( sono debole).
  
CHESTNUT BUD, ci insegna ad ampliare la nostra visione per non arenarci e danneggiarci in situazioni o comportamenti ripetitivi, prodotti dal rifiuto di assimilare, subito, quello che ci tocca imparare nella vita quotidiana. Ci mostra la presenza del significato che si nasconde dietro i drammi della vita e, in questo modo, poter imparare ciò di cui abbiamo bisogno per transitare per l'esistenza senza ripetere le stesse lezioni più e più volte.
 
LARCH, ci dà una lezione meravigliosa: insegnarci a diventare consapevoli che  il successo ed il fallimento non alcun hanno significato, che l'importante è vivere l'esperienza di crescere. Che il successo e il fallimento non esistono in termini assoluti, perché, il successo come il fallimento sono utili mano a mano nella nostra crescita, sviluppo ed abilità per interagire profondamente con la nostra vita.
 
HORNEBEAM, ci mette davanti alla realtà, che la forza di intraprendere e concretizzare le intenzioni personali, e affrontare le responsabilità che ci toccano, è dentro ognuno di noi. In questa prospettiva, siamo in grado di mobilitare la nostra volontà, intorno alle sfide della vita quotidiana, e di essere fermi in modo da non rimandare il compito di tutti i giorni. Tuttavia, la presenza dello stato emotivo di questo fiore, in una persona, può indicare che il lavoro che porta avanti non rappresenta la sua vera vocazione.
Alla terza stazione degli ultimi, Bach ci mostra due modi per rifiutare quello in cui ci tocca vivere. La critica e l'amarezza si manifestano come due comportamenti per cui diciamo di no nell’accettare il mondo (WILLOW) e gli altri così come sono (BEECH).
  
Lo stato BEECH comporta una grande capacità di autodefinirsi ma, allo stesso tempo, una tremenda distanza tra l’Io della persona e l'ambiente che la circonda. Alla pari, si denota, nella persona, bassa tolleranza per le tutto ciò che è diverso da ciò che crede sia giusto (per questo Bach lo polarizza con VERVAIN) e una tendenza alla critica. In tal modo BEECH, insegna ad essere sensibili a tutto ciò che ci circonda, senza dipendere dall'ambiente e dagli altri, ovvero ad essere indulgenti con gli altri, l’ambiente e con se stessi. Che la radice del nostro benessere e felicità non è in funzione né dipende dalle persone o dai luoghi in cui ci troviamo. Pertanto, questo ci permette di non proiettare le nostre esigenze all'esterno e criticare le altre nostre aspettative non realizzate negli altri.
 
Da parte sua WILLOW mostra una reazione emotiva che, nonostante i suoi limiti, ci parla dell'esistenza, nella persona, di una profonda capacità creativa. Ciò si deduce dall'osservazione del talento mostrato per produrre una realtà piena di amarezza, rancore e negatività e, oltre a dare la colpa, alla vita, per i mali di cui si soffre, per i problemi ed i fallimenti della propria esistenza. WILLOW ci insegna ad essere responsabili della realtà che abbiamo inventato e a renderci conto che la stessa energia che mettiamo nel lamentarci e nel vittimizzare, la potremmo mettere al servizio dell’immaginazione di un mondo benefico. Allora, le esperienze che riempirebbero la nostra vita sarebbero altre: accettazione, amore e piacere. In breve, WILLOW aiuta la nostra coscienza e gli dà la possibilità di scoprire che siamo noi stessi a stabilire il positivo o negativo della realtà e quindi che il mondo o gli altri non sono quelli che hanno causato la nostra sofferenza. Il cambio di atteggiamento è a portata di mano.
  
Alla quarta stazione degli ultimi diciannove, Bach ci mette di fronte a tre modi di permettere che energie estranee a noi ci invadano: idee di sporcizia, indegnità, peccato, vergogna (CRAB APPLE), influenza di altri o del passato che ci devia dal nostro cammino (WALNUT) e sentimenti, come la rabbia o la gelosia, che ci allontanano dall'esperienza d'amore (HOLLY). Tutte queste esperienze, sono veleni che ci impediscono di imparare le lezioni che la vita ci offre, nella scuola della terra, lezioni grazie alle quali l'anima avanza nel suo processo di evoluzione.
  
