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Antonella Napoli
dr.ssa

Conoscere e gestire la rabbia (Antonella Napoli)

Articoli > 2018

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Immagine tratta da www.mindyouranger.com

Come ti arrabbi? Esprimi la rabbia in maniera più o meno violenta oppure la trattieni? Preferisci andartene via e “sbollire”, o affrontare la persona/la situazione che ti ha scatenato la rabbia? Come ti senti dopo avere sfogato la tua rabbia? Oppure, se non la sfoghi e rimane dentro, cosa cambia in te?
 
Iniziamo a capire di cosa stiamo parlando.
La rabbia è un’emozione primaria, innata: si manifesta anche nei bambini molto piccoli e negli animali (mammiferi). Come tutte le emozioni primarie, nasce per la conservazione della specie davanti a una minaccia, dentro una risposta automatica di attacco o fuga (e a volte immobilizzazione). È un’energia “di spinta” che serve a proteggerci, a difendere un confine, a reagire quando percepiamo qualcosa come ingiusto o pericoloso.

Nella società attuale, nell’uomo contemporaneo, la rabbia si esprime spesso quando vogliamo ottenere un cambiamento e nasce da:
  • Frustrazione: ci sentiamo minacciati da attacchi fisici o verbali; questo si riflette anche sull’autostima e sulla realizzazione di noi stessi. Ci sentiamo delusi, sotto stress; ci sentiamo traditi, criticati o odiati; sentiamo di avere fallito.
  • Ingiustizia: offese, slealtà verso i nostri principi o valori; abusi che vediamo fatti verso noi stessi o verso altri; l’essere abbandonati.
  • Costrizione: contrattempi; qualcuno o qualcosa che ostacola la realizzazione di un nostro bisogno o ci costringe a fare qualcosa contro la nostra volontà.
 
Ecco che possiamo vedere come, al giorno d’oggi, la rabbia diventi spesso una “maschera” che copre un dolore: il mancato raggiungimento di un desiderio, una ferita, un’umiliazione, un senso di impotenza. Esprimere il dolore ci rende vulnerabili allo sguardo altrui, mentre la rabbia fa apparire potenti, intimidatori, impavidi. Non è sempre così, ma è una dinamica molto comune.
La cultura e le regole sociali spesso ci inibiscono e non ammettono la possibilità di arrabbiarsi, dando alla rabbia una connotazione negativa, disdicevole e socialmente inaccettabile. D’altro canto uno dei sette peccati capitali è proprio l’Ira.




La rabbia si manifesta in modo molto riconoscibile anche sul corpo: fronte e sopracciglia aggrottate, sguardo furioso, muscoli facciali tesi, a volte denti digrignati (come negli animali per intimorire l’avversario). Il corpo si irrigidisce per essere pronto a scattare, aumenta la pressione, il viso può arrossarsi, la voce si intensifica e assume un tono più minaccioso; può comparire sudorazione. Siamo pronti a difenderci.

La rabbia può essere diretta verso una persona, verso sé stessi o verso un oggetto inanimato, oppure verso eventi “più grandi” che ci impediscono di realizzare un progetto (la vita, Dio, il destino, il karma, la sfortuna…). Possiamo anche trovare un sostituto destinatario della rabbia (per esempio il bambino geloso del fratellino che rompe un giocattolo), ma spesso – quando siamo in piena rabbia – sentiamo il bisogno di individuare un “colpevole” su cui scaricare l’emozione.
La rabbia ha molti modi di esprimersi: può partire dal fastidio, dall’irritazione, dall’impazienza, poi crescere e accompagnarsi a disgusto, disprezzo, fino a degenerare.

Esiste una rabbia più attiva, che può trasformarsi in furia esplosiva e/o esprimersi in comportamenti aggressivi (urlare, lanciare oggetti) e che, in situazioni estreme, può arrivare alla violenza: discussioni accese, distruzione di proprietà o aggressioni fisiche.
La rabbia più passiva invece è trattenuta, internalizzata, e diventa risentimento e rancore. È un’esperienza emotiva duratura e persistente, che può esprimersi attraverso ironie, calunnie e sabotaggio, sarcasmo tagliente, atti inconsapevolmente aggressivi (resistenze alle richieste, procrastinazione, “dimenticanze”, auto-sabotaggi, ritardi…). Anche questa può portare a conseguenze negative: si cova fino a diventare odio, oppure si trasforma in sintomo corporeo (gastrite, ulcera, ipertensione…).



Rabbia costruttiva e rabbia distruttiva

Non è “il fatto che mi arrabbio” a essere il problema: è come lo faccio e cosa ci faccio con quell’energia.
La rabbia diventa più costruttiva quando:
  • mi aiuta a chiarire un confine;
  • mi orienta verso una richiesta o una scelta;
  • è mirata al ripristino di una relazione (quando possibile) e alla modifica di un comportamento, senza umiliare o ferire;
  • sostiene l’autoaffermazione (far valere le proprie ragioni, negoziare i propri bisogni).
La rabbia diventa più distruttiva quando crea sofferenza sul piano individuale o interpersonale, compromette le relazioni, spinge ad azioni dannose verso persone/cose/sé stessi, genera conseguenze negative e, paradossalmente, non ci aiuta a ottenere ciò che davvero vorremmo (rispetto, ascolto, giustizia, sicurezza).




