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Antonella Napoli
dr.ssa

Le Due Liste di Bach in verticale: l’ipotesi dell’Albero speculare

Articoli > 2026

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agosto 2026

Questo studio nasce da una domanda apparentemente semplice: perché Edward Bach dispose il diagramma delle Due Liste in senso verticale, collocando Wild Oat all’estremità inferiore e Walnut a quella superiore?
La successiva rielaborazione orizzontale proposta da Eduardo H. Grecco rende molto più immediata la lettura clinica del sistema. Permette di cogliere con chiarezza le polarità, i collegamenti tra i rimedi e soprattutto il passaggio dalle porte d’ingresso alle porte d’uscita.


Le Due Liste: diagramma verticale di Bach (sopra), rielaborazione orizzontale di Eduardo Grecco (sotto)
 



La disposizione originale di Bach, però, sembra introdurre anche un’altra possibile grammatica simbolica: quella dell’alto e del basso, della radice e della chioma, della differenziazione e della successiva ricomposizione.

L’ipotesi sviluppata in questo studio è che il disegno verticale possa essere letto come una sorta di albero speculare. Nella metà inferiore l’unità iniziale si differenzia progressivamente, assumendo forme sempre più specifiche che rendono possibile l’incarnazione; nella metà superiore avviene il movimento inverso: la molteplicità viene gradualmente reintegrata, fino ad arrivare al distacco rappresentato da Walnut.
La tesi centrale può quindi essere formulata così: il modello orizzontale descrive il viaggio attraverso le Due Liste, mentre il modello verticale ne rivela la morfologia simbolica. Il primo rende visibile l’itinerario; il secondo permette di osservare il processo attraverso cui la forma si genera, si differenzia e, successivamente, torna a ricomporsi.
 
 

1. Lo stesso grafico, due orientamenti
 
Il disegno di Bach e la rappresentazione proposta da Grecco conservano sostanzialmente gli stessi rapporti di appartenenza. Troviamo i dodici Guaritori riuniti in quattro triadi; i quattro Aiuti collegati a Olive e Vine; Wild Oat come principio dei primi diciannove rimedi; i dodici rimedi successivi, anch’essi organizzati in quattro triadi; i quattro rimedi integratori collegati a Holly e Pine; infine Walnut, come principio dei secondi diciannove.
Da un punto di vista rigoroso, quando parliamo di topologia ci riferiamo ai collegamenti esistenti tra gli elementi, indipendentemente dalla posizione che questi occupano sulla pagina. È quindi utile distinguere la topologia dalla geometria simbolica del diagramma.
Se ruotiamo il grafico, infatti, i collegamenti tra i rimedi rimangono gli stessi. Ciò che cambia è il significato che possiamo attribuire allo spazio. Nella disposizione orizzontale emergono immediatamente il prima e il dopo, l’ingresso e l’uscita, l’opposizione e la complementarità. Quando il diagramma viene osservato verticalmente entrano invece in gioco altre immagini: la terra e il cielo, la profondità e l’altezza, il sostegno e l’aspirazione, il seme e il frutto.
Figura 1. Schema verticale attribuito a Bach. La disposizione grafica, prima ancora dell’interpretazione, stabilisce un asse inferiore-superiore.

 
2. La firma numerica: 1–2–4–12 | 12–4–2–1
Osservando il diagramma dal basso verso l’alto emerge anche una particolare costruzione numerica. Alla base troviamo un rimedio; subito sopra ne compaiono due; poi quattro; infine dodici. Superata la soglia centrale, la sequenza procede esattamente in senso inverso: dodici, quattro, due e uno.
Figura 2. La sequenza palindromica organizza i 38 rimedi in due metà di 19: espansione della forma e ritorno all’unità.
 