CRAB APPLE ci insegna a smettere di sentirci impuri e contaminati. Quando si manifesta il bisogno di liberarci, pulirci e disintossicarsi, su qualsiasi piano in tutto ciò che siamo. Tuttavia, sentirsi impuri (ma anche oppressi e bloccati), è un'esperienza che serve nella resistenza a crescere. È interessante notare che il dott. Bach lo raccomanda per purificare le ferite. Simbolicamente, questo si estende alle ferite emotive e dell'anima. In questo modo, CRAB APPLE, ci permette di rompere con gli schemi mentali che sono dentro di noi e che rifiutiamo e che sono frutto, in molte occasioni, di eredità traumatiche di perdite, umiliazioni, abbandoni e rifiuti. D' altra parte, questo fiore ci facilita renderci conto che tutto il percorso della dinamica di purificazione, che per Bach implica la liberazione, è un pezzo essenziale del processo di ascesa dell'anima verso la sua pienezza. Quindi, CRAB APPLE, dà la capacità di ricevere i tempi di purificazione come un dono che la vita ci regala, per fare un lavoro: trasformare il piombo delle cose che rifiutiamo di noi stessi, in oro di accettazione.
 
Con WALNUT non solo chiudiamo le porte in modo che i veleni non tornino nella nostra vita, ma impariamo a credere che possiamo fare le cose per noi stessi, vale a dire la libertà. Ciò significa, pertanto, non permettere di essere influenzati dal mondo esterno, e ciò include non solo altre persone, ma anche l'ambiente materiale in cui viviamo, società, clima, moda, convenzioni, media, proiezioni di emozioni e pensieri degli altri e perfino del passato personale o transpersonale. Molte volte immagino che questo fiore ci mostri la strada per solo ascoltare i sentimenti che nascono da noi stessi e non deviare dall'itinerario che l'anima ci chiede di percorrere. In breve, non permettere che nulla, né nessuno, limiti la nostra libertà di avanzare e crescere in funzione della nostra personalità. Come HEATHER, RED CHESTNUT e OLIVE, ma in modi diversi, questo rimedio permette, liberarci dalla simbiosi e dal coinvolgimento interpersonale, nel quale cadiamo molte volte nella vita.
 
Infine, cosa ci insegna HOLLY? A distogliere dalla nostra vita tutto ciò che ci separa dall'esperienza d’amore. Ciò implica, tra l'altro, considerare che ogni affetto che interferisce e mi separa dalle altre persone non è mancanza d'amore, ma un amore intrappolato, bloccato o impedito. Quindi, HOLLY, dà chiarezza e comprensione circa l'esperienza amorosa e ci permette di esprimere ciò che sentiamo veramente e vedere cosa impedisce che questa manifestazione scorra. Insomma, dà la percezione che, dietro ogni emozione negativa c'è un amore nascosto. Come dice il tango, "... rancore, temo che tu sia amore ".
  
La quinta stazione degli ultimi diciannove è molto interessante, da molti punti di vista. Da una parte implica la presenza di rimedi che vanno alternando il femminile ed il maschile, madre e padre, che rendono conto del processo del lutto ma, in particolare, parlano di incorporare e lasciare andare modelli di funzionamento nella vita.
  
Tutto inizia con STAR OF BETLEHEM, il dolore in cui si trova la persona davanti ad uno shock, una perdita o una cattiva notizia, un modello di comportamento che riflette un'impronta registrata nel proprio midollo emotivo e che lo porta a sprofondare nell'immaginare la perdita o la rottura come irreparabile. ("ciò che consola, quello che allevia i dolori e le pene" Bach). Poi WHITE CHESTNUT, che si installa come il disco graffiato di pensieri e la disconnessione con il piacere e la creatività e che, nel suo insieme, implica un'altra forma di isolamento dal mondo. ("per fornirci il controllo sui nostri pensieri, nei quali non deve penetrare la preoccupazione, la paura o il dubbio." Bach). Lo segue RED CHESTNUT che porta una preoccupazione eccessiva per il fatto che accada qualcosa di brutto ad una persona cara. ("per impedirci di preoccuparci e prenderci cura eccessivamente degli altri" Bach) e, PINE, il senso di colpa e condanna per quello che è stato fatto o non fatto, che diventa uno scudo, per la persona, destinato ad evitare di assumersi le responsabilità. ("per evitare di condannare noi stessi." Bach). "Non possiamo cambiare nulla finchè non accettiamo noi stessi. La condanna non libera, opprime." (Carl Jung)
 
La fine della stazione termina a HONEYSUCKLE, che aiuta a "... eliminare dalle nostre menti i rimpianti e le pene del passato." (Bach).
  