Una mini-strategia pratica (semplice) quando senti salire la rabbia

  1. Fermati 10 secondi (anche solo mentalmente): se puoi, sposta il corpo (un passo indietro, un bicchiere d’acqua, cambiare stanza).
  2. Dai un nome alla rabbia: è irritazione? umiliazione? paura? senso di ingiustizia? stanchezza? A volte la rabbia è un “coperchio” e sotto c’è altro.
  3. Chiediti: “Che confine è stato invaso?” oppure “Che bisogno non è stato visto?” (rispetto, tempo, sicurezza, considerazione…).
  4. Trasforma l’energia in frase chiara (senza attacco): “Quando succede X, io mi sento Y e ho bisogno di Z. Da ora ti chiedo…”.
  5. Se non è il momento giusto, rimanda in modo adulto: “Ne parliamo tra un’ora / stasera / domani. Ora mi calmo e torno.”
Se la rabbia è frequente, molto intensa, ti porta a fare cose di cui poi ti penti o crea problemi seri nelle relazioni o nel lavoro, vale la pena farsi aiutare con un percorso: non perché “c’è qualcosa che non va”, ma perché regolare l’emozione è un’abilità che si può imparare.

UN AIUTO DALLA FLORITERAPIA

  
Come abbiamo visto, la rabbia può trasformarsi in stati d’animo e comportamenti diversi, che possono far soffrire noi stessi o gli altri. Con la floriterapia possiamo entrare nello specifico del modo in cui ognuno vive e gestisce questa emozione, per aiutare la persona a ritrovare equilibrio e tranquillità. Qui trovi una rapida carrellata di essenze floreali (di vari repertori) spesso collegate alla rabbia, organizzate per “forme” diverse.

Rabbia impulsiva, impaziente, “esplosiva”


Rabbia da ingiustizia, moralità ferita, “lotta”

  • Irascibilità dietro la battaglia per ciò che è giusto:  VERVAIN;
  • Rabbia che diventa avversione/gelosia/rivalità: HOLLY; MOUNTAIN DEVIL;

Rabbia di potere, controllo, dominio, arroganza

  • Bisogno di comando, imposizione, tirannia: VINE;
  • Arroganza, autoesaltazione, egotismo eccessivo: SUNFLOWER.
  • Aggressività competitiva, eccesso di “forza” e confronto: TIGER LILY;

Rabbia trattenuta: rancore, risentimento, amarezza

  • Rabbia non consapevole, che “spinge sotto” e poi riemerge:  BLACK EYED SUSAN;
  • Rabbia che resta nascosta e chiede uno sfogo (anche con iper-/falsa emotività): FUCHSIA
  • Vittimismo  e autocommiserazione e particolare irritabilità nel momento in cui non si hanno le attenzioni cercate, gli altri non seguono i propri consigli CHICORY, HEATHER;

Rabbia che si fa critica, intolleranza, cinismo, parole taglienti


Rabbia “nel corpo”: tensione, contrazione, nervi sovraccarichi


Rabbia difensiva: diffidenza, aspettarsi l’attacco, ribellione

  • Diffidenza e difese alte: OREGON GRAPE;
  • Ribellione all’autorità, opposizione: SAGUARO;
  • Collera/ostilità usate come distanza di sicurezza emotiva o ipersensibilità: POISON OAK.

Rabbia rivolta contro sé stessi: colpa, disgusto, non perdono

  
 
Ricordiamoci che la floriterapia non è “sintomatologica”: non si sceglie il fiore solo perché c’è rabbia, ma perché quella rabbia in quella persona ha un colore preciso (esplosiva, trattenuta, moralista, difensiva, competitiva, autocritica…). I fiori elencati possono essere un orientamento, ma ogni persona troverà i rimedi più utili al proprio stato emotivo, che – come conseguenza – può portare anche a reazioni più o meno intense e a un maggiore o minore equilibrio nelle relazioni.

La floriterapia ci può essere di grande aiuto, e può essere integrata con altre tecniche e percorsi che facilitano la gestione e il superamento di questa emozione. Organizzo workshop pratici dove approfondiamo l’argomento.. Contattami


Articolo scritto da dr.ssa Antonella Napoli





BIBLIOGRAFIA
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  • Flower Essence Society. (n.d.). Tiger Lily (FES Quintessentials).
  • Australian Bush Flower Essences (Italia). (n.d.). Billy Goat Plum; Dagger Hakea.
            







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La floriterapia non è una terapia medica, non costituisce diagnosi e cura medica e non la sostituisce in alcun modo. Le essenze floreali non sono farmaci e non hanno alcun effetto biochimico sull'organismo, ma agiscono solo sugli stati d'animo a livello emozionale in quanto non contengono particelle attive. Tutti gli esperimenti di autocura, interruzione o di riduzione arbitraria del dosaggio di farmaci prescritti, condotti al di fuori del controllo medico, ricadono esclusivamente sotto la responsabilità di chi li effettua.
Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 001355428886 Iscrizione OPL 16607
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