 
La metà inferiore comprende esattamente i primi diciannove rimedi: Wild Oat, che costituisce l’unità iniziale; Olive e Vine, che formano la prima coppia; i quattro Aiuti; infine i dodici Guaritori.
La metà superiore contiene, specularmente, i secondi diciannove: i dodici rimedi raggruppati in quattro triadi, i quattro rimedi integratori, Holly e Pine e, alla sommità, Walnut.
La struttura, quindi, non è semplicemente divisa in due parti. Possiede una vera e propria forma palindromica, perché la seconda metà ripercorre in direzione inversa l’organizzazione numerica della prima.
Il diagramma può essere così immaginato come una doppia arborescenza: nella parte inferiore l’Uno diventa progressivamente molti; nella parte superiore i molti ritornano gradualmente all’Uno.
 

3. La metà inferiore: differenziazione e incarnazione

 
Wild Oat: il seme e la vocazione
Wild Oat non rappresenta soltanto il punto terminale dei primi diciannove rimedi o il fiore legato alla direzione. Se osserviamo il diagramma attraverso la metafora dell’albero, la sua posizione permette di attribuirgli anche la funzione del seme: una totalità ancora indifferenziata che contiene virtualmente al proprio interno tutte le possibili direzioni.
In questa prospettiva, la vocazione non coincide semplicemente con una professione da scegliere o con una decisione consapevole da prendere. È piuttosto un principio germinale, qualcosa che esiste in potenza e che chiede progressivamente di trovare una forma concreta attraverso cui manifestarsi.
Nel Mandala dei primi diciannove, Wild Oat occupa il centro. Nel diagramma verticale quello stesso centro viene, per così dire, trasposto nel punto più profondo. Le due immagini non sono in contraddizione. Centro e radice rimandano entrambi a un’origine dalla quale può prendere avvio il movimento dell’intero sistema.

 
Olive e Vine: la prima polarizzazione
Dal seme nasce la prima biforcazione.
Olive e Vine possono essere letti come due modalità fondamentali attraverso cui la forza vitale entra nello scambio con la vita e con l’altro: dare fino all’esaurimento e prendere fino all’imposizione.
Queste due direzioni sono polarità dinamiche, due modi fondamentali attraverso cui l’energia può organizzarsi e manifestarsi nella relazione, una più femminile ed un’altra più maschile.
All’interno dell’immagine dell’albero, Olive e Vine costituiscono quindi le due radici principali. Olive rappresenta la vulnerabilità di una forza che può arrivare a consumarsi; Vine rappresenta una forza che, espandendosi, rischia di trasformarsi in dominio.
Da queste due matrici prendono forma i quattro Aiuti, che esprimono strategie di adattamento e di appartenenza più definite.

 
I quattro Aiuti: le funzioni di base
Gorse, Oak, Heather e Rock Water occupano il livello nel quale la polarità originaria comincia ad articolarsi ulteriormente, dando origine a quattro funzioni.
Continuando a utilizzare il linguaggio simbolico dell’albero, potremmo collocarli nella zona del colletto e alla base del tronco: quel punto in cui le radici incontrano la struttura visibile dell’albero e in cui, sul piano umano, la storia personale, l’ambiente familiare, le credenze e le modalità di adattamento incontrano la struttura della personalità.
Gorse e Oak emergono dal campo rappresentato da Olive. La perdita della speranza e lo sforzo perseverante possono essere considerate due diverse risposte alla diminuzione della forza.
Heather e Rock Water sorgono invece dal campo Vine. Qui incontriamo due differenti direzioni del controllo: Heather tende verso l’esterno, attraverso l’imposizione della propria presenza; Rock Water porta la stessa dinamica verso l’interno, attraverso l’imposizione della disciplina su se stessi.
 