L' ultima stazione non smette di mettere in evidenza alcuni processi di transito dall'oscurità alla luce: WILD ROSE, MUSTARD e SWEET CHESTNUT.
  
WILD ROSE, la resa, la perdita di entusiasmo, apatia e anemia emotiva. "Per entrare in azione quando ci siamo arresi. Per impedirci di cadere nella rassegnazione." (Bach) In breve, invece di vivere la vita come un'avventura, ci distacchiamo e percorriamo l'esistenza in modo grigio e disinteressato. Ma anche il primo passo verso la luce: la prostrazione della personalità alla voce dell'anima.
 
MUSTARD, un rimedio che come descritto Bach nel 1936, sembra essere un'esperienza molto vicina alla sua vita, un'esperienza che avvolge la coscienza con oscura freddezza. Un anno prima definisce questa essenza in modo forte; "per dissipare la malinconia e dare gioia alla vita." Qui stiamo percorrendo il sentiero nella condizione di essere immersi nelle tenebre e separati dal mondo sperando di imparare che " ora è il momento di unire l'anima e il mondo. Ora è il momento di vedere la luce del sole e delle tenebre come una sola." (Rumi).

E, SWEET CHESTNUT, rappresenta l'arrivo nella luce dell'amore dopo la notte oscura e l'indicazione dove dovremmo affidarci per andare avanti: " per aiutarci nell'angoscia mentale insegnandoci a fidarci di Dio." (Bach) Inoltre , è un'essenza che ci aiuta a dissolvere i limiti che ci siamo auto-imposti e che bloccano la nostra evoluzione. "Il tuo compito non è cercare l'amore, ma cercare e trovare le barriere dentro te stesso che hai costruito contro di lui." (Rumi).



Gli ultimi 19 rimedi: un cambio di visione

Sembra, dopo il percorso precedente, che comprendere gli ultimi diciannove rimedi di Bach implichi un cambio di visione sul lavoro clinico. Lo dico perché, con insistenza, vi è una domanda ripetuta sul ruolo che queste essenze compiono nel contesto del lavoro terapeutico.
Prima di continuare il racconto che stavamo facendo l'ultima serie di fiori del Dr. Bach, vorrei sottolineare il valore degli ultimi diciannove, come gruppo, nel processo di aiuto nel dolore e nell'evoluzione delle persone. Immaginiamo che queste essenze, da CHERRY PLUM a SWEET CHESTNUT, siano una cattedrale sorretta da cinque colonne.
  • La prima è quella che sostiene la sua capacità d'azione, in crisi, traumi e stati transitori. Ognuna di esse cura e sana le reazioni, le tracce e le memorie di queste condizioni.
  • La seconda, ci parla della loro capacità di affrontare il lavoro con diciannove stati emotivi diversi e trasformare l'ostacolo, che possono presentare, in opportunità.
  • La terza, è la genialità indicata da Bach, di completare l'azione curativa del rimedio corrispondente dei primi diciannove. Un esempio sarebbe che se un paziente con VERVAIN migliora ma non termina la guarigione, quello che segue, nello schema di Bach sarebbe prescrivere BEECH.
  • La quarta, che ognuna di queste essenze floreali descrive modi di reazione della persone davanti alle prove e alle tentazioni che la vita propone. Così, rispondere con amarezza e rancore per il fatto di essere stato trattato con ingiustizia, è un comportamento che WILLOW affronta.
  • Infine, la quinta, consiste nel potenziale di ciascuna di esse nel collaborare al processo di distacco della persona dai suoi legami affettivi.
  
Esempio: CHERRY PLUM ci permette di distaccarci dalla sicurezza che fornita dalla ragione e incorporare nella nostra vita l'intuizione, come una risorsa preziosa. Forse considerare queste cinque dimensioni sarebbe il modo per dettagliare uno studio adeguato di questa serie di rimedi e avere così una visione d'insieme. Come sapete, nei miei scritti, passo dall’una all'altra, ma nella mia testa sono presenti le cinque colonne. Edoardo
Scritti tratti da https://www.facebook.com/eduardohoracio.grecco   5/2018
Liberamente tradotto da Antonella Napoli - Le parti in neretto, i titoli e la formattazione e le immagini non sono dell'autore, ma le ho inserite per una più veloce e scorrevole lettura


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Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 001355428886
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