 
I dodici Guaritori: il tronco e le porte d’ingresso
Con i dodici Guaritori arriviamo al massimo grado di differenziazione della prima Lista. Il principio germinale, partito dall’unità rappresentata da Wild Oat, ha ormai assunto una configurazione individuale ben riconoscibile.
La metafora del tronco aiuta a comprendere questa funzione. Il tronco conferisce all’albero la sua identità, ne rende riconoscibile la forma e permette alla linfa di muoversi continuamente tra il basso e l’alto.
Allo stesso modo, i dodici Guaritori rappresentano le porte attraverso cui l’Anima entra nell’esperienza. Ognuno possiede una propria singolarità, anche se la loro organizzazione in quattro triadi permette di collocarli all’interno di quattro grandi campi: la paura, l’incertezza, la preoccupazione e il legame, l’imposizione delle proprie idee.
 
 
4. La soglia centrale: dall’identità all’esperienza trasformativa

Fra le due serie di dodici rimedi troviamo quella che può essere considerata la vera cerniera dell’intero albero.
Sotto questa linea si collocano le forme tipologiche attraverso cui entriamo nella vita e costruiamo la nostra modalità di stare nell’esperienza. Sopra la stessa linea incontriamo invece situazioni, crisi e processi attraverso i quali quelle forme vengono messe alla prova e progressivamente trasformate.
La soglia, quindi, non divide due mondi separati. È più simile a una membrana, attraversata continuamente dalla linfa in entrambe le direzioni.
Proprio per questo sarebbe riduttivo far coincidere i primi diciannove esclusivamente con la materia e i secondi con lo spirito, così come sarebbe troppo rigido identificare i primi con l’inconscio e i secondi con la coscienza. È più corretto parlare di prevalenze.
Nella prima metà prevalgono il radicamento, la struttura e l’appartenenza. Nella seconda diventano centrali l’elaborazione dell’esperienza, il distacco e la reintegrazione.
La soglia non è una frattura L’incarnazione non comporta il rimanere definitivamente legati alla forma; allo stesso modo, il distacco non implica il rifiuto della vita. Ciò che è stato pienamente vissuto può essere trasformato e, successivamente, lasciato andare.

 
5. La metà superiore: reintegrazione e distacco

I dodici rimedi di trasformazione
Nella metà superiore dell’albero, i dodici rimedi successivi rispecchiano le quattro triadi dei Guaritori.
La molteplicità è ancora presente, ma ha assunto una funzione diversa. Questi rimedi non descrivono più soltanto una modalità relativamente stabile attraverso cui la persona entra nell’esperienza. Introducono eventi, prove, traumi, apprendimenti e passaggi capaci di trasformare quelle forme e di sciogliere identificazioni divenute troppo strette.
Le corrispondenze mostrano così un passaggio dalla forma alla trasformazione:
Queste polarità non vanno utilizzate come associazioni automatiche o applicate meccanicamente. Possono invece essere comprese come domande evolutive, capaci di mostrare quali trasformazioni possono prendere forma lungo il percorso.

 
I quattro rami integratori
Sweet Chestnut, Hornbeam, Elm e Crab Apple raccolgono ciascuno una triade e ne condensano il compito.
Nell’immagine dell’albero rappresentano i quattro grandi rami. La loro funzione non consiste semplicemente nell’aggiungere un ulteriore problema a quelli già incontrati. Essi organizzano, raccolgono e integrano ciò che è stato attraversato nelle zone più periferiche della chioma.
Sweet Chestnut apre una possibilità proprio nel momento in cui ogni strada sembra essersi chiusa.
Hornbeam restituisce forza e mobilità alla vita.
Elm riporta il senso di responsabilità entro una dimensione compatibile con i limiti umani.
Crab Apple permette di liberare ciò che è stato vissuto come impuro, inadeguato o vergognoso.
Attraverso questi quattro grandi rami, il percorso si prepara alla successiva convergenza in Holly e Pine.
 
Holly e Pine: la duplice riconciliazione
Holly e Pine formano la grande biforcazione della chioma.
Holly lavora su tutto ciò che separa dall’altro: gelosia, odio, invidia, ira e quelle ferite che impediscono all’amore di continuare a circolare liberamente.
Pine riguarda invece ciò che crea una separazione da se stessi: autocondanna, senso di colpa, bisogno di espiazione e controllo interiorizzato.
La chioma sembra quindi realizzare una duplice riconciliazione.
Con Holly viene ricostruito il legame con l’altro, senza che per questo l’individuo debba annullarsi.
Con Pine viene ricostruito il legame con se stessi, mantenendo allo stesso tempo il senso della propria responsabilità.
Solo dopo questa ricomposizione le due grandi correnti dell’albero possono nuovamente convergere, arrivando a Walnut.
 
Walnut: frutto, porta e nuovo seme
Walnut è la porta d’uscita: il rimedio che permette di lasciare i vecchi vincoli e di tornare all’Anima.
La metafora dell’albero, tuttavia, consente di fare un passo ulteriore. Collocato alla sommità, Walnut può essere pensato anche come il frutto. Il frutto conclude il ciclo dell’albero e, allo stesso tempo, custodisce al proprio interno un nuovo seme.
Il passaggio che conduce da Wild Oat a Walnut non rappresenterebbe quindi soltanto una linea che procede dalla nascita verso la morte. Può essere letto come un vero e proprio ciclo di trasformazione: il seme diventa albero, l’albero produce il frutto e quel frutto contiene una nuova origine.
Walnut non cancella la vita che è stata vissuta. Ne custodisce l’apprendimento, trasformandolo in qualcosa capace di attraversare la soglia.
Figura 3. Ricostruzione analitica dell’Albero speculare delle Due Liste. I collegamenti sono mostrati a livello di gruppi; le definizioni evolutive sono proposte interpretative.

 
6. Le due correnti della linfa
La struttura complessiva dell’albero può essere osservata anche come la circolazione di due grandi correnti.
Non si tratta di percorsi chiusi, né di destini individuali rigidamente stabiliti. Sono piuttosto grandi assi tematici che attraversano l’intero sistema.
Corrente Olive Holly: In questa corrente la forza tende a consumarsi nel dare, nel sostenere e nel perseverare. Il compito evolutivo consiste nel rigenerare l’energia, ritrovare speranza e costanza, trasformare l’esperienza del limite in fiducia e arrivare ad aprirsi nuovamente all’amore. Il percorso potrebbe essere sintetizzato come un passaggio dall’esaurimento alla rigenerazione amorosa.
Corrente Vine Pine: In questa seconda corrente la forza tende invece a espandersi attraverso il prendere, il decidere, il dirigere e il controllare.
Il compito consiste nel riconoscere limiti e confini, trasformare la rigidità e imparare ad assumersi la propria responsabilità evitando sia il dominio sull’altro sia l’autocondanna. Il percorso può essere sintetizzato come un passaggio dal potere impositivo alla responsabilità senza condanna.
La prima corrente deve imparare a non scomparire nel dare. La seconda deve imparare a non trasformare la forza in dominio e, successivamente, il dominio in colpa.
 
 
7. I quattro itinerari evolutivi
 
Gorse Sweet Chestnut: dalla disperazione alla fiducia
Nel primo ramo, la paura e la perdita di speranza attraversano un processo di trasformazione attraverso Aspen, Cherry Plum e Larch.
Sweet Chestnut raccoglie l’esperienza del limite estremo, quel momento in cui la personalità non riesce più a vedere una possibile via d’uscita, e proprio da lì apre una nuova direzione. Il compito non consiste nell’eliminare ogni paura. Si tratta piuttosto di scoprire che il limite, anche quando appare assoluto, non coincide necessariamente con la fine del cammino.
 
Oak Hornbeam: dallo sforzo alla forza disponibile
Il secondo ramo attraversa Cerato, Clematis e Scleranthus e le rispettive polarità Wild Rose, Honeysuckle e Chestnut Bud.
Oak continua a perseverare anche quando la vita perde piacere e lo sforzo diventa una modalità abituale di esistenza. Hornbeam restituisce invece una forza più mobile, capace di interrompere la monotonia e di rimettere in circolo la possibilità di apprendere dall’esperienza. In questo passaggio la costanza smette di coincidere con il sacrificio e può diventare presenza.
 
Heather Elm: dallinvasione alla misura
Il terzo ramo riguarda il legame, la dipendenza, la preoccupazione e il bisogno di occupare uno spazio nella vita dell’altro.
Star of Bethlehem, Red Chestnut e White Chestnut introducono rispettivamente i temi della consolazione, della separazione dei legami e del governo del pensiero. Elm integra il percorso attraverso il riconoscimento di un elemento fondamentale: una responsabilità autentica comprende anche il limite, la possibilità di delegare e la rinuncia alla pretesa di diventare un modello irraggiungibile.
 
Rock Water Crab Apple: dalla rigidità alla liberazione
Il quarto ramo prende avvio dall’imposizione delle idee e della disciplina.
Willow, Mustard e Beech mostrano modi diversi attraverso cui la persona può sentirsi invasa: dal mondo esterno, dall’oscurità interiore o dal giudizio.
Crab Apple porta a integrazione questo processo, favorendo la liberazione dalla vergogna, dalla sensazione di impurità e dalla necessità di eliminare compulsivamente tutto ciò che non corrisponde al modello ideale.
 

8. L’albero come mandala e ciclo
L’immagine dell’albero può essere racchiusa all’interno di un cerchio, così come accade nel Mandala dei primi diciannove.
Il cerchio non cancella la verticalità dell’albero; al contrario, la contiene.
L’asse Wild Oat–Walnut stabilisce una direzione, mentre la circonferenza ricorda che ogni punto appartiene a una totalità più ampia e che il processo può continuamente ricominciare.
Figura 4. L’Albero come mandala: due semi, due soglie dello stesso ciclo.

 
L’albero introduce inoltre un elemento dinamico che inevitabilmente manca a una tabella. La linfa sale dalle radici verso le foglie e, dopo essere stata trasformata, ritorna nuovamente verso le radici. Il percorso evolutivo non assomiglia quindi a una marcia rettilinea nella quale ogni livello precedente viene definitivamente superato e abbandonato.
Ogni trasformazione che avviene nella parte superiore dell’albero ha bisogno di continuare a essere nutrita dal radicamento. Allo stesso tempo, ogni radice deve poter ricevere la luce proveniente dalla chioma.
 
Conclusione
La disposizione verticale delle Due Liste non sembra quindi una scelta del tutto neutra.
La perfetta simmetria 1–2–4–12 | 12–4–2–1 permette di riconoscere un processo articolato in due grandi movimenti: dapprima l’unità si differenzia per potersi incarnare; successivamente la molteplicità torna progressivamente a reintegrarsi per potersi distaccare.
Wild Oat e Walnut, in questa prospettiva, non rappresentano semplicemente due rimedi posti agli estremi opposti del diagramma. Diventano le due soglie dell’intero sistema.
L’Albero speculare permette così di rendere visibile qualcosa che il modello orizzontale tende inevitabilmente a lasciare sullo sfondo. Grecco mostra come attraversare la mappa; la lettura verticale permette invece di vedere come tutte le sue parti possano comporre un unico processo, che dal seme conduce alla piena differenziazione e poi nuovamente all’unità. Radici e chioma, attaccamento e distacco, personalità e Anima non sono dimensioni che si escludono reciprocamente. Possono essere comprese come le due respirazioni dello stesso processo evolutivo.
 
Il seme diventa albero; l’albero produce un frutto; il frutto custodisce un nuovo seme. Wild Oat inaugura la forma, Walnut la libera senza disperderne l’esperienza.





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Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 00135428886 Iscrizione OPL 16607
d.ssa Antonella Napoli
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